venerdì 10 ottobre 2008

NOTTE BRAVA A LAS VEGAS ( What happens in Vegas, USA 2008)
DI TOM VAUGHAN
Con CAMERON DIAZ, ASHTON KUTCHER, Treat Williams, Queen Latifah.
COMMEDIA

A suon di brindisi, due giovani in gita di euforia forzata a Las Vegas si ritrovano sposati il mattino dopo, con il guaio non da poco di una cifra impressionante di soldi vinti assieme: logico aspettarsi complicazioni, e se ci mette lo zampino l'amore vero poi... Commedia falso giovanilistica diretta da un regista al secondo titolo della carriera, Tom Vaughan, "Notte brava a Las Vegas" soffre una tendenza sempre più in voga ad Hollywood, vedi "Hancock": si tratta praticamente della divisione in due generi delle trame dei film, alternando una prima parte che va in una direzione, e una seconda che gli è quasi opposta. Per chiarire: se nella metà che segue l'inizio questa commediola strizza l'occhio al cinema brillante e un pò sboccato che i fans di Cameron Diaz conoscono bene, nel prosieguo sterza anche troppo decisamente verso il cinema di buoni sentimenti, e il finale il pubblico lo annusa ben presto che giunga. Scemerello e tutto sommato non lesivo del tempo dello spettatore, il filmetto viaggia troppo comodamente sui binari della prevedibilità per poter piacere, ma non è nemmeno disdicevole come poteva sembrare: sul piano attoriale, buon lavoro generale, conferma che Cameron Diaz è la star femminile più capace di esaltarsi con humour, e Kutcher può anche recitare...
IL SIGNORE DEL MALE ( Prince of darkness, USA 1987)
DI JOHN CARPENTER
Con DONALD PLEASENCE, Lisa Blount, Victor Wong, Anne Howard.
HORROR


Dopo il divertissement che entusiasmò non poco i recensori ma deluse abbastanza al botteghino di "Grosso guaio a Chinatown", John Carpenter realizzò due titoli anarchici, politici, potenti per assunto e realizzati con budget bassi, che forse non del tutto corrispondevano alle proprie ambizioni. Intendiamoci, per versi differenti sia "Il signore del Male" che "Essi vivono" sferrano bordate notevoli, per natura sono pellicole antidogmatiche, e se il primo sfodera l'anticlericalismo che ritornerà in pellicole successive come "Vampires" il secondo carica a testa bassa il celeberrimo "edonismo reaganiano"; però è vero anche che, forse per troppo furore d'invettiva, sul piano del cinema vero e proprio denunciano qualche pecca di fattura che ne frena parzialmente l'effetto. Horror metafisico, ambientato in uno spazio limitato, su un gruppo circondato e via via falcidiato orribilmente ( tematica già proposta, ad esempio, in "Distretto 13"), "Prince of the darkness" azzarda un'equazione rischiosa, suggerendo che forse l'umanità ha preso un granchio ultramillenario, non riconoscendo che Dio e Diavolo forse siano un'unica entità, ma se lo spunto è geniale, non sempre gli sviluppi del racconto evitano le banalità. In un crescendo che ha molto, chissà quanto voluto, di tanto cinema fulciano, si giunge ad un finale adeguatamente poco consolatorio che si fa ricordare. Cameo di Alice Cooper e ottimo Donald Pleasence a guidare un cast di caratteristi.

giovedì 9 ottobre 2008

DUEL ( Duel, USA 1971)
DI STEVEN SPIELBERG
Con DENNIS WEAVER, Eddie Firestone,Lou Frizzell, Tim Herbert.
AZIONE

L'esordio di Steven Spielberg nell'universo filmico è , sembra un controsenso, un titolo realizzato per la televisione, che il giovane director girò tra un episodio e un altro della serie "Colombo" , e questo è risaputo: giustamente il lungometraggio venne riadattato al grande schermo, perchè sia per tenuta ritmica che per potenza visiva naturalmente deborda dal piccolo schermo, la lotta tra l'anonimo David Mann e l'oscuro guidatore di un Tir esplode in una sequenza a tutt'oggi straordinaria di inseguimenti, trappole, momenti di tensione in un'inspiegabile caccia in una landa desertica e fuori da ogni logica urbana. Spielberg immerge il suo protagonista , che parte per una giornata qualsiasi, in una dimensione di pericolo assoluto, senza dargliene motivo, quasi a ricordare la lotta per la sopravvivenza nel mondo animale, in cui l'esemplare più grande aggredisce per sua natura e basta quello più piccolo. Magniloquente nell'uso dell'inquadratura, potente nel tenere lo spettatore sempre sul chi vive, proprio come capita al malcapitato Weaver-Mann, l'autore di "Indiana Jones" si annuncia subito con l'impronta del genio, imbastendo con un'auto e un camion un racconto di una sagacia narrativa quasi conradiana, che merita in tutto e per tutto lo status di cult-movie conquistato.
HANCOCK ( Hancock, USA 2008)
DI PETER BERG
Con WILL SMITH, CHARLIZE THERON, Jason Bateman, Valerie Azlynn.
COMMEDIA/FANTASTICO/AZIONE


Nella metaforica scalata all'Olimpo degli incassi dell'estate appena passata, "Cavaliere oscuro" permettendo, "Hancock" è stato uno dei titoli di maggior spicco, e pure da noi ha chiamato nelle sale un forte numero di spettatori: spettacolare nell'allestimento, il film che vede Will Smith, oramai superstar amatissima, nei panni stretti di un essere straordinario forzatamente supereroe, ma avvezzo alla sbornia e a far disastri, ha il difetto di muoversi su troppi piani. Quasi un'estensione di un successo di qualche stagione fa, "Unbreakable", che vedeva Bruce Willis scoprirsi dotato di poteri speciali e faticosamente accettarlo, questo smash-it parte come una commedia che non disdegna l'humour da strada, con una certa efficacia però, e a metà film diviene serioso e quasi allegorico, con risoluzione finale tendente al dramma epico. Non mancano momenti riusciti ( la scena nella cucina tra Smith e la Theron è davvero divertente), interessanti tentativi di un cinema insieme per grandi platee e contemporaneamente, ma Peter Berg continua a parere uno che sta per fare un gran film, disperdendo in parte una forte senso dello spettacolo e della costruzione della tensione per ambire a discorsi fuori della portata delle sceneggiature utilizzate.
IL PAPA' DI GIOVANNA ( I, 2008)
DI PUPI AVATI
Con SILVIO ORLANDO, FRANCESCA NERI, Alba Rohrwacher, Ezio Greggio.
DRAMMATICO

Grandi entusiasmi nelle recensioni per "Il papa´di Giovanna", nuovo lavoro di Pupi Avati ambientato negli anni del fascismo alle porte della Seconda Guerra Mondiale: da un po´il cinema del regista emiliano conosceva piu´detrazioni che altro, compreso l'ultimo "Il nascondiglio", che doveva essere il rilancio nel genere parallelo dell'horror nel quale Avati ha diversi estimatori, e invece si e´rivelato unóperazione sbagliata. Intinto in una luce stinta, il film si avvale di un cast di ottima resa, con nota a margine per Silvio Orlando giustamente premiarto a Venezia e un misurato e inedito Ezio Greggio, su un´ Italietta marginale e di poco conto, con esistenze sullo sfondo e autocommiserazioni a tutto spiano. Il dramma del padre intellettuale che si vede fallito su ogni piano e si ritrova a fare da collegamento tra la figlia impazzita e divenuta assassina e´ condotto da regia e sceneggiatura con sobrieta´ e contenuta partecipazione. Quello che non convince appieno del film, semmai, resta la parte finale, ove le sottotrame varie vengono risolte alla buona, e il lieto fine-post scriptum sa di arrangiamento forzato, con una ricomposizione familiare abbastanza fuori luogo. Discreto, ma non di più.

venerdì 19 settembre 2008

ACE VENTURA-Missione Africa ( Ace Ventura:when nature calls, USA 1995)
DI STEVE OEDEKERK
Con JIM CARREY, Ian McNeice, Simon Callow, Sophie Okonedo.
COMICO

Seguito immediato dell'inaspettato successone che lanciò il fenomeno Jim Carrey,"Ace Ventura-Missione Africa" è l'esordio di Steve Oedekerk, uno che anche in seguito ha rimarcato di non saper dirigere un film.Vengono parodiati tanti film famosi, da "Cliffhanger" in poi, ma sono tutte battute sparate a salve.Carrey s'industria, si agita, si elettrizza, ma qui, senza redini, diventa indigeribile e la volgarità delle gags si fa pesante, a un livello difficile da reggere.Benché breve, il secondo "Ace Ventura" fa rimpiangere caldamente il primo, e annoia dopo neanche mezz'ora dall'inizio.Brutto quanto "Crocodile Dundee II", ancora di più.
CIAO Nì! ( I, 1979)
DI PAOLO POETI
Con RENATO ZERO, Carlo Monni, Enzo Rinaldi, Nerina Montagnani.
MUSICALE
Quasi un caso nel '78/79 il successo di pubblico per questo film costruito attorno al personaggio Renato Zero, anomalia del cinema italiano di quegli anni, più tipica del decennio precedente, che sottolineava l'esplosione del cantante romano: in chiave fiabesco-allegorica, il resoconto dell'avventura nello spettacolo di Renato Fiacchini ribattezzatosi Zero, con tanto di minacce di morte da un misterioso persecutore che odia la star variopintamente vestita . Da una star che ha basato metà della carriera ( a mio avviso la migliore, meglio senz'altro degli atteggiamenti retorici e da santone della fase matura) a stupire e proporre il gioco del travestitismo tra ironia e dramma già affrontato con clamore da David Bowie ed altri, difficile aspettarsi un lavoro misurato: girato da un anonimo Paolo Poeti, "Ciao, Nì!" (desunto dal saluto tipico di Zero alle folle di sorcini) a livello metaforico sta sul rozzo, è recitato piuttosto male da tutti, con eccezione di Carlo Monni che ha qualche battuta divertente, galleggia dimenticabile come un pò tutti gli instant-movie e i musicarelli di fizzarottiana memoria. Incassò, è vero, ma chi se lo ricorda oggi, fans a parte?