domenica 18 gennaio 2009

THE GRUDGE (The grudge,USA 2004)
DI TAKASHI SHIMIZU
Con SARAH MICHELLE GELLAR, Jason Behr, Clea Duvall, Bill Pullman.
HORROR
C'è stata una fase, subito dopo il 2000, e sull'onda degli alti incassi mondiali di "The ring" versione americana, in cui si sono presi horror di produzione asiatica, in cui spesso sono i fantasmi ad imperversare, e si sono rifatti pari pari con più soldi,nomi conosciuti, e la professionalità USA: "The grudge"( il rancore) è il remake di "Ju-on", da molti fans definito uno dei migliori film d'orrore di produzione nipponica. Sarah Michelle Gellar e Bill Pullman, che sono i nomi più celeberrimi del cast sono nel film quasi a invogliare i produttori a mettere i soldi: nell'economia del racconto, visto che sono multipli i piani narrativi per definire la maledizione della casa a Tokyo che cela presenze vendicative e fa morire di paura oppure induce al suicidio chi ha la disgrazia di capitarvi, non c'è un vero e proprio personaggio-protagonista. In molti hanno stroncato senza dubbi questo horror, che tutto sommato è decoroso, può rientrare nella fascia media per qualche buona idea visiva, anche se è vero che rubacchia molto (anche da "The ring", ma chi ha visto un pò dei film di questo filone, sa bene che ci sono temi ricorrenti quali l'acqua,le vasche da bagno,le scale...) e c'è perlomeno una scena ridicola, quella in cui la moglie di Pullman, visitata dalla Gellar per chiarirsi le idee, sta in casa di mattina in abito da sera rosso....

MOBY DICK, LA BALENA BIANCA (Moby Dick, USA 1956)
DI JOHN HUSTON
Con GREGORY PECK, RICHARD BASEHART,Leo Genn, Orson Welles.
DRAMMATICO/AVVENTURA
Il romanzo "Moby Dick, o la balena", edito nel 1851, è considerato uno dei capolavori della letteratura mondiale moderna: il fatto che ne siano state realizzate solo tre versioni per lo schermo in oltre cento anni di storia del cinema, a confronto ad esempio de "I miserabili", del quale in molti hanno prodotto un film, evidenzia la difficoltà a tradurre in pellicola il classico di Melville. John Huston, del quale ad Hollywood probabilmente si pensava che avesse talento per trasporre al cinema testi non facili( e infatti De Laurentiis gli affidò anni dopo "La Bibbia"), affiancato da un altro grande romanziere come Ray Bradbury, pensò bene di buttarla sull'avventuroso: infatti di "Moby Dick"-film è particolarmente riuscita la seconda parte, tutta per mare, con l'apice della sequenza dello scontro aperto tra Achab e i suoi uomini e il Leviatano. Gregory Peck fu una scelta coraggiosa, sia da parte della produzione che da quella dell'interprete, visti i frequenti eroismi sullo schermo della star: e l'attore risponde alla chiamata con partecipazione, sottolineando la truce e volitiva rabbia interiore del complesso personaggio, anche se rimane la curiosità sul come lo avrebbe tratteggiato qualche grande gigione come Welles,ad esempio, che nel film appare per pochi minuti come predicatore. Nel dipingere, su sfondi opachi (la fotografia merita speciale menzione), la sconfitta dell'Uomo che incautamente si scaglia contro forze ingestibili quali la Natura,il Tempo ed il Fato, Huston realizza un film altamente spettacolare che lascia impresso molto di sè: e Moby Dick, che fa emergere la sua solenne indifferenza distruggendo e passando oltre, è realizzata con perizia ed alta qualità,visto che si sta parlando di un film prodotto a metà anni Cinquanta. Sarebbe bello vederne una nuova versione, ma chi ne ha il coraggio?

sabato 17 gennaio 2009

SCRIVIMI UNA CANZONE (Music and lyrics, USA 2007)
DI MARTIN LAWRENCE
Con HUGH GRANT, DREW BARRYMORE, Scott Porter, Haley Bennett.
COMMEDIA/SENTIMENTALE


La commedia sentimentale è un genere che ha un ingrediente di successo inesauribile: cambiando fattori quali nomi, volti, ambientazioni, il canovaccio è praticamente, salvo qualche smussata e qualche piccolo accorgimento, più o meno il medesimo. E allora perchè scrivere, dirigere, produrre e ancor peggio andare a vedere film che a volte si raccontano nello spazio del trailer? Forse perchè a volte può essere piacevole tuffarsi per un'ora e mezza in una cosa pur risaputa, ma che per rara coerenza offre quello che ha promesso e niente di più, come un giro su una giostra ormai conosciuta bene. Detto tutto ciò, "Scrivimi una canzone" non rientra tra i migliori del genere, colpa forse di una sceneggiatura abbastanza loffia, e di un regista, Mark Lawrence, che già aveva detto poco con il precedente "Two weeks notice",sempre con Grant: di per contro, in un tipo di film in cui gli interpreti fanno metà del lavoro, Drew Barrymore dà una prova molto professionale, mentre Hugh Grant offre una fiacca riproposizione di se stesso e dei tic dei suoi tipici personaggi, in una storiella che ruota attorno ad un cantante che ha avuto un breve successo negli anni Ottanta, che ha l'occasione per rilanciarsi accanto ad un clone di Britney Spears.
IL COSMO SUL COMO' (I,2008)
DI MARCELLO CESENA
Con ALDO,GIOVANNI E GIACOMO, Silvana Fallisi.
COMMEDIA Più di una volta i film con Aldo,Giovanni e Giacomo sono piombati sul box-office con potenza di grandi incassatori, e sono stati tra più grossi successi di casa nostra degli ultimi quindici anni: come per tutti i comici, però, è difficile richiamare sempre frotte di spettatori e contemporaneamente mantenere vivace la propria vena creativa. Il trio provò nel 2002 a fare una cosa diversa con "La leggenda di Al,John e Jack" che andò bene commercialmente ma non piacque a nessuno, e "Anplagghed al cinema", considerata la non semplice proposizione di teatro filmato nelle sale dei cinema, ottenne incassi meno roboanti, ma sostanziosi: per il Natale 2008 ecco "Il cosmo sul comò", che ha un titolo felicissimo, ma è il lavoro meno riuscito delle star venute da "Zelig".Corredati da una cornice che vede il terzetto in una versione himalayana uno maestro zen e gli altri due allievi maldestri (parodia dell'addestramento mistico-marziale di "Kill Bill") , ci sono quattro episodi riguardanti un gruppo di amici partenti per le vacanze, una chiesa attorno alla quale ruotano un prete poco allegro, un sacrestano impiccione e uno strano tipo, un museo nel quale di notte i quadri prendono vita, e una coppia alle prese con una gravidanza che non vuole arrivare: affidata la regia a Marcello Cesena,del quale piacque qualche anno fa "Mari del Sud", il trio abbozza qualche tentativo di commedia più adulta nell'episodio finale, ma il problema è che l'impressione sia che le polveri siano bagnate. Si ride pochissimo o niente, e soprattutto grazie a qualche estrosità di Aldo nel primo episodio, per il resto il secondo episodio è volenteroso ma esangue, il terzo rubacchia da "Una notte al museo" ma vive di soli effetti speciali, e l'ultima parte vorrebbe avere un controcanto malinconico ma soffre una sceneggiatura mal combinata. Speriamo che non sia il segno di un principiante declino per il trio, ma ne ha le caratteristiche...
GLI INVASATI (The haunting,GB 1963)
DI ROBERT WISE
Con CLAIRE BLOOM,RICHARD JOHNSON,Lois Maxwell,Russ Tamblyn.
HORROR
Dagli aficionados dell'horror è considerato con stima uno dei migliori prodotti del genere degli anni Sessanta: come le produzioni Hammer viene dall'Inghilterra, ma se ne differenzia notevolmente, prima di tutto per l'uso di un suggestivo bianco e nero al posto dei marcatissimi colori della major che rilanciò i classici Universal, e anche per la scelta di una paura scaturita completamente dalle atmosfere e dalla regia, che si sostituisce ad effetti speciali e trucchi. La base classica di una nottata terribile passata in un luogo che cela cose malvage offre l'occasione ad un regista di valore come Robert Wise, altro nome che meriterebbe riconsiderazione, per realizzare un racconto gotico che in più di un passaggio sa insinuare nello spettatore un'inquietudine genuina, giocando con l'immaginazione dello stesso, per cui l'inquadratura della maniglia di una porta abbinata a suoni poco definiti tra cui è riconoscibile il pianto di un bambino è sufficiente a desiderare la visione con la luce accesa. I rapporti tra i personaggi, compresa l'ambiguità delle attenzioni della bella Lois Maxwell per la sventurata Claire Bloom sono ben elaborati, e il titolo italiano è sviante, visto che più di invasati si parla di un'infestazione, di una casa forse viva.

venerdì 16 gennaio 2009

YELLOW SUBMARINE ( Yellow Submarine, GB 1968)
DI GEORGE DUNNING
ANIMAZIONE
MUSICALE/FIABA

Corre voce che i Beatles non dettero poi molta importanza a questo cartoon di produzione inglese, che si risolve in un'allegoria musical-fiabesca composta da una dozzina delle canzoni del gruppo, tra cui quella del titolo, contenuta in "Revolver":i Fab Four sono descritti con ironia, e si improvvisano eroi nel ribaltare i disegni dei Biechi Blu,che intendono trasformare Pepperland in un grigiore senza gioia. Se Ringo Starr è un personaggio vagamente alleniano ante litteram, George Harrison è un serio teorico,John Lennon uno che sembra sempre preso dalle sue astrazioni e Paul McCartney balbetta qua e là: può darsi che queste versioni abbiano un pò allontanato i Beatles dal prodotto finale, ma da spettatori va detto che "Yellow Submarine" è un oggetto particolare, forse datato, ma pieno di squillante voglia di utopia, e molto "pop". L'animazione è lontanissima dalla computer graphic di oggi, ma anche dal segno morbido della Disney classica, vi si colgono riferimenti al mondo esterno filtrati attraverso una logica quasi warholiana che colpisce. I brani presenti nel film appartengono a quella forse indicabile come la fase più felice della creatività beatlesiana, appena prima di "Abbey Road", disco indimenticabile ma in cui si percepisce già lo smorzamento dell'entusiasmo, o anche l'entrata nella maturità degli ex ragazzi dei docks di Liverpool.

mercoledì 14 gennaio 2009

SETTE ANIME (Seven pounds,USA 2008)
DI GABRIELE MUCCINO
Con WILL SMITH, ROSARIO DAWSON, Woody Harrelson,Barry Pepper.
DRAMMATICO

Per il suo secondo progetto in USA, dopo l'accoglienza entusiastica avuta per "La ricerca della felicità", Gabriele Muccino torna a dirigere Will Smith in una storia ancora più drammatica: se nel film citato la conclusione era del tutto positiva, pur al prezzo di diverse umiliazioni e sofferenze, ma si rimaneva in un ambito di condizioni di vita, di situazioni economicamente a terra, di difficoltà a tirare avanti, qui il regista romano allunga il passo e parla di Vita e di Morte, di scelte esistenzial-morali, di una storia d'amore che va veramente oltre i canoni dell'esistenza. "Sette anime" è un film che può scatenare reazioni inviperite, soprattutto tra i recensori:è vero che è programmaticamente deciso ad assaltare le sacche lacrimogene degli spettatori, è altrettanto concreto che molto del racconto si riesca a prevederlo dopo pochi minuti di film, ed è indubbio che ci sia molta ambizione dietro questo film, e non sia facile sostenerla. Però se da un punto di vista artistico si annoterà che Smith, chiamato ad una prova molto dura, non sempre regge bene il ruolo e spesso eccede, mentre molto meglio figura la bellissima Rosario Dawson, più equilibrata in una parte che ha un pò troppa costruzione per parere reale, e che appunto il film sarà una macchina da altissimi incassi anche per l'impatto emotivo sul pubblico, una lettura morale inietta nelle nostre menti la constatazione che un atto di bontà estrema, portata ad un livello paradossale, forse è ancora possibile, e che la pellicola si conclude comunque con un segno di speranza nel futuro. Tutto vero, ma si toccano temi molto delicati, anche troppo: il sospetto di un'astuzia mercantile c'è,anche a prezzo delle lacrime del pubblico,che puntualmente risponde.