martedì 24 luglio 2007

IL MONDO PERDUTO- Jurassic Park ( The lost world: Jurassic Park, USA 1993)
DI STEVEN SPIELBERG
Con JEFF GOLDBLUM, JULIANNE MOORE, Pete Postlethwaite, Vince Vaughn.
FANTASTICO/AVVENTURA
La sceneggiatura non brillantissima di David Koepp aggiunge , rispetto al romanzo, la parte finale a San Diego con il T-Rex libero a papparsi persone e cani, fino all'intervento "naturista" di Jeff Goldblum e Julianne Moore.E' vero che "Il mondo perduto" non è tra le migliori riuscite dell'autore de "L'impero del sole", ma non lo era nemmeno "Jurassic Park":ma c'è da dire che solo un genio dello spettacolo totale come Spielberg poteva concretizzare, con smagliante fascino visivo, le fantastiche avventure elaborate da Crichton su carta stampata, e come divertimento allo stato puro il sequel è addirittura più godibile del primo film.Giocato su un ritmo da film d'avventura, mostra i dinosauri che appaiono all'inizio per poi sparire fino alla mezz'ora di proiezione, e non abbandonano più lo schermo.Sonoro squassante, colpi d'occhio spettacolari, notevole la scena dell'attacco dei Tirannosauri ai protagonisti intrappolati in un doppio caravan sospeso su una scogliera.Una domandina: ma perché sempre il solito manifesto?

MANUALE D'AMORE 2 ( Capitoli successivi)

DI GIOVANNI VERONESI

Con CARLO VERDONE, RICCARDO SCAMARCIO, BARBORA BOBULOVA, SERGIO RUBINI.

COMMEDIA

Probabilmente inevitabile, visti i risultati conseguiti dal primo , giunge "Manuale d'amore 2", e di nuovo gli incassi sono ben cospicui: Giovanni Veronesi, trovata la formula di un successo che garantisce molti nomi di lusso nel cast, sforna altri quattro episodi che ruotano attorno a flirt o passioni , sempre sulla tonalità della commedia che gli è più consona. Ci sono di nuovo Carlo Verdone e Sergio Rubini, si sono aggiunti Volo, Albanese, Bobulova, Scamarcio, Bisio, Bellucci: più o meno accolto malamente da quasi tutta la critica, "Manuale d'amore " parte seconda approfitta forse un pò troppo delle garanzie date da un cast comunque volenteroso, sbarrocciando un paio dei quattro episodi ( insulso completamente quello sulla fecondazione assistita con Barbora Bobulova e Fabio Volo, piatto nonostante le premesse quello della coppia gay Rubini-Albanese), e ottenendo qualche sorriso, ma nemmeno troppi, con i restanti. Del primo episodio piacque l'idea di tanti attori cari al pubblico che , con un pò di umiltà, si mettevano al servizio di episodi rapidi, qui l'iniziativa comincia ad annaspare: ma il demerito maggiore è di chi sceneggia, e visto che appunto Giovanni Veronesi nasce sceneggiatore, è doppia la sua pecca. Considerato che anche questo è uno dei campioni d'incasso stagionale, prepariamoci a un sicuro numero 3, ma stavolta mettiamoci un pò più d'impegno,cari soggettisti e sceneggiatori...

lunedì 23 luglio 2007

COSI' COME SEI ( I, 1978)
DI ALBERTO LATTUADA
Con MARCELLO MASTROIANNI, NASTASSJA KINSKI,

Buon successo di pubblico,con relativo corollario di "scandalo" montato dai giornali appositi per via delle scene nude di Mastroianni e Kinski,forse padre e figlia nella storia raccontata,e più probabilmente no,"Così come sei" non piacque per niente ai recensori.In una fase del cinema italiano che vedeva il grande pubblico rivalutare e riapprezzare un ritorno al sentimentale più sfacciato,da "Anonimo veneziano" a "Eutanasia di un amore", c'è posto anche per questa storia d'amore tormentata ambientata tra Firenze e Roma: se la rappresentazione di Firenze è canonica, pur mantenendosi elegante(ma quell'attico da studentesse con terrazza sul duomo è come minimo bislacco...), Mastroianni e la Kinski fanno quel che possono, alle prese con dialoghi che assassinerebbero qualsiasi tentativo di serietà;Lattuada indugia sulla bellissima faccia da bambola dell'affascinante Nastassja, ci mette qualche spunto residuo autoriale, ma il film non è da considerarsi tra i suoi più riusciti.Resta una malinconia garbata che viene suggellata dalla fine della storia d'amore, senza spiegazioni altre da quelle che se ne può trarre, ma "Così come sei" non ha molto altro da offrire.
IO, CHIARA E LO SCURO ( I, 1982)
DI MAURIZIO PONZI
Con FRANCESCO NUTI, GIULIANA DE SIO, Marcello Lotti, Novello Novelli.
COMMEDIA
Forse il primo vero successo di Francesco Nuti dopo l'uscita dai GianCattivi, è una commedia che ammicca ai modelli più sofisticati, senza volgarità e buttandola sul sentimentale:diretti da Maurizio Ponzi, che fa procedere la vicenda senza fretta di arrivare al dunque, Francesco Nuti e Giuliana DeSio sono due credibili ragazzi soli, che si incontrano in una Roma poco ostentata.Il film è piacevole , si fa apprezzare per la linearità con cui è messo insieme, e le strizzate d'occhio al mito de "Lo spaccone" non guastano, con il campione di biliardo Marcello Lotti rivale nobile del protagonista.
I RAGAZZI DEL CORO ( The Choirboys, USA 1977)
DI ROBERT ALDRICH
Con CHARLES DURNING, Perry Reed, James Woods, Burt Young.
COMMEDIA Terz'ultimo film di un regista tra i migliori del cinema americano del dopoguerra,e forse il suo peggior lavoro:nonostante "I ragazzi del coro" sia stato premiato da incassi cospicui quando uscì,la pellicola sembra l'anteprima di un'incrocio tra "Scuola di polizia" e "Porky's" ,con pretese drammatiche e di denuncia,ma l'umorismo è volgare e di grana grossissima,per non dire proprio da cesso pubblico,Aldrich ,forse per darsi un tocco di modernità fa sparare parolacce a tutto gas,ma senza senso,e addirittura vorrebbe che prima dei titoli di coda ci si commuovesse per la brutta fine di uno dei personaggi.I quali,oltretutto,fanno a gara per chi sia più odioso o insopportabile,gli intepreti,tranne Durning,che comunque si limita a metterci solo mestiere,e Don Stroud,il poliziotto che soffre di claustrofobia,sono abbastanza sotto un livello minimo di accettabilità,la confezione è trasandata,e quando si arriva alla fine si hanno gli attributi pieni di chewing-gum biascicati a tutto spiano,battute insulse su tutto ciò che è adiacente al sesso,e le spacconate idiote della banda di poliziotti al centro del racconto.Meno male che poco dopo giunse "Hill street blues" in tv...
AUTUMN IN NEW YORK ( Autumn in New York, USA 2000)
DI JOAN CHEN
Con RICHARD GERE, WYNONA RYDER, Anthony La Paglia, Elaine Stritch.
DRAMMATICO/SENTIMENTALE
L'esordio dietro la macchina da presa della bella Joan Chen è un melò che si rifà, in un certo qual modo, a un classico del lacrimogeno come "Love story". Ancora innamorati disgraziati, ancora occhi negli occhi destinati a separarsi per l'infamia della mala sorte, ancora passeggiate nel parco prima della tragedia.Gere fa suo il personaggio di playboy invecchiato che non si vuol legare, la Ryder dice alcune delle battute più ridicole messe in bocca a un personaggio degli ultimi decenni.E guardate come la fanno vestire, povera creatura:la scena in cui indossa un cappellino di sua creazione la consegna all'albo d'oro del kitsch cinematografico di diritto.Poi, il film è abbastanza prevedibile, fino all'ultima lacrima potenziale, anche se, a conti fatti, un pò meno brutto del temuto.Non ci siamo, intendiamoci, ma si è visto di peggio. Eccome.

domenica 22 luglio 2007

LA VOCE DELLA LUNA ( I, 1990)
DI FEDERICO FELLINI
Con ROBERTO BENIGNI, PAOLO VILLAGGIO, Siusy Blady, Angelo Orlando.
GROTTESCO
E' il titolo migliore dell'ultima fase della carriera di Federico Fellini, anche se non è tra i suoi film più memorabili:il Riminese chiamò come protagonisti Roberto Benigni e Paolo Villaggio,"due magnifici buffoni", come li chiamava lui, anche se qui la loro funzione non è quasi mai quella di divertire.Anzi.E mi ricordo al cinema( in prima visione, mica in una squinternata sala di serie F) all'apparire dei titoli di coda, un "OOOOH!" collettivo dalla platea, e un rotolo di carta igienica( giuro!) scagliato sullo schermo:forse il richiamo dei due comici, sulla cresta dell'onda ambedue , aveva portato a vedere questo film molta gente che si aspettava di scompisciarsi dal ridere.Divagazioni a parte,"La voce della luna" è una ballata malinconica e sostanzialmente pessimista sul rumore di fondo stupido e assordante della società viziata e vessata dalla televisione, insensibile alla bellezza e alla poesia.Fellini anticipava, come sempre , tematiche e visioni, qui , in tutta sincerità, a volte l'apologo è anche troppo insistito, e pesa sulla narrazione, rendendo un pò opprimente il film.Che, alla fine, non invita a desiderare una nuova visione perlomeno in tempi brevi, ma che lascia la sensazione di una riflessione filosofica eloquente.