venerdì 21 dicembre 2007

NUDO DI DONNA ( I, 1981)
DI NINO MANFREDI
Con NINO MANFREDI, ELEONORA GIORGI, Carlo Bagno, George Wilson.
DRAMMATICO
Nino Manfredi da regista è stato un caso anomalo, capace di ottenere un successo incredibile con l'esordio,"Per grazia ricevuta", poi in seguito sempre guardato con diffidenza soprattutto dalla critica, forse non sempre a ragione. Ad esempio,"Nudo di donna" è un curioso mélange di giallo, commedia adulta e film psicologico, sull'animo della Donna:ben aiutato da un cast credibile, in cui spicca un divertente Carlo Bagno, libraio burbero, Manfredi azzarda una riflessione sulla difficile, a tratti impossibile, insondabilità dell'identità femminile, e dichiara una resa, seppur onorevole, del maschio di fronte al mistero della Donna.E' un film più sincero di quanto non voglia dichiarare,"Nudo di donna", con momenti di ironia acuti, e una sottile malinconia come collante.Da rivalutare.

giovedì 20 dicembre 2007

BARBARELLA ( Barbarella, F 1967)
DI ROGER VADIM
Con JANE FONDA, John Phillip Law, Milo O'Shea, Ugo Tognazzi.
FANTASCIENZA

Creatura nata nei primi anni Sessanta ad opera del fumettista Jean-Claude Forest, "Barbarella" fu portata sul grande schermo da Roger Vadim, per la quale scelse le fattezze dell'allora amata Jane Fonda, per impersonare l'eroina sexy del futuro; divenuto negli anni un titolo più o meno di culto, il film è una fantasia pruriginosa, che vorrebbe stuzzicare gli animi degli spettatori, più che altro perdendosi in mille vaghezze, con una sconclusionatezza palese, che fa troppo affidamento sulla carica erotica della protagonista ( comunque presente e tangibile), e sulla forte impronta pop che si è voluto dare all'operazione. Prendendolo come film-manifesto di un certo periodo tra lo yé-yé e la rivoluzione sessuale, "Barbarella" ha qualche sussulto modernista e ironico ( anche se la sequenza migliore è quella in cui bambole munite di zanne d'acciaio si avventano su Barbarella legata, onestamente inquietante). ma perlopiù ci si perde in apparizioni di star presenti in ruoli brevi, una scenografia baracconesca, ed effetti speciali non esaltanti. Azzeccata la sequenza dello striptease senza gravità nei titoli di testa,che lascia sperare un film più divertente, ma ci si stanca presto, nonostante la conturbante presenza della Fonda.
L'ETRUSCO UCCIDE ANCORA ( I, 1972)
DI ARMANDO CRISPINO
Con ALEX CORD, Samantha Eggar, John Marley, Enzo Tarascio.
THRILLER

Nella fiumana di imitatori dei thriller di dirompente successo di Dario Argento, ecco pure questo giallo comprensivo di morti violente, perpetrate nella fattispecie da un assassino che usa una sonda atta a scopi archeologici per infierire sulle vittime scelte, che ha un'ambientazione curiosa, Spoleto, che, credo, non sia stata più un set fino a quindici anni dopo, per "Io e mia sorella". Crispino, regista poi non molto prolifico, non dà abbastanza nerbo alla regia, il protagonista Alex Cord, dal fisico tonico e l'espressione perennemente ingrugnata, è un eroe legnoso e pochissimo simpatico, l'identità di chi compie i delitti è discretamente facile da sospettare, e a suo merito, il film, qua e là noioso, ha l'accortezza di un movente credibile e qualche scena riuscita , soprattutto nelle soggettive dell'omicida. Banalissimo lo scioglimento finale, con una soluzione a quel punto piuttosto improbabile, ma si dubita che lo spettatore, non colpito granchè dalla pellicola, si aspettasse qualcosa di più.
UNA MOGLIE BELLISSIMA ( I, 2007)
DI LEONARDO PIERACCIONI
Con LEONARDO PIERACCIONI, LAURA TORRISI, Massimo Ceccherini, Gabriel Garko.
COMMEDIA


Bentornati su Pieraccionilandia, dove il tempo mirabilmente non passa mai, e da dieci anni tutto è cristallizzato con un'ottica addirittura da paese dei balocchi anni Cinquanta. Su qualche quotidiano si era letto di qualche passetto in avanti dei prodotti pieraccioniani, ma c'è da chiedersi, in una sala in cui ride poca gente, cosa si sia voluto dire con ciò: altro che l'amore al tempo del colera, come è intitolato un rivale per la pandorata di Leonardo l'Incassatore, la sua opera omnia si potrebbe definirla "l'amore al tempo dello zucchero filato". Senza sprecarsi ennesimamente sulla pretesa di una visione del mondo di un'ingenuità quasi commovente ( piccola nota, mai menzionato nemmeno internet nei suoi film, quando lo dico che siamo negli anni Cinquanta...), fate caso alla "gag" del gommone che si schianta addosso a un panfilo, ci vogliono quasi dieci minuti di film per elaborare una scena che non fa ridere nessuno, e diventa quasi imbarazzante. Pieraccioni da anni prepara la stessa pietanza con gli stessi ingredienti, ma la minestra è ormai talmente riscaldata che evapora: Laura Torrisi, comunque belloccia, evidenzia , forse volutamente, il suo non essere un'attrice, Ceccherini & gang si divertono comunque più degli spettatori, e Garko fa un "o'malamente" da fotoromanzo. Sulle doti di commediante del fiorentino più redditizio dello show business italiano c'è da dire che sono inversamente proporzionali alle sue fortune, fioccan gli sbadigli, e ai titoli di coda si arriva con la medesima sensazione che si prova a fare un percorso in autobus fatto troppe volte, sbuffando per le troppe fermate...

mercoledì 19 dicembre 2007

LA PIU' BELLA SERATA DELLA MIA VITA ( I, 1972)
DI ETTORE SCOLA
Con ALBERTO SORDI, Michel Simon, Pierre Brasseur, Janet Agren.
GROTTESCO

Uno dei film di Sordi meno trasmessi in televisione, e una delle collaborazioni del grande attore con Ettore Scola:falsa commedia che si tramuta in una parabola morale,"La piu'bella serata..." ha il suo clou nel falso processo intentato da alcuni vecchietti all'industriale trafficone Guido Rossi, giunto alla pensione dove gli anziani vivono per inseguire una bella motociclista, e nell'altrettanto fasulla confessione dell'uomo ai "giudici" improvvisati.Soggetto intelligente, film un pò statico, bravi gli interpreti.Scola si riserva un finale non consolatorio, anzi, come ogni racconto morale che si rispetti, il film si chiude su un tragico scherzo del destino per il protagonista:la cosa migliore della pellicola.
WYATT EARP ( Wyatt Earp, USA 1994)
DI LAWRENCE KASDAN
Con KEVIN COSTNER, Dennis Quaid, Isabella Rossellini, Gene Hackman.
WESTERN

Baffoni folti, cappellaccio nero, occhi gelidi, il Wyatt Earp di Costner è tutto sommato tra i meno riusciti visti al cinema, si continua a preferirgli il Burt Lancaster di "Sfida all'OK Corral" e ovviamente , l'Henry Fonda di "Sfida infernale".Pur partendo da una forte determinazione a non usare la violenza per imporre la legge, il Wyatt Earp costneriano diventa il giustiziere spietato che crede solo nel piombo delle pallottole in maniera troppo sommaria,vuoi per una sceneggiatura che temporeggia sui dettagli pseudo-psicologistici(ma nemmeno tanto bene) e compie acrobazie sconcertanti , saltando del tutto brani importanti della leggenda del mitico sceriffo come la perdita dell'amico Doc Halliday e come riesca ad arricchirsi una volta lasciata Tombstone.Lungo tre ore e passa, il kolossal western di Kasdan & Costner soffre di un'eccessiva lentezza, specie nella prima parte, dove tra l'altro il divo vorrbbe impersonare, a 39 anni, un improbabile Earp poco più che ventenne, e di una verbosità ridondante , difetto quasi imperdonabile per un western puro:pur fatto con cura, ben fotografato, soprattutto in esterni, con le scenografie ed i costumi benissimo allestiti come si addice ad un film di così alto budget,"Wyatt Earp" risulta però inferiore anche agli altri titoli della rinascita del genere come "Silverado","Balla coi lupi" e "Gli spietati".Tra gli attori, Kevin Costner sceglie di fare l'antipatico e si rivela non in perfetta forma nell'interpretare un ruolo da lui fortemente voluto,Gene Hackman figura bene in una parte troppo breve, Isabella Rossellini non capisce forse neanche lei cosa sia stata messa a fare, Bill Pullman viene fatto fuori a un terzo del film(consueto, per lui, in quel periodo....).I migliori?Michael Madsen nel ruolo di uno dei fratelli Earp, e Dennis Quaid, che da'un taglio molto personale al suo Doc, smagrito e nervoso, dal volto di lince, vagamente ironico, quasi al pari della splendida versione che ne ha dato Val Kilmer per il parallelo "Tombstone".E anche sul piano degli incassi, il favoritissimo era questo film, ma il pubblico gli ha preferito il film di Cosmatos, più semplicistico nelle soluzioni, ma più ritmato ed accattivante.Quale ironia...
VINCITORI E VINTI ( Judgement at Nuremberg, USA 1961)
DI STANLEY KRAMER
Con SPENCER TRACY, Burt Lancaster, Marlene Dietrich, Richard Widmark.
DRAMMATICO

Quando ancora il mondo civilizzato si interrogava sull'entità dell'immane ondata tragica che fu la Seconda Guerra Mondiale, c'era un cinema che si incaricava di tradurre in immagini, soggetti e scene da recitare momenti storici cruciali, quale fu in effetti il processo, tenutosi a Norimberga, dei criminali di guerra nazisti. Stanley Kramer, cineasta impegnato e bravo anche a mescolare educazione civica, perplessità morali sul corso delle cose e buon cinema, girò questo filmone, fluviale nella durata ( tre ore nette, più o meno) ma avvincente e per niente pesante, lo dico per chi volesse avvicinarglisi la prima volta, imbastendo una pellicola fortemente drammatica, che illustra bene conseguenze e atteggiamenti anche della popolazione tedesca circa l'avvento e regno del nazismo e la successiva scalata bellica: il cast è formidabile, dal giudice compreso del proprio ruolo gravoso e necessario Spencer Tracy al fiero imputato Burt Lancaster, cosciente delle proprie colpe, passando per una Judy Garland, un Montgomery Clift, un Richard Widmark e una Marlene Dietrich di fantastica aderenza ai personaggi interpretati, con speciale sottolineatura dell' avvocato non ancora convinto del male nazista, di Maximillian Schell, premiato con l'Oscar . Ancora oggi shockanti le immagini proiettate durante l'arringa finale del PM Widmark, con le riprese, vere purtroppo dei morti nei campi di sterminio. Una pellicola che sarebbe utile far visionare a chi stende il braccio nel saluto nazista , negli stadi e fuori, perchè, come disse qualcuno più importante di me, "perdonali perchè non sanno".