mercoledì 30 settembre 2009

SCANDALOSA GILDA( I,1985)
DI GABRIELE LAVIA
Con MONICA GUERRITORE,GABRIELE LAVIA, Pina Cei, Jasmine Maimone.
EROTICO/DRAMMATICO
Presa da una smania di emulare la bomba bertoluccian-brandian-schneideriana di "Ultimo tango a Parigi", la coppia Guerritore-Lavia si imbarcò in questo film,che ottenne tuttavia un discreto successo di pubblico, pr sviscerare la passione d'amore e tutte le complicazioni annesse:solo che,grazie della bellissima Monica a parte, non c'è niente da salvare in questo pasticcio psicanalitico-erotico infarcito di dialoghi pretenziosi,goffamente pieni di sè, con personaggi che vorrebbero essere esistenzialmente disperati e alla fine fanno solo una gran pena,finale tragico incluso. Mettiamoci anche la violenza carnale inflitta ad una disgraziata capitata per sua sfortuna a tiro della coppia di amanti persi nel proprio delirio,e, se mancava qualcosa,la Femmina-Mantide divoratrice del Maschio dopo il sesso. A nulla vale la stima fuori da questo ridicolo contesto per gli interpreti Lavia e Guerritore, non può salvare un'operazione così paragonabile ad uno strafalcione bello e buono, con appunto ambizioni intellettualoidi miste alla strizzata d'occhio del nudo VIP per attirare una base di spettatori paganti. Giustamente, è scivolato dritto nel dimenticatoio.

martedì 29 settembre 2009

PROFESSIONE:REPORTER( I/F/ES,1975)
DI MICHELANGELO ANTONIONI
Con JACK NICHOLSON, Maria Schneider,Jenny Runacre,Ian Hendry.
DRAMMATICO
Tramutarsi, camuffarsi, scegliere di far finta di essere qualcun altro per arrivare a ipotizzare un'altra esistenza:eppure non basterà al giornalista di successo David Locke, non lo libererà dal suo malessere, dalla sua fuga da ciò che è stato. Per due volte il protagonista rivolge alla ragazza misteriosa e anonima che lo segue la stessa domanda ("Che cazzo ci fai con me?"),per due volte un'automobile lo tradisce e lo lascia a piedi in un luogo lontano da tutto, per due volte c'è un uomo morto all'improvviso,in una spoglia stanza d'albergo,che ufficialmente è morto d'infarto, ma forse si è lasciato morire perchè stava andando da nessuna parte. Un film che in molti hanno amato da metà anni Settanta in poi:rivisto oggi,è uno dei lavori più belli di Antonioni,e, per esempio, confrontato ad un altro cult del regista ferrarese come "Blow up" appare molto meno datato, e più adatto ad un pubblico di ogni stagione, anche per ciò che lascia dentro. I dialoghi scarni, apparentemente non profondi, combaciano con le immagini, di una pienezza abbacinante, dentro un flusso narrativo in cui è facile perdersi, quasi un cullare la mente come quando ci si abbandona ad un rollìo che stimola pensieri, riflessioni, constatazioni delle cose. Un cercare "l'altro da sè" che non lascia indifferenti,e trova sia in un Jack Nicholson straordinariamente duttile ed in una Maria Schneider enigmatica e sibillina i giusti tramiti verso lo spettatore:in altre parole,un'opera di altissimo livello.

lunedì 28 settembre 2009

LE FOLLI NOTTI DEL DOTTOR JERRYLL( The nutty professor, USA 1963)
DI JERRY LEWIS
Con JERRY LEWIS,Stella Stevens, Kathleen Freeman, Del Moore.
COMMEDIA/FANTASTICO
Parodia del celebre "Caso del dottor Jeckyll e Mr.Hyde", questa commedia a venature fantastiche diretta e interpretata da Jerry Lewis è anche uno sberleffo a quello che successivamente verrà battezzato come "l'edonismo reaganiano": ovvero quella filosofia presente anche in molto cinema,pure comico,che un'esistenza potenzialmente felice abbia tra le basi
della sua riuscita anche l'esser belli, fascinosi,brillanti e invidiabili. Forte di gags che paiono venire dritte dritte dal mondo dei cartoons, il film a tutt'oggi si mantiene godibile, ben scritto e divertente: la doppia interpretazione di Lewis,sia nel ruolo del passivo professore che anticipa molte delle goffaggini fantozziane, che in quello del sagace ed arrogante playboy notturno vale da sola la visione del lungometraggio, e aiutano l'attore-regista anche gli attori del cast, come nella scena del preside che Buddy Love(il doppio piacente) incoraggia come attore shakespeariano nel suo ufficio,ricavandone momenti di ilarità robusta. Rifatto piuttosto volgarmente da Eddie Murphy trent'anni dopo, si chiude su un tocco d'ironia sulla mentalità americana sostituendo la parola "fine" a un ambiguo "l'inizio?", alludendo all'industrializzazione della formula che rende fascinoso anche se infine pure antipatico chiunque.
LA RAGAZZA DI BUBE( I,1963)
DI LUIGI COMENCINI
Con CLAUDIA CARDINALE, GEORGE CHAKIRIS, Marc Michel, Enrico Esposito.
DRAMMATICO
Solo tre anni prima il romanzo di Carlo Cassola "La ragazza di Bube" si era imposto al premio Strega, e Luigi Comencini, nel 1963, ne girò la versione per lo schermo: una coppia di star di livello internazionale(Chakiris era ancora reduce da "West Side Story" e la Cardinale era in ascesa piena), un dramma sentimentale con sfondo politico-storico e la ricostruzione di un dopoguerra pieno di buoni intenti e troppe amarezze. Diversi spettatori,soprattutto a sinistra, lo apprezzarono fino ad un certo punto e nulla più perchè il dramma dell'esperienza post-fascismo che contrapponeva le aspettative di chi non aveva mai accettato il regime, la non pacificazione di chi aveva scelto di combattere attivamente (i partigiani insomma) l'alleanza nazifascista, e tanti aspetti seri della reazione di un'Italia che in ogni modo metabolizzò anche a forza contrasti e rancori non sembrava reso con la dovuta profondità,per privilegiare l'aspetto sentimentale: in realtà Comencini coglie l'occasione per uno splendido ritratto di donna, che trova in una Cardinale intensa e partecipe un'interprete notevole, e la storia d'amore a tre è resa con delicatezza e ruvidità ad un tempo. Inoltre, la pellicola rende assai bene l'idea di un'Italia in ricostruzione, "a lato",proveniente da una dura realtà rurale ed a fatica integratasi nella vita di città.In quanto alle accuse di chi subì processi e anni di carcere per aver cercato vendetta dopo anni di soprusi e feroci prepotenze, viene da considerare che sono le conseguenze riscontrabili in ogni Paese ed era nelle fasi post-regime,vedere i violenti regolamenti di conti anche recenti in Afghanistan per farsene un'idea.

sabato 26 settembre 2009

Z-L'orgia del potere (Z, ALG/F 1969)
DI COSTA-GAVRAS
Con YVES MONTAND,JEAN-LOUIS TRINTIGNANT,Irene Papas, Renato Salvatori.
DRAMMATICO
Palma d'oro a Cannes, "Z" rivelò il talento di Costa-Gavras alle platee internazionali, e divenne un titolo di culto:opera di grande intelligenza, sta sospesa tra la Commedia dell'Arte(quasi nessuno dei personaggi in scena ha un nome proprio,ma sono il Ministro,il Deputato,il Giudice,il Capo della Polizia...) e il thriller d'inchiesta congegnato a dovere che trova un crescendo puntualmente stroncato in un finale tragicamente beffardo. Costa-Gavras racconta il golpe dei colonnelli tra sarcasmo(gli ufficiali inferociti per essere imputati dell'omicidio del politico di opposizione che sbagliano,tutti,porta per uscire) e senso di un dramma collettivo mai perdonato,superato,accettato con rassegnazione. Un cast ispiratissimo e ottimamente diretto si amalgama con partecipazione, dal deputato Yves Montand,catalizzatore della vicenda a suo discapito,alla moglie Irene Papas,proseguendo con gli avanzi di galera Salvatori e Bozzuffi,il giudice che rischia di far trionfare la Giustizia Trintignant e via enumerando:la tensione narrativa non viene mai meno, ed il resoconto della vicenda Lambrakis, è di una lucidità ammirevole in un contesto di protesta viva e di disprezzo per il Potere che impone se stesso a costo di schiacciare tutto quello che trova. Molti concetti che sentiamo espressi nei dialoghi,purtroppo, rassomigliano da vicino ad atteggiamenti,motti e concezione della politica e della gestione della società di nuovi potenti che ipocritamente fanno i propri porcacci comodi infrangendo ogni regola(mai fidarsi di chi afferma regole zero,ricordatevelo) e abusando di ogni beneficio regalatogli dai loro ruoli.

venerdì 25 settembre 2009

CHISUM ( Chisum,USA 1970)
DI ANDREW W.MCLAGLEN
Con JOHN WAYNE, Geoffrey Deuel,

La vicenda di Billy The Kid l'abbiamo incontrata svariate volte,sotto diverse firme ed affidata ad interpreti sempre nuovi:come altre leggende del West,ognuno ha aggiunto qualcosa o l'ha differenziata ad ogni versione differente e più recente. Se quella più amata dai cinefili è probabilmente quella di Peckinpah con Kristofferson e Coburn, poco prima uscì sugli schermi questa di Andrew V.McLaglen, interpretata nel ruolo del latifondista John Chisum dal Duca, il signore del western John Wayne. Per la verità Wayne,nella seconda parte, appare abbastanza poco, anche perchè l'attenzione di sceneggiatura e regia si accentra sullo scontro del Kid contro i suoi nemici,successivamente all'imboscata che uccise il suo protettore e insieme unico uomo che lo aveva capito e saputo gestire,Tunstall: però,oltre ad esibire uno stile nel presentare il western già un pò vecchiotto,se si pensa che siamo nel 1970, lo script è ambiguo,ed anzi presenta Chisum,che venne indicato quasi sempre come uno dei mandanti dell'agguato di cui sopra,come uno scafato saggio un pò ruvido ma giusto nella mentalità e nei comportamenti. Wayne,vistosamente invecchiato e poco incline alle scene d'azione,salvo il finale, presta un pò di collaudato mestiere al suo Chisum, mentre Geoffrey Deuel è uno dei Billy The Kid più anonimi e meno carismatici visti al cinema.

I GIORNI DEL COMMISSARIO AMBROSIO( I,1989)
DI SERGIO CORBUCCI
Con UGO TOGNAZZI,Carlo Delle Piane, Athina Cenci, Claudio Amendola.
GIALLO Il film doveva essere diretto da Francesco Massaro,non esattamente un maestro della regia, e interpretato da Lino Ventura,che scomparve a riprese già praticamente iniziate:rimpiazzi in corsa da un veterano della macchina da presa come Sergio Corbucci e da un altro attore di livello alto come Ugo Tognazzi,e neanche pessimi, ma "I giorni del commissario Ambrosio" funziona davvero poco. Dai racconti di Renato Ulivieri, intrisi di milanese quanto lo sono quelli di Camilleri di siciliano,un adattamento che somiglia troppo ad un film per la televisione,nonostante sia affollato di nomi importanti nel cast, per appassionare o avvincere chi ama il cinema. Penultima intepretazione di Ugo Tognazzi, non lo vede quasi mai in palla o al punto di fornire le sfumature che avrebbero arricchito il personaggio, e stupisce il fatto che appunto un interprete così duttile e abile non abbia fruito del proprio estro attoriale per dare le rifiniture al ruolo, ma è probabile che l'attore de"Il federale"vivesse un momento personale particolarmente negativo,che lo colse nel crepuscolo della sua esistenza. Fiacco nell'elaborazione della parte "gialla",anonimo nel descrivere il micromondo di Ambrosio, "I giorni..." risente parecchio dell'affaticata messa a punto della sua realizzazione per poter essere qualcosa di riuscito.