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venerdì 14 ottobre 2011

UCCIDETE LA COLOMBA BIANCA ( The package,USA 1989)
DI ANDREW DAVIS
Con
GENE HACKMAN,Joanna Cassidy,Tommy Lee Jones,John Heard.
AZIONE
1989:ad un passo dagli eventi che tutti oggi conosciamo (ma ancora,in fase di scrittura e realizzazione della pellicola,erano cose tutte da succedere,non lo dimentichiamo) sulla caduta del Muro di Berlino e conseguente fine della Guerra Fredda,c'è un complotto ben organizzato da militari che non vogliono la stipulazione di accordi di pace tra le due superpotenze USA e URSS,ed il summit che dovrebbe vedere una firma storica,nelle intenzioni dei congiurati,dovrebbe bagnarsi di sangue. Per fortuna c'è il sergentaccio Gene Hackman,di stanza in Germania,che per puro accidente viene coinvolto nel meccanismo e,pur figura lateralissima,non accetta la follia di alti papaveri dell'esercito che su una linea pericolosissima puntano a scatenare ancor più accanita inimicizia tra le nazioni ed i blocchi.E' vero che Andy Davis,fino al "Fuggitivo" sembrava fosse un nome di cui tener conto nell'ambito del cinema d'azione duro e puro (glissiamo su "Trappola in alto mare",ovviamente):questo thriller è ben ritmato,esente da esagerazioni presenti in altre produzioni similari,e regge bene la tensione che crea fino in fondo,chiudendosi in modo intelligente,riconoscendo certe dinamiche in modo verosimile (l'eroe non riesce ad eliminare personalmente tutti i nemici,alcuni cadranno vittime della loro stessa macchinazione).Apprezzato molto dalla critica alla sua uscita,è chiaramente una produzione di puro intrattenimento,non ambisce alla fantapolitica DOC come quella di Frankenheimer,ma rimane un lungometraggio godibile,in cui i due nemici Hackman e Jones,con maggior spazio per il primo,si contendono l'attenzione dello spettatore in un buon confronto attoriale.

lunedì 19 settembre 2011

LA CASA DI MARY (Superstition/Witch ,CAN 1982)
DI JAMES W.ROBERSON
Con
JAMES HOUGHTON,ALBERT SALMI,Lynn Carlin,Larry Pennell.
HORROR
Nei primi Ottanta l'horror ebbe un'impennata "finale" come strascico alle maggiori libertà visive che il genere si era preso nel ventennio precedente,con aumento della violenza mostrata,sangue ed effetti speciali in espansione e spaventi quindi evolutisi.Se da noi Umberto Lenzi,Lucio Fulci ed Aristide Massaccesi facevano incassare bene nelle terze visioni con i loro truculenti exploit ad alta esposizione di macellerie ad opera dell'artigianato nostrano circa trucchi ed altro,ecco dal Canada un film di cui all'epoca,molti giovanissimi spettatori coltivarono il culto,ed attraverso il tam-tam tra spettatori fecero venire la curiosità ( e qualche posteriore spaventuccio) a chi il film non lo aveva visto.Ricordo che ai tempi dei miei coetanei che avevano visto la pellicola lo descrivevano come "tremendamente impressionante" e via esaltando:trent'anni dopo "La casa di Mary" è un B-movie piuttosto efferato,in cui le morti vengono inflitte con macabra fantasia degli sceneggiatori,ed al regista Roberson va ascritto il tentativo,qua e là riuscito,di creare una forma di suspence prima delle uccisioni delle varie vittime prescelte.Però quanto a recitazione o qualsiasi forma di dialoghi presenti nel film,lasciamo proprio stare,si sconfina spesso nel ridicolo:certo,si dirà,è di quel cinema-cinema che basa quasi tutto sulle sensazioni scatenate,e ci si può spaventare o rimanere colpiti dai numerosi delitti compiuti dallo spirito di una strega annegata in un lago. Ma di film fantastici o dell'orrore meglio scritti o girati ce ne sono abbastanza per classificare questo come un lungometraggio di poco conto nella storia del genere.

martedì 13 settembre 2011

BAGDAD CAFE' ( Out of Rosenheim,D 1987)
DI PERCY ADLON
Con MARIANNE SAGEBRECHT,Cch Pounder,Jack Palance.

COMMEDIA

Percy Adlon realizzò delle piccole commedie d'essai che piacquero non poco alla critica a cavallo tra gli anni Ottanta ed i Novanta,come "Rosalie va a fare la spesa",ma il suo titolo di maggior successo è stato senza dubbio "Bagdad cafè",ambientato in una sperduta località texana,in cui in mezzo al niente del deserto sorge una sgangherata caffetteria-tavola calda condotta da una nera delusa dalla vita,con figli a carico che gestisce a malapena,un bizzarro pittore che vive in una roulotte che rivelerà un animo gentile nonostante l'aspetto di cuoio (è Jack Palance....),dove arriva per uno dei bizzarri casi della vita la tedesca in carne Jasmine che dopo qualche contrasto iniziale,porterà vivacità,allegria ed un pò di magia nel "Bagdad cafè".Poi la legge anti-immigrazione la costringerà a salutare la compagnia,scaduto il visto di soggiorno,ma volendo si può ritornare nei posti amati e chissà... Favola autodenunciata già dai titoli,la commedia spesso mostra un boomerang che si staglia su tramonti di fuoco,quasi a dire che è impossibile fuggire veramente dalla felicità,o da ciò che ci rende più vivi:ben recitato e condotto ad un passo morbido ma costante,è un film brillante che trasuda serenità e si chiude su un ultimo dubbio,di fronte ad una proposta di matrimonio inaspettata. Sulle note di "Calling you",bella canzone divenuta hit di quegli anni,si celebra una ricerca di una casuale voglia di vivere meglio che viene volentieri condivisa dallo spettatore.

venerdì 12 agosto 2011

CANE E GATTO (I,1982)
DI BRUNO CORBUCCI
Con BUD SPENCER,TOMAS MILIAN, Mark Lawrence,Margherita Fumero.
COMMEDIA/AZIONE


Benchè il sodalizio artistico con Terence Hill sia durato fino a metà anni Ottanta,con uno strascico di un film andato poi malissimo a metà circa della decade successiva,"Botte di Natale",Bud Spencer ed il compagno di avventure sullo schermo hanno girato più o meno un film ogni anno che non prevedeva un titolo in coppia.Qua il castigamatti ex-olimpionico dalla sberla rumorosa e dal faccione bonario sotto la folta barba è abbinato a Tomas Milian,all'apice del successo personale all'epoca,in una commedia ambientata in USA,che vede Spencer poliziotto che nasconde la sua vera professione all'assortita famigliola (un'anticipazione di "True lies",praticamente) che dà la caccia al mariolo Milian,fanfarone bravo a sedurre le donne attempate e ladro incallito.Quando il secondo,per evitare di farsi beccare dal marito di una delle sue "vittime",è accidentalmente testimone di un delitto di mafia,all'uomo di legge tocca anche prendersene cura per non farlo uccidere. Risolto con un certo ritmo da Bruno Corbucci,ed un'ambientazione efficace in America,il film paga lo scotto di un evidente scarso feeling tra i due attori,con Bud Spencer che fornisce una delle sue prove migliori,mentre Tomas Milian gigioneggia biascicando chewingum per tutto il tempo,mostrandosi non a proprio agio. Volano naturalmente botte da orbi quando necessario,nell'ambito di uno spettacolo per famiglie,con gangsters da spot pubblicitario e seduzioni da teatrino della parrocchia,ma c'era da aspettarsi poco....



venerdì 22 luglio 2011

NOI UOMINI DURI (I,1987)
DI MAURIZIO PONZI
Con ENRICO MONTESANO,RENATO POZZETTO,Isabel Russinova, Novello Novelli.
COMMEDIA


Abbinare due comici per riuscire a portare più soldi possibili nelle casse dei cinema che proiettano il film che li mette insieme è una mossa molto sfruttata,soprattutto negli anni Ottanta,e la punta di diamante del filone fu "Non ci resta che piangere",che infatti fu campione d'incassi assoluto della stagione in cui uscì.Se Montesano-Celentano con "Qua la mano" e "Sing sing" (che però contemplavano due episodi nettamente separati,con i loro nomi insieme in cartellone e niente di più),il gioco era riuscito alla perfezione,sbancando i botteghini,Pozzetto insieme al comico romano,per due volte (l'altra con "Piedipiatti" quattro anni dopo) è andato benino ma senza far faville.Ed in effetti difficile entusiasmare il pubblico con una storiella scialba come questa offerta da "Noi uomini duri",che vorrebbe far satira sulla moda delle scuole di sopravvivenza,ma senza riuscirci granchè.Ponzi,con Nuti più a suo agio,non mette niente di personale in una regia piatta,che conduce stancamente le "imprese" di un gruppo di imbranati alle prese con le prove canoniche di resistenza del corso,la sceneggiatura non ha grandi spunti brillanti,e Montesano ripropone il personaggio un pò scansafatiche,un pò fanfarone usato in altri film,mentre Pozzetto rifà il bambascione benestante,ma disadattato di fronte alle difficoltà.Difficile divertirsi con una commedia che ha un andamento così blando,e,in alcuni momenti,addirittura noioso.


domenica 26 giugno 2011

S.O.B. ( S.O.B.,USA 1981)
DI BLAKE EDWARDS
Con JULIE ANDREWS,WILLIAM HOLDEN,Robert Mulligan,Robert Webber.
COMMEDIA


Rispetto a Billy Wylder il cinema di Blake Edwards è stato forse meno geniale,ma il suo humour ha morso non poco costumi e malcostumi della società americana:verso la fine degli anni Settanta il lessico utilizzato nelle sceneggiature delle sue pellicole si fece più pesante e sboccato,ma era anche adeguato all'ondata "nuova" che prevedeva anche il linguaggio di strada nel mondo dei film. In quel periodo Edwards assunse,un tono fondamentalmente pessimista,indispettito,tradotto nelle commedie da lui dirette in una sostanziale tendenza al cinismo e al disincanto verso la società,ambiente cinematografico compreso. In "S.O.B." (acronimo per Son Of Bitch,figlio di puttana) il regista di "Colazione da Tiffany" arriva addirittura a mostrare le sacre grazie della consorte Julie Andrews,eterna Mary Poppins,descrivendo un microcosmo di falsi,infami,indifferenti,avidi ed egocentrici,con cadaveri sulla spiaggia di cui nessuno si accorge,ed una follia che regola un pò tutto,dal produttore che si mette a letto con la ganza vestito in guèpiere,al regista che si fa letteralmente uccidere per star dietro ai propri progetti. Più avvelenata che divertente,la commedia non manca di notazioni aguzze,e fa affidamento ad un cast ricco di ottimi attori,su cui svetta la matura ed ancor bella Julie Andrews,che coraggiosamente rovescia il clichè angelicato che la portò al successo.Ed Edwards non si risparmia un dettaglio toccante,quel funerale in mare aperto stupido eppure commosso da parte di tre vecchie volpi che tuttavia compiono un unico atto di sincero cordoglio portando la salma dell'amico di sempre lontano da un mondo corrotto.



lunedì 13 giugno 2011

QUELLA VILLA ACCANTO AL CIMITERO (I,1981)
DI LUCIO FULCI
Con CATHRIONA MACCOLL,PAOLO MALCO, Giovanni Frezza,Anja Pieroni.
HORROR


La carriera registica di Lucio Fulci ebbe la sua maggior visibilità ed anche la maggior possibilità di trovare cultori negli anni che chiusero i Settanta ed aprirono i Novanta:da "Zombi 2" in poi,il regista toscano virò nettamente verso pellicole in cui effetti splatter si sprecavano e la dimensione orrorifico-fantastica la faceva da padrona,ed in questo senso fu curioso che il rappresentante più celebre del genere thriller all'italiana,Dario Argento,seguì egli stesso la linea fulciana,vedi "Inferno".In un gioco comunque di riferimenti reciproci,uscì anche "Quella villa accanto al cimitero",horror su una casa infestata con escalation di massacri particolarmente sanguinari,soprattutto nell'ecatombe conclusiva che si svolge nella cantina della casa maledetta. C'è un professor Freudstein (che ingegno nell'elaborare un nome...) che ha fatto una scomparsa misteriosa,un bambino che comunica con una strana bambina che appare e scompare,strani rumori che vengono dalle fondamenta dell'abitazione in cui è appena giunta la famigliola votata alla strage,tutti ingredienti risaputi e clichès vari di un genere amato senza filtri dagli appassionati.Il film,rispetto a "L'aldilà",sembra andare più sul risaputo,con tanto di bambole inquietanti e cadaveri sparsi nel sottosuolo,procede con zoomate che sottolineano i momenti di tensione e delitti in cui c'è una fuoriuscita di sangue spropositata rispetto al solito:vietato ai minori di diciotto anni all'epoca della sua uscita,oggi appare più grottesco che spaventoso,l'ambiguo finale in cui si insinua che forse l'entità che orchestra la macabra danza di morte non è chi si pensa,ma una figura apparentemente meno pericolosa,è la cosa migliore di questo lungometraggio.


lunedì 30 maggio 2011

ASSASSINIO ALLO SPECCHIO (The mirror crack'd,GB/USA 1980)
DI GUY HAMILTON
Con ANGELA LANSBURY,ELIZABETH TAYLOR,Rock Hudson,Edward Fox.
GIALLO

A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta il notevole successo di "Assassinio sul Nilo",che schierava un cast ricco di nomi importanti rilanciò Agata Christie come potenziale autrice di soggetti da blockbusters;dopo Poirot ecco l'altra detective inventata dalla signora,miss Marple,anziana zitella abilissima a districare casi delittuosi con paciosa,inesorabile mente deduttiva.Affidato al veterano Guy Hamilton,autore,tra l'altro di quattro film della serie di James Bond,"Assassinio allo specchio",in cui il veleno agisce attorno al set di una pellicola che verrà girata vicino a dove la signora investigatrice vive contempla ovviamente la Marple giungere alle esatte conclusioni prima della polizia:il film è realizzato in modo molto professionale,è un riciclo di vecchie glorie come più o meno propone la storia "cinematografica" all'interno,e difatti vede quattro star di diversi lustri prima come le ancor belle Liz Taylor e Kim Novak,e i più invecchiati maschietti Rock Hudson e Tony Curtis (quest'ultimo il migliore in scena,brillantissimo figlio di buona donna),e tutto sommato non cela una sostanziale inutilità dell'operazione. La suspence è assai relativa,la recitazione generalmente troppo sopra le righe,e il taglio della regia,stranamente,è quasi televisivo:per niente un brutto lungometraggio,per carità,ma quasi un'anticipazione ,un "pilot" della successiva serie di telefilm con la stessa Angela Lansbury (ottima attrice,qui troppo caratterizzante il personaggio però,ed invecchiatissima dal trucco) ad impersonare l'impicciona a fin di bene miss Marple.

venerdì 27 maggio 2011

GIARDINI DI PIETRA ( Gardens of stone,USA 1987)
DI FRANCIS FORD COPPOLA
Con JAMES CAAN, Anjelica Huston,D.B.Sweeney,James Earl Jones.
DRAMMATICO




Gli anni Ottanta,dopo il fallimento dell'ambizioso,e notevole, "Un sogno lungo un giorno",sono stati un percorso inverso al decennio precedente per Francis F.Coppola:progetti "in piccolo" meno magniloquenti di quelli che avevano caratterizzato i Settanta,un cinema più "da camera" ("Cotton Club" a parte)che sinfonico,anche se gli argomenti trattati infine sono universali."Giardini di pietra" è un film sulla guerra in Vietnam vista da casa,con soldati lontani dalla guerriglia in Asia,e forse più ancora sulle prime conseguenze di un conflitto perduto:ambientato a fine anni Sessanta in un posto in cui i caduti vengono sepolti,vede due soldatacci invecchiati,come James Caan e James Earl Jones,affezionarsi ad un giovane che in nome di un idealismo patriottico talmente ingenuo da risultare disarmante,il film procede in maniera sommessa,trovando verso la conclusione un impulso ad un tasso emozionale più forte. L'uscita a ridosso degli ultimi film importanti sulla guerra in Sud-Est asiatico quali "Platoon" e "Full metal jacket" ha probabilmente nuociuto a questa pellicola ben costruita,ottimamente diretta e ben recitata,soprattutto da un James Caan che avrebbe meritato almeno una candidatura all'Oscar per la ruvida spontaneità immessa nel proprio personaggio.Però resta un'opera non minore,ma semmai contenuta e senza enfasi,meno ardita di "Rusty il selvaggio" e lo sfortunato musical di cui sopra,più tradizionalistica, che vive il proprio pathos sentimentale quasi con pudore e senza invadenza,in un quadro d'America dimesso e convincente.




mercoledì 9 marzo 2011

IL BURBERO ( I,1986)
DI CASTELLANO & PIPOLO
Con ADRIANO CELENTANO,DEBRA FEUER, Angela Finocchiaro,Jean Sorel.
COMMEDIA
Penultimo film per Adriano Celentano,prima di "Jackpot" girato sei anni dopo questo,ma effettiva dèbacle per la sua carriera di re degli incassi per un decennio,nonostante si fosse riformata la premiata associazione tra il cantante-attore ed il duo registico Castellano & Pipolo. Qua si tenta di giocare la carta del giallo-rosa,con ambientazione toscana,tra Siena e dintorni,con il protagonista nei panni di un avvocato scorbutico che si ritrova invischiato in un affaire con una bionda americana rimasta vedova di un uomo facoltoso sulle cui tracce sono un gruppo di gaglioffi male intenzionati. Lo stile delle battute secche di Celentano qui pare aver fatto il proprio tempo,Debra Feuer come partner non è granchè,la sceneggiatura,oltre a presentare momenti di gran stanca,con una citazione piuttosto impropria di "Intrigo internazionale",non è corredata da alcuna idea brillante,la regia è nulla,e sulla confezione ci sarebbe molto da ridire,con scene fatte malissimo,una recitazione dilettantesca,ed un ritmo praticamente assente. Il pubblico,che aveva fatto avere incassi importanti alle precedenti pellicole con il Molleggiato,si scopre stanco del solito filmetto messo insieme per essere cucito addosso alle svirgolate del divo,e fa sì che "Il burbero" sia un fiasco.Di qui,la conclusione dell'avventura sul grande schermo di un personaggio di talento,magari non sempre sfruttato bene.

sabato 3 luglio 2010

I GUERRIERI DELLA PALUDE SILENZIOSA ( Southern comfort,USA 1981)
DI WALTER HILL
Con POWERS BOOTHE,KEITH CARRADINE, Fred Ward,Brion James.
AZIONE
Prolificissimo negli anni Ottanta,Walter Hill girò diversi lungometraggi di successo, e se quello non riscontravano,a volte,hanno fatto da base e ispirazione per altri cineasti attivi nel genere azione."I guerrieri della palude silenziosa",in originale più efficacemente "Southern Comfort",con una punta di tragica ironia,visto lo svolgimento della storia, fu programmato tantissimo dopo poco tempo sulle tv private (RTV38 lo mandava in onda un mese sì e due no),richiama "I guerrieri della notte"nello spunto del gruppo di combattenti che devono giungere alla salvezza lungo un percorso irto di pericoli che li falcidierà,ancora più violentemente che nel film sulle bande di teppisti.Le desinenze vengono anche,naturalmente,da "Un tranquillo weekend di paura",con una comunità retrograda e barbara che uccide animali e uomini con la facilità di chi usa farlo abitualmente.Ben interpretato da un pugno di caratteristi di spicco,si svolge in una foresta che non è dissimile da quella in cui Stallone in "Rambo" si tramuterà da cacciato a cacciatore,è ambientato in Louisiana ma potrebbe essere il Vietnam,la Corea o l'Afghanistan perchè è un non-luogo che come schermo dal mondo reale (l'elicottero) usa gli alti alberi che la compongono:e via via perdendo componenti in modo più o meno efferato,tra mortali trappole e follia che serpeggia,lo sparuto drappello di uomini della Guardia Nazionale cerca una via d'uscita da una dimensione pazza e cupa.Fino ad un finale cruento,di altissima tensione,giocato sulle note di un allegra melodia cajun in idioma francofono,tra esplosioni di sanguinaria violenza e rituali antichi,di un popolo fiero del proprio ignorante isolamento,ostile a priori e pronto al massacro di chi viene fuori.Metafora sempiterna delle comunità dominate dalla grettezza che spinge a non accettare,ad annichilire chi è esterno,come chi fa riti celtici,per parlare di cose vicine a noi,"I guerrieri della palude silenziosa" è un gran film d'azione espresso a ritmo irregolare,che sa tenere lo spettatore in una crescente presa di coscienza dell'attitudine feroce dell'umanità lasciata senza controlli.

venerdì 25 giugno 2010

ULTIMO MINUTO ( I,1987)
DI PUPI AVATI
Con UGO TOGNAZZI,Elena Sofia Ricci,Massimo Bonetti,Lino Capolicchio.
DRAMMATICO
Apprezzato parecchio dalla critica alla sua uscita, poco dopo "Regalo di Natale",rappresenta l'ultima interpretazione di livello di Ugo Tognazzi e viene spesso citato come uno dei pochi film italiani sul calcio ben fatti.A parte che di calcio giocato non se ne vede praticamente per niente,salvo qualche pallonata e la panchina della squadra della quale il manager interpretato dall'attore cremonese è ufficioso curatore,il film non è male,ma presenta certi difetti tipici e inguaribili del cinema di Avati a tal punto da renderlo sopravvalutato,se si considerano le ottime recensioni lette a proposito. Punteggiato da una colonna sonora retorica ed elegiaca,spesso fuori luogo (è una rielaborazione dell' "Alèè-oò" da stadio con echi melensi,di Riz Ortolani),"Ultimo minuto" sovrappone questioni private e conduzione dei giochi,spesso poco puliti,dietro al mondo del pallone,con una società debole,che per rimanere in serie A deve intrallazzare,soprattutto nell'operato del protagonista:la buona prova di Tognazzi non basta,però, ad elevare il film,che si mantiene ambiguo,quasi a sostenere che se fatte con il cuore,combine e cose losche siano accettabili.Avati giunge al finale quasi da inconsapevole di come funziona un campionato:alla quarta giornata pensa che un goal al novantesimo risolva i problemi?Ed il resto del torneo?In una nazione "malata" di calcio,curiosamente,il vero film sul mondo del pallone preso a pedate manca ancora.

sabato 19 giugno 2010

IL MISTERO DI BELLAVISTA (I,1985)
DI LUCIANO DECRESCENZO
Con LUCIANO DE CRESCENZO, Marina Confalone,Sergio Solli, Renato Scarpa.
COMMEDIA
Ricordo che ai tempi dell'uscita,a Natale '85,che fu il flop delle feste natalizie,sebbene il precedente "Così parlò Bellavista",uscito la stagione prima,fosse tra i maggiori incassi dell'anno:certo,ci fu lo strapotere del secondo "Rambo",la terza avventura degli "Amici miei",ma se De Crescenzo pensava di bissare l'effetto del suo best-seller letterario portato in modo appiccicaticcio sullo schermo,aveva preso un granchio colossale.Basato,ma parecchio alla lontana,sull'altro libro decrescenziano "Oi dialogoi" (che è una lettura gradevole), "Il mistero di Bellavista" ripropone un'altra esaltazione della "napoletanità" tutto sommato esaltandone la particolarità,la naturale insofferenza alle regole, la filosofia (a dire dello scrittore-regista) insita in ogni napoletano che si rispetti,l'approccio alle cose mai troppo coinvolto e che lascia le cose come stanno,ma in fondo va bene così. Senza pensare che un "omaggio" a Napoli così concepito non lo scriverebbe neanche Borghezio,onde sottolinearne i motivi per cui un leghista non ci andrebbe mai a vivere,e non solo lui. Girato sconclusionatamente,spicciola lezioncine di vita e di "savoir pensèr" con autocompiaciuta,pesante esasperazione del prenderla alla leggera, fatto di stacchetti e siparietti senza gran concatenazione,è andato male al botteghino,e onestamente se lo meritava.

LEGAMI! (Atame,ES 1989)
DI PEDRO ALMODOVAR
Con ANTONIO BANDERAS,VICTORIA ABRIL,Francisco Rabal,Loles Leon.
GROTTESCO
Arrivato subito dopo l'esplosione a livello internazionale del successo di Almodòvar,già da qualche anno apprezzato dai cinefili per la carica irriverente e la cifra molto personale del suo cinema, "Lègami!" è una commedia grottesca con forte connotazione erotica,che prevede un amour fou che si tramuta in sentimento accettato e sostenuto da entrambi le parti.I fascinosi Banderas e Abril vivono una relazione che definire atipica è poco,dato che l'uomo,orfano e rimasto in un istituto di igiene mentale per anni,esce e rapisce l'ex-divetta del cinema porno che ammirava dentro casa di lei, legandola e attendendo che provi amore per lui. Benchè paradossale e azzardata,la situazione lentamente prende il verso voluto dal protagonista,ma la sceneggiatura tiene sulla corda lo spettatore non garantendo mai,fino alle scene finali,se la donna finge di innamorarsi per aspettare di fuggire alla prima occasione,o davvero è conquistata dall'estremo amore che lo squinternato le dichiara a spron battuto.Rispetto all'appena precedente "Donne sull'orlo di una crisi di nervi",il film non ha la medesima carica vitale,nè una sceneggiatura altrettanto pepata:ben recitato da due conclamati sex-symbol iberici,si chiude prevedibilmente su un lieto fine che probabilmente anni prima avrebbe spiazzato del tutto il pubblico,ma considerata la vena anticonformista (all'origine) del suo autore,è quello che meglio si adatta al racconto.Tutto sommato si guarda bene,ma non incide moltissimo.

lunedì 14 giugno 2010

ARRIVANO I BERSAGLIERI (I,1980)
DI LUIGI MAGNI
Con UGO TOGNAZZI,Giovanna Ralli, Ombretta Colli, Vittorio Mezzogiorno.
COMMEDIA Nella sua esplorazione della Roma papalina e della sua Storia,Luigi Magni si occupò anche dell'arrivo dei bersaglieri,a rappresentare il giovane stato italiano che irrompeva nella statica bolla fuori dal tempo a radice pontificia che era la futura capitale nostrana. Quasi interamente ambientato in un palazzo patrizio, "Arrivano i bersaglieri" vorrebbe raccontare dell'impatto della nuova nazione su una mentalità conservatrice,le trame che conducono al papato,intrallazzi tra nobili e la forza della Storia che cambia le cose.Solo che Magni sembra già in fase declinante,perchè il racconto propone più luoghi comuni che personaggi,dalla serva saggia e fedele alla moglie fedifraga,per tacer del prete scroccone e della figlia ribelle. Inoltre,Ugo Tognazzi nei panni del nobile romano recalcitrante ad accettare l'annessione all'Italia è uno dei più clamorosi casi di miscasting,ed è curioso constatare che il regista abbia voluto il grande attore cremonese per una parte molto più nelle corde di un Mastroianni o di un Manfredi. Nonostante tutto,un film tra i meno interessanti del regista romano,che sembra un pò una summa di molto suo cinema,ma che ne sottolinea gli aspetti più scontati, con un'abbondanza di sottolineature del lato sentimentale della vicenda che rischia di far diventare melensa l'operazione.

venerdì 11 giugno 2010

TEMPI MIGLIORI (The best of times,USA 1987)
DI ROGER SPOTTISWOODE
Con ROBIN WILLIAMS,KURT RUSSELL,Pamela Reed,Donald Moffat.
COMMEDIA Uscito in Italia dopo il successo di "Good morning,Vietnam",ma direttamente in video,"The best of times" si basa su uno spunto non nuovo ma sempre accattivante,quale l'occasione di ridiscutere il presente rigiocandosi una chance che in passato ha dato cattivi risultati ed ha influenzato l'esistenza dei protagonisti. Qui si parla proprio di giocare,perchè il benestante ma frustrato Robin Williams da anni è tormentato da una palla persa durante una finale di football americano che secondo lui è la sua grande occasione andata male,e con un trucco di quelli bassi riesce a stimolare una pigra vecchia squadra a rimettersi insieme per affrontare gli antichi rivali. Spottiswoode,che all'epoca del film,godeva ancora dei crediti riscossi per "Sotto tiro",allestisce una commediola blanduccia,che non sa sfruttare la bravura degli interpreti per dare spessore ad una storia che si rivela,infine,quasi puerile nello svolgimento. Dignitoso,diligente,ma prevedibilissimo e quasi mai davvero divertente.

lunedì 31 maggio 2010

IL GIOCO DEL FALCO ( Falcon and the Snowman, USA 1984)

DI JOHN SCHLESINGER

Con TIMOTHY HUTTON,SEAN PENN,David Suchet,Dorian Harewood.

SPIONAGGIO/DRAMMATICO



Dalla vera storia di due giovani amici ed ex compagni d'oratorio che a metà anni Settanta vennero processati ed incarcerati con pene pesantissime da scontare(uno addirittura a vita) per aver intrallazzato con i servizi russi,con scarso peso oltretutto, John Schlesinger girò un thriller spionistico che guarda più a Le Carrè che a James Bond:l'azione nel suo film è quasi nulla, semmai c'è la tensione di attendere fino a che punto lo spacciatore e fragile Sean Penn può compromettere l'amico Timothy Hutton,entrato nell'indotto CIA ma critico verso il proprio paese. Rispetto ad altri classici del genere,"Il gioco del falco" non incide più di tanto, mostrando spesso una regia non pronta a cogliere il conflitto psicologico tra i due amici, e neanche abilissima a gestire con sufficiente scioltezza il meccanismo narrativo. Semmai, tra le righe, è avvertibile lo sgomento dinanzi alla mentalità di un paese che chiude in carcere due giovani che sono andati contro le regole e sono potenzialmente dei traditori, ma hanno commesso un'inezia in un gioco più grosso di loro, e invece spesso ha commesso orrori soprattutto in Sudamerica e altri lati del globo,spalleggiando regimi di tortura,strage e omicidio di Stato. Sul piano attoriale,qui meglio il composto sdegno di Hutton della nevrastenia sopra le righe di Penn,anche se guardandoli insieme, è curioso notare quanto il primo sia partito col botto e poi divenuto un attore di seconda fila,mentre l'altro al contrario sia partito più apparentemente più svantaggiato e sia divenuto il magnifico interprete capace di vincere ben due Oscar a distanza di pochi anni.La cosa più memorabile dell'operazione tuttavia rimane "This is not America" del duo David Bowie/Pat Metheny.


domenica 25 aprile 2010

LO SQUARTATORE DI NEW YORK ( I,1982)
DI LUCIO FULCI
Con JACK HEDLEY,Almanta Keller, Andrea Occhipinti, Howard Ross.
THRILLER Vietatissimo, giudicato spesso come uno dei thriller all'italiana più violenti di sempre (addirittura c'è chi ha scritto che è il più violento mai uscito), "Lo squartatore di New York" fa parte del periodo in cui Lucio Fulci,con probabilmente più soldi a disposizione,girava negli Stati Uniti a ripetizione horror e thriller che tuttavia trovavano un mercato internazionale ampio, mentre magari in patria non arrivava più in là del settantesimo posto nella classifica degli incassi stagionali. Cupissimo,nonostante l'eliminazione finale del pazzo assassino, per la scena conclusiva veramente disperata, il film è messo insieme tenendo d'occhio vagamente la trama gialla del detective un pò stazzonato (l'attore assomiglia bizzarramente a Dario Baldan Bembo) che si ritrova sulle tracce di un serial killer che lo sfida personalmente, con uccisioni crudelissime a profusione, con accanimento folle sulle vittime,tutte donne sessualmente disponibili:quasi a sostenere una vena perversamente moralizzatrice del maniaco, la città di New York viene dipinta in modo sordido, con il sesso vissuto come una cosa squallida e ricercata con gusto del piacere vizioso.Celebrato da molti appassionati come un cult, il thriller fulciano è mal musicato, fotografato con strana sciattezza da un solitamente dedito alla colorazione forte come Luigi Kuveiller, scritto con trasandatezza e attraversato da dialoghi quasi stordenti nella loro pressapochistica approssimazione. Nonostante le macabre scene d'impatto,non c'è suspence,quasi a giustificare un lungometraggio esistente più che altro per disturbare l'occhio di chi osserva, con dovizia di particolari rivoltanti:un pessimismo oltre ogni limite marchia l'intera pellicola, ma se il senso era la contemplazione dell'ingiustizia della sorte che non risparmia crudeltà verso gli innocenti, lo spettatore non rileva il peso della cosa, ma ricorderà più che altro i momenti in cui ha dovuto distogliere lo sguardo.

venerdì 23 aprile 2010

PHILADELPHIA EXPERIMENT (The Philadelphia Experiment,USA 1984)
DI STEWART RAFFILL
Con MICHAEL PARE',Nancy Allen,Bobby Di Cicco,Eric Christmas.
FANTASCIENZA In Italia fece una comparsata o poco più nelle sale,ed ebbe maggiori fortune nel mercato home video, dove conquistò consensi e simpatie,visto che c'era,ai tempi, chi lo paragonava a "Ritorno al futuro" addirittura ritenendolo forse meglio. Senza scomodare quella chicca di Zemeckis, c'è da dire che lo spunto di "Philadelphia Experiment" non è niente male, anche se il fatto del viaggio spazio-temporale con una nave militare di mezzo assomiglia non poco al di poco precedente "Countdown":solo che,a parte quello, nel film non c'è granchè di memorabile.Non gli interpreti, tra i quali un Michael Parè nella sua stagione decisiva, ma che dimostrò che un bel ragazzo non sempre diviene una star, nè una stinta Nancy Allen reduce dalle sue collaborazioni con l'allora partner Brian De Palma, nemmeno gli effetti speciali, già vecchiotti se paragonati a quelli dei coevi "Ghostbusters" e "Indiana Jones e il tempio maledetto".La regia del modesto Stewart Raffill, su un'idea alla quale si appassionò John Carpenter,che pare dovesse dirigere la pellicola, tanto da produrla, è manieristica, non costruisce tensione nè pathos,e non sfrutta a dovere le occasioni possibili di due giovani degli anni Quaranta catapultati nell'era post-Vietnam. Ne fu fatto,nove anni dopo,un sequel che è stato praticamente trasmesso solo in tv.

lunedì 29 marzo 2010

ALBA ROSSA ( Red dawn, USA 1984)
DI JOHN MILIUS
Con PATRICK SWAYZE, CHARLIE SHEEN, JENNIFER GREY, LEA THOMPSON.
AVVENTURA/GUERRA
Se un film di Norman Jewison si intitolava "Arrivano i russi!Arrivano i russi!", in questo di John Milius sono già arrivati, accompagnati da cubani e nicaraguensi e hanno fatto terra bruciata di buona parte degli States, invadendo e uccidendo sommariamente schiere di americani catturati e massacrati;scritto dal regista assieme a Kevin Reynolds (sì, quello di "Fandango" e "Waterworld"), "Alba rossa" immagina un'invasione a tappeto degli Stati Uniti in quattro e quattr'otto, con la colpevole neutralità dell'Europa, salvo i cugini britannici, e una resistenza partigiana formata da un gruppo di giovanissimi che riescono a contrastare aspramente i malvagi rossi che senza alcun rispetto per un qualsiasi codice di guerra uccidono e umiliano i coraggiosi figli d'America. Se da una parte il film sembra pensato da due ragazzini venuti su in una famiglia di ultraconservatori incattiviti, anche per la faciloneria risibile con cui è descritta la lotta contro gli invasori, e sono caratterizzati gli stessi, è pur vero che è rintracciabile a tratti una mano registica di valore, anche solo per la qualità delle riprese, inimmaginabili in altri prodotti del genere,come "Rambo 2" e "Missing in action". Si dirà che Milius vale dieci volte Cosmatos e Zito messi assieme, ma è difficile non prenderla sul ridere assistendo alla realizzazione di un copione demenziale,seppur messo assieme con una fervida convinzione patriottica, e contemporaneamente notare come certi movimenti della macchina da presa non siano certo da definire dozzinali. E comunque si parla di un film concepito,realizzato ed uscito in piena era reaganiana, un quarto di secolo fa:oggi alla pericolosità stratosferica del comunismo in potenziale agguato ci crede,a parole,solo Berlusconi...