mercoledì 12 marzo 2008

NONHOSONNO( I, 2000)
DI DARIO ARGENTO
Con STEFANO DIONISI, MAX VON SYDOW, Chiara Caselli, Rossella Falk.
THRILLER

Argento torna al thriller, lo diceva anche la pubblicità di questo film:evviva, ma gli entusiasmi qui si sopiscono abbastanza alla svelta."Nonhosonno"(si scrive così) si apre con una sequenza davvero paurosa, un pezzo di cinema notevole, un crescendo di tensione avvincente, consistente in una lunga scena che descrive un delitto su un treno, di notte. Poi, si comincia a perdere inesorabilmente colpi, presentando il protagonista che fa il cameriere in un ristorante cinese(e giù le prime risate del pubblico in sala, posso testimoniare), e imbastendo una storia che conterà alla fine una decina di morti, quasi tutti causati da un assassino che organizza la carneficina basandosi su una filastrocca che parla di un contadino che uccide tutti i suoi animali in una notte. Alcune cose sono ben congegnate, come l'intuizione della vera motivazione del raggio d'azione dell'omicida,vent'anni prima e durante i nuovi assassinii, Max Von Sydow dà un consistente apporto al film(e quando esce di scena lui, il danno è avvertibile), e l'idea di partenza, certe suggestioni tipiche del regista romano fanno colpo.Ma si capisce troppo presto chi uccide, il finale è tra i più deludenti dell'intera filmografia argentiana, la recitazione di molti è inaccettabile (Dionisi il peggiore in scena), parecchi dialoghi presentano momenti ridicoli( Rossella Falk, povera donna, quando dice"Il mio scimmiottino!", e la sala scoppia dalle risate), e una volta perduta la credibilità, la pazienza dello spettatore va a farsi benedire.Questo thriller è migliore delle due pellicole che lo hanno preceduto, ma porta spesso ad augurarsi che non duri più di tanto.Come al solito, Argento dà la sensazione di poter stupire, e ancora una volta fa provare la spiacevole sensazione di un talento straordinario, che non sa autodisciplinarsi.Come vedere un fuoriclasse in campo, che non riesce ad entrare in partita, e fa intravedere cosa potrebbe fare solo a tratti brevi.
1408 ( 1408, USA 2007)
DI MIKAEL HAFSTROM
Con JOHN CUSACK, Mary McCormack, Samuel L.Jackson, Tony Shalhoub.
HORROR

Da un racconto pubblicato nella raccolta "Tutto è fatidico", ecco un altro estratto dall'ormai ultratrentennale opera di Stephen King: la storia, non nuovissima, di uno scettico che per un impegno preso deve passare del tempo in un ambiente maledetto è un leit-motiv che agli appassionati dell'horror suona conosciuto, e lo stesso breve scritto dell'autore di "It" non è tra i più memorabili a memoria di fan. Detto questo, "1408", diretto dal nordico Mikael Hafstrom, è un horror di buon livello, che conta molto sulla bravura attoriale di John Cusack, doppiato non granchè bene,per la verità, e su effetti speciali validi che tuttavia non rubano la scena: ambientato quasi per intero nella stanza malefica, il film sviluppa tensione con abilità, riuscendo a delineare il dramma che il personaggio principale si porta dentro con pochi flashbacks, e evidenziando il potenziale pauroso dell'anonimità di una stanza d'albergo. Samuel L.Jackson ha praticamente due scene in tutto, e il finale originale , assai più pessimista , è visionabile nel dvd americano.

martedì 11 marzo 2008

2010: L'ANNO DEL CONTATTO
( 2010:The year we make contact, USA 1984)
DI PETER HYAMS
Con ROY SCHEIDER, Helen Mirren,Bob Balaban, Keir Dullea.
FANTASCIENZA


Sedici anni dopo l'epocale avvento di "2001", sempre da un romanzo-sequel di Arthur C.Clarke, giunse sugli schermi il prosieguo dell'avventura interstellare firmata Kubrick. L'ambientazione, dati anche i tempi ( siamo in piena ripresa della Guerra Fredda in Reagan-Style),include una crisi planetaria con russi e statunitensi pronti a scagliarsi missili addosso, e una compagine unita di scienziati e astronauti delle due superpotenze nello spazio a cercare di risolvere l'enigma del monolito di fronte a Europa e Io, satelliti di Giove. Passando da Kubrick a Peter Hyams , si ha la l'esatta percezione della differenza tra un artista di valore altissimo e un discreto professionista del cinema: inoltre, come in molti hanno rilevato, nonostante la buona qualità sostanziale della confezione, "2010" ha il difetto di voler spiegare per sommi capi ciò che nel precedente titolo era lasciato all'immaginazione del pubblico, e là giungendo addirittura a suggerire la potenza del mistero del creato. Il film giunge a un finale speranzoso per la pace mondiale, e la traccia umanista ne accresce l'onestà di fondo: però, è ovvio, si tratta di un seguito di latente inutilità.
TRAFFIC ( Traffic, USA 2000)
DI STEVEN SODERBERGH
Con CATHERINE ZETA JONES, BENICIO DEL TORO, MICHAEL DOUGLAS,DON CHEADLE.
DRAMMATICO


Traendo spunto da una miniserie tv di successo , Steven Soderbergh ha girato il suo film piu'interessante, e meglio realizzato.Meritato l'Oscar per la regia, così come quello a Benicio Del Toro, e la scelta di dare a ogni trama narrativa una diversa gradazione cromatica, è un'idea registica di prim'ordine.Molto lungo e dettagliato nella narrazione,"Traffic" è fatto anche di attori molto bravi, di personaggi coinvolti a più livelli, e per molti versi, nel mondo della droga.Intenso, cinematograficamente complesso, spesso originale nel montaggio, rimane uno dei lungometraggi che possono stimolare i critici, pur rimanendo un intrattenimento per grandi numeri di spettatori. Un neoclassico.

lunedì 10 marzo 2008

IL GATTO DAGLI OCCHI DI GIADA ( I, 1977)
DI ANTONIO BIDO
Con CORRADO PANI, Paola Tedesco, Franco Citti, Giancarlo Cerulli.
THRILLER
Come si è rilevato anche altre volte, spesso, dietro un titolo di successo, nasceva tutta una serie di imitazioni o scopiazzature varie , così fu per gli horror, i western , e il giallo al sangue che Dario Argento lanciò come campione di incassi: tra i tanti venuti fuori negli anni Settanta, c'è anche questo "Gatto dagli occhi di giada", che ha il fulcro del mistero che lo attraversa in una brutta storia accaduta durante la guerra, un'infamia praticata da collaborazionisti. Il regista Aldo Bido è un esordiente, chiaramente fan del cinema dell'autore di "Inferno", e anche nella dinamica dei delitti persegue il riferimento argentiano: tutto sommato più decoroso di molti altri "eredi" , questo thriller è risolto un pò frettolosamente, e si giunge alla spiegazione finale senza troppo pathos. In più,se Paola Tedesco è comunque un bel vedere, Corrado Pani sembra ridersela un pò troppo per essere uno che indaga personalmente su una catena di omicidi, e i caratteristi non paiono essere una delle cose migliori del film. Il titolo è in parte collegabile alla chiave dell'enigma, ma è più che altro un'ennesima citazione di un altro film di successo di Argento.
SINDROME CINESE ( The China Syndrome, USA 1979)
DI JAMES BRIDGES
Con JANE FONDA, JACK LEMMON, Michael Douglas, James Hampton.
DRAMMATICO
La "sindrome cinese" del titolo è un effetto parallelo che , dopo la massima emergenza radioattiva, addirittura causerebbe una potenziale perforazione del pianeta dopo un disastro nucleare. Sei anni prima degli sconvolgenti fatti di Chernobyl, quando il cinema di denuncia, americano e non, era un genere stimolante e forte, uscì questa pellicola di James Bridges,coraggiosa e vibrante di un polemismo robusto: molta della sua buona riuscita, oltre ad un soggetto intelligente, e una buona realizzazione d'insieme, va anche al cast, che assembla un Lemmon di grande intensità drammatica, una Fonda combattiva, e un Douglas in uno dei primi ruoli importanti per il cinema. Il film , che vive di una tensione fissa, giunge a un finale tragico inevitabile: la cosa bella di questo tipo di cinema era che il messaggio spesso "passava", che si proponevano temi importanti per tutti, e si usciva dalla sala, o comunque si concludeva la visione con nuove domande, nuovi dubbi e fresche riflessioni.

domenica 9 marzo 2008

HARDCORE ( Hardcore, USA 1979)
DI PAUL SCHRADER
Con GEORGE C.SCOTT, Season Hubley, Peter Boyle, Dick Sargent.
DRAMMATICO

Divenuto regista con "Blue collar", dramma di ambientazione operaia, Paul Schrader ritorna nell'inferno della metropoli con la sua seconda direzione, rituffando i suoi personaggi e lo spettatore nel sordido sottobosco composto di sesso mercificato, ambienti corrotti, violenza facile, a tre anni dal suo maggior successo come sceneggiatore, "Taxi driver": il protagonista George C.Scott è credibile e coinvolto nell'interpretare un ruolo ambiguo, molto umano e pieno di chiaroscuri. L'ottica di Schrader, è risaputo, non fa sconti, vive del coinvolgimento religioso-moralistico di un personaggio complesso, mai completamente entrato nei meccanismi del cinema americano: il film è interessante, non sempre chiaro nel proprio messaggio, però risulta ben fatto e scritto, con , appunto, il vantaggio di un grande attore particolarmente in palla .