giovedì 4 marzo 2010

ARACNOFOBIA ( Aracnophobia, USA 1990)
DI FRANK MARSHALL
Con JEFF DANIELS, Harley Jane Kozak, John Goodman, Julian Sands.
THRILLER

Sfruttando un'idea nei limiti abbastanza originale,Marshall gira un thriller fantastico con incursioni nell'horror piuttosto pregevole:ottime le scene degli assalti dei ragni,girate spesso in soggettiva,come si addice ad ogni mostro cinematografico che si rispetti.E'un trucco per aumentare la suspence senza ricorrere ad arti mozzati e sangue a fonanelle.Il meglio di "Aracnofobia" sta nel lato umoristico della faccenda: ci pensa un attore bravissimo come John Goodman a garantire l'alleggerimento della trama.Il finale ,come spesso accade in queste pellicole,è volutamente ambiguo: e se dei ragni assassini ne fosse rimasto in vita qualcuno?


SPETTRI ( I, 1987)
DI MARCELLO AVALLONE
Con JOHN PEPPER, KATRINE MICHELSEN, Donald Pleasence, Massimo De Rossi.
HORROR

Una creatura vistosamente rassomigliante al "Mostro della laguna nera",le grazie un po'scoperte della bella bionda nordica Katrine Michelsen,il povero Donald Pleasence impantanato con professionalita'consapevole probabilmente di star prendendo parte a un'infamia verso gli spettatori.Questo è tutto cio'che resta di un film che segno'l'esordio di Marcello Avallone,tardo epigono di Dario Argento,fortunatamente ritiratosi dopo un altro film.Spesso ridicolo,senza storia,per niente spaventoso,"Spettri" è molto peggio dei film di Fulci,Lenzi & C.:li',almeno,pur tra molte approssimazioni,c'era qualche idea di cinema,qui non ce n'è traccia.



mercoledì 3 marzo 2010

IL DOTTOR DOLITTLE ( Dr.Dolittle, USA 1998)
DI BETTY THOMAS
Con EDDIE MURPHY, Ossie Davis, Oliver Platt, Peter Boyle.
COMMEDIA


Fu un tonfo discreto,nella versione interpretata da Rex Harrison negli anni Sessanta,e in chiave di musical:un Eddie Murphy in crisi di consensi e di incassi ci riprova vestendo il camice del dottore che ha il dono di parlare con qualsiasi animale.Però il filmetto,mal sostenuto da una sceneggiatura greve,è troppo sboccato per essere un film da bambini,e troppo stucchevole per poter piacere ai grandi.Le battute degli animali doppiate non fanno mica ridere troppo,forse in originale facevano più effetto.Ma c'è di che dubitare...

UN UOMO INNOCENTE ( An innocent man, USA 1989)
DI PETER YATES
Con TOM SELLECK, F.Murray Abraham,Laila Robbins, David Rasche.
DRAMMATICO Bruttissima storia quella che capita al protagonista de "Un uomo innocente". Una persona normale, fuori da ogni giro pericoloso, viene perseguita ed incastrata da due poliziotti corrotti della Narcotici,che in men che non si dica gli fabbricano una colpevolezza e lo mettono in carcere: per sua fortuna, Jimmy Rainwood viene preso in simpatia da un detenuto che fa il buono ed il cattivo tempo nella prigione, che gli insegnerà le dure regole della sopravvivenza carceraria, finchè non verrà dimostrata la sua estraneità alle accuse mossegli . Diretto da un professionista del cinema d'azione, "Un uomo innocente" dice poco di nuovo nel filone ambientato dietro le sbarre dei bagni penali:però, se come relativa accusa al sistema giudiziario vale il giusto, è un film che si fa vedere volentieri, e trova in Selleck un interprete adeguato per aderenza al personaggio e credibilità:certo l'avvio è abbastanza forzato, c'è qualche situazione sbrogliata alla carlona, ma la pellicola in sè non è sgradevole affatto.
LA SIGNORA IN ROSSO ( The woman in red, USA 1984)
DI GENE WILDER
Con GENE WILDER, Charles Grodin, Joseph Bologna, Kelly LeBrock.
COMMEDIA


Aiutato anche da un'eccellente,e vendutissima,colonna sonora di Stevie Wonder,"La signora in rosso" è stato uno dei maggiori successi del 1984.Remake quasi ricalcante,solo adeguato agli Stati Uniti della sapida commedia "Certi piccolissimi peccati",è diretto e interpretato da Gene Wilder,bravo soprattutto a dirigere il gioco corale del cast,e a ritagliarsi i giusti tempi nei panni del borghese con timide voglie di trasgressione Theodore Pierce.Un po'moralistico,nonostante tutto,anche se risolve bene il rapporto amichevole tra il protagonista e l'amico gay che viene "smascherato" da un ex-amante,ha la scene piu'impagabile in quella in cui Pierce si reca a un appuntamento galante senza essersi reso conto di aver dato,telefonicamente,alla segretaria brutta(Gilda Radner,vera moglie di Wilder),invece che alla splendida Kelly LeBrock.

martedì 2 marzo 2010

CODICE:GENESI ( The book of Eli, USA 2010)
DI ALBERT ED ALLEN HUGHES
Con DENZEL WASHINGTON, Gary Oldman, Mila Kunis, Jennifer Beals.
FANTASCIENZA/AZIONE
Forse se la sono presa semplicemente molto comoda, ma sono tanti nove anni tra una regia e l'altra:i fratelli Hughes, dopo il risultato commercialmente soddisfacente, ma anche generalmente ben recepito de "La vera storia di Jack lo Squartatore", tornano a dirigere un film, di ambientazione post-apocalittica, con un personaggio tendenzialmente misantropo e portatore di un oggetto, un libro, reputato preziosissimo in una missione personale dalla quale non tollera distrazioni. Oltre a predoni malcapitati che faranno una fine poco lieta nella sua avventura si metterà di traverso anche il leader di una comunità violenta tenuta buona a stento,per impossessarsi del libro che il protagonista Eli porta con sè e per servirsene a controllare con il Verbo possibili moti di insoddisfazione della masnada di bravados raccolti nella fatiscente sorta di cittadina che il malvagio Gary Oldman presidia. Il film dice poco o niente di nuovo nel filone dei sopravvissuti ad un olocausto atomico, con evidenti copiature dalla saga di "Mad Max" ed un sottofinale copiato esattamente dalla conclusione del ben superiore "I figli degli uomini", ed oltretutto si regge su di un'ambiguità ideologica che travisa il messaggio della Conoscenza "necessaria" per mantenere una dignità umana,visto che l'eroe porta la parola di Dio ma fa a fette i nemici senza un briciolo di esitazione qualsiasi.Però la pellicola scorre, riserva un buon colpo di scena nel finale e se Washington si presta atleticamente ad un paio di sequenze d'azione niente male, Gary Oldman fa la sua parte di cattivo senza cuore con divertita esperienza da ormai scafata faccia da schiaffi dello schermo. Molto già visto, ma annoiarsi è difficile.

IL FIGLIO PIU' PICCOLO ( I, 2010)
DI PUPI AVATI
Con CHRISTIAN DE SICA, Nicola Nocella, Luca Zingaretti, Laura Morante.
COMMEDIA
Si parlava da un bel pò della "conversione" di Christian De Sica a ruoli e copioni più seri che lo facessero uscire dalle collaudate ma rigide regole degli annuali cinepanettoni:ed ecco la prima parte meno plateale, diretto da un regista specializzato a riverniciare di nuovo la carriera di interpreti estratti da generi corrivi o tradizionalmente demoliti dalle recensioni, capitò in passato ad Abatantuono, Boldi, Greggio. E Pupi Avati, si sa, ha un punto di forza riconosciuto nella direzione degli attori. Mentre un limite che gli ho spesso riscontrato è l'approccio anche troppo "da camera" delle storie che racconta, quella discrezione che frena un bel pò il potenziale pathos del narrato. "Il figlio più piccolo", se nelle intenzioni vorrebbe che lo spettatore si indignasse per l'impari rapporto tra un trafficone spudorato e la sua famiglia di vittime lontane ricercate per metterle di mezzo in un intrallazzo sporco, si lascia andare a troppe ellissi senza sbocchi e qualche trasandatezza della messinscena di troppo( il furgone del viaggio finale che inspiegabilmente ha le auto alla stessa altezza? e come mai quando parte è bianco sporco e all'arrivo verde scuro?sono passati da dentro un carrozziere nel frattempo?); e il coro di maneggioni dipinti come burini che adoperano un tracotante romanesco calcatissimo è disegnato fin troppo grossolanamente per convincere. Tra gli attori, non sembra questo il film che ridisegnerà la carriera di De Sica: non è male, ma cede non poco ad un comodo istrionismo che mal si combina con alcuni sporadici sussulti di dignità ritrovata di un personaggio un pò messo lì;molto meglio l'ex-frate asessuato di Luca Zingaretti, infido e rigido senza alcuna concessione "piaciona" da parte di un interprete capace di spaziare dall'ironia alla durezza con sapienza espressiva. Nel complesso un tentativo di commedia amara dove le buone intenzioni non compensano una satira dalla dentatura troppo smussata per far male davvero.