domenica 20 aprile 2008

PICCOLI OMICIDI TRA AMICI ( Shallow graves, GB 1996)
DI DANNY BOYLE
Con EWAN MCGREGOR, KERRY FOX, CHRISTOPHER ECCLESTON, Ken Stott.
COMMEDIA/THRILLER
Esordio e piccolo culto per questa commedia nera di Danny Boyle, che due anni dopo arriverà al grande successo con "Trainspotting". Ambientazione claustrofobica in un appartamento condiviso che diverrà teatro della brutta faccenda a base di un cospicuo gruzzolo di losca provenienza che porterà i tre amici del titolo, due giovani uomini e una ragazza, a innescare una spirale di comportamenti che portano dalla complicità al delitto. I tre interpreti sono bravi, e Boyle dimostra di saper tenere in pugno la storia, salvo trovarsi a un certo punto del film anche troppo incerto se accentuare il tono macabro-sarcastico e trasformare definitivamente la pellicola in un thriller grottesco oppure mantenerlo sui toni giovanilistici dell'inizio. Peccato che il gioco a un certo punto si sfaldi e non convinca del tutto, perchè per buona metà è uno dei film britannici del periodo più riusciti.
TRE PASSI NEL DELIRIO ( I/F, 1967)
DI ROGER VADIM, LOUIS MALLE, FEDERICO FELLINI
Con JANE FONDA, ALAIN DELON, TERENCE STAMP, Brigitte Bardot.
HORROR
Assemblamento di episodi d'autore coprodotto da Francia e Italia, "Tre passi nel delirio" riunisce attorno al nume letterario Edgar Allan Poe tre nomi simbolici del cinema degli anni Sessanta e non solo: Vadim, Malle e Fellini scelgono un racconto a testa per omaggiare lo scrittore cui viene attribuita l'invenzione della "detective story" e da sempre considerato il più importante nella letteratura dell'orrore e del mistero. Se il "Metzengerstein" di Vadim , con una fulgida Jane Fonda nobildonna dissoluta e crudele è un lavoro ben incorniciato ma , al di là di pulsioni erotiche sadomasochistiche azzardose per l'epoca, risulta uno sguardo superficiale su un certo tipo di narrativa, il "William Wilson" di Malle è ben interpretato da Alain Delon ufficiale malsano dell'esercito austriaco ( e Kezich ci vide giusto nel trovarci l'ispirazione viscontiana da "Senso") e suscita qualche lieve tensione in più, ma se il cinefilo vi rintraccia una mano registica sapiente, ne constata pure la formalità sostanziale dell'operazione: altro discorso per il segmento felliniano, "Toby Dammit", in cui l'autore di "Otto e 1/2" scatena la sua vena inquietante e dipinge, con la scusa dell'omaggio a Poe, il lato orrido del mondo del cinema. Sosia moderno di Edgar Allan con l'unica variante dei capelli biondi, Terence Stamp (straordinario)si perde in un delirio alcoolico e , spaesatissimo ospite di un ambiente vampiresco e sottilmente maligno, non trova di meglio che fuggire su una potente Ferrari per sfidare un'apparizione bambinesca che si rivelerà un'agghiacciante raffigurazione del Diavolo , dopo che la Morte gli si è presentata nelle vesti di una bella donna. Mortuario, macabro e abile nelle pungenti stoccate grottesche , l'episodio di Fellini è grande cinema che ,tra le righe, segna un amaro omaggio a Totò ( l'anziano comico oramai cieco) e permea la schiena dello spettatore di un brivido reale.

sabato 19 aprile 2008

CHICAGO ( Chicago, USA 2002)
DI ROB MARSHALL
Con CATHERINE ZETA-JONES, RENEE ZELLWEGER, Richard Gere, John C.Reilly.
MUSICALE


Molti dei blockbuster americani usciti nella stagione 2002/03 guardavano al passato, e lì erano ambientati: è il caso, non solo di "Chicago", ma anche del rivale agli Oscar "Gangs of New York", così come "Prova a prendermi", "We were soldiers", "Era mio padre", fino in un certo modo anche a "The hours".Era il segno forse di un'America che, inquieta sul presente e terrorizzata dal futuro, cercava delle certezze nello ieri, anche se di celluloide?A parte questo, c'è di che divertirsi con "Chicago", concepito nel '75 come musical per Broadway da Bob Fosse e altri due collaboratori:l'esordiente alla regia cinematografica Rob Marshall dispiega un carnevale lucente di immagini vorticose, elegantissime e affascinanti , a ritmo serrato e facendo apparire molto più brevi le quasi due ore di proiezione.Più coinvolgente nella prima parte, con "numeri" musicali splendidi e musiche di gran livello, il film vincitore dell'Academy Award 2003 è meno cupo dell'altro grande musical di quegli anni, quel "Moulin rouge" che tanto piacque la stagione. prima.In un certo senso, se il film di Luhrmann espande i canoni del musical portando innovazioni e accelerando di parecchio i suoi tempi canonici,"Chicago" lavora di da dentro il genere, solo apparentemente rispettandone la struttura, in realtà dandogli non meno modernità e riletture. A prima lettura leggero, anche se ambientato per buona parte in un carcere per papabili condannate a morte, il film ha una morale sarcastica:in una società opportunista e senza pietà, due assassine possono diventare stelle per le triviali platee, basta che si sappiano riciclare e vendere.Bravissimi gli interpreti, anche nel canto,se possibile una spanna sopra tutti la stupenda Catherine Zeta Jones, qui una delle più belle donne mai comparse su uno schermo, che mette una grinta entusiasmante nel suo personaggio di femme traquée.

venerdì 18 aprile 2008

L'ISOLA SUL TETTO DEL MONDO ( The island at the top of the world, USA 1974)
DI ROBERT STEVENSON
Con DAVID HARTMAN,JACQUES MARIN, Donald Sinden, Mako.
AVVENTURA
Nel filone lungo una ventina d'anni delle produzioni disneyane , spesso dirette dal professionale Robert Stevenson, numerosi i classici che , ai tempi, venivano proiettati tutte le stagioni il sabato pomeriggio per i ragazzi, a prezzo scontato, nei cinema di periferia e nei circoli:anche "L'isola sul tetto del mondo" è stato , insieme a "I figli del capitano Grant", "Spruzza, sparisci e spara" e "Il computer con le scarpe da tennis" tra i film che hanno caratterizzato le ore pomeridiane di molti ragazzini della generazione nata dopo il '60. Benchè la storia e l'ambientazione abbiano reminiscenze da Verne, il film abbozza una trama sconclusionata e senza pretesa di esser preso sul serio: per l'epoca, sembrava che il fiume di lava e l'attacco delle orche fossero di buon livello spettacolare, peccato che "Guerre stellari" e "Incontri ravvicinati" fossero a pochi mesi dall'uscire...
L'URLO DI CHEN TERRORIZZA ANCHE L'OCCIDENTE
( Menglong guojiang, HK 1972)
DI BRUCE LEE
Con BRUCE LEE, Malisa Longo, Nora Miao, Chuck Norris.
AZIONE
Uno dei più celeberrimi titoli del cinema di Bruce Lee, famosissimo per la scena del duello tra l'eroe e la "promessa" delle arti marziali in Occidente Chuck Norris, che si svolge in un Colosseo assolato, senza esclusione di colpi e molto amata dagli appassionati. La trama è ovviamente improntata su una serie di provocazioni per il protagonista, che è costretto a tirar fuori la sua agilità e la straordinaria, micidiale efficacia con cui si scontra con gli sfidanti. Anche diretto dal "Piccolo Drago", "L'urlo di Chen..." è appunto cinematograficamente quasi banale, e si è consapevoli che il succo della pellicola sono le prodezze atletico-guerriere di Lee: se non si è troppo esigenti, si può anche arrivare a divertirsi...

martedì 15 aprile 2008

GRANDI MAGAZZINI( I, 1986)
DI CASTELLANO & PIPOLO
Con ENRICO MONTESANO, RENATO POZZETTO, ORNELLA MUTI, NINO MANFREDI.
COMICO
Teoricamente doveva essere un campione d'incassi che accontentava il pubblico, presentando un'ampia gamma di comici all'epoca in auge per riempire le sale:l'anziano Nino Manfredi e il goffo Pozzetto, il demenziale Massimo Boldi e il vivace Montesano, la bellissima Muti e l'imbranata Heather Parisi ,il bello Ciavarro e il buro DeSica.Il problema è che Castellano & Pipolo non hanno quasi mai avuto un bricolo di idea, da registi,le loro pellicole sono caratteristiche per incapacità di gestire i tempi del cinema, la fiacca verve del loro umorismo tracima e si abbatte sul povero spettatore che assiste allo svolgersi del film.E riescono a recitare poco credibilmente tutti, ma proprio tutti, sotto la loro direzione."Grandi magazzini" è oggi un film di cui non molti si ricordano, e fanno bene...
JOAN LUI-Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì( I, 1985)
DI ADRIANO CELENTANO
Con ADRIANO CELENTANO, Claudia Mori, Federica Moro, Marthe Keller.
MUSICALE

Quarta regia per Adriano Celentano, progetto faraonico e ambiziosissimo voluto con forza dal Molleggiato con tanto di maestranze monumentali spiattellate nella pubblicità che "pompava" questa pellicola. La quale, oltretutto, sancì la fine dell'idillio miliardario tra il cantante di "Azzurro" e il grande pubblico, che non premiò adeguatamente il grande sforzo produttivo di uno dei grandi campioni di incassi dagli anni Settanta a metà della decade seguente : "Joan Lui" è un'opera cinematograficamente scombiccherata, recitata come capita e scritta senza un particolare senso narrativo, come pure era capitato a "Yuppi Du". Se nel film del '75 però si avvertiva una poetica balzana, astrusa, ma onesta, qui all'Adriano nazionale, tuttavia grandissimo dal punto di vista musicale, il difetto di prendersi troppo sul serio e abbozzare una sorta di apologo messianico fatto maluccio e congegnato scriteriatamente. La semplicistica affermazione di una richiesta di pace in una società caotica che ripete gli errori di sempre cade nel vuoto anche per l'arrabattata regia del protagonista e autore, che si addossa troppo peso anche per un'opera personalissima e potenzialmente devoluta a diventare un film sbagliato.