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martedì 13 settembre 2011

COMANDANTE ( Comandante,Usa/Es,2003)
DI OLIVER STONE
DOCUMENTARIO
Nella decade da poco conclusa Oliver Stone,dopo essersi affermato come uno dei cineasti più discussi del cinema americano,aver vinto due Oscar e aver scelto spesso argomenti spigolosi per i soggetti scelti,si è dedicato un paio di volte a girare documentari su personalità certo poco amate dagli USA,specie sotto Bush II,come Fidel Castro e Yasser Arafat. "Comandante" è un'intervista al lìder maximo inframezzata da spezzoni di filmati d'epoca,molto belli,dei tempi della rèvoluciòn,in cui Castro chiacchiera fluidamente con il regista statunitense,a ruota libera,sulla sua vita,Cuba,i rapporti con l'America e l'Unione Sovietica,la Storia,il delitto Kennedy,le donne e tanto altro ancora.Molti hanno accusato Stone di essersi lasciato fagocitare dal carisma del "comandante" e di aver ridotto al minimo le domande imbarazzanti,in pratica realizzando una sorta di celebrazione dell'uomo che abbattè Batista e in faccia agli Stati Uniti realizzò un regime comunista.In realtà Castro evita abilmente le risposte troppo complesse,raccontando inevitabilmente la "versione di Fidel",esibendo comunque personalità,e capacità di interessare l'interlocutore,complimentandosi con il regista nel finale,elogiando il coraggio mostrato per aver intrapreso un'operazione rischiosa per un americano sotto la presidenza più a destra avuta dagli USA.Fluido,mai noioso,colmo di colpi d'occhio sull'isola caraibica,acritico ma non per questo asservito all'ottica castrista,"Comandante" è un documentario valido,che ritrae un dittatore giunto in età anziana che di sè non offre un'immagine nè fanatica,nè assolutamente convinta di essere nel giusto assoluto.Certo,è la versione che voleva offrire,e ne è consapevole anche la regia,ma come documento su una realtà storica importante il film di Stone non è affatto da prendere sottogamba.

venerdì 9 luglio 2010

IL SESTO GIORNO ( The sixth day,USA 2000)
DI ROGER SPOTTISWOODE
Con ARNOLD SCHWARZENEGGER, Michael Rooker, Robert Duvall,Tony Goldwin.
FANTASCIENZA/AZIONE
Alle soglie del Duemila,dopo la vicenda della pecora Dolly, crebbero polemiche ed interesse,di conseguenza,sulle possibilità della clonazione e varie discussioni,etiche e concettuali ebbero spazio su giornali e media vari:logico che il cinema da grandi platee abbia espresso soggetti che si riferivano alla cosa,inventando storie che riguardavano,centralmente o meno,la progettazione di creare nuova vita. "Il sesto giorno" vede il pilota di elicotteri Arnold Schwarzenegger tornare a casa e trovare un altro se stesso che festeggia il compleanno con i suoi cari,andare a letto con la moglie e vivere nella sua casa.Dietro c'è un intrigo scientifico che costa la vita a numerosi personaggi (anche se molti di questi ritornano da clonati e come repliche di se stessi),e forse all'originale ed al clone,dopo essersi scontrati,converrà allearsi per venire a capo della faccenda e salvare la (doppia) pelle. Diretto senza colpi d'ala da Roger Spottiswoode,il film procede prevedibile verso la lotta finale nel laboratorio futuristico dove si concepiscono i duplicati delle persone,con uno Schwarzenegger raddoppiato ma che palesemente non regge più il ritmo delle sue pellicole d'azione dei tempi d'oro,sembrando sia meno imponente che meno sciolto nelle sequenze più movimentate. Unica scena con un pò di respiro cinematografico quella del volo degli elicotteri,pilotati e telecomandati, ma nonostante altri inseguimenti,colpi di pistola laser,salti e cristalli che si infrangono c'è poco di cui tener conto.E la questione clonazione,che ovviamente viene bocciata secondo la tesi del film,è un pretesto per imbastire un ennesimo thriller fiaccherello e troppo costoso per quel che mostra.

lunedì 7 giugno 2010

MIO COGNATO ( I,2003)
DI ALESSANDRO PIVA
Con SERGIO RUBINI,LUIGI LOCASCIO, Mariangela Arcieri,Alessandra Sarno.
COMMEDIA/NOIR Sulla carta si profilava un'operazione riuscita,con il regista Alessandro Piva che proveniva da un piccolo ma sostanzioso successo come "La Capagira", e due interpreti di valore e sulla cresta dell'onda,specie in quel periodo Luigi Lo Cascio,di fresca acclamazione ne "La meglio gioventù":una commedia ambientata in una Puglia dai riflessi torbidi,viva ma anche rischiosa. Due personaggi agli antipodi, l'uno misuratissimo,affidabile,quasi fuori contesto nell'ambiente in cui vive,l'altro arruffone,estroverso,intrallazzatore e abile a muoversi nel sottobosco della malavita,per due forme di recitazione particolari,entrambe valide e altrettanto diverse.Però il film funziona poco. Come commedia non è sufficientemente divertente, come noir ha le polveri bagnate e verte al blando:inoltre,tutta l'operazione è un riferimento anche troppo evidente e smaccato a "Il sorpasso",quasi un remake non dichiarato,con finale tragico annesso e qui forzatissimo. E' un peccato,ma spesso la pellicola gira a vuoto,non coinvolge e non sviluppa interesse nello spettatore che prova anche uggia nonostante le premesse e la durata non eccessiva (novanta minuti,più o meno). Due caratteri in stridente contatto,che però forse attingeranno qualcosa l'uno dall'altro,e quando sembra ci siano nuovi equilibri, ecco che la sorte maligna fa uno sgambetto in cui qualcuno ci perde la vita:già visto troppe volte,e spesso reso meglio di così.

giovedì 20 maggio 2010

GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI

(The Hitchhiker's guide for galaxy,GB 2005)
DI GARTH JENNINGS
Con MARTIN FREEMAN, Mos Def, Anna Chancelor, Sam Rockwell.
FANTASCIENZA/COMMEDIA

In Inghilterra è considerato un classico il libro "Guida galattica per gli autostoppisti",divenuto film nel 2005 dopo una quarantina d'anni dalla sua prima edizione, e da noi passato molto alla chetichella durante l'estate, riscuotendo nessun interesse. Per la regia dell'esordiente Garth Jennings, il risultato su schermo non è indimenticabile,benchè sia stato indicato da più recensori come una piacevole sorpresa. Il film parte come una commedia di buon ritmo, con forti connotazioni surreali,ma ben presto la tenuta narrativa si sfalda e le numerose battute e battutine, i mostri e creature presenti divengono un catalogo senza troppa anima nè reale verve, su un tono comico molto flemmatico. Nonostante un cast di ottima composizione (ci sono anche John Malkovich e Bill Nighy in ruoli minori) i personaggi rimangono bidimensionali, con un Sam Rockwell sempre sopra le righe ed un protagonista inadatto come Martin Freeman,già visto in "Love actually":per cui il divertimento,che dopo dieci minuti di proiezione sembra annunciarsi cospicuo,si smorza via via che il film scorre e giunge ad un finale lieto che se da un lato è prevedibile,da un altro sembra quasi forzato.


martedì 11 maggio 2010

HOLLYWOODLAND (Hollywoodland, USA 2006)
DI ALLEN COUTLER
Con ADRIEN BRODY, Ben Affleck, Diane Lane, Robin Tunney.
DRAMMATICO

Hollywood,specialmente negli anni Cinquanta,come accenna anche "L.A. Confidential", dietro la facciata del grande Sogno di fare cinema, nascondeva mille storiacce di persone che hanno sbattuto violentemente contro il muro dell'insuccesso, oppure ,forse peggio,c'è chi ha assaporato la fama ma ne è uscito quasi subito o è rimasto prigioniero di cose in cui non credeva. Il film d'esordio di Allen Coulter si accaparrò la coppa Volpi a Venezia per l'interpretazione di Ben Affleck,star quasi fuori uso, che si è saputo riciclare come regista e probabilmente si scoprirà che forse non era una schiappa vera e propria a recitare (l'ho detto anche io, ma dire il contrario in alcuni film era davvero quasi impossibile).Storia noir dell'investigazione sulla morte misteriosa,forse un suicidio, e forse no, di George Reeves, Superman della tv, a modo suo un divo del piccolo schermo che non seppe centrare la medesima dimensione su quello grande, e ne fu rovinato, il film mostra qua e là qualche freddezza di troppo, e se i flashbacks sono leggermente troppo patinati ,la parte "attuale", con un febbricitante Adrien Brody detective da parcella gonfiata che forse arriva a capire quel che è davvero successo,rischiando egli stesso di rimetterci il collo,non ha il pathos necessario per coinvolgere davvero lo spettatore. Tra gli interpreti, buona la prova di Affleck, e soprattutto emerge una Diane Lane al solito bellissima, ma con le tracce di uno splendore sfiorito del suo personaggio, l'amante di Reeves, moglie di un boss di Hollywood che forse è la vera chiave della misteriosa vicenda. Ma forse no,come allude la pellicola prima di chiudersi, su un'ambigua nota che tutto conferma e tutto smentisce.

lunedì 19 aprile 2010

WOLF CREEK ( Wolf Creek, AUS 2005)
DI GREG MCLEAN
Con CASSANDRA MAGRATH,NATHAN PHILLIPS,KESTIE MORASSI, John Jarratt.
THRILLER
Della presente decade, insieme a "Hostel", il dittico "La casa dei mille corpi" e "La casa del diavolo", e "Saw", si può dire che l'australiano "Wolf Creek" rappresenti, nella considerazione degli appassionati e di molta stampa,uno dei pilastri del rinnovato entusiasmo per l'horror crudo e ancor più efferato del tradizionale "slasher" nato trent'anni fa. Al di là che più che di film dell'orrore io parlerei di thriller a forte tensione drammatica, visto che purtroppo la trama presenta una verosimiglianza effettiva, il film di esordio di Greg McLean segue la sventura di due ragazze e un ragazzo in giro per le lande desertiche australiane, con visita al parco naturale di Wolf Creek, in cui c'è un cratere creato dall'impatto di un meteorite:lì tutto cambierà,perchè un guasto all'auto (che diciamolo,non convince lo spettatore....) li porterà ad incontrare un falso buon samaritano, uno del posto che fa il buffone ma ha una risatina in cui c'è un'eco troppo demente per non risultare inquietante... Girato da un regista che sembra stato a scuola da Terrence Malick nella prima parte,con la magnificenza di una Natura che può solo stupire nella sua bellezza eterna, arriva a strapazzare il pubblico nell'ultima mezz'ora, con una certa efficacia crudele. Però, benchè siano da apprezzare la descrizione della bellezza di un primo bacio,la contrapposizione di un cielo immenso e striato di colori a microcomunità zeppe di rottami costruite dall'Uomo,e un paio di mosse che fanno sì che lo spettatore metta mano alla bocca per l'orrore, l'impressione è che McLean non sappia gestire benissimo la storia, concentrandosi sull'accelerata finale e lasciando che sia scarno il profilo del killer,troppo per definirlo un personaggio ben costruito. Certo, è una pellicola che rimane impressa,sia perchè giunta ad un certo punto si permette di smontare le aspettative del pubblico facendo fare una bruttissima fine al carattere che dall'inizio sembrava quello più capace di sopravvivere, e per le diverse reazioni dei tre ragazzi ad una follia feroce e senza limiti,ma non va via la sensazione di un potenziale thriller capace di segnare una svolta nel genere non realizzato poi come si deve. Emerge,soprattutto,la sottolineatura della natura predatoria dell'Uomo se posto in un contesto in cui nessuna legge o limite può frenarlo,come indica l'immagine finale,del Cacciatore che solca verso altre sadiche "imprese" un tramonto in fiamme ma indifferente a ciò che capita sulla Terra.

sabato 17 aprile 2010

AMERICAN PIE-Il matrimonio (American wedding,USA 2003)
DI JESSE DYLAN
Con JASON BIGGS,SEANN WILLIAM SCOTT, Alyson Hannigan, January Jones.
COMMEDIA
Se il primo episodio aveva tutto sommato mantenuto più di quel che prometteva, e il secondo registrava un certo calo di tensione comica, sul terzo "American Pie" la serie recupera: i ragazzi,divenuti grandi, si preparano ad una vita adulta che va integrata a quella delle loro famiglie,e quel che la società forse si aspetta da loro. Fatta questa premessa, va detto che il film diverte,non sempre le gags vanno a segno perfettamente, ma la carica dirompente della sceneggiatura suscita spesso risate, vedi la scena dei pantaloni di pelle "nascosti" ai benpensanti nuovi arrivati a sorpresa. Biggs e soci interpretano oramai con abile perizia i ruoli, con la non sottovalutabile finezza di aver mutato i personaggi in un'evoluzione naturale dalla prima pellicola. E nonostante gli strascichi per l'home video, è giusto aver limitato la serie in una trilogia che occupa l'espansione di queste giovani vite virate in commedia sboccata, che tuttavia non è priva di una sua accattivante mistura tra ridicolo e sincero, spensierata e onesta con se stessa,nella sua volgarità schietta e diretta,ma curiosamente meno offensiva di altre.

sabato 20 marzo 2010

L'ACCHIAPPASOGNI ( Dreamcatcher, USA 2003)
DI LAWRENCE KASDAN
Con THOMAS JANE, DAMIAN LEWIS, Morgan Freeman, Jason Lee.
FANTASCIENZA/HORROR
Leggendo "L'acchiappasogni", notai che il tema di un'amicizia eterna tra cinque giovani uomini cresciuti insieme straziata da eventi fantastici,forse simboleggianti i traumi e i dolori della vita adulta, si percepiva, ed era anche toccante:peccato,era la considerazione appena successiva,che spesso il racconto si facesse effettistico, grottesco (i sintomi della contaminazione aliena, che richiamano le prodezze de "Il petomane"), forzato. Il film trattone, che porta una firma d'autore (non troppo considerato tale,ma lo è) come quella di Lawrence Kasdan, non si può dire riuscitissimo, ma traduce in immagini alcune parti oggettivamente difficili da trasporre sullo schermo (tutta la parte della lotta mentale contro l'invasore alieno da parte di Jonesy, ha un cast di prima categoria, e qualche scena sospesa tra l'orripilante e l'assurdo resa con la dovuta atmosfera. Certo, siamo appunto alle prese non con uno dei migliori testi di Stephen King, spesso troppo dilungato e probabilmente non con abbastanza fiato per reggere la dimensione di romanzo:la citazione da "Apocalypse now" rimane,con il comandante ossessionato e folle Curtis di Morgan Freeman che rimanda al Brando fanatico eppur in qualche modo custode di alcune verità orrende, a livello filosofico. Non così brutto come spesso è stato etichettato dai recensori, certo non il vertice dell'opera kasdaniana, ma per un intrattenimento un pò prevedibile e tecnicamente valido può risultare bene,anche se le lamprede aliene non sono il massimo degli effetti speciali concepibili nei primi anni Duemila.

martedì 16 febbraio 2010

A.I.-Intelligenza Artificiale (A.I.: Artifical Intelligence, USA 2001)
DI STEVEN SPIELBERG
Con HALEY JOEL OSMENT, Jude Law, William Hurt, Frances O'Connor.
FANTASCIENZA

E'un film che da subito emana un'aura di opera irrisolta.Probabilmente è perche'risulta troppo cerebrale per essere un film di Spielberg,troppo avvezzo ad accelerate sentimentali per assomigliare a un lungometraggio di Kubrick.Ha scene straordianrie(atroce quella della giostra-massacro dei robot),momenti assolutamente strazianti(il robot-bambino abbandonato nel bosco),splendide prove d'attore(Haley Joel Osment,toccante,e Jude Law,infelice e ironico),a tratti emerge la statura di grande autore di Spielberg.Pero'"A.I." non convince fino in fondo,il lungo strascico prima della fine appesantisce notevolmente la narrazione,e comicia a perdere d'interesse nella seconda meta'.Peccato,perche'aveva tutti i presupposti del capolavoro.


POSEIDON ( Poseidon, USA 2006)
DI WOLFGANG PETERSEN
Con KURT RUSSELL, JOSH LUCAS, Jacinda Barrett, Richard Dreyfuss.
AVVENTURA/DRAMMATICO

Tonfo stagionale dell'estate 2006,il remake de "L'avventura del Poseidon" (1972)è velocemente sfumato via dalle sale che doveva teoricamente riempire,come fece un paio di anni prima invece "L'alba del giorno dopo":se l'originale presentava comunque la geniale intuizione di uno scenario interamente rovesciato e caratteri insolitamente definiti per un kolossal catastrofico del genere,Petersen,a cui va riconosciuto di non aver fatto scempio delle pagine omeriane con "Troy",stringa il racconto e lo concentra in un'ora e mezza piuttosto spettacolare,ma che ha il difetto di una forte ripetitività.Pur passando sopra certi espedienti in sceneggiatura perlomeno astrusi(un crocifisso minuscolo che svita bulloni di una grata messi a pressione,un bambino recuperato senza spiegare come da una stanza completamente allagata),questo film avventuroso-catastrofico ad alto budget ha comunque una tenuta di ritmo discreta,ma rientra in un quadro di prevedibilità troppo alta,anche per una serata in cui la suspence dovrebbe essere di svago.




lunedì 8 febbraio 2010

THE CAVE-Il nascondiglio del diavolo ( The cave, USA/D 2005)
DI BRUCE HUNT
Con COLE HAUSER,EDDIE CIBRIAN , Lena Headey, Piper Perabo.
HORROR/AVVENTURA
Emettono un suono tra qualcosa che striscia e il tintinnio sordo dei serpenti a sonagli, si destreggiano tra ciò che è prensile come scimmie, sono sensibilissimi al suono dato che sono quasi ciechi,volano, e hanno il viziarello poco simpatico di mangiare gli esseri umani a morsi, oltre che di parassitarli per far nascere nuovi esemplari della loro specie: sono le creature che imperversano nelle grotte profonde kilometri sotto i Carpazi, in Romania, che ospitano tra l'altro anche altri animali di dimensioni considerevoli in "The cave", coproduzione americana-tedesca nel solco di "Alien" e derivati vari. Se da un lato si assiste alla consueta falcidia del gruppo di avventurosi che incautamente si ritrova a dover fronteggiare l'inaspettato pericolo, con le cose che si fanno più macabre via via che ci si avvicina al climax finale della pellicola, c'è da dire che tecnicamente il film è fatto bene, sia negli effetti speciali e nell'elaborazione dei mostri, che nella rara qualità e nitidezza della fotografia delle scene subacquee. Inoltre, il finale,che curiosamente lascia vivo più di uno della missione originaria, apre nell'ultimissima scena ad un nuovo inquietante sviluppo, che è forse la cosa migliore del lungometraggio. Medio,per carità, ma dà ciò che aveva promesso.

domenica 31 gennaio 2010

THANK YOU FOR SMOKING ( Thank you for smoking, USA 2005)
DI JASON REITMAN
Con AARON ECKHART, Maria Bello, William H.Macy, Katie Holmes.
COMMEDIA

Finalmente ,una commedia satirica che ha il buon gusto di non perdere il suo veleno per strada,chiudendosi su un'assolutiva conclusione buonista.Il figlio di Ivan Reitman esordisce nella regia con un ritratto di supervenditore dichiaratamente esecrabile,un manager grintoso dell'industria del fumo,che amabilmente si ritrova per la colazione con due colleghi altrettanto condannabili,specialisti nella vendita delle armi e dell'alcool.Siamo comunque entro i margini della legalità americana,e il film lo sottolinea,con un avvio saporitissimo,e una buona tenuta di strada del racconto:Aaron Eckhardt,nonostante più volte abbiano provato a lanciarlo come un modello moderno e assai più incattivito di Robert Redford,sembra aver trovato qui il personaggio della carriera,senza negargli niente,manco una sfumatura di negatività.E ,coerentemente,la commedia al sale,nipote del cinema di Altman più gustoso,arriva a chiudersi con la serafica convinzione che non c'è niente da fare,uno può cambiar mestiere,ma se figlio di buona donna è nato,tale rimane.


domenica 17 gennaio 2010

NEW POLICE STORY ( San ging chaat goo si, HK 2004)
DI BENNY CHAN
Con JACKIE CHAN, Nicholas Tse, Mak Bau, Winnie Leung.
AZIONE
Jackie Chan ha alle spalle una carriera oramai ultratrentennale, anche se da noi non ha tutto sommato mai riscosso grossi risultati in termini di incassi: da metà anni Ottanta in poi, con "Protector", il suo cinema ha tuttavia i suoi estimatori anche qui, seppure gli appassionati veri e propri ne contestano l'eccessiva contaminazione con i blockbuster statunitensi degli ultimi anni. "New police story", che è un episodio di una serie, comincia con il protagonista letteralmente a pezzi perchè si sente responsabile della strage dei suoi uomini ad opera di delinquenti cui veniva data la caccia: gli viene in aiuto un giovane che non si separa da una giacca mimetica vecchia e trasandata, che si annuncia suo collega e lo aiuterà nel recupero di se stesso e nel regolamento di conti con la pericolosa banda. Il film ha una forte connotazione melodrammatica, confondendo le scene di azione pura e spericolata con una tendenza al retrogusto sentimentale: Chan,superata la cinquantina d'anni, si spende magari meno in acrobazie e capriole, ma è anche un buon interprete. E non dispiace appunto l'infiltrazione da melomani del sentimento ad ogni costo, che emerge soprattutto nelle scelte dei personaggi e in ciò che si viene a sapere del loro passato, in un cinema sospeso tra un impatto visivo sempre d'effetto ed una visione tuttavia "umana" anche dell'azione,oltre che dei rapporti umani e dei principi da tenere presenti che non lascia indifferenti.

giovedì 14 gennaio 2010

NICKNAME:ENIGMISTA (Cry wolf, USA 2005)
DI JEFF WADLOW
Con JULIAN MORRIS, Lindy Booth, Jared Padalecki, Jon Bon Jovi.
THRILLER
L'assassino che invia messaggi agli investigatori per caso o ai professionisti dell'indagine è un vecchio motivo del thriller. L'espediente narrativo è il motore anche di "Nickname:Enigmista", in cui un ragazzo con un passato su cui è meglio non aprir bocca con le nuove conoscenze arriva in un college e si ritrova invischiato in un gioco che ben presto si fa assai pericoloso. Prima dei titoli abbiamo assistito ad un delitto in un bosco,di notte: e i messaggi tra il misterioso autore ed il protagonista si fanno sempre più serrati e minacciosi,via cybercontatto: ma è tutto vero? O qualcuno sta mettendo in atto una sorta di vizioso trucco per tormentare il giovane? Accolto bene alla sua uscita dalla maggior parte dei recensori, "Cry wolf" delude. Spesso pretenzioso nel voler elevarsi rispetto ai consueti slasher, si perde spesso in panegirici verbali molte volte ingombranti o semplicemente uggiosi, per poi rivelare in un doppio finale piuttosto scontato una soluzione che si può prevedere con larghissimo anticipo. E pure l'ultima sequenza che evita il lieto fine, non migliora il giudizio su un thriller di ambientazione scolastica che propone molte cose già viste, con poco mordente e recitato mediocremente.

lunedì 14 dicembre 2009

LILO E STITCH (Lilo and Stitch, USA 2002)
DI DEAN DEBLOIS, CHRIS SANDERS
COMMEDIA/FANTASCIENZA
ANIMAZIONE
Una è piccola, goffa, attaccabrighe, buffa ma anche malinconica, l'altro è un "coso" venuto dallo spazio, creato per errore, che ha le sembianze di un koala con troppi denti appuntiti e tende a spaccare quasi tutto quello che trova sulla propria strada: insieme, i due costituiscono una coppia parecchio sui generis, al punto che la piccola Lilo prende con sè lo strano bestiolo spaziale credendo che sia un cane, ma scoprendo ben presto che ha particolarità molto curiose. Venuto agli sgoccioli dell'era del cartoon tradizionale e a due dimensioni (ma l'imminente "Principessa e il ranocchio" parrebbe segnare una controtendenza), "Lilo e Stitch" è stato un buon successo,che ha generato un seguito poco dopo. Commedia fantastica dal cuore piuttosto tenero, afferma con vigore quel che "Little Miss Sunshine" avrebbe sottolineato qualche stagione più tardi:non importa quanto una famiglia sia allargata, fuori dai canoni, e magari sbandata agli occhi dei benpensanti, l'essenza è l'unità di affetti che legano gli individui. Attraversato dalle sempreverdi hits di Elvis Presley, il film fila via deciso e divertente verso il proprio assunto che svela nettamente in un finale anche toccante, rendendo l'avventura hawaaian-cosmica targata Disney tra i piccoli classici della casa di produzione,e i due personaggi principali tra i meglio costruiti degli ultimi anni.

martedì 10 novembre 2009

THE GOOD SHEPHERD-L'ombra del potere (The good shepherd, USA 2006)
DI ROBERT DE NIRO
Con MATT DAMON, Angelina Jolie, Robert DeNiro, WilliamHurt.
DRAMMATICO

Seconda prova da regista per Robert De Niro a tredici anni dal primo passaggio dietro la macchina da presa, per un lavoro che avrebbe dovuto iniziare a comporre una trilogia sulla Cia, ma a giudicare dai non sfolgoranti incassi raccolti, probabilmente rimarrà un'opera singola : "The good shepherd" ( "Il buon pastore") parte a ritroso, dal fallimento della tentata invasione della Baia dei Porci a Cuba, nel 1961, giungendo agli inizi della Guerra Fredda,praticamente la prima fase del corso storico della Agency, prendendo come punto di vista il racconto dell'esperienza di Edward Wilson,personaggio fittizio ma ispirato,ovviamente ad alcuni realmente esistiti tra i primi uomini di potere all'interno dell'istituzione. Le spalle incurvate, un cappello calcato sulla testa sempre alla medesima altezza, gli occhi avviati a un distacco sempre meno emotivo, il Wilson dipinto da De Niro, è un "uomo grigio" che accetta compromessi al sangue, eliminazioni fisiche, slealtà varie e ricatti internazionali per tutelare gli interessi del suo paese, tramite l'operato suo e dei suoi colleghi. Lo zampino di Coppola, tra i produttori della pellicola, si nota nell'allestimento di "The good shepherd", ma il film, che soffre un eccesso di durata di perlomeno venti minuti, tradisce un'ambizione coppoliana senza arrivare a possedere la forza tragica delle opere migliori dell'autore de "Il padrino". Sia chiaro, è un buon film questo, ma più interessante che bello, e trova soprattutto nella seconda parte una chiave tra suspence e dramma etico che rialza non di poco le sue quotazioni, come positiva è la sottolineatura di un'assurda ferocia clandestina per mantenere uno status che permettesse agli alti funzionari di fare le loro belle cene e i loro giulivi coretti, in cambio della pelle di qualche oscuro sospetto di doppio gioco o puro disgraziato. Del cast, molto ben diretto, è giusto dir bene: forse, il migliore, ma di poco, è William Hurt, corpulento e corrottissimo.


giovedì 5 novembre 2009

THE GUARDIAN (The guardian, USA 2006)
DI ANDREW DAVIS
Con KEVIN COSTNER, ASHTON KUTCHER, Sela Ward, Melissa Sagemiller.
DRAMMATICO/AVVENTURA
Incrocio di una star in avviato declino e di una ancora acerba e in lenta ascesa, "The guardian" mette insieme Kevin Costner e Ashton Kutcher in un plot che mescola "Ufficiale e gentiluomo" e "Top Gun" principalmente, oltre a tanti altri film d'ambiente militare:sotto la regia non insuperabile ma professionalmente corretta dello specialista in azione Andrew Davis una produzione costosa ma non rientrata nelle spese, che non ha certamente contribuito al rilancio della carriera di Costner, ma neanche a quella di Kutcher. Meno brutto di quanto si potesse ipotizzare viste le premesse, è però troppo pieno di retorica e testosterone per essere preso sul serio, o perlomeno esser visto senza sarcasmo:spettacolare nelle scene di salvataggio in mare, perfettamente allineato sul binario dei clichès nel presentare i personaggi( il più vecchio ha il suo bravo trauma nel passato, è considerato un mito nel lavoro ma ha una vita disastrata,il giovane è irruento ma inesperto e disperatamente bisognoso di una guida), giunge ad un finale drammatico che ne riequilibra un pò alcune pecche.Di certo, però, non è una pellicola memorabile.

lunedì 7 settembre 2009

ALFIE( Alfie,GB 2004)
DI CHARLES SHYER
Con JUDE LAW,Sienna Miller,Marisa Tomei,Susan Sarandon.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Nell'ampio saccheggiamento di sceneggiature del passato da riadeguare alla moda corrente per trarre nuovo profitto da idee antiche ma sempre valide,via libera anche per "Alfie", remake del piccolo classico del 1966 con Michael Caine playboy venuto dai bassifondi che si ritrovava a dover crescere tutto in una volta. Al posto dell'interprete di "Vestito per uccidere" c'è Jude Law,che ne riprenderà il ruolo pure nel rifacimento di "Gli insospettabili",e questo doveva essere la definitiva rampa di lancio per il biondo dagli occhi chiari che tanto alle donne piace: commercialmente non è andata molto bene,e l'attore non è divenuto poi la nuova superstar venuta dalla terra d'Albione. Scritto e diretto da Charles Shyer,abbastanza avvezzo a rifare commedie classiche, il film non è malaccio, però contraddice non poco il messaggio dell'originale:se l'Alfie di Caine era sostanzialmente un personaggio accattivante,ma che nella realtà non vorremmo conoscere molto volentieri,pieno di piccole malignità e bassezze, quello moderno è alla fine un figliolo insicuro,piacente e sfoggiante un savoir faire che lo rende ambito,però pronto ad un'agnizione finale che riconosce alle donne della sua vita il massimo possibile (per lui)della stima e della riconoscenza.E, gettata la simbolica cenere sul capo, si va avanti. A parte che appunto Law è anche troppo bello rispetto al più virile e meno canonicamente attraente Caine,c'è qui volonterosità,mentre nell'originale c'è un'interprete di gran valore:e i milioni di luci di New York che accompagnano e testimoniano le prodezze seduttive di Alfie non brillano certo di verità,rispetto agli opachi colori presentati dalla Londra del '66,ma sono le conseguenze della ricerca del glamour a tutti i costi.

venerdì 4 settembre 2009

BLADE:TRINITY(Blade:Trinity,USA 2004)
DI DAVID S.GOYER
Con WESLEY SNIPES,Jessica Biel,Ryan Reynolds,Parker Posey.
AZIONE/FANTASTICO
Se nei fumetti aveva conquistato una schiera di appassionati,ma rimaneva comunque un personaggio minore dell'universo Marvel, al cinema, almeno dal punto di vista commerciale "Blade" ha funzionato benissimo:ottimi gli incassi e ampie possibilità di sviluppo delle trame del mezzo uomo mezzo vampiro che dà la caccia ai succhiatori di sangue che sembrano invadere le nottate americane. Ogni capitolo della (fino a qui) trilogia ha avuto un regista differente,e difatti quello gestito da un director più "autore" è il migliore,nella fattispecie il numero due. Qui, benchè l'idea di affiancare all'agile ammazzampiri di pelle vestito i due aspiranti divi Jessica Biel e Ryan Reynolds non sia malvagia,si sente forte il respiro fiacco della ripetizione a scopo economico:le scene d'azione non sono mal girate ,di buona qualità gli effetti speciali, ma se il personaggio dell'alleato di Blade interpretato da Kris Kristofferson è evidente che esca di scena in modo forzato, la concezione di un'organizzazione ultratecnologica di vampiri affonda nel ridicolo, e via via che il film scorre,si ha sempre maggiormente la sensazione di prevedibilità della trama. Tra fari abbaglianti che polverizzano in un'esplosione di scintille i mostri assassini, spettacolari scontri a base di arti marziali, non viene da stroncare l'intera operazione, come molti spettatori hanno fatto, ma resta il pensiero che per concludere (forse?) la serie di Blade si sarebbe potuto essere un pò più originali.

sabato 1 agosto 2009

SCARY MOVIE 2 ( Scary movie 2, USA 2001)
DI KEENEN IVORY WAYANS
Con SHAWN WAYANS,MARLON WAYANS,ANNA FARIS,REGINA HALL.
COMICO
Meno male che dal numero 3 in poi il testimone degli "Scary Movie" sono passati nelle mani dell'ex ZAZ David Zucker:non che il terzo e quarto episodio siano pietre miliari nella storia del cinema comico mondiale,ma perlomeno vi è rintracciabile un tentativo di vis brillante, un approccio citazionistico meno banale. Qui, in mano ai fratelli Wayans, è lecito aspettarsi ogni volgarità,le gags sono di una pesantezza avvilente, la scatologia un obbligo, la scarsissima attitudine a far ridere il prossimo una rattristante evidenza. Se il riferimento è "The haunting", con considerazione sia per "L'esorcista" nel prologo(a proposito, il più basso gradino della carriera di James Woods)che altri horror nel prosieguo, non c'è l'amor di citazione che trovavamo nel classico della parodia "Frankenstein jr.", ma neanche la grinta ridanciana de"L'aereo più pazzo del mondo": e la beceraggine che permea tutta la pellicola provoca più ripulsa che malandrina condivisione,altro che provocazione...