lunedì 2 marzo 2009

UNDER SUSPICION(Under suspicion, USA 2000)
DI STEPHEN HOPKINS
Con GENE HACKMAN, MORGAN FREEMAN, Monica Bellucci, Thomas Jane.
THRILLER
Solitamente i remake vengono bocciati, facilmente anche prima di esser visti, per la semplice motivazione che rimettere mano ad un film già riuscito è ritenuto superfluo o presuntuoso: negli Stati Uniti, negli ultimi anni il rifacimento è una pratica frequente, che talvolta rende sul piano economico, altre si traduce in un fiasco regolarmente spernacchiato dalla stampa e snobbato dal pubblico. "Under suspicion" è il rifacimento di un giallo francese del 1981, "Guardato a vista", piaciuto molto anche per l'ottima prova dei due protagonisti,Lino Ventura e Michel Serrault , onestamente bravissimi in un gioco di gatto e topo ambientato per la maggior parte nell'ufficio dell'investigatore che interroga il presunto omicida di due bambine:è vero che si poteva anche evitare questa nuova versione, ma se si vuole si può dirlo di ogni remake. E altrettanto vero è che il film non funziona granchè, essendo troppo patinato, non trovando quasi mai il ritmo giusto, però è vero che siamo alle prese con un film diretto da Stephen Hopkins, che non è Sidney Lumet, e che è considerato da sempre un modesto regista di produzioni costose ma qualitativamente mediocri. Però, quando si dice che un interprete non ne vale un altro, il confronto tra Hackman e Freeman non dispiace: e l'immagine finale del primo, emotivamente a pezzi, che vaga confuso tra la folla rimane in mente a lungo.

domenica 1 marzo 2009

IL DIAVOLO ALLE 4 (The devil at 4 o'clock,USA 1961)
DI MERVIN LEROY
Con SPENCER TRACY, FRANK SINATRA, Jean-Pierre Aumont, Barbara Luna.
DRAMMATICO Quando ancora il catastrofico non era divenuto un genere vero e proprio, uscivano di tanto in tando dei drammoni in cui un evento naturale tragicamente ripartiva i destini e riequilibrava i persorsi vitali dei personaggi, possibilmente corredando il cast di nomi "pesanti": qui ci sono Spencer Tracy, prete in piena crisi e un pò troppo autoindulgente circa le concessioni alla bottiglia, e Frank Sinatra ex-delinquente che si riscatta di fronte ad un evento dalle proporzioni immani come appunto una catastrofe naturale. E' di scena un vulcano, che si risveglia e minaccia distruzione:il film, pur se prevedibile, si muove bene e sembra sapere il fatto suo nel tenere lo spettatore attento a ciò che gli racconta. Il finale, benchè eviti un'assolutoria catarsi positiva conclusiva completa, punta su una forma di redenzione o riposizionamento morale dei due personaggi principali che scoprono una solidarietà forte che non li salverà, ma farà loro ritrovare la dignità e la speranza nel prossimo. Ben interpretato soprattutto da Tracy, il film è un valido intrattenimento che non annoia, magari un pò datato ma che non dispiace.
IL GIORNO DELLO SCIACALLO (The day of the jackal, GB/F 1973)
DI FRED ZINNEMANN
Con EDWARD FOX,Michael Lonsdale, Alan Badel, Terence Alexander.
THRILLER
Frederick Forsyth ha sfornato best-sellers a bizzeffe, thriller d'azione a sfondo storico-politico vendutissimi e molto dettagliati, assolutamente non sbracati nè fanfaroni come quelli di altri specialisti della letteratura "commerciale":non me ne vogliano i fans, ma ho sempre trovato il modo di scrivere di Forsyth troppo freddo e prolisso. Da un suo celebre scritto, che ricostruiva l'attentato a De Gaulle del 1963 e le mosse per impedirlo, un autore spesso di successo ma apprezzato dalla critica come Fred Zinnemann trasse un film che in molti reputano tra i migliori thriller mai prodotti. Presentando in parallelo le opposte strategie del killer detto "Sciacallo" e del governo francese , volte entrambe con grandi capacità e spreco di mezzi, con intenti opposti, l'autore di "Mezzogiorno di fuoco" elabora un meccanismo geometrico, di una nitidezza impressionante nello sciorinare movimenti ed iniziative parallele:individuo senza identità propria, lo Sciacallo è uomo di aggressiva sagacia e dalle mille risorse, che elimina perlomeno cinque persone per giungere al proprio obiettivo, e non da meno è l'anonimo ma intelligentissimo poliziotto senza alti incarichi che sventerà l'esecuzione del Generale per una manciata di secondi. Clinico nella sua eleganza di giallo realistico, il film è davvero interessantissimo e avvincente.

L'ARBITRO(I, 1974)
DI LUIGI FILIPPO D'AMICO
Con LANDO BUZZANCA, JOAN COLLINS, Gabriella Pallotta, Ignazio Leone.
COMMEDIA
A chi inorridisce e tutti gli anni pone la sempiterna questione "Ma è possibile che gli italiani corrano a vedere i film di Neri Parenti e Vanzina, con Boldi e De Sica?" dovrebbe esser spiegato bene che il fenomeno è ricorrente nella nostra cinematografia: si prende un tipo di commedia, plasmata interamente sull'attore o gli attori che certa fetta di pubblico "compra" ad occhi chiusi, e per dieci anni o più, fino a consunzione, state tranquilli che gli incassi regolarmente torneranno,belli, alti e forti. E'stato così per Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, per Bud Spencer e Terence Hill, per Pozzetto e Montesano, e ora tocca appunto agli eroi cinepanettonari: se mi chiedete nel futuro chi vedo come eredi del redditizio "incarico" non so dirvi, anche se stanno cominciando a preoccuparmi ( parlo qualititivamente, sia chiaro, poi ognuno guardi che vuole) le frequenti fortune di Brizzi, DeBiasi & C.. In breve, in un'intercapedine tra i suddetti eroi del botteghino,c'è posto nell'Albo d'Oro anche per Lando Buzzanca, che per una decina d'anni impersonò un maschio italico schiavo della fascinazione per le belle donne e corrisposto dalle signore, con un livello medio delle pellicole quasi peggio di quelle di Alvaro Vitali, e dico poco: qui, al servizio di Luigi Filippo d'Amico fa il verso all'arbitro Concetto LoBello, poi entrato in politica, con la "diva" (da noi soltanto però) Joan Collins a farlo fremere e tribolare. Sul film c'è veramente poco da dire, si pensi che la gag più insistita è quella del protagonista che se la fa sotto letteralmente in campo e in mezzo ai giocatori che sono disgustati dai miasmi...

MATRIMONIO CON VIZIETTO(La cage aux folles,F/I 1985)
DI GEORGES LAUTNER
Con UGO TOGNAZZI, MICHEL SERRAULT, Antonella Interlenghi, Saverio Vallone.
COMMEDIA Sette anni dopo il boom del primo film della serie,venne girato il secondo sequel delle baruffe di Renato e Albin, coppia gay di mezza età, gestori e proprietari del locale "La cage aux folles".Il regista non è più Edouard Molinaro, è Georges Lautner,meno avvezzo alla commedia:e il cambio è avvertibile, soprattutto nei tempi non azzeccati del film,che azzarda un intreccio giallo, come già capitava nel secondo, ma con minor successo.Tognazzi e Serrault hanno qualche spunto divertente da abili commedianti, ma il film ha il fiato grosso ben presto, e tuttavia non è orripilante come la critica lo bollò quando uscì.Certo, i primi due erano più divertenti...
THE READER-A voce alta (The reader, USA 2008)
DI STEPHEN DALDRY
Con KATE WINSLET,DAVID KROSS,RALPH FIENNES,Bruno Ganz.
DRAMMATICO

Storicamente, il percorso di una nazione come la Germania è stato molto più complesso di altri: da una dittatura feroce ed espansionista passò ad essere un esempio di paese tra i più democratici(vedere anche l'impensabile da noi coalizione governativa post-elettorale) e capaci di occupare un ruolo-guida nell'Unione Europea per lo sviluppo di risorse ed economico, anche se la crisi ha colpito pure i tedeschi. Detto questo, dev'essere stato un processo gravoso e complicatissimo fare i conti con i danni causati dal nazismo, che peraltro la Germania sposò convintamente: "The reader", che ha guadagnato il premio Oscar con la prova di Kate Winslet( brava, io l'ho preferita però nel coevo "Revolutionary road") è un dramma adulto,denso, che narra due anime contorte, incapaci di andare oltre limiti che non sanno superare. Anna Schmidts, la donna di modeste condizioni che intraprende una relazione erotica con un ragazzo non poco più giovane di lei, Michael Berg, di più elevata estrazione, ha i suoi motivi per preferire che il giovane legga di persona e a voce alta i libri che vorrebbe condividere con lei, e per sparire d'un tratto: anni dopo sarà chiaro al giovane, laureando avvocato, il perchè di tanti misteri della sua antica amante, collaboratrice delle SS sotto processo assieme ad altre cinque "colleghe". Il film di Daldry è di buona fattura, benissimo interpretato oltre che da una Winslet che si concede senza timori divistici ad una macchina da presa che la riprende spesso nuda, dal giovanissimo David Kross, un pò somigliante al primo William Hurt:peccato che disperda un pò del suo messaggio, trovare un eventuale risposta ad una divisione di colpe tra il collettivo ed il personale, in troppi finali che spezzettano non poco la tensione accumulata dalla pellicola. Di fronte ad una crudeltà ignara delle proprie dimensioni, di un Male che non conosce altro da sè per ignoranza o semplice ottusità, e meno astrattamente di una persona che paradossalmente prova vergogna circa la rivelazione del proprio analfabetismo al prossimo e niente sul fatto di aver causato la morte di altri esseri umani, l'unico sentimento che si delinea chiaro è lo sgomento.

giovedì 26 febbraio 2009

EL DORADO (El Dorado,USA 1967)
DI HOWARD HAWKS
Con JOHN WAYNE, ROBERT MITCHUM, James Caan, Charlene Holt.
WESTERN
Penultimo lavoro di un maestro come Howard Hawks, giunto forse troppo tardi per assomigliare ai classici, visto che erano già usciti i film di Leone che avevano rimescolato le carte e scomposto il western: due le star presenti in scena (più un giovane e avviato ad una buona carriera James Caan), personaggi diversissimi anche nella vita, il granitico Wayne e lo strascicato Mitchum.Costruito appunto come un western dello stile più canonico, il che poteva farlo risultare piacevolmente demodè ai tempi della sua uscita nelle sale, presenta un cambio di marcia piuttosto sorprendente in sceneggiatura, più che altro per quel che concerne il personaggio di Robert Mitchum:il quale viene presentato dapprima come ex-pistolero divenuto probo sceriffo, per divenire improvvisamente verso metà film un ubriacone che deve recuperare la sua dignità, dando il via ad un parziale rifacimento di "Un dollaro d'onore", riecheggiando la risalita morale di Dean Martin e ricostruendo l'asserragliamento degli eroi nella prigione come nel classicissimo del '59. Tutto sommato discreto, "El Dorado" dà l'idea di un film cambiato in corsa, che forse presentava un soggetto differente ma per problemi di ignota natura ha subito un riadattamento al volo, che lascia avvertire delle forzature.