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lunedì 31 ottobre 2011

INSIDIOUS (Insidious,USA 2011)
DI JAMES WAN
con PATRICK WILSON,ROSE BYRNE,Lyn Shaye,Barbara Hershey.
HORROR

Con il film più celebre del regista James Wan,"Saw",questo suo nuovo "Insidious" ha in comune che dà il suo meglio nei minuti finali,per quanto non siano proprio imprevedibilissimi.Praticamente girato tutto in interni,descrive l'inquietante esperienza di una famigliola-tipo,con uno dei due figlioletti che cade in un misterioso coma sul quale i medici non hanno risposte,e apparizioni continue e sempre più spaventose nell'abitazione in cui da poco la famiglia si è trasferita:ma cambiare di nuovo alloggio non porterà a niente,perchè l'infestazione degli spettri non riguarda il luogo,ma una persona in particolare... Per buona parte della sua durata,"Insidious" non presenta novità nel genere,molte sequenze emanano un denso dejà-vu,e anche diversi colpi di scena sono abbastanza telefonati,in più circa le ragioni dell'invadenza delle presenze ultraterrene il soggetto è fin troppo elusivo e vago.Wan non ha grandi doti registiche,ormai è chiaro,ed il suo horror rientra nel filone delle possessioni senza destare grandi sorprese o lasciare tracce molto rilevanti.Naturalmente quando la minaccia sembra essere debellata,nella tradizione cinematografica del film dell'orrore DOC,a partire dagli anni Settanta in poi,l'ultima scena dice al pubblico che in realtà ci sono ancora molti motivi per spaventarsi:recitato in modo abbastanza piatto,ha solo Barbara Hershey nel breve ruolo della madre del protagonista come nome conosciuto,però lo spettro vestito di nero è un'immagine inquietante che infastidisce quanto serve.

lunedì 24 ottobre 2011

THIS MUST BE THE PLACE ( This must be the place,I/F/IRE 2011)
DI PAOLO SORRENTINO
Con SEAN PENN, Frances McDormand,Eve Hewnson,Judd Hirsch.
DRAMMATICO/COMMEDIA
Un trolley od un carrello per spesa trainato,i capelli sparatissimi ed il trucco pesante in faccia,Cheyenne è un rimasuglio benestante,di un'epoca lontana,ritiratosi dal palcoscenico e dalla vita reale,in un limbo dublinese in cui ogni anno è uguale ad un altro.Per il suo film internazionale,Paolo Sorrentino ha scelto come soggetto l'esilio volontario di una popstar,con sensi di colpa annessi (che forse ne hanno condizionato le scelte) ,ripiegato su se stesso in una ripetività senza alternative,al quale però la vita bussa di nuovo alla porta,riportandolo in America,dove il padre è passato a miglior vita.Ed un antico segreto riporta il protagonista a riaffacciarsi alle cose,perseguendo una vendetta fuori tempo massimo che risolverà a modo suo. "This must be the place" è l'evento del cinema italiano di questa stagione,la stampa sforna copertine con Sean Penn truccato in modo da richiamare Robert Smith dei Cure ed articoli entusiastici,con recensioni molto positive che sottolineano la forza del cinema sorrentiniano,che può valicare gli apparentemente impossibili confini della distribuzione nostrana,con raffronti con il cinema di Visconti e Bertolucci,al servizio dei quali star come DeNiro,Lancaster e Brando non si esimevano di mettersi. E spiace non sentirsi del tutto coinvolti in questa ondata di entusiasmo,ma il nuovo film di Sorrentino non mi ha esaltato,o perlomeno non mi è parso la grande opera che tutti incensano:ogni titolo è diverso dagli altri,vero,e Penn è bravissimo nella sua performance stranita,attonita,da outcast sepolto in se stesso. Però "This must be the place",con i suoi scenari d'America estesi e magniloquenti,i suoi frequenti preziosismi con la macchina da presa,il ripescaggio di due grandi caratteristi come Judd Hirsch e Harry Dean Stanton,assomiglia più ad un riuscito esercizio di regia che ad un film bello davvero. Sono migliori i momenti vari sparsi per il film,gli episodi e gli squarci degli incontri con chi continua a vivere da parte di Cheyenne che si è tirato indietro da tutto,che l'intero lungometraggio,spesso dispersivo ed un pò smarrito in un disegno che fatica a delinearsi del tutto. Certo,è cinema di serie A,ma non un film che colpisce come aveva fatto "Il divo",o "L'uomo in più",opere di impatto come questa,ma più a dimensione umana o rappresentative del grottesco senza perdere di vista il tratteggio dei personaggi.

giovedì 20 ottobre 2011

DRIVE ( Drive,USA 2011)
DI NICOLAS WINDING REFN
Con RYAN GOSLING,Carey Mulligan,Albert Brooks,Ron Perlman.
THRILLER/AZIONE
Vincitore del Gran Premio per la regia all'ultimo festival di Cannes,"Drive" è la terza regia arrivata da noi del danese Nicolas Winding Refn,contraddistintosi da subito per l'alto tasso di violenza presente nei film che dirige:noir ambientato a Los Angeles,ma più che altro a Hollywood,un posto in cui un uomo che si aggira sporco di sangue non attira l'attenzione di nessuno,è la storia di un giovane dotato di un talento alla guida come pochi che di giorno fa lo stuntman per il cinema,e di notte è l'autista numero 1 per le rapine,freddo e dotato di intuizioni geniali. Forte di una colonna sonora da urlo,il film dispiega il racconto con ritmo particolare,quasi lento,per la prima mezz'ora,ed innesca in seguito un crescendo di tensione ammirevole,con esplosioni di violenza,come si diceva,in alcuni momenti insostenibile,per stomaci molto forti. Non è forse un film da raccomandare a tutti candidamente,ma un cinefilo non se lo perda:potenza di immagini,grandissima proprietà nello scegliere le inquadrature da parte della regìa,caratteri-archetipi con la lezione sempiterna che il mondo del crimine non perdona chi viene meno alle sue regole.Ryan Gosling fornisce un'interpretazione superba,valga la scena dell'ascensore in cui passa dall'istinto di protezione verso l'innocente vicina di casa che egli ama,al bacio appassionato,per approdare all'uccisione del sicario che avrebbe dovuto eliminare loro,a furia di calci in faccia,forse la sequenza-shock della pellicola,che necessitava un gran lavoro di regista e attori per poter essere accettata:attorno a lui,un ottimo cast che dà il giusto lustro a personaggi-archetipi,con particolare citazione per la migliore interpretazione di Albert Brooks,che si rivela il cattivo più feroce,coerente con la logica del suo mondo malavitoso(quando ripone con precisione il rasoio appena usato per un omicidio strappa l'applauso).Come realizzare un film di alto livello con respiro profondo,immagini suggestive,uno splendido rapporto tra suono e immagini come a non molti registi è riuscito (citiamo Leone,naturalmente,ma davvero è riuscito a pochi,anche al primo Argento), in cui curiosamente la manovalanza della delinquenza fa fini atroci in primo piano,e i cattivi maggiori muiono sullo sfondo,o inquadrando solo le ombre,quasi a suggerire l'inesorabilità dello scontro di classe anche nel mondo della mala."Drive" nasce cult-movie,novantacinque minuti di Cinema maiuscolo,potente,che ti resta addosso e dentro,ti fa rielaborare mentalmente le scene e si conclude senza forzature inutili,con un'aura da sogno racchiuso in un'estetica che fa riferimento ai primi Ottanta,ma senza restarne prigioniera.Da non perdere.
COWBOYS & ALIENS ( Cowboys & aliens,USA 2011)
DI JON FAVREAU
Con DANIEL CRAIG,HARRISON FORD,Olivia Wylde,Sam Rockwell.
FANTASTICO/WESTERN
L'idea di unire gli attori di 007 e Indiana Jones l'ha avuta per primo Spielberg,oltre vent'anni fa,quando nel terzo capitolo delle avventure dell'indomito archeologo d'azione fece incontrare Ford e Connery,mentre in "Cowboys & Aliens" dividono il nome in grande sul manifesto il novello James Bond,Daniel Craig,e lo stagionato Harrison.Da una graphic novel,un kolossal hollywoodiano in cui si miscelano fantascienza e western,con un inizio che rimanda alla versione italiana del film di cowboys,tra Leone e Trinità,ed il seguito che ripassa tutti i clichès del cinema con speroni,pistole,cavalli e polvere:lo straniero in città inviso alla comunità che si rivelerà una risorsa,il ricco possidente che lo osteggia,il mezzosangue buono,e via enumerando.Naturalmente ci sono anche le astronavi,i mostri alieni e i raggi laser:Favreau,dopo i due "Iron man",sembrava avere tutti i numeri per poter giostrare i due non simili generi,e giocare appunto d'ironia sui canoni riconosciuti delle due categorie,ma è appunto l'umorismo che latita,in un giocattolone costoso,e si vede. Le due star non sembrano legare granchè,come invece l'alchimia tra Sean Connery ed Harrison Ford aveva avuto un ruolo importante eccome nell'Indiana Jones sopra citato,Craig è impenetrabile e aggressivo,ma senza humour,Ford invecchiando sta diventando legnoso e monocorde:bellissima la Wilde,ma il suo ruolo è appiccicato e come deus-ex-machina anche troppo manifesto.Una domanda,a proposito di luoghi comuni hollywoodiani:ma perchè la rappresentazione di creature aliene che elaborano complesse tecnologie,portentose astronavi e codici oltre le nostre possibilità, è limitata a mostri artigliati (come montare difficilissime cose con quelle zampe,è abbastanza inimmaginabile...) dai musi di granchio o rana che si esprimono a ruggiti e versi bestiali simili? Questi sembrano gemelli degli anfibi del nostrano "L'isola degli uomini pesce".....

martedì 11 ottobre 2011

A DANGEROUS METHOD ( A dangerous method,CAN/F/GB/IRE/D,2011)
DI DAVID CRONENBERG
Con MICHAEL FASSBENDER,KEIRA KNIGHTLEY,VIGGO MORTENSEN, Vincent Cassel.
DRAMMATICO

La storia di Sabina Spielrhein era già stata portata sul grande schermo una decina d'anni fa circa da Roberto Faenza con "Prendimi l'anima",non una delle migliori cose dell'autore di "Sostiene Pereira",pur considerando un fatto vero riportato evidenziando gli orrori della Storia quando stritola le storie delle persone fisiche e le loro vite.David Cronenberg riprende il tema applicando in più l'amicizia e poi la rottura sia nei rapporti che a livello intellettuale tra Jung e Freud,con una coproduzione internazionale curatissima nell'allestimento,che fa capo più a film nella carriera dell'autore quali "Inseparabili" che a lavori in cui l'estro visionario del regista canadese faceva sfoggio di sè impressionando ed in molti casi urtando gli spettatori. Se si vuole,da profani della psicoanalisi,nell'ultimo trentennio l'ascendente di Jung si è ridotto rispetto a quello di Freud,più ampiamente citato dalla stampa e se si vuole maggiormente riconosciuto come scopritore di molto dell'ignoto che si cela nella mente umana:la sceneggiatura di "A dangerous method" evidenzia i contrasti tra i due padre della medicina psichica mostrando le zone fragili del più giovane tra i due,meno inquadrabile canonicamente nei comportamenti,e più spinto ad accettare le pulsioni incontrollate del sesso,e la tendenza del più anziano a diffidare delle tesi e delle ambizioni dello svizzero.Il difetto maggiore del film,ma era prevedibile,è la sostanziale freddezza con cui Cronenberg narra la vicenda,pur avendo come catalizzatrice l'ingestibilità neurotica della Spielrhein,cui Keira Knightley applica troppa veemenza istrionica per farla risultare del tutto credibile,e meglio figurano i colleghi maschi,dal vulnerabile,pieno di pecche Jung del rampante Fassbender che si sta rivelando come uno dei nomi nuovi in assoluto di cui dovremo tener conto in futuro,e del Freud che Mortensen rende con gran classe,armato spesso di un sigaro.E' interessante,ma è un lavoro che non tocca mai le zone sensibili dello spettatore,e nè lo inquieta,nè lo commuove:curioso per un film realizzato da un cineasta da sempre abile a scuotere gli animi.

sabato 1 ottobre 2011

SUPER 8 ( Super 8,USA 2011)
DI J.J.ABRAMS
Con JOEL COURTNEY, Elle Fanning,Kyle Chandler,Ryley Griffiths.
FANTASTICO
La preadolescenza è una fase tempestosa,meravigliosa e bislacca insieme,in cui si sa bene che non si è più bambini,ma non si hanno gli strumenti per leggere le cose come può fare un adulto od un ragazzo grande,l'esperienza gioca la differenza:è uno dei momenti più difficili da raccontare,sia in letteratura che al cinema,e i due Stefani dell'immaginario collettivo USA,e non solo di lì,emersi negli anni Settanta hanno saputo farlo come pochissimi altri.Gli Stefani sono Steven Spielberg e Stephen King:andate a controllare,ma i ragazzini inventati da loro e presentati,sono credibilissimi,e possono indurre spettatori e lettori ad immedesimarsi nei loro pensieri,nelle loro vicende,ma soprattutto a come le vivono."Super 8" è sì un omaggio grato a Spielberg,che lo produce tra l'altro,da parte di J.J.Abrams,ma anche all'autore di "Tommyknockers" e "It":l'avventura del gruppetto di ragazzi di una provincia dell'Ohio che vuole realizzare un film amatoriale sugli zombie,data la moda innescata dai film di George A.Romero,e per caso durante un incidente ferroviario riprende qualcosa di incredibile,che non si dovrebbe sapere,nasce dalle suggestioni iniettate nella mente del regista e sceneggiatore che sicuramente ha amato le opere dei due grandi classici moderni citati. Più riuscito in una prima parte che per introduzione,proposta di ambienti e personaggi e creazione dell'aspettativa nello spettatore ha qualcosa di magico ( e gli anni Settanta visti qui hanno del vero che molti altri film non sanno rendere così bene),che nella seconda in cui occorre stringere i nodi narrativi e ci sono dei passaggi un pò scontati (l'assalto militare alla cittadina,con carri armati e artiglieria varia sparata a caso fanno pensare che fosse logica la sconfitta patita in Vietnam poco prima della vicenda....),il film ha avuto da noi un successo meno sonoro che in patria.Citazioni quasi prese di peso da "E.T." e "Lo squalo",un gran senso del cinema a tutto tondo,Abrams promette di essere il vero erede spielberghiano per elezione,il suo film è personalissimo e quello che probabilmente noi,generazione cresciuta con "Guerre stellari" e "I predatori dell'arca perduta",avremmo voluto immaginare a dodici anni.Nel cast citazione obbligatoria per Elle Fanning:ha tutto per diventare una star del futuro.

giovedì 29 settembre 2011

IL GRINTA ( True grit,USA 2010)
DI JOEL e ETHAN COEN
Con JEFF BRIDGES,HAILEE STEINFELD, Matt Damon,Josh Brolin.
WESTERN
Benda nera sull'occhio guercio,barbaccia incolta,sigaretta storta all'angolo della bocca e maniere rudi,lo sceriffo Rooster Cogburn è tornato.Dopo i due film con il personaggio impersonato da John Wayne nel '69 e nel '75,di cui il primo fece finalmente vincere l'Oscar al "Duca",ma che non sono considerati grandi western (quello di Hataway forse è uscito fuori tempo,pare una pellicola anacronistica nei dialoghi e nel disegno dei personaggi),ecco un remake a firma illustre,i fratelli Coen,non nuovi al tipo di operazione ("La signora omicidi"),che ne hanno fatto un veicolo per nominations all'Academy Awards (10,senza vincere alcunchè,però),ed uno dei film del genere più redditizi,che in USA specialmente ha incassato oltre 150 milioni di dollari.Jeff Bridges,tredici anni dopo la felicissima collaborazione con i fratelli de"Il grande Lebowski" rifà "Il grinta" con rustica padronanza del mestiere,infondendoci un'ironia che nella prova di Wayne latitava,o se c'era emergeva goffamente,ma la forza della pellicola è il cast messo insieme,con Matt Damon che dà una prova da caratterista de luxe come ranger un pò stolido ma infine affidabile,la giovanissima Hailee Stensfeld,che matura con l'esperienza della caccia agli assassini del padre fiancheggiando Cogburn ed il ranger,ed i cattivi Brolin e Pepper.Infarcito di momenti al limite del surreale,con pause molto tipiche del cinema coeniano,che mutano il consueto schema della caccia all'uomo tipico di parecchi western,è uno dei pochi casi in cui il rifacimento surclassa l'originale,con aggiunta di finale malinconico sulla fine di un'era,quella del West,in cui anche un cialtrone apparentemente senza grande ritegno poteva sciorinare dei princìpi ed avere la sua mezz'ora da eroe.
L'ALBA DEL PIANETA DELLE SCIMMIE (Rise of the planet of the apes,USA 2011)
DI RUPERT WYATT
Con JAMES FRANCO,ANDY SERKIS,Freida Pinto,John Lithgow.
FANTASCIENZA/AZIONE
Sappiamo oramai che le saghe di collaudato funzionamento al botteghino sono riesplorabili dalle nuove generazioni di produttori,che un reboot o un prequel sono allo studio continuamente sui tavoli degli uffici delle majors:"Il pianeta delle scimmie",che prende spunto dal romanzo di Pierre Boulle,medesimo autore de "Il ponte sul fiume Kwai",dopo quattro episodi tra il 1968 ed il 1974,ed un remake diretto da Tim Burton che risulta essere una delle non molte pagine stinte della carriera dell'autore di "Big fish",viene oggi "prequelizzato" dal regista Rupert Wyatt,alla seconda regia.Per la verità qualcosa di simile era narrato nell'episodio con James Franciscus della saga originale,con la piccola scimmia che diveniva il futuro condottiero della rivolta contro gli umani:ma,come è stato rilevato anche dalla critica ufficiale,questo è un blockbuster molto più intelligente della media.Se si eccettuano qualche strafalcione (lo scimpanzè intelligentissimo Cesare che guida i suoi primati sul ponte con il linguaggio militare dei gesti,dove lo avrebbe imparato?),il film narra dettagliatamente e con cura l'escalation della giovane scimmia nata in laboratorio,e spiega la delusione e poi il furore verso la razza predominante.In realtà la conquista del pianeta da parte degli antropomorfi deve ancora venire,e la pellicola si conclude con una sorta di fragile tregua tra specie,ma la battaglia sul Golden Gate è avvincente,i personaggi ben definiti,se si eccettua la purtroppo solo decorativa veterinaria di Freida Pinto,e sceneggiatura e regia propongono in modo talmente appassionato la vicenda dello scimpanzè Cesare,che è quasi impossibile non parteggiare per lui. E nella sequenza in cui,come Spartaco,il primate tende la propria strategia e poi libera i simili,stimolandoli alla lotta,per un attimo è reso su schermo un omaggio a tutti gli oppressi ,nati già vittime,di cui un mondo feroce e attento solo al ricavo ad ogni costo ha già deciso l'amara sorte da tavolo di laboratorio,metaforico o meno.

mercoledì 28 settembre 2011

TERRAFERMA ( i,2011)
DI EMANUELE CRIALESE
Con FILIPPO PUCILLO,DONATELLA FINOCCHIARO, Mimmo Cuticchio,Beppe Fiorello.
DRAMMATICO
Pare che il candidato italiano nella corsa agli Oscar per l'anno prossimo sia "Terraferma",presentato a Venezia al Festival,e piaciuto molto alla critica,sorpassando "Habemus Papam" di Moretti.Il cinema di Crialese è una realtà oramai,molto amato dai recensori,ed è vero,purtroppo,che oggi,in una fase considerata di rilancio per le fortune dei film nostrani,quelli d'autore patiscono la distribuzione e la disaffezione del pubblico, e difatti la pellicola fatica con gli incassi.Ma c'è da dire che la scelta non è peregrina,al di là dei gusti personali e della comunque importante affermazione del lungometraggio dell'autore de "La messa è finita". Se in "Terraferma" forse manca qualcosa per arrivare alla zona-capolavoro a livello narrativo,più che altro perchè si ha la sensazione,in alcuni momenti,che la storia si misuri anche troppo,probabilmente per evitare la trappola-retorica o impedirsi la via della lacrima facile,si può dire che siamo comunque dalle parti del grande cinema,di quello che ha le radici nel neorealismo,con una potenza d'immagini che abbaglia,vedere ad esempio la sequenza dei naufraghi giunti sulle rive, o degli stessi che escono dall'acqua tendendo le braccia come dannati nello Stige,ed ancora la sequenza immortalata nel manifesto,in cui un reducismo post-anni Ottanta di spensieratezza assoluta ed obbligatoria si traduce in un tuffo collettivo in un mare di Niente.Straordinari gli apporti di volti e silenzi,più che i dialoghi,di Donatella Finocchiaro e Mimmo Cuticchio:un'opera importante,che traccia solchi nello sguardo dello spettatore (ancora:quella barca come incastrata tra le onde nel finale,che quadro imponente) e ottiene una commozione quasi non cercata nel rapporto ruvido e toccante tra le due donne della storia,la siciliana restìa a piangere e l'etiope intensa,ferita eppure fortissima. Difficile alzarsi dalla sedia indifferenti a questo film.

domenica 25 settembre 2011

COSE DELL'ALTRO MONDO ( I,2011)
DI FRANCESCO PATIERNO
Con DIEGO ABATANTUONO,VALERIO MASTANDREA, Valentina Lodovini,Sandra Collodel.
COMMEDIA
Landa negli ultimi vent'anni incensata per l'operosità e la forza trainante di un'economia molto più attiva di tante altre regioni italiane,il Veneto,per poter raggiungere tale status,è arrivato alla bizzarra combinazione di una mentalità quasi reazionaria assai avversa ad immigrati (ovviamente non si sta parlando di tutti i veneti,sia chiaro) e meridionali di ogni dove,però infine ben disposta ad ospitare appunto tali categorie di persone perchè offrono una gran forza-lavoro,e fanno lavori che agli italiani,non è un luogo comune,non piace più fare. A Venezia "Cose dell'altro mondo",favola allegorica in chiave di commedia,ha ottenuto entusiastici applausi,ma come gli altri italiani proposti al Festival,in sala non ha raggiunto grandi incassi,nonostante le buone recensioni ottenute e un pò di polemica sorta sull'inquadrare i veneti come potenziali razzisti,poi Abatantuono ha rilasciato interviste volte a smorzare tensioni e malintesi (meno male,e uno come Borghezio allora che dovrebbe fare,inginocchiarsi sul sale in diretta?):terza regia di Francesco Patierno,ha probabilmente nella mano non sicurissima di sè del director il suo maggior difetto,con qualche tempo morto e soprattutto un finale "a bandone",tirato giù un pò goffamente che pare troncare il racconto e non risolvere le questioni di fondo. Si sorride con le tirate scatenate dell'industrialotto che lancia anatemi in tv Abatantuono,e si simpatizza con gli apparentemente distanti "ex" Valerio Mastandrea e Valentina Lodovini,e la storia regge bene il surreale che si sprigiona dal momento in cui gli stranieri scompaiono.Però,che peccato che "Cose dell'altro mondo" non sostenga fino in fondo la potenziale forza dell'apologo,quasi un'estrosa invenzione alla Gianni Rodari,che avrebbe potuto rendere il lungometraggio una chicca da riscoprire in futuro.

sabato 17 settembre 2011

CARNAGE ( Carnage,F/ES/PO,2011)
DI ROMAN POLANSKI
Con JODIE FOSTER,KATE WINSLET,CHRISTOPH WALTZ,JOHN C.REILLY.
GROTTESCO
Gioco al massacro per quattro,"Carnage" si svolge per intero,tranne un brevissimo prologo che introduce il quid della vicenda,ed un brevissimo stacco finale che commenta il tutto con un barlume di ottimismo,in un appartamento in cui due coppie si incontrano per chiarire pacificamente un diverbio tra i loro figli,piuttosto violento,in cui uno dei due ragazzi ha rotto i denti all'altro con un bastone.Inizialmente le buone maniere sembrano avere la meglio,ma ben presto affiorano battute taglienti,il brutto del carattere di ognuno,l'insofferenza di ogni personaggio verso gli altri,e si formano curiose coalizioni,mogli contro mariti,coppia contro coppia,fino ad un caos concentrato in un salotto.Dalla commedia "Il dio del massacro" di Yasmina Reza,che ha co-sceneggiato il film,Roman Polanski ha tratto un apologo che incrocia commedia e dramma,pestando non poco sul grottesco,esponendo le contraddizioni di un'epoca,il malessere che si cela nella buona società,gli intenti emeriti che mascherano le frustrazioni ed i rancori,la volgarità appena dietro abiti costosi,ed anche un progressismo di facciata che a stento ricopre rabbie retrograde. Presentato con clamore al Festival di Venezia appena concluso,l'ultimo Polanski offre a quattro interpreti intensissimi una grande occasione per eccellere ed allo stesso tempo attuare una partita a quattro dandosi stimolo a vicenda:nessuno,neanche Reilly,che è l'unico del gruppo a non aver vinto l'Oscar (ma chissà,questa è una pellicola che molto probabilmente otterrà delle nominations importanti) è esente da una prova attoriale esaltante. Visione chiaramente pessimistica e derisoria,alterna denotazioni satiriche a momenti di autentico biasimo,concludendo il gioco mostrando che le certezze degli adulti sono assai vane,perchè quel che davano per certo è andato al contrario delle loro aspettative,e che i ragazzi possono avere atteggiamenti più maturi,andando oltre il patetico disincanto dei "grandi".

giovedì 8 settembre 2011

PARTO COL FOLLE ( Due date,USA 2010)
DI TODD PHILLIPS
Con ROBERT DOWNEY,JR.,ZACH GALIFIANAKIS,Michelle Monaghan,Jamie Foxx.
COMMEDIA
Dopo "Iron Man",pieno rilancio commerciale per le fortune attoriali di Robert Downey jr.,da sempre indicato come un talento vero a rischio di autoaffondamento per anni per problemi personali,ed eccolo in coppia con un altro personaggio che ai critici è piaciuto molto,ultimamente, che è emerso con i due "Una notte da leoni",il barbuto e massiccio Zach Galifianakis,di origine greca.In una commedia improntata al sottogenere dei road-movie,vede un uomo più in crisi di quanto non voglia ammettere,dover intraprendere forzatamente un viaggio con un tipo strambo,corpulento e a tratti insostenibile,come accadeva a Steve Martin con John Candy in "Un biglietto in due",per scoprire durante il viaggio,che può nascere un'amicizia anche in una condizione strampalata e obbligata come quella qui raccontata. Il film non azzezza tutte le potenzialità della coppia,e ogni tanto dà la sensazione che in altre mani di sceneggiatori e regia molto migliore avrebbe potuto essere il livello del lungometraggio,suscita qualche sorriso e lascia apprezzare semmai il gioco d'attori tra i protagonisti. Tra incidenti paurosi,inganni scoperti,strade sbagliate che portano a guai in Messico,e successiva fuga a rischio di arresto,i due,completi di piccolo cane al seguito,impareranno a sopportarsi e simpatizzare,non senza attriti:il titolo da noi gioca con le parole,tra partenza e la nascita che conclude la storia,in originale suona come "appuntamento forzato".
UNKNOWN-SENZA IDENTITA' (Unknown, CAN/GB/USA/F/JAP/D,2011)
DI JAUME COLLET-SERRA
Con LIAM NEESON.Diane Krueger,Aidan Quinn,Bruno Ganz.
THRILLER/AZIONE
Dopo il successo a sorpresa di "Io vi troverò",e l'aver ritrovato un ruolo da protagonista dopo aver sviluppato negli ultimi anni una dimensione da caratterista di lusso per grandi produzioni,Liam Neeson torna in un ruolo principale in un thriller che lo vede al centro di un complotto internazionale,che richiama un pò "Frantic" nell'avvio,con il protagonista che dopo un incidente automobilistico a Berlino,dove era presente per un congresso in quanto medico affermato,va in coma e ne esce per scoprire che la moglie,con cui si era recato in Germania,non lo riconosce,e che la sua stessa mente è in confusione perchè non è certo di chi egli sia realmente... Un pò macchinoso nella prima parte,il film tuttavia imbocca con decisione e ritmo una buona tensione,con buoni attori di contorno come Bruno Ganz e Frank Langella,sfoggiando ovviamente qualche improbabilità di prammatica,ma comunque offrendo uno spettacolo di intrattenimento migliore del sopra citato thriller reazionario di cui Neeson era stato protagonista. Coprodotto da molti paesi,ha un'ambientazione felice in una Berlino quasi asettica,che ricorda certi passaggi della serie di Jason Bourne,analogamente al personaggio principale di questa pellicola alle prese con problemi di incertezza sulla propria memoria e le proprie attitudini.Niente che non si sia già visto,ma funziona.

mercoledì 7 settembre 2011

LANTERNA VERDE ( Green Lantern,USA 2011)
DI MARTIN CAMPBELL
Con RYAN REYNOLDS, Blake Lively,Peter Sarsgaard,Mark Strong.
FANTASCIENZA/AZIONE
Eroe minore della schiera DC Comics,che vede come teste di serie Superman e Batman,Lanterna Verde è forse uno dei personaggi più dichiaratamente fantascientifici della casa editrice:Hal Jordan viene investito dei poteri di un corpo di guardie intergalattiche che con anelli color verde smeraldo possono volare,dar forme innumerevoli al raggio di luce che emettono e dar battaglia alle entità che minacciano la pace sulla Terra e fuori,nello spazio. Ryan Reynolds,specializzando nell'impersonare fumetti sullo schermo,diviene il supereroe tutto in verde a tinta unita,sotto la regia di Martin Campbell,abile a rilanciare saghe,vedi 007 e Zorro,in un kolossal che gioca molto con l'ironia,forse per accattivare ancor di più le simpatie del pubblico che potrebbe non conoscere così bene questo personaggio. Nonostante il cast sfoggi nomi maiuscoli,il livello degli effetti speciali è quasi vintage,non strabiliante,ma forse è un effetto voluto:muovendosi molto in superficie,il racconto vede una presa di coscienza dell'eroe normalmente restìo ad assumersi responsabilità,ma abbozza più che altro gli spunti narrativi rimanendo lontano dallo spessore quale ci hanno abituato negli ultimi anni i film tratti dai fumetti più celebri. Fisicamente adatto a rivestire il ruolo,Reynolds ci mette da par suo un'adattabilità al registro ironico sufficiente,a Tim Robbins e Angela Bassett si sono dimenticati praticamente di scrivere la parte,usandoli come nomi da piazzare in cartellone e poco più,Peter Sarsgaard è abbastanza viscido per impersonare un cattivo che se da un lato lascia intravedere come mai sia divenuto così,dall'altro non appare così tremendo come di solito un villain da comic che si rispetti figuri.In America è andato bene,ma non abbastanza da riprendere i costi,che comunque gli incassi nel resto del mondo e gli introiti successivi garantiranno...

lunedì 5 settembre 2011

CONAN THE BARBARIAN 3D ( Conan the barbarian,USA 2011)
DI MARCUS NISPEL
Con JASON MOMOA, Rose Mc Gowan,Rachel Nichols,Stephen Lang.
FANTASY/AVVENTURA
Probabilmente non esiste ancora come specializzazione,ma il tedesco Marcus Nispel sta diventando un "remakista":dopo aver realizzato un rifacimento di "Non aprite quella porta",uno di "Venerdì 13" eccolo presentare una nuova versione di "Conan il barbaro",che lanciò Arnold Schwarzenegger come nuova star del genere avventuroso,sotto la regia di John Milius. Dagli scritti di R.E.Howard e dai fumetti marvelliani,le gesta epiche a suon di spade e lance del guerriero di Cimmeria (ma come mai qui lo definiscono "cimmerìo" e non "cimmero" come sempre lo abbiamo conosciuto?),la storia del combattente che in infanzia assiste allo sterminio della propria famiglia e della propria gente e cerca vendetta portando alla ribellione altri oppressi è rivisitata nello stile crudele e sanguinario del regista,che aveva fatto un discreto lavoro riproponendo Leatherface,con maggior dispiego di sangue e membra amputate,ma una buona tensione d'insieme. Invece,poi Nispel ha deluso,ricorrendo troppo alla violenza per coprire le incertezze proprie,come in questo caso:difficile simpatizzare con un protagonista che non esita a torturare i pur nefandi nemici,sottoponendoli a morti atroci (valga quella del cattivo dal naso tagliato per tutte),e poi il film percorre senza real verve cinema già visto,un'interminabile sequela di scontri a fil di lama,che praticamente sostituiscono propriamente la storia. Il nuovo Conan,l'hawaaiano Jason Momoa,già scritturato per figurare accanto a Sylvester Stallone nel prossimo film della star diretto da Walter Hill,a giudicare da questa prova non promette di arrivare ai livelli del divo di "Terminator",meno colossale fisicamente,ma qui disperatamente alla ricerca di un ruolo,visto che non basta roteare la spada e digrignare i denti per fare un personaggio.
MIA MOGLIE PER FINTA ( Just go with it,USA 2011)
DI DENNIS DUGAN
Con ADAM SANDLER,JENNIFER ANISTON,Brooklyn Decker,Nicole Kidman.
COMMEDIA
E' consolidato che Adam Sandler funzioni quasi esclusivamente al botteghino americano,quasi fosse un Christian De Sica versione a stelle e strisce:lo humour delle sue commedie è sboccato,non disdegna puntate nel volgarotto,ed in fin dei conti il succo è molto familista,o conservatore,essendo l'attore uno dei più convinti sostenitori della politica di George W.Bush,troppo per piacere agli europei o ad altri mercati. Tuttavia,almeno su suolo statunitense,le commedie con l'interprete di "Cambia la tua vita con un click" rendono,e qui lo vediamo al fianco di Jennifer Aniston prodursi in un film che prende spunto da "Fiore di cactus",che fece vincere un Oscar all'esordiente Goldie Hawn,e vedeva coprotagonisti Walter Matthau ed Ingrid Bergman,più attempati della coppia centrale qui.Là un dentista,qua un chirurgo plastico,che collezionano conquiste femminili liquidandole poi inventando loro una moglie inesistente,salvo capitolare con una delle "vittime" e dovere a questo punto fingere,con la complicità di una collaboratrice,un'amichevole intesa con la moglie separata,imbastendo una recita per l'innamorata. "Mia moglie per finta" si basa sugli equivoci e l'aggiramento degli imprevisti,diretto goffamente e senza troppe occasioni per sbellicarsi dal riso.Semmai il gioco degli attori è tutto sommato decoroso,con l'insolita partecipazione di una Nicole Kidman in versione special guest come antica nemesi della Aniston (ed è buffo vedere a confronto le ex di due belli e potenti di Hollywood quali Cruise e Pitt),ma non basta a rendere memorabile un filmetto scontatissimo fin dall'inizio,troppo anche per lo standard delle commedie da guardare con un occhio allo schermo e l'altro perso in altri pensieri.

domenica 4 settembre 2011

I GUARDIANI DEL DESTINO ( The adjustement bureau,USA 2011)
di George Nolfi
Con MATT DAMON,EMILY BLUNT, Daniel Dae Kim,Terence Stamp.
FANTASTICO/THRILLER

Philip K.Dick è fonte di inquietudini e visioni future rivestite di un umanesimo incline a forti riflessi pessimistici,ma infine sempre speranzoso che il fattore umano riesca a sovvertire le leggi di una società tendente a sopprimere sentimenti e sensazioni.Il cinema,negli ultimi trent'anni,ha visitato sovente l'opera di questo scrittore particolare,e lo sceneggiatore della saga di Jason Bourne ha scelto di esordire dietro la macchina da presa adattando un racconto dell'autore di "Total recall",in cui si immagina che esista una forma di controllo sulle vite delle persone tramite agenti clandestini che impongono cambiamenti di percorso,annullamenti di incontri e linee comportamentali prescritte.A farne le spese è il giovane politico Matt Damon,che incontra una bella ragazza aspirante prima ballerina,continuamente sequestrato e contattato da questi misteriosi personaggi che a tutti i costi lo esortano a dimenticare la donna per non modificare un disegno organizzato che sconvolgerebbe non solo le loro vite:a ben guardare,Dick è forse uno dei maggiori credenti nella potenza dell'Amore,che tira fuori le migliori risorse degli umani e li spinge a non accettare cupi indirizzamenti per le loro esistenze,perchè come il Rick Deckard di "Blade runner",anche il protagonista de "I guardiani del destino" escogita ogni maniera di inseguire i propri sentimenti senza rispettare i voleri disincantati e cinici di pragmatici potenti. Peccato che al film manchi nerbo,che la narrazione tenda al prolisso e che scarseggi l'emozione,pur essendo appunto la tematica di base la capacità dell'Uomo a scegliere la ricerca dell'Amore vero come reale aspirazione a far sì che la sua vita sia diversa da come la sorte o lo scorrere del tempo lo costringa ad accettare supino quel che avviene. Damon e Blunt sono professionali e compìti,e si adeguano,senza dar via ad interpretazioni sentite,alla freddezza dell'insieme.

venerdì 2 settembre 2011

AMICI,AMANTI E... ( No strings attached,USA 2011)
DI IVAN REITMAN
Con ASHTON KUTCHER,NATALIE PORTMAN,
Cary Elwes,Kevin Kline.
COMMEDIA/SENTIMENTALE

Per una decade,una commedia firmata da Ivan Reitman è stata garanzia di incassi alti,ma negli ultimi anni l'appeal del regista nato in Cecoslovacchia e naturalizzato americano si è un pò perso,e messi a confronto,il cinema suo è più corrivo e meno ficcante di quello del figlio Jason,che sa usare una vena più sarcastica,in questo momento tra i maggiormente dotati e degni di interesse. Però una commediola sentimentale apparentemente senza pretese quale "Amici amanti e...",riscuote spesso il riso,ha un cast ottimamente condotto,con il lusso di un Kevin Kline riciclato come caratterista azzeccatissimo,ed imposta un tema affatto peregrino,come la paura di amare e rimanere coinvolti in una relazione che metta a rischio cose apparentemente salde da parte di una giovane donna,con credibilità e una morale di fondo che riscatta il falso cinismo che sembra ostentare la pellicola inizialmente. Se Kutcher non è solo un bellone atto solo a riscuotere le simpatie del pubblico femminile,ma anzi sembra possedere un discreto talento per il registro brillante,è piacevole trovare finalmente Natalie Portman in una pellicola leggera,ed in conclusione,si termina la visione del film sorridendo,forse anche più di quanto si potesse supporre all'inizio.Un invito ad accettare i rischi dei sentimenti e scampare alla terribile prigionia della supposta indipendenza,che se scelta per timore di essere troppo attaccati a qualcuno,può diventare un inevitabile viatico alla solitudine.

venerdì 5 agosto 2011

CAPTAIN AMERICA-Il primo vendicatore
(Captain America:first Avenger,USA 2011)
DI JOE JOHNSTON
Con CHRIS EVANS,Hugo Weaving,Hailey Atwell,Tommy Lee Jones.
AVVENTURA/FANTASTICO





Se si esclude Namor,il Sub-Mariner,re degli abissi,a questo punto i maggiori personaggi marvelliani hanno avuto rappresentazione al cinema,mancavano Thor e Capitan America,probabilmente i più difficili da elaborare in modo filmico:perchè le avventure epico-sovrannaturali del Dio del Tuono richiedevano sia scenografie imponenti,e l'alleggerimento inevitabile delle trame asgardiane,mentre con l'eroe dallo scudo il rischio-retorica è sempre ad un passo.Anche se,tutto sommato Cap è un personaggio molto meno reazionario di quanto si pensi,visto che non troppo tempo fa,nella versione a fumetti del post-11 settembre,si è schierato contro i supereroi che volevano schedare i "colleghi" ed immolato lottando contro i "bushiani" guidati da Iron Man,che è comunque il più a destra dei caratteri della casa inventrice di Spiderman. Il film è affidato a Joe Johnston,che ci aveva già provato,con il mondo degli eroi potenziati con il grazioso ma sfortunato "Rocketeer",l'operazione strizza l'occhio all'effetto-nostalgia,a partire dai colori vagamente seppiati della fotografia,e sottolinea la differenza tra il Crociato di blu vestito e gli altri eroi della Marvel,visto che,come Batman,non ha veri e propri poteri da mutante o semidio,ma un'eccezionale capacità atletica ed una forza maggiorata,rimanendo comunque un uomo comune,con un senso di lealtà ed una forza della volontà indomabili. E'vero,guardando la pellicola possono nascere perplessità su come un'organizzazione potente e dai mezzi strabilianti quale l'Hydra possa prosperare in seno ad un regime duro come quello nazista,e sviluppare una tecnologia che a tutt'oggi pare futuristica:ma il divertimento c'è,le scene spettacolari,anche se aumentano con il progredire dei minuti,sono funzionali al racconto,e ci sono innesti d'ironia che aiutano anche lo spettatore non particolarmente attratto dal mondo di Stan Lee,Jack Kirby & C. a gustarsi l'avventura.Risolto bene anche il fattore del salto temporale del Capitano ai giorni nostri,l'eroe rimanda all'assemblamento con Thor,Hulk ed Iron Man ne "I Vendicatori".




giovedì 4 agosto 2011

TRANSFORMERS 3 (Transformers 3:Dark of the moon,USA 2011)
DI MICHAEL BAY
Con SHIA LABOEUF,ROSIE HUNTINGTON-WHITELEY,PATRICK DEMPSEY,JOHN MALKOVICH.
FANTASCIENZA

In un'entusiastica iperbole autoconsacratoria,Michael Bay ha definito la sua trilogia dei "Transformers" lo "Star Wars" di questa generazione:al di là del fatto che certi paragoni vanno semmai lasciati fare agli altri,pare un pò troppa grazia,vista soprattutto l'infima qualità del secondo capitolo,a detta dello stesso regista molto mediocre:nella saga della guerra tra robottoni,gli Autobot (buoni) ed i Decepticon (cattivi),le trame,nonostante questa volta si sia voluto immettere uno stuzzicante prologo di fantapolitica,con JFK che spinge per andare sulla Luna per rilevare l'arca dei Transformers prima che lo facciano i sovietici,tendono a ripetersi,se si esclude la novità del primo segmento. Il protagonista Shia Laboeuf,benchè eroe riconosciuto,fatica a trovare un lavoro,nonostante la laurea,e si ritrova una volta ancora coinvolto nello scontro tra organismi cibernetici giganteschi:rispetto all'evitabile numero due,è vero,c'è una maggiore elaborazione della trama e c'è meno patina nelle riprese,con nuovi personaggi,come quelli di Patrick Dempsey,John Malkovich e Frances McDormand,che in effetti aumentano la consistenza del narrato. Ma,al di là di una spettacolarità marcatissima,e di un'obbiettiva splendida resa grafica dei movimenti degli automi,il problema è che il terzo "Transformers",che sovrasta ogni altro kolossal uscito quest'anno a livello d'incasso mondiale (siamo sul miliardo di dollari,anche se in Italia ha reso meno del previsto),emana tanto dejà-vu,anche nelle battaglie roboanti dei megarobot.Recupera in simpatia,è vero,perchè nel numero due non ce n'era traccia alcuna (e non si risparmiano frecciate alla splendida dissidente Megan Fox nelle battute del film),e sicuramente ci sarà un ulteriore sviluppo di queste avventure,ma Bay non è certo Lucas,nè Spielberg,nè Cameron.E c'è una bella differenza.