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lunedì 12 settembre 2011

L'ARCIDIAVOLO ( I,1966)
DI ETTORE SCOLA
Con VITTORIO GASSMAN,Claudine Auger,Mickey Rooney,Gabriele Ferzetti.
COMMEDIA
Durante i primi anni in cui faceva esperienza come regista,dopo aver ottenuto ottimi risultati come sceneggiatore,Ettore Scola spesso lavorò con Vittorio Gassman,ben nove collaborazioni le loro,costruendo copioni spesso tagliati ad hoc per essere adatti al Mattatore.Questa commedia in costume,che parte da un vero spunto storico,la cercata riconciliazione tra Roma e Firenze sul finire del '400,prevede le malefatte di un diavolo mandato in terra di Toscana a mettere i bastoni tra le ruote al Magnifico,per diletto e dispetto da parte di Satana,seduttore di donne e sbeffeggiatore di nobili e cavalieri.Il film parte abbastanza bene,l'ambientazione è curatissima,e specialmente i costumi sono degni di plauso per colori ed elaborazioni,ma Scola,forse per ancor scarsa dimestichezza con la conduzione degli attori,lascia troppa corda a Gassman,che strafà,fa un numero da istrione scatenato con il suo Belfagor,con risatacce diaboliche modulate degne di una recita da fine anno scolastico,un Mickey Rooney spalla del protagonista che risulta più fastidioso che divertente,una versione di Lorenzo de'Medici cui Ferzetti non infonde alcuna simpatia,ed un finale sentimentaleggiante assolutamente non convincente,in cui il demonio cade per amore e diviene genero affidabile. Volenterosi gli effetti speciali,ma di scarsa resa,ed una colonna sonora vagamente beateggiante,per una commedia di poco conto,nonostante i nomi presenti.

venerdì 12 agosto 2011

OPERAZIONE SAN GENNARO (I/F/D,1966)
DI DINO RISI
Con NINO MANFREDI,Senta Berger,Harry Guardino,Mario Adorf.
COMMEDIA


Tra i maggiori incassi della stagione 66/67,"Operazione San Gennaro" è stato,soprattutto in passato,spesso trasmesso con buon seguito in tv:coproduzione italo-franco-tedesca,vede la compartecipazione di Totò in un ruolo breve ma importante,e la bella Claudine Auger venire dritta dai set di James Bond,a far da corollario al piano di due americani per rubare il tesoro di San Gennaro,e per realizzare il colpo contattano il trafficone Dudù,un baffuto Nino Manfredi,con la sua cricca di lestofanti di buon cuore,sostanzialmente,che hanno i loro problemi a compiere un reato contro il santo protettore amato da ogni napoletano.Costruito sulla realizzazione del furto,come era in voga in quegli anni,si veda il "Colpo grosso" di Sinatra & Co.(l'originale "Ocean's eleven") ed il successo nostrano dei "Sette uomini d'oro" vicariani,questo film è un Risi minore,in cui il mordente del grande regista delude un pò,rendendo la pellicola gradevole,ma scarsamente memorabile,evidenziando una fase meno felice per l'autore de "Il sorpasso",che aveva già dato il suo meglio.Bella la Berger,isterico Guardino,a proprio agio Manfredi,e lo rifarà in seguito,con l'accento napoletano.



CHI SI FERMA E' PERDUTO (I,1960)
DI SERGIO CORBUCCI
Con TOTO',PEPPINO DE FILIPPO, Aroldo Tieri,Alberto Lionello.
COMMEDIA


I due colleghi di lungo corso Guardalavecchia e Colabona sono dediti a fare,con molta calma,pratiche nella ditta di spedizioni ove lavorano da decenni,facendo scherzi ai clienti più uggiosi (il ricco e sordo che puntualmente viene maltrattato con il sorriso dai due il più divertente),ma quando si prospetta forse un cambio in direzione,sgomiteranno non poco,facendosi dispetti e cattiverie di ogni tipo per mettersi in difficoltà l'un l'altro.Esile il canovaccio,abilissimi nel darsi la battuta Totò e Peppino De Filippo,comunque corredati di bravi interpreti a far da comprimari (oltre ai consueti Castellani e Tieri,da registrare un Alberto Lionello molto giovane),regia "pratica" di Sergio Corbucci.Si ride,ma la storia scappa di mano alla sceneggiatura,concludendo in un'arruffata girandola di qui pro quo da pochade il film.Peccato,perchè ci sono situazioni,soprattutto nella parte iniziale,esilaranti,ed alla fine,si evidenziano pochissimi personaggi positivi,perchè,per tornaconto personale,o indefessa tendenza a comportarsi male,pure l'apparentemente integerrimo funzionario Aroldo Tieri sarà della partita,ognuno dei caratteri in scena mostra meschinità,malizie e prepotenza.



giovedì 28 luglio 2011

MADE IN ITALY ( I,1965)
DI NANNI LOY
Con ALDO FABRIZI,NINO MANFREDI,ALBERTO SORDI,ANNA MAGNANI.
COMMEDIA

La satira sui mille vizi e difetti degli italiani travolti dall'effetto del Boom fu fautrice di tanto ottimo cinema brillante coevo,ispirando menti attive e capaci di una salutare ironia che dipinge bene i riflessi di questa celebratissima "golden age" italica:con sceneggiatura di Scola e Maccari,uno dei migliori abbinamenti per stendere una sceneggiatura dell'epoca,Nanni Loy girò un film con una trentina di episodi,qualcuno più esteso,altri di pochissimi minuti per pennellare vari tipi italici e cercare di descrivere quel momento nazionale con la forte tentazione di riderne. Al di là della pretenziosità di fondo,perchè trenta segmenti sono troppa roba per chiunque,quella di "Made in Italy" è una satira che non morde,non punge,non fa effetto,le occasioni di divertimento,nonostante la professionalità del cast,sono scarse,ed il quadro generale lascia la sensazione di troppi spunti mal sfruttati. Tra i vari episodi,non male quello della Magnani che con famiglia appresso cerca di uscire la domenica scampando al traffico letale,ma è un pò tirato per le lunghe,così così quelli di Chiari seduttore bugiardo e Manfredi malcapitato nelle grinfie della pubblica amministrazione,abbastanza simpatico quello con Sordi marito fedifrago che rivolta la frittata facendo la vittima.Ma il migliore,e più amaro,è quello che vede Aldo Fabrizi padre speranzoso per la carriera del figlio laureato,mal ripagato dall'aver viziato troppo il ragazzo,che non ne azzecca una per eccessiva fiducia in se stesso.Non uno dei migliori film ad episodi usciti in quegli anni,nonostante le premesse.

sabato 21 agosto 2010

COLAZIONE DA TIFFANY ( Breakfast at Tiffany's, USA 1961)
DI BLAKE EDWARDS
Con AUDREY HEPBURN,GEORGE PEPPARD, Patricia Neal, Martin Balsam.
COMMEDIA

Truman Capote scrisse un romanzo breve intitolato "Colazione da Tiffany",nel quale,con la velenosità che gli era tipica,dipingeva efficacemente la vacuità di un "bel mondo",nel quale come pesci in un acquario troppo affollato si agitano e muovono esseri umani in cerca di affermazione,buone frequentazioni e quant'altro. Blake Edwards,su una sceneggiatura ampiamente elaborata da George Axelrod, realizza una commedia ad alto tasso di amarezza che pare più "wilderiana" di molto suo cinema,annettendo un lieto fine che in Capote non poteva essere,il quale non cancella la drammaticità di molti passaggi del racconto. Storia d'amore incontrollato tra due cuori soli,più che solitari, la commedia inanella una descrizione d'ambiente efficacissima e piuttosto acida ad un romanzo di formazione sentimentale tra due persone scafate e portatrici di una corazza dentro la cassa toracica per impedire a se stesse di rischiare qualcosa nella selva umana in cui hanno scelto di vivere. Belli e aggraziati,la Hepburn e Peppard sfoderano un'alchimia attoriale eccellente,sebbene,come scrisse anche qualche critico all'epoca,l'interprete de "Gli occhi della notte" e "Sabrina" non rispondesse nel fisico e nella gestualità al personaggio della pagina scritta,ma la classe e la bravura di Audrey impongono lei come assoluta Holly/Lullaby. Un gatto rosso è l'unico punto di riferimento del mondo affettivo della ragazza,che ha un passato gentile da tenere nascosto, e la nobiltà d'animo fondamentale del giovane scrittore che si è perso nelle agiatezze della grande città viene fuori,nonostante tutto lo strabordante cinismo che serve per sopravvivere a certi livelli:commedia di sentimenti repressi eppure tanto forti da riemergere, intrisa di svolte drammatiche e sferzanti, ha la magnificenza evergreen di un classico sincero,in cui la profondità di sguardo dell'autore si amalgama al ritmo della narrazione. Da antologia assoluta la scena della festa nell'appartamento,con l'emblematico particolare della signora che ride ubriaca conversando con la propria immagine allo specchio,ritrovandosi poco dopo a piangere verso se stessa,affranta e in piena crisi.

sabato 3 luglio 2010

IL GRANDE SILENZIO (I,1968)
DI SERGIO CORBUCCI
Con JEAN-LOUIS TRINTIGNANT,Klaus Kinski,Vonetta McGee,Frank Wolff.
WESTERN

Ambientato in un bianco di neve immoto e mortale,"Il grande silenzio" è tra i più considerati esempi degli spaghetti western, da recensori vari e appassionati del genere:si svolge in Utah ma è girato a Cortina d'Ampezzo,ad opera di Sergio Corbucci,quasi a simboleggiare una virata all'indietro per i canoni tipici del mondo dei pistoleros e dei cavalli da marchiare.L'eroe non è tale,ma è un antieroe,vulnerabile al punto di non riuscire a difendere la donna con cui ha una relazione(sacrilegio,per i personaggi così!),cerca di non uccidere ma fa saltare via i pollici ai nemici per impedir loro di maneggiare mai un'altra volta una pistola,sceglie di affrontare in condizioni disperate l'avversario,e non troverà una bella fine.Corbucci,dopo "Django",mette su un altro western violento,con situazioni ancor più crudeli di quelle dei film di Leone,mantiene la caratteristica delle mani dei personaggi principali martoriate (nel lavoro precedente quelle di Franco Nero maciullate dagli zoccoli dei cavalli come tortura,qui tra quelle mutilate e quelle del protagonista trafitte dagli spari ce ne sono abbastanza), e si avvia verso un finale assolutamente non lieto,dove il Male trionfa e una violenza che non tiene conto di alcuna pietà prende campo.Forse un tantino sopravvalutato,con qualche punto morto,ma in effetti adulto e consapevole della frequente ingiustizia dei casi della Storia e del Fato,"Il grande silenzio" è intepretato da un intenso e stranito Trintignant,che recita col volto,da un Kinski dal sorriso femmineo e perverso,purtroppo mal doppiato,e si contano anche Frank Wolff,Vonetta McGee,Mario Brega e Marisa Merlini.Interessante,ma non un grande western,come si è letto spesso.

giovedì 20 maggio 2010

A PIEDI NUDI NEL PARCO ( Barefoot in the park,USA 1967)
DI GENE SAKS
Con JANE FONDA,ROBERT REDFORD, Charles Boyer, Mildred Natwick.
COMMEDIA

Dopo averli messi assieme in ruoli importanti ma di contorno ne "La caccia" di Arthur Penn, gli uffici di casting ricomposero la coppia Jane Fonda-Robert Redford in questo adattamento per il cinema di una piece teatrale di successo dell'autore di commedie all'epoca più in voga in assoluto,il Neil Simon che creò tra altre cose anche "La strana coppia". Sposi novellissimi, Cory e Paul dopo la luna di miele (passata completamente in una camera d'albergo) si scontrano con problemi di convivenza che li portano in brevissimo tempo a sfiorare la rottura, con inserimenti di un vicino di casa anziano dallo spirito avventuroso e della mamma di lei, "perbenino" ma disponibile a rivedere i propri punti di vista e abitudini. Il film è ben recitato,ma risente fin troppo della sua origine teatrale,nonostante ci siano alcune parentesi fuori dall'appartamento della coppia di protagonisti, del resto Gene Saks non è stato esattamente un regista rimasto nella storia del cinema per il proprio stile. Per quanto riguarda il copione,con tutta la simpatia per i protagonisti, il personaggio di lei non è che sia anticonformista,ma spesso irritante con tutti i suoi colpi di testa e picche. Simpatico,ma un pò vecchiotto nell'insieme,suscita sorrisi,ma entusiasmo neanche tanto.

lunedì 12 aprile 2010


TOM JONES ( Tom Jones,GB 1963)
DI TONY RICHARDSON
Con ALBERT FINNEY, Susannah York,Hugh Griffith,Diane Cilento.
COMMEDIA
Dal corposo romanzo di Henry Fielding, la versione per il grande schermo diretta da Tony Richardson si guadagnò ben quattro premi Oscar tra i quali la statuetta il miglior film dell'anno:in Italia ebbe una distribuzione non impeccabile,che ne fiaccò probabilmente le possibilità di successo popolare, e a tutt'oggi non è tra i classici degli anni Sessanta più menzionati.Vale la pena però di vederlo,anche e soprattutto per il taglio da "free cinema" ad una produzione desunta comunque da un classico della lettaratura, con inquadrature modernissime, un ritmo accelerato in alcune sequenze, un frullare di erotiche tentazioni e un'ironia solida per tutta la durata del racconto. La scena della seduzione gastronomica, fatta di sguardi eloquenti e mugolii gaudenti è giustamente considerata una chicca dell'Eros al cinema:e il bello è che pur non disdegnando grazie femminili differenti,infine si compie,come nelle favole più eterne, il compimento dell'amore tra il protagonista e la vivace signorina che si era prefisso di impalmare. Se si vuole quasi un controcanto brillante della cupezza lucida e filosofica di "Barry Lyndon", comunque una buona commedia in costume con un bravissimo Albert Finney, scanzonato avventuriero che vive le cose col cuore in barba agli avidi e ai maldicenti.

lunedì 29 marzo 2010

CUL-DE-SAC ( Cul-de-sac, GB 1966)
DI ROMAN POLANSKI
Con DONALD PLEASENCE, LIONEL STANDER, FRANCOISE DORLEAC, Jack McGowran.
GROTTESCO
Orso d'Oro a Berlino, "Cul-de-sac" giunse dopo l'affermazione soprattutto critica di "Repulsion", un horror modernissimo e a tutt'oggi uno dei più riusciti film sulla paranoia:molto meno diffuso e conosciuto oggi di altri classici polanskiani,quali ad esempio "Per favore non mordermi...", "Chinatown", "Rosemary's baby", è un lungometraggio a forte impronta grottesca, in cui un'unità di luogo come il maniero abitato da una coppia non molto normale, formata dall'ex abbiente Donald Pleasence e dalla fascinosa non fedele Francoise Dorleac, ospita un gioco dei ruoli a tratti surreale, e virante verso il dramma finale dopo l'arrivo del gangster male in arnese Lionel Stander. L'autore, come riconosciuto da molti spettatori, estrapola da Beckett e Ionesco l'assurdità delle situazioni, imbastendo un gioco al massacro che riguarda sia la coppia messa insieme quasi per sbaglio, che l'ospite indesiderato, in attesa di chi lo dovrebbe venire a prendere ed invece scivolato in quello che appunto è un "cul de sac", una trappola,benchè maestosa come il castello in cui la storia si svolge:e le scene in cui è manifesto lo humour marcato di slavo del regista,come quell'automobile con il bandito ferito che non può muoversi mentre monta la marea intorno, quegli ospiti di riguardo trattati a pesci in faccia, sono le migliori di una pellicola interessante nel percorso dell'autore franco-polacco,ma che non è tra le cose più belle da lui girate. Benchè spesso ispirato, la giravolta drammatica del finale smorza gli entusiasmi circa la cifra raggiunta di nonsense:ottimi gli interpreti, sia il petulante Pleasence, che la selvatica Dorleac, sorella della più celebre Catherine Deneuve, scomparsa purtroppo ancor giovane in un incidente automobilistico, fino al burbero gaglioffo di Stander, tutti stanno al gioco del regista con la disponibilità tipica degli attori di razza.

mercoledì 24 marzo 2010

L'AMARO SAPORE DEL POTERE (The best man, USA 1964)
DI FRANKLIN J.SCHAFFNER
Con HENRY FONDA, CLIFF ROBERTSON, Lee Tracy, Edie Adams.
DRAMMATICO
Sceneggiato da Gore Vidal, che nell'analisi della scena politica americana romanzandola è stato un campione, "L'amaro sapore del potere" si inserisce a pieno titolo nella grande tradizione del cinema di impegno civile. Secondo lungometraggio per Franklin J.Schaffner, che trovò ampio successo anni dopo a partire da "Il pianeta delle scimmie", con un Oscar vinto per "Patton", il film mescola una critica acuta ad un sistema tendenzialmente corruttibile come quello politico ad un'analisi dei meccanismi che portano i candidati alla presidenza a essere presentati al popolo e alle sfide interne per le lotte di potere e potenziale affermazione, senza dimenticare un elogio dell'onestà e del dovere di scavalcare convenienze e accordi che tradiscono la fiducia degli elettori. Henry Fonda e Cliff Robertson si affrontano,l'uno rappresentante una coscienza ed un'etica che il Potere tende a voler soffocare per poter vivere meglio, l'altro uomo di facciata fondamentalmente marcio e privo di scrupoli: "Lei non ha rispetto per il prossimo: in un uomo è una tragedia,in un presidente un disastro." Ricco di dialoghi ficcanti e sciolti, "The best man" trova un altro ottimo interprete come Lee Tracy nel ruolo del presidente uscente, misto di durezza ,cinismo, e senso pratico:uno dei migliori lavori di un regista capace ma discontinuo.

lunedì 22 marzo 2010

SIERRA CHARRIBA ( Major Dundee, USA 1964)
DI SAM PECKINPAH
Con CHARLTON HESTON, RICHARD HARRIS, Senta Berger, James Coburn.
WESTERN

Uno dei cinemassacri, come anche "Il disprezzo" di Godard, più celebri della storia del cinema. E, visto che si parla di un film di Peckinpah, non si discute di quello che vediamo sullo schermo, ma di quello che ne è restato fuori: maltrattato da produttori, distribuzione americana e italiana, gira oggi in più versioni, perchè molto minutaggio è stato strappato via, dieci minuti qua, otto di là, peggiorando di fatto la fruizione del racconto e dell'intero film. Oltre tutto, quello che ne rimane è un western notevole,denso di sfide, rapporti di odio e amicizia intensissimi, in un'ottica volta al buio della sfiducia nel comportamento umano: se il protagonista, il maggiore Dundee, è un uomo fondamentalmente vile, i cui piani escogitati non troveranno la via dell'affermazione, e coraggiosa è la scelta di un american hero per eccellenza nell'interpretare un ruolo così venato di negatività e debolezze, le simpatie di regista e pubblico vanno piuttosto al perdente di classe Richard Harris, che in una perfetta parabola peckinpahiana, odia l'ex-amico Dundee quanto gli è affezionato e, sebbene debba prestare aiuto,lui sottufficiale sudista, a un plotone malmesso di nordisti. Le troppe ellissi narrative che soprattutto nella seconda parte evidenziano i rimaneggiamenti e i colpi di cesoia allo scorrere del racconto condizionano il giudizio sul film, che rimane comunque un classico maledetto e pieno di pagine di grande cinema:i difficili rapporti di Peckinpah con produttori e collaboratori vari sottolineano comunque la forza di un non allineato,che al terzo film già girava con forza e epica dell'immagine rare da trovare in giro.

venerdì 26 febbraio 2010

WEST SIDE STORY ( West Side Story, USA 1960)
DI ROBERT WISE E JEROME K.ROBBINS
Con NATALIE WOOD, RICHARD BEYMER, Rita Moreno, George Chakiris.
MUSICALE/DRAMMATICO

Oscar a pioggia (dieci statuette) su uno degli adattamenti cinematografici per un musical tra i più famosi di sempre, codiretto dall'esperto Robert Wise e dal coreografo Jerome Robbins: in effetti, visto comunque mezzo secolo dopo la sua produzione, il film ha fascino e il suo punto debole è nelle scene più sentimentali, retoriche ed oggi molto datate. Però la qualità delle coreografie è alta, il tema degli odi razziali che portano ad una violenza assurda e cieca, come la morte di ragazzi per il predominio su un pezzo di quartiere, è sostenuto con passione civile forte, e le musiche conservano la loro bellezza e memorabilità. Adattamento dell'eterna suggestione di "Romeo e Giulietta" in versione allora modernissima, il film ha dalla sua una prospettiva stilistica d'effetto, ed è un musical in cui il passaggio-stacco brusco dal parlato al cantato non stona di brutto, come peraltro accade in altri classici: tra gli interpreti, notevoli Natalie Wood e Rita Moreno, mentre se pare un pò stucchevole l'unidimensionale Tony di Richard Beymer e plastico nelle pose George Chakiris. Tutti belli e dal talento danzante notevole,ma forse a livello di sceneggiatura si poteva lavorare anche meglio.

martedì 16 febbraio 2010

I PUGNI IN TASCA (I, 1965)
DI MARCO BELLOCCHIO
Con PAOLA PITAGORA, LOU CASTEL, Marino Masè, Pier Luigi Troglio.
DRAMMATICO
Alta crudeltà nel film d'esordio di Marco Bellocchio, vera e propria bomba che si abbattè sulla metà degli anni Sessanta, con un racconto di devastazione degli abituali canoni di Famiglia mai mostrato così, nel nostro cinema. "I pugni in tasca" aggredisce con aguzzo furore il più intoccabile dei tabù italiani,con inedita sfacciataggine:propositi suicidi, una madre non vedente spinta giù in un burrone, un fratello con problemi mentali annegato in una vasca da bagno,botte e una certa morbosità nei rapporti tra consanguinei, fino ad un finale cattivissimo, in cui qualcuno viene lasciato morire di una crisi epilettica senza concedergli un minimo aiuto, la noia che assilla e rende insane le relazioni di una famiglia guasta. Affilata e all'acido, quest'opera prima di un autore tuttora importante impone una visuale originale, che ancora oggi è disturbante, figuriamoci alla sua uscita: Lou Castel, specializzato in ruoli spesso ributtanti, e Paola Pitagora, qui affascinante ma anche sinistra, sono scelte sopraffine per il duo di fratelli senza cuore nè pietà, vipere allevate per mordere a morte chi si fida di loro. Girato in un bianco e nero livido, quasi liquido in alcuni momenti, è uno di quei lungometraggi che rivelano tutta la loro forza soprattutto appena dopo la visione, facendo rimuginare lo spettatore a lungo su ciò che ha visto.

domenica 7 febbraio 2010

LO SPACCONE ( The hustler, USA 1961)
DI ROBERT ROSSEN
Con PAUL NEWMAN, Piper Laurie, George C.Scott, Jackie Gleason.
DRAMMATICO

Tra fumo,sguardi torvi e avidi,colpi secchi delle stecche sulle palle da biliardo,soldi che girano e cinismo imperante,si snoda la vicenda di "Fast" Eddie Felson,giocatore di professione dal gran talento:da un romanzo di Walter Tevis,Robert Rossen ha realizzato questo film,mito di una generazione,con un Paul Newman in grande forma per un personaggio molto suo,un giovane bello ma dalla personalita'chiusa,che si adatta molto bene al cinismo dell'ambiente che frequenta,capace pero'di crescere e umanizzarsi dopo un fatto tragico che lo riguarda.Rossen dedica al biliardo giocato la giusta dose di scene,concentrandosi sulla storia vera di un campione che non conduce una bella esistenza,e che solo il suicidio di una donna amata piu'di quanto pensasse egli stesso imprimera'una svolta decisa alla sua vita:Newman da'una splendida prova d'attore,da antologia il quasi monologo finale,ma non gli sono da meno la tormentata Piper Laurie ,il massiccio Jackie Gleason,e un impietoso,salvo che per un attimo,George C.Scott,manager e poi traditore di Eddie Felson.Una relazione nata in un bar tra un avventore disinvolto e una ragazza claudicante che legge "Tropico del Cancro",un tradimento fuori scena,pollici spezzati dietro ad un vetro,un suicidio in bagno dopo aver scritto la propria condanna con un rossetto sullo specchio,uno scontro a parole dopo aver vinto inutilmente:"Lo spaccone è fatto soprattutto di queste cose.


giovedì 28 gennaio 2010

SE PERMETTETE PARLIAMO DI DONNE (I, 1964)
DI ETTORE SCOLA
Con VITTORIO GASSMAN, Sylva Koscina, Giovanna Ralli, Antonella Lualdi.
COMMEDIA Film d'esordio da regista del già apprezzato come sceneggiatore Ettore Scola, persegue lo schema del film ad episodi molto comune del periodo in cui è stato girato, con un interprete avvezzo a moltiplicarsi come Vittorio Gassman, alla prima collaborazione con il regista irpino. Come spesso accade a pellicole di questo tipo, non tutti gli episodi sono dello stesso livello:soprattutto, si nota l'ingenuità dell'opera prima di un autore comunque quasi sempre interessante e dotato di un acuto senso dell'osservazione nonchè di un umorismo aguzzo, una coda spesso superflua ad ogni episodio, che diluisce di troppo l'effetto comico mordace. Da citare perlomeno il segmento con la prostituta "per bene" Giovanna Ralli che vedi il caso è sposata con un antico compagno di scuola del protagonista, e quello con Walter Chiari gagà da sala da ballo che, sedotta la sorella di un Gassman compassato e non più freschissimo giovanottone, lo coinvolge nelle proprie "scorribande" da rimorchiatore scafato,ma non sempre la satira è azzeccata:di per contro si nota la bravura del regista e sceneggiatore nel dipingere con pochissimi tratti personaggi anche di contorno, traendone fuori veri e propri caratteri. Imperfetto,a tratti divertente, un pò dimenticato.

sabato 9 gennaio 2010

LA VENDETTA DI GWANGI( The valley of Gwangi, GB 1969)
DI JAMES O'CONNOLLY
Con JAMES FRANCISCUS, Gila Golan, Richard Carlson.
FANTASTICO/AVVENTURA

Questo era il genere di film che nella seconda fase delle televisioni non statali (non le telelibere di metà anni Settanta insomma) venivano trasmessi su Italia 1 in prima serata, come "Il serpente alato" ed altri capisaldi della medesima risma:produzione inglese, diretto da un poi svanito O'Connolly, contempla una trama discretamente di fortuna, con un circo messo male economicamente i cui gestori pensano di rigenerare con l'esibizione di animali preistorici scovati in una vallata misteriosa in Messico. A parte il fatto che i dinosauri sono presenti in esemplari unici, e l'unico animale più evoluto è il minicavallino che fa sì che la vallata venga scoperta, non si spiega il titolo italiano( come tante altre volte del resto): il tirannosauro Gwangi viene catturato e messo in gabbia, dopodichè scappa per poco, e trova la morte in una chiesa in fiamme. Dove sta la vendetta? Echi kingkonghiani a parte, rimane la bravura di Ray Harryhausen nel provare ad imprimere un pò di vita a questo filmetto inerte e poco sostanzioso, con i suoi modelli geniali di mostri a passo uno: può andar bene per cinefili incalliti, ma consigliarlo ad altri, non se ne vede motivo...

sabato 2 gennaio 2010

IL "GRINTA" ( True Grit, USA 1969)
DI HENRY HATAWAY
Con JOHN WAYNE, KIM DARBY, Glen Campbell, Robert Duvall.
WESTERN
I fratelli Coen ne hanno annunciato il remake, che vedrà Jeff Bridges nel ruolo dello sceriffo con benda sull'occhio, sbevazzone e dai modi trogloditi Rooster Cogburn: unico ruolo ad aver assegnato l'Oscar ad un già anziano John Wayne, quello de "Il Grinta" trovò posto anche in un seguito che fu tra le ultime pellicole girate dal Duca.Però pur se la firma è di quelle che hanno fatto grande il western e la collaborazione con una delle colonne del genere lasciava presagire un film di buon livello, "True Grit" nasce già vecchio per tempi narrativi, dialoghi e morale vagamente retrograda di fondo: in più, di prove superiori a questa Wayne ne ha fornite perlomeno una quindicina, mettendoci mestiere e poco più. Tra gli interpreti secondari spiccano due nomi importanti di lì a poco come Dennis Hopper e Robert Duvall, mentre Kim Darby sembrava avviata ad una carriera più sostanziosa. Hataway, altrove denso e capace di grandi sequenze, sembra esser messo totalmente al servizio dell'attempata star:e soprattutto, a convincere poco, è il sentimentalismo, non esattamente di prima qualità, che nel finale impazza quasi fossimo in un film di produzione disneyana del periodo, ma di quelli con gli attori, non i classici animati.

lunedì 14 dicembre 2009

TERRORE ALLA TREDICESIMA ORA(Dementia 13, USA 1963)
DI FRANCIS FORD COPPOLA
Con WILLIAM CAMPBELL, LUANA ANDERS, Bart Patton, Mary Mitchell.
THRILLER

E' l'opera prima di un grandissimo del cinema, ed in quanto tale per un cinefilo sarebbe buona cosa visionarla: thriller con venature orrorifiche, "Dementia 13" è il primo film di Francis Ford Coppola, che, provenendo da quella fucina di talenti che fu ciò che si mosse attorno a Roger Corman, adottò un taglio "indipendente" per questa storia di delitti e tare familiari, abbastanza cruenta per essere uscita all'inizio degli anni Sessanta. Nonostante la fotografia sia in bianco e nero, si ha spesso la sensazione di una luce limacciosa e lattiginosa, come il verde marcio dell'acqua più stagnante e sporca:ha i difetti rintracciabili di un esordio, una relativa prolissità nel proporre la trama e qualche momento interessante, con la parentesi piuttosto inquietante della stanza della bambina scomparsa nel lago, che contiene giocattoli poco piacevoli e inquadrati in modo tale da suscitare apprensione nello spettatore, come anni dopo faranno in tanti. Gli interpreti non sono straordinari, ma il film, pur appunto presentando varie pecche,e con poca suspence sull'autore dei delitti (immaginabile in modo abbastanza facile) si chiude in modo poco rassicurante,recuperando credito.

mercoledì 25 novembre 2009

GLI AMMUTINATI DEL BOUNTY ( Mutiny on the Bounty, USA 1962)
DI LEWIS MILESTONE
Con MARLON BRANDO, Trevor Howard, Richard Harris, Hugh Griffith.
DRAMMATICO/AVVENTURA

Versione numero due, o tre se si considera anche quella girata agli albori del cinematografo, del dramma sull'ammutinamento della nave Bounty guidato dall'ufficiale Fletcher Christian contro i soprusi alimentati dalla rigidità marziale del comandante Bligh, e penultima per ora, "Gli ammutinati del Bounty" di Lewis Milestone ottenne buoni incassi ma non riprese i costi:ci furono screzi sul set, molto alimentati dalla dimensione carismatica (e quindi inclusi anhe capricci di un certo peso) di Brando, che fece di tutto per sostituire il regista scelto, via Carol Reed e dentro Milestone, e pure con Richard Harris i rapporti non furono esattamente idilliaci, visto che si dice che l'interprete britannico volle girare la scena finale senza che la star hollywoodiana fosse presente. Il film ha una spettacolarità robusta, splendida la fotografia, e narra con buona ambientazione storica i fatti:semmai si dilunga fin troppo, raggiungendo un minutaggio di tre ore non del tutto giustificate.Lo spettacolo c'è, ma rimane un'operazione non troppo coinvolgente:degli interpreti, Marlon è al solito un istrione di gran classe, ma si avverte spesso del mestiere nella sua prova.Meglio, qui, l'ottusa secchezza di Trevor Howard nei panni del crudele Bligh,e la ruvida schiettezza di Harris.

domenica 22 novembre 2009

L'ORO DI MACKENNA (Mackenna's gold,USA 1969)

DI J.LEE THOMPSON

Con GREGORY PECK, OMAR SHARIF, Camilla Sparv, Telly Savalas.

WESTERN

Sul far del crepuscolo del periodo maggiormente classsico del più classico dei generi americani,uscì questa caccia al tesoro appunto in salsa western:diretta dall'abile J.Lee Thompson, l'avventura si dipana attraverso i grandi spazi desertici,le grotte insite nelle montagne, avventurieri di varia risma e pericolosità e pellirossa agguerriti, per cercare dell'oro cui accenna un vecchio indiano con il quale si scontra all'inizio del film il protagonista Mackenna. Il finale è la cosa migliore della pellicola,con lo scontro definitivo tra i due rivali Peck e Sharif , con annessa una cataclismatica sequenza di terremoto che strizza l'occhio al rampante (all'epoca naturalmente) genere catastrofico.Per il resto, nonostante appunto la mano esperta di Thompson e la potenzialità epica dei meravigliosi scenari, siamo alle prese con un western già un pò vecchiotto e molto di superficie:inoltre, piacevolmente curiose sono le apparizioni di attori importanti in piccoli ruoli, come Edward G.Robonson, Lee J.Cobb, Burgess Meredith. Ma il taglio del racconto, la descrizione dei caratteri e la dimensione western sono fuori tempo.