sabato 2 gennaio 2010

NIGHTMARE 5-Il mito ( A nightmare on Elm Street:the Dream Child, USA 1989)
DI STEPHEN HOPKINS
Con LISA WILCOX, ROBERT ENGLUND, Erika Anderson, Michael Ashton.
HORROR Tempo fa mi chiesi perchè non avevo terminato di visionare tutta la serie di Freddie Krueger: quando uscì il primo "Nightmare" (di cui uscirà tra non molto un remake, in linea con operazioni analoghe come va oggi di moda) mi fece molta impressione l'idea di un mostro che operava tra Reale ed Irreale, che emergeva dall'Inconscio per far strage nel mondo di esseri umani in carne ed ossa. Però già al quarto capitolo, che pur ebbe un forte successo, soprattutto in patria, la serie sull'assassino redivivo in maglione a righe bruciacchiato ed artigli di lama cominciò a lasciare a desiderare e mostrare segni di stanchezza buttandola sulla burla nemmeno tanto originale. Affidato ad un regista senza colpi d'ala come Stephen Hopkins, il quinto capitolo evidenzia ancor di più la fiacchezza con cui gli sceneggiatori riesumano Freddie, e nonostante lo spunto non peregrino di un erede del malvagio(contaminazione con il filone demoniaco, ma poteva essere valida), siamo alle solite scene di massacri virati su un'ispirazione giocosa piuttosto forzata, con Englund che starnazza continuamente quando è in scena senza far più paura a nessuno al di fuori dello schermo. La sequenza sulle scale capovolte non è male, ma il resto è noia pura.
I GIORNI DEL CIELO (Days of heaven, USA 1978)
DI TERRENCE MALICK
Con RICHARD GERE, BROOKE ADAMS, Linda Manz, Sam Shepard.
DRAMMATICO
Secondo titolo della scarnissima filmografia di Terrence Malick, cineasta insolito ed oggetto di studio per studenti di cinema e storici, "I giorni del cielo" è un'epopea rurale ed amara su un triangolo amoroso, o meglio, su una truffa sentimentale destinata a finire in tragedia. Dipinto dalla luce straordinaria che un magnifico operatore come Nestor Almendros gli ha fornito, commentato elegantemente da una delle composizioni meno famose ma non per questo dimenticabile di Ennio Morricone, il cinema di Malick contempla le imprese e miserie umane come usa fare mettendole a confronto con il mondo animale che manifesta indifferenza a coscienze ed incoscienze della nostra specie. Se c'è un appunto da fare è, paradossalmente, proprio sulle svolte nel dramma vero e proprio, che difettano in progressione emotiva:però il discorso sulla natura irrefrenabilmente violenta di un paese come gli Stati Uniti, colti qui in un momento della loro Storia particolare e non ricordatissimo dal cinema, ma imprescindibile, è di una certa forza, la messa in scena vibrante e la recitazione di un cast giovane e talentuoso rimarchevole. Un film bello e da recuperare.

venerdì 1 gennaio 2010

LA PRINCIPESSA E IL RANOCCHIO (The princess and the frog,USA 2009)
DI JOHN MUSKER e RON CLEMENTS
ANIMAZIONE
FIABA/COMMEDIA/MUSICALE

Curioso ed in un certo senso anche geniale il fatto che uno dei maggiori artefici dell'ondata "tridimensionalista" come la Disney compia un'operazione che è insieme un passo indietro e un ribilanciamento delle proprie capacità tecnologiche. Una fiaba non celebre come"La bella e la bestia " o "Biancaneve" fa da spunto ad un film moderno per la multietnicità dei suoi personaggi principali, visto che l'eroina è nera e il fidanzato di provenienza comunque non occidentale,anche se per buona parte del film sono entrambi del verde delle rane:in più, la protagonista presenta una grinta ed una capacità di andare oltre gli ostacoli assolutamente moderna per la major, molto maggiore di altre . Ci sono diversi riallacciamenti ad altri classici disneyani, soprattutto "Il libro della jungla" e "Bianca e Bernie", sia per le ambientazioni che per alcuni personaggi secondari, come l'alligatore jazzofilo che somiglia molto all'orso Baloo, e nella sostanza graficamente, per quanto ben fatto, non presenta novità:ma i numeri musicali sono notevoli, le fantasie di colori e allegorie sullo schermo denotano energia visiva ancora da sfruttare.

mercoledì 30 dicembre 2009

IO E MARILYN (I,2009)
DI LEONARDO PIERACCIONI
Con LEONARDO PIERACCIONI, Suzie Kennedy, Massimo Ceccherini, Biagio Izzo.
COMMEDIA
Voilà, se De Sica & C. ogni anno timbrano il cartellino delle feste, Pieraccioni se la prende un pò più comoda e un anno sì ed uno no passa la mano e più pigramente realizza un film per gli spettatori che tutto sommato lo premiano, ponendolo tra i maggiori incassatori della stagione. Si è già detto più volte che il mondo pieraccioniano, fatto di tanta gente alla buona, storie d'amore con buffonate da oratorio, nomi pittoreschi che dovrebbero,si pensa, nelle intenzioni, già avviare il pubblico sulla via del sorriso pieno è tipo quei paesaggi da souvenir rinchiusi in una bolla di cristallo, di "quelle che a girarle, viene giù la neve"(citazione da Baglioni, mi si conceda...).Dalle goliardate con gli amiconi di sempre, il fortunato Leonardo sembrerebbe via via voler prendere licenza, far entrare nel proprio immaginario roseo e senza quasi peccato temi come omosessualità, famiglie allargate e primi bilanci di un ex-ragazzo avviato alla maturità:però la coppia gay che si battibecca ne "La boutique del cannolo gioioso" (letteralmente), la vicina rustica che fa sedute spiritiche tra una cicca e l'altra, il rivale in amore e nuovo partner dell'ex-moglie che fa il domatore di circo e parla un napoletano marcatissimo sono macchiette,e non personaggi. E il cabarettista bravo a tenere il palco non è mai diventato interprete, vedere la scena in cui, molto teoricamente, sta la morale del film, e il protagonista rivendica il coraggio degli "uomini normali", in una sorta di monologo assai balbettante ed insicuro (faceva altrettanto il padre tranviere con il figlio in "Bronx", ma con altra incisività e sostanza, d'altra parte lì c'era DeNiro, qui no) che lascia affiorare tutte le pecche recitative del commediante. Insipido e a tratti anche uggioso, il filmetto gravita nella propria allegorica bolla di sapone, confidando nella simpatia degli spettatori per il regista e attore:almeno fin quanto dura.
NATALE A BEVERLY HILLS(I,2009)
DI NERI PARENTI
Con CHRISTIAN DE SICA, MICHELLE HUNZICKER, Massimo Ghini, Alessandro Gassman.
COMICO
Al di là di ogni considerazione qualitativa e pseudo-sociologica, che ad ogni turnata natalizia sembra di mettere un disco che si incanta, domandiamoci invece a chi fa comodo il cinepanettone:naturale che gli esercenti, con la crisi non solo cinematografica che da anni ne danna l'attività, l'aspettino a braccia aperte, e che, come si sa, spettatori sporadici, che vanno al cinema una volta solo all'anno, attendano le feste per vedere assieme agli amici i loro beniamini tirar fuori le risate per cui pagano. Ma dedicare una puntata del talk show di attualità della rete ammiraglia di Stato ad una telepromozione in piena regola, è corretto? Auspicare un contributo governativo per produrre un film che darà da lavorare a famiglie intere, ma che di artistico ha, diciamolo, solo la professionalità delle competenze, è giusto? De Sica ormai viaggia in automatico, e riconosciamo che se sbracasse un pò meno, ha onestamente tempi comici e recitativi difficili da contestare, Ghini e Ferilli, interpreti altrove validi, passano disinvoltamente da una fiction televisiva lacrimosa a materiale da sghignazzo e gomitata come questo, mentre l'episodio che vede rivali in amore Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi per la bionda baywatch Michelle Hunzicker è ancor più loffio. E questa sarebbe commedia situazionista, come asseriscono gli interpreti?Dato che sia De Sica che Gassman e Tognazzi fanno il verso, non solo ai padri, ma ad altri modelli della commedia che fu, come Sordi e Manfredi, non sarebbe il caso di una bella limata alle vie più brevi e triviali per far ridere e fare un minimo di sforzo onde magari far soldi lo stesso, ma magari meritando qualche parola di apprezzamento in più? Tanto hanno un anno di tempo per farlo, avresti voglia....

martedì 22 dicembre 2009

TERRORE DALLO SPAZIO PROFONDO
(Invasion of the body snatchers, USA 1978)
DI PHILIP KAUFMAN
Con DONALD SUTHERLAND, BROOKE ADAMS, Jeff Goldblum, Leonard Nimoy.
FANTASCIENZA
Primo remake de "L'invasione degli ultracorpi" di Don Siegel, a cui succederà una quindicina di anni dopo una nuova versione diretta da Abel Ferrara, "Terrore dallo spazio profondo" è un buon rifacimento, con aperture più apertamente orrorifiche (ma d'altra parte siamo anche nella fase in cui il genere cambiò proporzioni e gradazioni in ciò che poteva mostrare): con un protagonista duttile come Donald Sutherland, che qui sa passare da una certa freddezza iniziale a sempre crescenti angoscia e tensione, fino all'agghiacciante finale che, se possibile, introduce ancor più pessimismo nel racconto, Philip Kaufman, regista ambizioso e non sprovvisto di talento ma non sempre capace di fornire titoli pari alle intenzioni, mette in scena un film di fantascienza di buona presa emotiva, con un paio di sequenze che non difetterebbero in un'eventuale antologia del genere. Gli ultracorpi vengono descritti nelle scene iniziali come fiocchi trasparenti che, proprio come polline, galleggiano e fecondano corpi umani (e non, a giudicare da una scena particolarmente inquietante ma anche grottesca):nella lotta impossibile per contrastarne l'organizzatissima invasione, c'è spazio per un gustosissimo cameo del protagonista dell'originale di Siegel, Kevin McCarthy, per un momento di metacinema davvero notevole.

NEMICO PUBBLICO ( Public enemies, USA 2009)
DI MICHAEL MANN
Con JOHNNY DEPP, CHRISTIAN BALE, Marion Cotillard, Channing Tatum.
DRAMMATICO/AZIONE
In un anno in cui il medesimo titolo (in Italia) è stato assegnato al dittico con Vincent Cassel nel ruolo del bandito transalpino, ritorna sugli schermi John Dillinger, uno dei gangsters più celeberrimi degli Anni Ruggenti;dietro la macchina da presa c'è Michael Mann, davanti un nutrito cast di facce interessanti, con protagonisti Johnny Depp e Christian Bale impegnati in una sfida, o meglio un crudele gioco delle parti che vede la star preferita di Tim Burton nel ruolo del bandito e il Batman di Nolan nei panni di Melvin Purvis, l'uomo dell'FBI che lo prese in castagna e uccise. Già portato al cinema varie volte, di cui resta impressa quella di John Milius, con un ottimo Warren Oates, il "Nemico Pubblico" qui diviene un'incarnazione romantica, un "ultimo fuorilegge" incapace di pensare in prospettiva come i malavitosi moderni, appassionato del rischio al punto di concedersi, in prefinale, di farsi un giro negli uffici del Bureau in barba ai suoi cacciatori, contrapposto agli spietati sgherri dello Stato, che a pieni poteri esercitano una violenza inaudita e senza alcun freno:la fotografia di Dante Spinotti,elegantissima, fa fluttuare un'epopea romanzatissima, vero, ma di un certo fascino. Più in risalto dell'altro divo in cartellone, Depp dipinge un John Dillinger più bello del vero, più idealista e vulnerabile, sgomento dinanzi alla propria inadeguatezza a sopravvivere a se stesso e oltre la propria leggenda:ed è vero, nessuno, oggi, è in grado di superare il cinema di Michael Mann a livello di potenzialità epica, di dare quel taglio così unico alle sequenze d'azione, così pregne di grande intuito registico e da ricordare. Chissà che film avrebbe fatto sulle Termopili con il suo irrealizzato "Gates of fire", altro che quella raffazzonata di "300":il cinema è fatto anche di occasioni perse o non compiute.