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mercoledì 19 ottobre 2011

BRIVIDO NELLA NOTTE ( Play Misty for me,USA 1971)
DI CLINT EASTWOOD
Con CLINT EASTWOOD,JESSICA WALTER,Donna Mills,John Larch.
THRILLER

Sull'onda dei personali successi raccolti tra Italia e USA,Clint Eastwood passò anche dall'altra parte della macchina da presa nel 1971,con un thriller che venne rievocato dalla stampa quasi vent'anni dopo dopo il grande risultato di "Attrazione fatale".Perchè anche in questa pellicola una donna che ha avuto un "one night stand",più elegante certo di "una botta e via" con un uomo,non accetta di essere stata considerata solo l'avventura di una nottata,e si vendica fino alla psicopatia,mettendo in pericolo la vita dell'amante e di chi gli è vicino. Certo,riguardandolo oggi,soprattutto dopo le opere che l'antico portatore della pistola di Callaghan in alcuni momenti questo esordio ha delle piccole ingenuità,qualche tempo non gestito propriamente in modo perfetto,ma che attenzione alla descrizione delle personalità,ed interessante l'ambientazione quasi del tutto in notturna, che aggiunge pathos al racconto,e l'attenzione all'escalation da nevrotica a folle omicida della coprotagonista Jessica Walters,un ritratto psicologico raffinato e assolutamente non dozzinale,come invece in molti thriller dell'epoca poteva esser riscontrato. Eastwood, che ha cominciato da qui a costruire una carriera registica intensa e in crescendo,sceglie una via non semplice,giocando se stesso come interprete di un personaggio non libero da ambiguità,e che nel finale ha la meglio sulla scheggia impazzita che vuole uccidere lui e l'amata,in un confronto con risoluzione brusca e ruvida.Al tempo dell'uscita,un quasi sorpreso Kezich ne parlò bene,e dire che non amava particolarmente Clint come star del botteghino e beniamino delle platee....

mercoledì 12 ottobre 2011

PER UNA MANCIATA DI SOLDI...( Pocket money,USA 1972)
DI STUART ROSENBERG
Con PAUL NEWMAN,LEE MARVIN, Strother Martin,Hector Helizondo.
WESTERN
Un pò come in "L'ultimo buscadero" di Peckinpah,è di scena il West in fase terminale,la versione adeguata al Ventesimo secolo,corredata di automobili e modernità varie al posto delle diligenze e dai saloon:due gaglioffi con appiccicata addosso l'anima da chi è sempre in bilico sul precipizio compiono un lavoro per avere un'amara rivelazione in fondo.Accoppiata particolare ma interessante quella di Newman-Marvin,con il secondo nelle vesti del personaggio da commedia,di cui mostra qui avere tempi e atteggiamenti,inusitatamente,diretti da un regista di buon valore ma mai giunto ad essere stimatissimo come Stuart Rosenberg,"Per una manciata di soldi..." è un film che procede con pedalata lenta,ricco di notazioni e che concede molto al gioco degli interpreti. Due personaggi,come il Buffalo Bill ed il Culodigomma di degregoriana memoria,alle prese con pomeriggi tristi,ad osservare l'America,losers ma con cognizione di se stessi,e comunque propensi a ributtarsi nella mischia,perchè convinti che prima o poi la loro grande occasione potrebbe arrivare:ed è esemplare l'immagine finale,quasi una fotografia da collezione,con i due antieroi uno sulla panchina e l'altro di spalle,ad osservare una rotaia infinita,un rimando ad un giorno migliore che riscuote simpatia,e lascia apprezzare la pellicola proprio perchè atipica,e tutta dalla parte di chi non ha vinto mai.

sabato 1 ottobre 2011

MARCIA TRIONFALE ( I/F/D,1976)
DI MARCO BELLOCCHIO
Con MICHELE PLACIDO,FRANCO NERO,MIOU MIOU, Patrick Dewaere.
DRAMMATICO
Vietato ai minori di 18 anni e sequestrato alla sua uscita,faceva quel che negli Stati Uniti ad esempio già da molti anni era praticabile:mostrare vergogne e meschinerie nell'ambito di un'istituzione qui considerata sacra,come l'Esercito."Marcia trionfale" di Marco Bellocchio è,come molto altro cinema del regista emiliano,un'analisi impietosa ed insieme un attacco fatto con intelligenza a certi dogmi che riguardano la mentalità italiana più retriva e ultraconservatrice.La storia di tradimenti incrociati con un capitano frustrato e folle di gelosia che incarica un soldatino di pedinare la moglie inaffidabile e fedifraga,la quale ha dapprima una relazione con un tenente che la maltratta e la usa,poi si concede al ragazzo scelto dal marito,è amara e non può che finire in tragedia,come infatti accade:violenze represse e manifeste,il sesso visto come imposizione dei propri voleri o come ultima risorsa per farsi valere,la vita di caserma quasi in una dimensione manicomiale. Non è tra i titoli bellocchiani più riusciti in assoluto,forse risente di una visione non a fondo lucidissima,ma gli interpreti sono bravi,soprattutto un Franco Nero insieme odioso e degno di compassione,la spirale pessimista che si dipana fino dall'inizio è ben delineata, ed è interessante come i rapporti tra i personaggi rivelino risvolti non garantiti,vedi il primo amante della moglie dell'ufficiale quando viene lasciato,che rivela solo allora quanto tenesse alla donna.Piccinerie di maschi impotenti soprattutto psicologicamente,furori senza importanza,convenienze di varia portata come regole di vita quotidiana:c'è poco da stare allegri,ma in altri film dell'autore i temi sono esposti meglio.

giovedì 29 settembre 2011

JESUS CHRIST SUPERSTAR (Jesus Christ Superstar,USA 1973)
DI NORMAN JEWISON
Con TED NEELEY,Carl Anderson,Yvonne Elliman,Barry Dennen.
MUSICALE
Uno dei musical più celebri di sempre,che pochi anni dopo il trionfo a Broadway trovò traduzione sul grande schermo ad opera di un grande eclettico della regia,il canadese Norman Jewison:di ottimo successo anche nei cinema,la creazione di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber è rimasto un cult-movie regolarmente trasmesso ogni Pasqua da un canale tv a rotazione.Interamente cantato,suscitò varie polemiche alla sua uscita per una presunta eccessiva "umanizzazione" della figura di Cristo,fino a quel momento reso con molta enfasi in celluloide,molto prima della versione scorsesiana e ancor più di quella di Gibson.In realtà non c'è niente di blasfemo nè nella pellicola nè nelle canzoni scritte e musicate da Rice e Lloyd Webber,Giuda è presentato come il più deluso dei seguaci del Messia,ma il suo rancore è spiegato come quello di un'incomprensione acuta di fondo,e la messa in scena ricalca quella della scena teatrale,con pochissimi accorgimenti scenografici,uno scarso ricorso alle coreografie,e la voluta scelta di interpreti non noti cinematograficamente. Ad essere del tutto sinceri,il film mostra una certa databilità,sia nell'allestimento,che nelle musiche,che pur di firma nobile,e comunque forti di canzoni che hanno sfidato il tempo,non sono trascinanti come al tempo probabilmente pareva.La simpatia con cui si può guardare a "Jesus Christ Superstar",è quella di uno smorzare dell'enfasi a tratti rischiosa con cui si veniva a parlare di tali argomenti al cinema,e Jewison è abile nell'evitare trappole e rimanere sobrio fino in fondo.Ma è un lungometraggio in troppi momenti quasi freddo,nonostante la portata delle questioni presentate:valido,ma non entusiasmante.
SAXOFONE ( I,1978)
DI RENATO POZZETTO
Con RENATO POZZETTO,MARIANGELA MELATO, Teo Teocoli,Cochi Ponzoni.
COMMEDIA
Debutto nella regia per Renato Pozzetto,quando il successo personale era in piena ascesa,con un film cosceneggiato con Enzo Jannacci ed il povero Beppe Viola,una commedia tutta spinta su un tono surreale,che probabilmente nelle intenzioni è debitrice di "Miracolo a Milano",e guardandolo,non sono lontane influenze dall'allora recente "Yuppi du" di e con Adriano Celentano. Ma se il pur contestato lavoro celentanesco,rivalutato poi molti anni dopo,conteneva un assunto sgangheratamente coerente,anche se può parere un controsenso,a Pozzetto dopo neanche mezz'ora il progetto scappa di mano.Benchè circondato da amici come Teocoli e Boldi (francamente la scena in cui questo balla è abbastanza esilarante) e supportato da una Mariangela Melato particolarmente sensuale e trasognata in questo lungometraggio,il comico imbocca appunto la via del nonsense,sfiorando il demenziale ma senza sfruttare bene questa via,abbandonandosi ad un galleggiamento narrativo zeppo di figurette (il bambino che gestisce l'officina) e situazioni che non si legano insieme,per giungere ad una sorta di morale un pò cinica nel finale,in cui vorrebbe ribaltare molto di quello che si è visto fino a quel momento.Peccato,perchè l'inizio faceva sperare piuttosto bene.

lunedì 26 settembre 2011

IL DELITTO MATTEOTTI ( I,1973)
DI FLORESTANO VANCINI
Con MARIO ADORF,RICCARDO CUCCIOLLA,GASTONE MOSCHIN,FRANCO NERO.
DRAMMATICO/STORICO
L'agguato infame che praticamente dette il "la" alla dittatura fascista in Italia,e tolse di mezzo il deputato socialista Giacomo Matteotti è raccontato con dovizia di particolari da Florestano Vancini,regista impegnato oggi poco ricordato:i fatti,dall'arringa nel parlamento già inquinato dall'omertà di molti verso il regime crescente di Benito Mussolini,all'espandersi dello squadrismo come regola vigente per mantenere il potere. Molti nomi noti nel cast,dal Franco Nero di Matteotti,al Mario Adorf-Mussolini,ricordando anche il Gramsci di Riccardo Cucciolla ed il Turati di Gastone Moschin:Vancini e la sceneggiatura imputano all'errata linea politica dei socialisti molte responsabilità circa il trionfo del Fascio Littorio,e da un punto di vista storico è ben sottolineata la circostanza del Duce ricattato dalle Camicie Nere,dato che la storia d'Italia è zeppa di situazioni analoghe,con scherani che mettono con le spalle al muro gli apparenti uomini di potere.Il film spiega bene le cose,anche se il rischio-didascalismo non sempre è evitato,e Vancini in alcuni momenti pare concentrarsi molto su alcune cose,magari più del dovuto.Come documento per riflettere ed analizzare una fase terribile della nostra Storia "Il delitto Matteotti" è un film da far vedere ai ragazzi che vanno alle scuole dell'obbligo,ove difficilmente si va oltre la Prima guerra mondiale ,come film drammatico è valido,anche se qualche sforbiciata qua e là avrebbe giovato.

martedì 20 settembre 2011

LA DAMA ROSSA UCCIDE SETTE VOLTE ( I,1972)
DI EMILIO P.MIRAGLIA
Con BARBARA BOUCHET,UGO PAGLIAI,Marina Malfatti,Sybil Danning.
THRILLER
Mario Bava in Italia era un regista acclamato all'estero,ma da noi continuava ad essere considerato un talento che si intestardiva a girare film di serie B,e Dario Argento era appena esploso con tre grandi successi inanellati in due stagioni:fioccavano così imitazioni e gialli dietro uno l'altro a spaventare il pubblico.Ci fu anche "La dama rossa uccide sette volte",che trasmettevano spesso d'estate negli anni Ottanta,girato interamente in Germania,con cast quasi per intero italiano.Il prologo spiega che una leggenda vuole che due sorelle abitanti un castello erano in conflitto tra loro,ed una delle due uccise l'altra,e pare che il quadro che le ritrae abbia un influsso maledetto,che fa sì che ogni cento anni la storia si ripeta.Le due sorelline che vediamo all'inizio azzuffarsi,un quindicennio dopo,si ritroveranno in una vicenda sanguinosa in cui una donna di rosso vestita uccide con un pugnale (e non solo):il film,dei coevi prodotti del genere,non è dei peggiori,decoroso nell'impianto,non recitato male e neanche scritto pedestremente,come altri invece risultavano. Ha una prima parte che intriga abbastanza,però scivola nel finale verso una soluzione dell'enigma un pò banale,che smorza l'effetto sullo spettatore,il quale viene deluso dallo scoprire che chi si cela sotto la cappa dell'assassina è la più scontata delle ipotesi che poteva aver fatto.La sensualità di Sybil Danning,femme fatale della storia,è abbondante,ed al regista piace mostrarla senza veli,mentre la Bouchet ha un solo nudo e ha un'espressione atterrita per quasi tutto il film:meno efferato di altri titoli analoghi,ha un omicidio particolarmente cruento che riguarda un personaggio che viene fatto cadere sulle punte di un'inferriata,però se di paura ne suscita poca,è altrettanto vero che non affonda nel ridicolo.

lunedì 19 settembre 2011

A MUSO DURO ( Mr.Majestyk,USA 1974)
DI RICHARD FLEISCHER
Con CHARLES BRONSON,Al Lettieri,Linda Cristal,Lee Purcell.
AZIONE
Coltivatore di cocomeri messo male con debiti e conti,Majestyk è un principale non dispotico,con il quale i braccianti messicani lavorano volentieri,reduce dal Vietnam,a cui dei prepotenti locali mettono i bastoni tra le ruote:rivoltatosi,viene arrestato e coinvolto nell'evasione di un pericoloso criminale.L'impostazione di "A muso duro" è abbastanza verosimile,per essere un film d'azione con Charles Bronson,ma è vero che "Giustiziere della notte" a parte,negli anni Settanta potevano rivelarsi piacevoli passatempi girati professionalmente,vedi "Io non credo a nessuno":la figura del singolo che si ribella a prepotenze e soprusi è da sempre un classico del cinema americano,a partire dagli western,e la regia di Fleischer,abituata spesso a kolossal spettacolari, regge bene la dimensione da "piccolo" action-movie data a questo film. Duro ma sensibile al racconto di una sindacalista latinoamericana,fondamentalmente onesto ma incapace di venire a compromessi,il protagonista si ritrova a dover affrontare un conflitto a fuoco nel finale per chiudere i conti con il gangster che lo ha messo di mezzo nell'evasione e poi lo perseguita per non averlo spalleggiato ulteriormente.Lo sappiamo fin dall'inizio che il roccioso Charles avrà la meglio,che il tenente di polizia apparentemente burbero parteggia per lui e chiuderà un occhio quando farà fuori i delinquenti che lo assillano (beh,Majestyk che uccide due pregiudicati e poi se ne va via libero con una strizzata d'occhio al tenente è abbastanza curioso,ma va ricordato il genere di film cui si sta assistendo...).Però a livello d'intrattenimento abbiamo visto assai di peggio,e la pellicola ha il suo relativo fascino.

giovedì 4 agosto 2011

QUELLE STRANE OCCASIONI (I,1976)
DI NANNI LOY,LUIGI MAGNI,LUIGI COMENCINI
Con PAOLO VILLAGGIO,NINO MANFREDI,ALBERTO SORDI,STEFANIA SANDRELLI.
COMMEDIA


I riferimenti al Boccaccio ed al Ruzante sono nel DNA della commedia all'italiana,gli accostamenti tra sesso e riso gli italiani lo hanno probabilmente nel sangue,e meno male,perchè l'argomento ogni tanto va sdrammatizzato:rimanendo in ambito filmico,soprattutto negli anni Settanta,ma anche nella decade prima,molte delle peripezie dei nostri commedianti su schermo ruotano intorno alla sfera sessuale,ed a tutte le derivazioni implicite."Quelle strane occasioni",che fu tra i primi quindici incassi nella stagione 76/77,mette in scena quattro nomi da far vibrare il box-office dell'epoca,come Villaggio-Sordi-Manfredi-Sandrelli,in tre episodi che contemplano appunto scappatelle,inganni in nome dell'accoppiamento,tradimenti e luoghi comuni su altre concezioni della sessualità (in due episodi soprattutto,quello con Villaggio e quello con Manfredi).Nanni Loy non trova la chiave giusta per raccontare i travagli del poveraccio italiano in Olanda Paolo Villaggio che per poco gode delle redditizie glorie di un sex-show,Magni dirige diligentemente ma senza guizzi un borghese di sinistra,Nino Manfredi,alle prese con un'ospite graziosa,figli di amici di famiglia che viene dalla Svezia e rimane sola con lui per una nottata:in questi due episodi,oltre alla simpatia dei due attori,poco sugo davvero.Meglio va,ma senza impennate particolari,nella parte che vede il vescovo Sordi rimanere bloccato in ascensore un giorno d'agosto con la procace Stefania Sandrelli per un paio di giorni,e considerata l'occasione,e la venustà della giovane donna,ci scappa il fattaccio.Nel deridere certo bigottismo ipocrita Comencini ha gusto e più o meno evita la volgarità facilissima da centrare:ma il duetto è ispirato,Albertone tira fuori tutta la malignità della propria maschera,mentre la Sandrelli ha simpatia e carica erotica da vendere.


giovedì 28 luglio 2011

DRACULA CERCA SANGUE DI VERGINE...E MORI'DI SETE
(Blood for Dracula,I/USA 1974)
DI PAUL MORRISSEY
Con UDO KIER,Joe Dallessandro,Stefania Casini, Vittorio De Sica.
HORROR


Uscito per secondo,l'altro pezzo del dittico Warhol-Morrissey (con lo zampino non da poco di Antonio Margheriti a gestire la regia) sui mostri più celebri di sempre,non venne realizzato in 3D come il precedente "Il mostro è in tavola,barone Frankstein"(l'errore è nel titolo,per questione di diritti d'autore) ed è ricordato soprattutto,qui da noi,perchè include l'ultima prova d'attore di Vittorio De Sica,presente in un paio di scene come nobile decaduto,che tuttavia sparisce ben presto dal racconto. Rispetto all'altro film le scene di sangue sono meno,anche se le poche che appaiono abbondano in liquido rosso e violenza,soprattutto per quel che riguarda il finale:la tentazione di mostrare corpi fatti a pezzi e cadaveri uno sull'altro è troppo forte per Morrissey & co.,e la fine atroce che incontra il vampiro è forse la più violenta mostrata al cinema. La componente sessuale è robusta,e le grazie delle attrici sono esposte a più riprese,e si vorrebbe abbozzare un discorso politico sul nobile vampiro e lo stalliere rivoluzionario,ma rimane troppo inconsistente per essere preso sul serio. Commentato da una partitura musicale malinconica di Claudio Gizzi,che interviene soprattutto nelle scene in cui il conte è solo o prova a vampirizzare le potenziali vergini (ma non gliene va bene una,perchè le fanciulle prescelte hanno fatto esperienze varie),mostrando il non-morto che succhia il sangue come un atto erotico,il film è meno sguaiato del precedente su Frankenstein,ma non ha molto ritmo,ed il buon lavoro scenografico di Enrico Job (le maestranze ed i set sono praticamente i medesimi per entrambe le pellicole,prodotte da Carlo Ponti) è migliore dei dialoghi un pò snob approntati da Morrissey.Nel cast,oltre ad un divertito De Sica,apprezzabile Udo Kier,che smorza molto dell'istrionismo offerto come barone scienziato nel titolo precedente.


martedì 22 marzo 2011

E'RICCA,LA SPOSO E L'AMMAZZO( A new leaf,USA 1971)
DI ELAINE MAY
Con WALTER MATTHAU,ELAINE MAY, George Rose,Jack Weston.
COMMEDIA

Il debosciato Henry Graham è giunto alla maturità godendosi il patrimonio di famiglia,e,rampollo troppo cresciuto e viziato,da un momento all'altro si ritrova con la rovinosa prospettiva di ogni liquidità azzerata,e dopo aver brevemente considerato l'ipotesi del suicidio,da buon opportunista DOC,si inventa l'obbiettivo di un matrimonio di convenienza,individuando la "vittima" in una ricca botanica bruttina e imbranata. Il film,che è l'esordio come regista della sceneggiatrice Elaine May,che si è presa anche il ruolo della coprotagonista,è una commedia falso-cinica,in realtà garbatissima,con un Walter Matthau al suo meglio,il quale gioca con bravura un ruolo di suo "estremo",per la potenziale repellenza morale,che alle strette si rivela molto meno cattivo di quanto lasci pensare.Condotto con simpatica efficienza,senza sbavature ed una tenuta di ritmo solida ed elegante,"E'ricca,la sposo e l'ammazzo" si risolve,dopo aver elencato un mondo di cinismo ed avidità,in una celebrazione dell'Amore,che riconosce l'innocenza e la purezza dei sentimenti,e induce a scorgere il buono che ci può essere anche nell'individuo più tendente all'abietto. Impagabile l'aplomb di Matthau quando chiede la mano della May,inginocchiandosi sui vetri rotti di un calice finito in terra,con stoica devozione al proprio opportunismo indefesso.

lunedì 12 luglio 2010

VOGLIAMO I COLONNELLI (I,1973)
DI MARIO MONICELLI
Con UGO TOGNAZZI, Carla Tatò,Giuseppe Maffioli,Duilio Del Prete.
COMMEDIA
Gran cosa la satira,permette di dar mazzate sorridendo e denigrare divertendo,quando funziona ad hoc:in "Vogliamo i colonnelli" c'è un avvio strepitoso,una prima parte di buon livello,e qualche passaggio grottesco che non gira come dovrebbe,fino all'azzeccato finale che ripiana le cose. Monicelli,dopo il fallito golpe Borghese ,elabora una storia di nostalgici del Fascio che mettono su un colpo di Stato di mirabile cialtroneria,come in effetti tutte le reminiscenze littorie sono:dal deputato sudaticcio di Ugo Tognazzi al sacerdote nero di Del Prete,ed in mezzo un gruppo di ridicoli esaltati,tutti abilissimi a mandare alla malora il piano per destabilizzare lo Stato,anche se un ministro sedicente democratico in realtà condanna il gesto,ma in pratica lo compie lui stesso con abilità da maneggione indefesso.Il regista de "La grande guerra" imbrocca i dettagli,molte battute sparse qua e là per il film,la conduzione di uno stuolo agguerrito di caratteristi in vena,capitanati da un Ugo Tognazzi a tratti sublime nel disegnare la sfatta,abborracciata verve del suo fascistaccio grintoso e meschino:solo che per funzionare del tutto non dovrebbe incappare in qualche caduta di tono e di ritmo come gli capita nella parte centrale,e spingere meno sul pedale del paradosso per mantenersi entro i canoni di una satira politica dai denti aguzzi.Comunque,una commedia maligna,con degli acuti ilari e recitata ottimamente da tutto il parco attori.

venerdì 9 luglio 2010

IL MERLO MASCHIO ( I,1970)
DI PASQUALE FESTA CAMPANILE
Con LANDO BUZZANCA,LAURA ANTONELLI, Ferruccio De Ceresa, Lino Toffolo.
COMMEDIA/EROTICO

Uno dei titoli più celebri interpretati da Lando Buzzanca,che contribuì fortemente a crearne il personaggio,da masculo impelagato in voglie,nudità e frustrazioni sessuali alternate a slanci di virilità conclamata,per l'occasione accompagnato da una partner di fulgida presenza come Laura Antonelli.Ecco,uno dei limiti del film,ad esempio,è il più volte sottolineato scarso sex-appeal della moglie del protagonista da vestita,mentre nuda fa impazzire ogni individuo di sesso maschile.Scelta sbagliata allora di regista e direttore del casting,perchè andava presa un'altra attrice,magari con un bel fisico ma non così attraente di faccia come l'inteprete di "Malizia",una delle donne più belle e sensuali che siano comparsi sui nostri schermi,vestita e non. In più,ad una prima parte che tutto sommato può sollevare qualche interesse nel racconto di un uomo assolutamente insignificante,al quale non fa caso nessuno,e vive quasi in una dimensione "altra",da nullità congenita,la seconda,che accentua il lato erotico della vicenda mostrando la venustà della Antonelli in più salse e pose (e fa piacere,per carità,ma la storia si fa uggiosa) stanca e arriva ad un finale appiccicato e un pò insulso. Festa Campanile,al solito,azzarda una satira che porta da poche parti,anche se gli intenti erano validi.E sugli interpreti,sia Buzzanca che la Antonelli sono migliori dei ruoli che sono chiamati a recitare.

lunedì 28 giugno 2010

STURMTRUPPEN ( I,1976)
DI SALVATORE SAMPERI
Con RENATO POZZETTO,Lino Toffolo,Cochi Ponzoni,Felice Andreasi.
COMICO

Dalle strisce di gran successo delle "Sturmtruppen" del bolognese Bonvi,venne tratto questo film diretto da Salvatore Samperi,su una sceneggiatura in larga parte elaborata da Cochi e Renato,musicato da Enzo Jannacci ed interpretato da una fitta schiera di comici provenienti dal palcoscenico del Derby,celebre cabaret milanese. Ottavo incasso stagionale del '76/77,è oggi praticamente quasi dimenticato,come molti altri grandi trionfi al botteghino di Pozzetto. Per qualche sprazzo di umorismo surreale azzeccato(la lotta del generale balordo con un manichino semovente di Marx,alcune uscite stralunate di Pozzetto,la prova validissima dell'ottimo Felice Andreasi), il film è sgangherato come il battaglione che propone,con scenette spesso poco centrate,scarsissimi tempi azzeccati,l'evidente disagio di Samperi a confronto con il film comico vero e proprio,un collage di situazioni e gags che sulla carta funzionavano bene,sullo schermo assai meno. Si vorrebbe deridere il militarismo,fare una satira grassa ma diretta sulla fascinazione tardiva del nazismo su molto cinema italiano impegnato del periodo (non esaltandolo,beninteso,ma tentando di esplorarne la fascinazione che esercitava su certi individui),ma le polveri dell'estro sono bagnate,il divertimento è assente,e si prova ben presto una certa noia di fronte a battutine e circostanze spesso messe lì ed inerti,con puntate al macabro che più di una volta sprofondano in uno squallore che intristisce.

venerdì 25 giugno 2010

GANG (Thieves like us,USA 1974)
DI ROBERT ALTMAN
Con KEITH CARRADINE,SHELLEY DUVALL, Bert Remsen,Jack Schuck.
DRAMMATICO Tra i meno celebrati film di Robert Altman,si inserisce nel filone gangsteristico ambientato negli anni della Grande Depressione,che vide esempi quali "America 1929" di Scorsese:"Gang" è un film di banditi atipico,in cui si assiste a poche sparatorie,eccetto il massacro finale che tale non si può definire,anche perchè consiste nella crivellazione di una baracca da parte di decine di fucili per uccidere un personaggio.Altman racconta di esseri umani probabilmente consapevoli di non poter contare su una vita lunga,che si arrabattano tra miseria e rischio,fino all'ineluttabile resa dei conti con il destino:in comune con molti autori che si sono occupati del medesimo periodo e di simili tematiche,il regista tende a sottolineare la crudeltà degli uomini di legge,più spietati e avvezzi ad usare la violenza dei criminali.Però,forse per l'inflazione nel periodo del genere,ampiamente proposto e sfruttato,"Gang" non risulta tra le migliori cose dell'autore di "Nashville",forse più un'ambizione realizzata,quella di girare appunto un film di gangster,come altri l'hanno con il western.La storia è abbastanza scontata,compresa la tragedia finale, e gli interpreti,tra i quali è la migliore, la "habituèe" del cinema altmaniano Shelley Duvall rendono sufficientemente caratteri non memorabilissimi. Un Altman minore,seppure sempre di categoria.

lunedì 7 giugno 2010

IL CONSIGLIORI (I/ES,1973)
DI ALBERTO DE MARTINO
Con TOMAS MILIAN,MARTIN BALSAM, Francisco Rabal,Dagmar Lassander.
DRAMMATICO Sulla scia dell'amplissimo successo de "Il padrino",fioccarono,al solito, imitazioni ed epigoni vari, come usava fare all'epoca non appena un film realizzava incassi forti:questa coproduzione italo-spagnola spadella una trama che ripropone stralci del romanzo di Puzo e del film di Coppola con dialoghi alquanto banali e una scansione dei fatti prevedibilissima,tra esecuzioni mafiose,sparatorie, e patti di sangue tra complici. Tomas Milian scimmiotta Al Pacino che si tramuta in un gangster sveglio e pronto all'assassinio,mentre Martin Balsam fa il criminale vecchio stampo,spietato con i nemici, ma generoso con gli alleati.Tra battute di un certo effetto sconcertante (alle offerte di una maitresse affettuosa,Balsam si nega teneramente dicendo "La minchia non vuole pensieri!", e Dagmar Lassander,in un empito d'amore a Milian dice "All'amore non importa se ti chiami Macaluso") e regolamenti di conti efferati, si giunge ad un finale di quelli in cui si vuol mandare a casa il pubblico cercando pure di fargli versare una lacrimuccia sul povero mafioso di buon cuore che ha perso le persone care e ha la malinconia nel cuore. Imperversato da una musica più adatta ad un fotoromanzo in celluloide di un Riz Ortolani al suo peggio, il film si chiude su un Martin Balsam che si allontana triste su una strada di campagna tutto solo.Anche a livello di strategia (ma come,nemmeno una guardia del corpo?) il film non racconta niente di accettabilmente plausibile.

martedì 11 maggio 2010

IL PROFUMO DELLA SIGNORA IN NERO (I,1974)
DI FRANCESCO BARILLI
Con MIMSY FARMER, Maurizio Bonuglia, Mario Scaccia,Orazio Orlando.
THRILLER/HORROR
Regia d'esordio di un attore che comunque poi girerà pochissimo altro, "Il profumo della signora in nero" è un thriller cupissimo e con trama "a spirale" su una follia forse indotta, e forse semplicemente alimentata,in una Roma fosca e borghese, quasi del tutto ambientato in un palazzo. Si è parlato di accostamenti al polanskiano "L'inquilino del terzo piano", e di molto cinema di Argento:nell'intenso momento di grande successo del thriller all'italiana,questo titolo fa la sua figura.Barilli adotta una cadenza quieta, disponendo gli elementi via via, dal qualcosa che la protagonista nasconde,alle sue visioni improvvise,dai riferimenti all'Alice di Lewis Carroll ai rituali di sette misteriose e crudeli, aumentando la dose di sanguinaria determinazione del thriller verso la conclusione:la quale è molto estrema, e giunge dove all'epoca quasi nessun altro film del genere era arrivato, in un silenzio mortuario in cui si esprime una ferocia impostata, ammantata di seriosa ineluttabilità. E' curioso che Mimsy Farmer si sia espressa al meglio in due ruoli di donne senza equilibrio mentale, e però l'attrice americana è qui molto brava a descrivere l'inabissarsi nella pazzia e anche in una trappola senza sbocco preparata da persone dalla facciata rispettabile,che ha per obbiettivo un intento di malvagità unica. E a favore del regista la sequenza agghiacciante del pasto dei due gatti, e la cura nell'esaltare i colori intensi che circondano la disgraziata protagonista:qualche lentezza,ma nella sua algida eleganza, una pellicola che avrebbe meritato maggiori fortune e considerazione. Ultima cosa, il rapporto con la bambina-spettro:sicuri che Ozpetek in "Cuore sacro" non gli deva qualcosa?

lunedì 10 maggio 2010

COMPLESSO DI COLPA (Obsession, USA 1976)
DI BRIAN DE PALMA
Con CLIFF ROBERTSON, GENEVIEVE BUJOLD, John Lithgow,Wanda Blackman.
THRILLER/DRAMMATICO Proprio nell'anno in cui Hitchcock realizzava il suo ultimo film, il suo più esplicito dei cineasti che si sono sentiti suoi allievi (e comunque è diventato un autore di spicco anch'egli) gira il suo lavoro più hitchcockiano,quasi un saggio di uno studente dell'UCLA ossessionato dal cinema del maestro britannico. In "Complesso di colpa" ci sono pieni riferimenti a "La donna che visse due volte", soprattutto, e a "Rebecca" e "Delitto perfetto",con condimento delle musiche di Bernard Herrman,emozionali ed intense al punto giusto. A livello di suspence da thriller nel film di De Palma non ce n'è moltissima, il complotto in cui rimane invischiato il protagonista Cliff Robertson è chiaro molto prima che venga portato alla luce,semmai ciò che valorizza il lungometraggio sono la tensione emotiva e sentimentale che lo percorre, con un'ambientazione fiorentina di valore, e un elegante fluidità del racconto,oltre alla bravura degli attori. Spinto verso un finale di crescente carica sentimental-nervosa, il film sfocia in un momento di scioglimento del plot per certi versi inaspettato,e comunque De Palma si riserva la conclusione meno prevedibile che la storia potesse avere.Percorso da un equilibrio tra lo speranzoso ed il diffidente non facile a trovarsi, come lo vive anche il protagonista,tigre degli affari scossa da un trauma che gli è costato la famiglia, è uno dei più interessanti lavori dell'autore di "Omicidio a luci rosse".

lunedì 3 maggio 2010

1855:LA PRIMA GRANDE RAPINA AL TRENO(The great train robbery,USA 1978)
DI MICHAEL CRICHTON
Con SEAN CONNERY,DONALD SUTHERLAND, Lesley-Anne Down, Alan Webb.
AVVENTURA/COMMEDIA

Unico film diretto da Michael Crichton da un suo romanzo, "1855:la prima grande rapina al treno" è un film avventuroso giocato su un tono brillante,che romanza un evento criminoso e neanche nascostamente tifa per la coppia di gaglioffi Connery/Sutherland,bricconi che parlano in slang (è una delle cose migliori della pellicola).Ambientato a metà del Diciannovesimo Secolo,come cita appunto il titolo italiano, il lungometraggio è diretto con evidente disponibilità del regista e scrittore (anzi,per importanza sarebbe meglio ribaltare le specificazioni) al servizio delle due star,lo scozzese ed il canadese, per la prima ed ultima volta combinati in un film:spesso incline ad ammiccare allo spettatore nel presentare le malefatte dei banditi,che celebrano il savoir-faire del personaggio di Connery(disposto comunque a diventare assassino) e la buffoneria di quello di Sutherland (molte volte impegnato in ruoli sopra le righe), "1855" giunge alla scena d'azione che lo contraddistingue, nella rapina vera e propria, con discreta tenuta. Peccato che il finale voglia imporsi lieto per forza,con un espediente per la fuga dei protagonisti abbastanza forzato,che lascia abbastanza perplessi:del resto, se come regista tutto sommato se la cavava, come scrittore Crichton indovinava i temi sui quali sviluppare le storie, ma a volte giungeva a tre quarti del racconto con evidente scarso carburante narrativo.

giovedì 29 aprile 2010

L'ULTIMO SPETTACOLO (The last picture show, USA 1971)
DI PETER BOGDANOVICH
Con TIMOTHY BOTTOMS,JEFF BRIDGES,Cybill Sheperd, Ben Johnson.
DRAMMATICO
Un piccolo paese nel profondo Texas, di nome Anarene,fa da scenario ad un racconto di sentimenti traditi, di logiche grette e segnato da una staticità sempiterna di ultraprovincialismo ignorante e fiero di se stesso in quanto contrario ad ogni potenziale cambiamento.Peter Bogdanovich, nel suo film di maggior importanza,vero e proprio cult-movie,girato in un malinconico bianco e nero che rendeva maggiormente elegante ed atipico il quadro illustrato, realizza, da un romanzo semiautobiografico di Larry McMurtry,il controcanto buio di "American Graffiti",due anni prima del film di Lucas. Emerge la solita malinconia alla fine,ma se quella del padre di tutte le operazioni-nostalgia affiora solo in seguito alla constatazione della effimera forza della giovinezza, in questo lavoro viene fuori l'obbligatorietà di sottostare a regole non scritte dettate da un microcosmo di adulti che hanno subito la stessa sorte precedentemente,e l'unico spirito libero in circolazione è quello di Sam "Il leone", proprietario del cinema che verrà chiuso appunto alla fine della storia,come suggerisce il titolo,veramente amato da tutti ma in un certo qual modo isolato eppur unico. Le dinamiche tra i personaggi godono di una verosimiglianza drammatica notevole, ed è difficile individuare il più bravo in un complesso attoriale che è uno dei punti di forza del lungometraggio:continuato in un sequel di scarso successo vent'anni dopo, è un film di pacata commozione che pennella di amarognolo ogni suo fotogramma.