lunedì 30 novembre 2009

COMPLOTTO DI FAMIGLIA ( Family plot, USA 1976)
DI ALFRED HITCHCOCK
Con BARBARA HARRIS, BRUCE DERN, Karen Black, William Devane.
GIALLO/COMMEDIA
Ultimo film per Alfred Hitchcock, che perì poco dopo: negli ultimi anni spesso la critica aveva storto il naso o confessato una certa perplessità sugli ultimi lavori del maestro del thriller, vedi l'atteggiamento circa "Il sipario strappato" e "Topaz", soprattutto. Anche su "Complotto di famiglia" ci furono tiepidi entusiasmi, però il film, una commedia gialla meno violenta del precedente "Frenzy" che si chiude sui cattivi gabbati ma non uccisi è piacevole e conferma in alcuni passaggi la mano autoriale di un grande del cinema. La sequenza della macchina impazzita per via dei freni rotti è un brano emozionante, quasi incredibile data l'avanzata età del regista, e il confronto tra i truffaldini ma simpatici Harris e Dern e i diabolici Black e Devane è portato avanti con sapienza: forse c'è qualche strizzata d'occhio di troppo alla platea con le musiche un pò troppo rassicuranti di John Williams e un tono generale che ricorda qua e là certe commedie gialle della Disney (ma ci sono troppi morti qui per fare paragoni). Il capitolo conclusivo di una filmografia straordinaria è un divertissement godibile, non eccelso ma che, anche con un soggetto che non prevede particolari letture psicologiche o altro, rivela quel qualcosa in più che solo i geni possiedono, come un uovo al tegamino preparato da un grande chef.

KILLSHOT (Killshot, USA 2008)
DI JOHN MADDEN
Con MICKEY ROURKE, DIANE LANE, Thomas Jane, Joseph-Gordon Levitt.
THRILLER/AZIONE
Rimasto in un limbo distributivo per un anno, ritirato fuori da una probabile uscita diretta in dvd grazie al clamore suscitato dalla prova quasi da Oscar di Mickey Rourke in "The wrestler", è uscito comunque abbastanza in sordina in estate "Killshot",da Elmore Leonard. Come al solito i personaggi nati dallo scrittore, sono più complessi della media di quelli proposti dai thriller, hanno sfaccettature tra il bianco ed il nero, e gli intrecci non sono mai lineari. Reduce da una fase artisticamente abbastanza disastrosa dopo gli Oscar di "Shakespeare in love", John Madden confeziona qui un film con diversi nomi maiuscoli nel cast, compresa una Rosario Dawson curiosamente confinata in un ruolo marginale (ma la sensazione finale è che la pellicola abbia subito dei rimaneggiamenti al montaggio, quindi può darsi che avesse più "parte"),imbastendo una crime story che si dipana tra un killer serafico e conscio del suo ruolo negativo, un tirapiedi garrulo e stupido, una coppia di bell'aspetto e slegata che fatica a ritornare insieme. Oltretutto sulla vicenda,che diviene via via sempre più violenta, aleggia il sarcasmo di Leonard che collega bene l'insieme. Forse un film che meritava più attenzione, comunque migliore di tanti prodotti d'azione tutti scoppi e crivellar di armi da fuoco senza concatenazione logica, e continua la rimonta artistica di Rourke, che presenta il personaggio più denso tra attori comunque molto funzionali.

sabato 28 novembre 2009

ORPHAN ( Orphan, USA/CAN 2009)
DI JAUME COLLET-SERRA
Con VERA FARMIGA, ISABELLE FUHRMAN, Peter Sarsgaard, Cch Pounder.
THRILLER

Si sa, immettere l'elemento infantile in un thriller od un horror mette sempre più paura: e quando il Male è rappresentato da un bambino a molti vengono i brividi. La coppia benestante formata da Vera Farmiga e Peter Sarsgaard ha due figli, di cui la più piccola è sordomuta, e ha subito il trauma di una terzogenita nata morta: dopo vari problemi di tenuta familiare, i due adottano una bimba orfana che proviene dalla Russia, ma una volta entrata in casa la ragazzina, cominciano strani e allarmanti episodi, via via più sconcertanti e pericolosi... "Orphan", di Jaume Collet-Serra è un thriller incalzante,che si apre su una visione onirica già piuttosto tesa, e serve il suo crescendo di emozioni con sapiente calibratura: peccato che il finale un pò prevedibile intacchi il buon lavoro fatto fino ad allora, ma va detto che il film sa spaventare lo spettatore a più riprese. Facendo due conti e ragionando su un paio di scene e dialoghi, forse è possibile arrivare alla verità prima che lo schermo ce la mostri, ma il nocciolo del soggetto è accuratamente elaborato e ben congegnato. Vera Farmiga, già apprezzata in "The departed", sorregge bene la concentrica e diabolica macchinazione che la crudele figlia adottiva escogita per il suo personaggio, continua a convincermi poco Peter Sargaard nel ruolo del marito che sembra non accorgersi di niente o sottostimare il pericolo, ma è anche il carattere reso peggio dalla scenegiatura:bravissima Isabelle Fuhrman che interpreta la scena più agghiacciante, quella in cui la verità emerge, con notevole intensità d'attrice.

venerdì 27 novembre 2009

THE TWILIGHT SAGA:NEW MOON ( New moon, AUS 2009)
DI CHRIS WEITZ
Con KRISTEN STEWART, Taylor Lautner, Robert Pattinson, Billy Burke.
FANTASTICO/SENTIMENTALE
Ci sono successi cinematografici che esplodono al di là di ogni previsione (il primo "Rambo",che uscì in fretta e furia a fine dicembre '82 e divenne un caso) e altri costruiti a tavolino solleticando le frange di spettatori cui il film è rivolto, soprattutto nel caso di pellicole per giovanissimi:ricordo ancora le figurine di "Flashdance" che impazzavano sui diari delle compagne di scuola nell'autunno del 1983, e il conseguente successone della pellicola con Jennifer Beals che tra l'altro si impose come maggior incasso assoluto della stagione. La saga di "Twilight" è appunto un lavoro di merchandising al cubo: come vendere cianfrusaglie per pezzi di valore, coadiuvati da un bizzarro sfarfallare dei media, soprattutto le riviste, per creare curiosità ed attesa su una serie che, oltre a non presentare niente di particolarmente originale ( signori miei, "Guerre stellari" è un universo vero e proprio, anche se le desinenze sono molteplici).Ad essere onesti, "New moon" è appena meglio di "Twilight", perlomeno c'è un'ombra di regia, di capacità di inquadrature, e gli effetti speciali, pur niente di che, rimediano a quelli da fiction di scarso livello del primo film: ma, al di là del gonfiamento di una storia che sarebbe risolvibile in un'ora e mezza scarsa e invece viene protratta in quattro capitoli, e della pochezza interpretativa di attori da verificare fuori da questo contesti, sia concessa una perplessità consistente sulla proposta di un'eroina che a piè sospinto sostiene di non essere interessata a vivere, che cerca di morire o ritrovarsi in situazioni a forte rischio per sentirsi viva. Visto che il target sono appunto adolescenti, non pare nè molto sensato nè educativo:e che dire della scena, ambientata a Volterra, in cui la stessa Bella lascia andare al macello una schiera di ignare vittime nella più completa indifferenza? Se questi sono i modelli da proporre, complimenti davvero a chi sfrutta il romanticismo molto d'accatto della saga. Infine, a livello di cinema fantastico, non torna niente delle leggi vampiresche e licantropiche( anche qui, diventano lupi colossali, niente più, niente trasformazione o vago rapportarsi a forme umanoidi). Il tempo probabilmente affosserà l'ingiustificabile baraonda creata attorno a questa serie, e ne evidenzierà la pochezza:c'è da sperarlo.

CARTER (Get Carter, GB 1971)
DI MIKE HODGES
Con MICHAEL CAINE, John Osborne,Ian Hendry, Britt Ekland.
AZIONE
Ci fu un periodo a cavallo tra gli anni Sessanta e i primi Settanta in cui il film d'azione si coniugò spesso felicemente con sapori e coloriture tipici dell'hard boiled, sbloccando i limiti che pellicole di dieci anni prima avevano obbligatoriamente e rendendo in modo cinematograficamente notevole le parti più "dure" di tali ambientazioni e racconti. "Carter" è un noir di scuola britannica molto ben girato, che racconta, non senza black humour, una storia violenta, di un sicario che a pochi giorni dall'uccisione del proprio fratello, intraprende un'indagine personale che lo porterà ad individuare in vari personaggi attorno a sè mandanti ed esecutori del delitto:Hodges pedina un Michael Caine in gran spolvero, che seduce, picchia ed uccide (ma c'è un momento in cui rivela un'umanissima vulnerabilità) fino ad una resa dei conti definitiva in un'alba lattiginosa in riva al mare, con sorpresa finale annessa. Il film è piacevolissimo da seguire, fluido nel racconto e, a differenza di molti altri titoli di azione successivi, disegna un sottomondo senza scampo, in cui non si può sfuggire a logiche crudeli, e in cui la violenza viene pagata sempre con la violenza, ritorcendosi comunque contro chi la adopera. Molto meglio del remake di vent'anni dopo con Sylvester Stallone, che pure risultava un film divertente.

PALERMO -MILANO SOLO ANDATA ( I, 1996)
DI CLAUDIO FRAGASSO
Con RAOUL BOVA,GIANCARLO GIANNINI, Ricky Memphis, Valerio Mastandrea.
AZIONE/DRAMMATICO
Dopo più di dieci anni di successi negli ascolti televisivi, "La piovra" produsse anche un tipo diverso di cinema commerciale che tuttavia proponeva anche tematiche di drammatica attualità come la lotta alla mafia, come anni prima, ad esempio, ne era campione Damiano Damiani: "Palermo-Milano solo andata" ottenne discreti incassi e piacque generalmente a una buona fetta di pubblico. Sul modello dell' "Anabasi" che già ispirò l'hilliano "I guerrieri della notte", narra il viaggio dal Sud al Nord di una squadra di agenti di PS via via decimata da tradimenti ed imboscate per portare a deporre in tribunale un superteste che potrebbe risultare decisivo in un maxiprocesso. Dato che, appunto, ci troviamo alle prese con un cinema esplicitamente commerciale, e la firma di Fragasso non è esattamente tra le migliori del cinema italiano, certe grossolanità nel toccare problemi purtroppo annosi erano quasi prevedibili: anche se tutto sommato il film,inteso come pellicola d'azione, si fa guardare, difficile è giustificare alcuni personaggi definiti con l'accetta (Stefania Sandrelli in uno dei ruoli meno convincenti della sua bella carriera,meno male che compare poco) e alcuni dialoghi, quasi grotteschi per come sono messi insieme. Infine, alla faccia della comprensione per i problemi del Meridione:laggiù, secondo il film, chiunque è corrotto, ogni passo può essere fatale, a Milano si blocca il centro della città per l'onestà degli agenti che creano un gigantesco cordone di difesa della ormai sparuta squadra di tutori della legge venuti dal Sud....

mercoledì 25 novembre 2009

12 ROUNDS ( 12 rounds, USA 2009)
DI RENNY HARLIN
Con JOHN CENA, Aidan Gillen, Ashley Scott, Steve Harris.
AZIONE
Se Sylvester Stallone invecchia ma non molla (anzi, meglio ora che qualche anno fa), Schwarzenegger fa politica, e Chuck Norris è ormai fisso in tv e Bruce Willis e Mel Gigbson oramai sembrano non più interessati al genere, qualcuno dovrà pur mandare avanti l'action movie:anni fa dallo sport venne Brian Bosworth, ma fu un fuoco di paglia. Sembra invece che sull'ex-campione di wrestling John Cena le case produttrici sembrino intenzionate ad investire, giacchè è il secondo titolo da egli interpretato e questa volta affidato ad un professionista che spesso ha ottenuto buoni incassi come Renny Harlin. A parte la prevedibile considerazione sull'espressività molto limitata dello squadrato neoattore, "12 rounds" propone un gioco mortale a schemi non nuovo, ad esempio già visto nel terzo "Die hard" e altri ancora:le spacconate del buono contro un cattivo maligno che uccide la gente come masticasse chewingum, compreso un salto da un elicottero in volo in una piscina in cima ad un grattacielo sono da preventivarsi, conoscendo la tendenza a chi la spara più grossa in questo tipo di film, ma sia il montaggio nevrastenico che la regia imprime alla pellicola,forse anche per ovviare appunto alle non proprio straordinarie doti recitative del protagonista che una forte prevedibilità del soggetto portano lo spettatore ad aspettare sonnacchiosamente l'inevitabile vittoria finale dell'eroe.