giovedì 24 maggio 2007

SCOPRENDO FORRESTER ( Finding Forrester, USA 2000)
DI GUS VAN SANT
Con ROB BROWN, SEAN CONNERY, Ana Paquin, F.Murray Abraham.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Gus Van Sant sembra avere preso gusto(mi si perdoni il casuale gioco di parole) ad avere che fare con i giovani genii dropouts:dopo il grande successo di "Will Hunting", il regista di "Belli e dannati" si cimenta con questa storia che vede un giovane nero di grande talento letterario crescere sotto l'ala di un grande scrittore misantropo, che vive praticamente recluso nel proprio appartamento.Dialoghi ben scritti, buona recitazione(soprattutto quella di Sean Connery, e quella dell'esordiente Rob Brown), tema interessante:ma allora, cosa manca a "Scoprendo Forrester" per essere un bel film?A parte il fatto che per soggetto e svolgimento della trama, e carattere dei personaggi principali, non ci si discosta troppo dal film con Matt Damon e Robin Williams, la sceneggiatura delude proprio quando dovrebbe essere più rimarchevole, come nella sequenza risolutoria in cui Forrester-Connery parla alla facoltà frequentata dal suo amico e pupillo,stranamente tirata via.E ,benchè facciano simpatia due tipi fuori dalle regole come lo scrittore giovane e quello più anziano, il film non pare mai trovare il modo di decollare.
COSI' E' LA VITA ( I, 1998)
DI ALDO, GIOVANNI E GIACOMO E MASSIMO VENIER
Con ALDO, GIOVANNI E GIACOMO , MARINA MASSIRONI.
COMMEDIA

Facendo due conti, questo è il film che ha consacrato al botteghino le fortune e la potenza commerciale del trio Aldo, Giovanni & Giacomo, imponendosi e non di poco su rivali ben piazzati come "Shakespeare in love", "Mulan", "Salvate il soldato Ryan".Dopo il gran risultato della stagione precedente con "Tre uomini e una gamba" , i tre ci riprovano e riscuotono maggior riscontro da parte del pubblico.Il film, in se stesso, ha momenti godibili, ma più spesso mostra la voglia e l'intenzione di andare oltre il puro riso, e spesso ciò non gli riesce.Per cui, ci si trova davanti a una specie di favola ambientata ai giorni nostri, con finale ampiamente sfociante nel surreale.Del resto,"Tre uomini...", benchè divertentissimo, in gran parte era basato sui numeri più fortunati del gruppo,qui si sono dovuti inventare un soggetto e una sceneggiatura autonomi:qualche risata, ma il film ha il difetto di cader vittima della memoria un pò volubile dello spettatore, poco propenso a ricordarsi di questo secondo lavoro dopo la fruizione vera e propria.
AMISTAD ( Amistad, USA 1997)
DI STEVEN SPIELBERG
Con DJIMON HONSOU, MATTHEW MCCONAUGHEY, MORGAN FREEMAN,
ANTHONY HOPKINS.
DRAMMATICO
Interessante per il tema affrontato e per la scelta di un autore nel mettersi alla prova con argomenti seri e complessi, è però meno riuscito del grande film spielberghiano sull'eccidio ebraico da parte della furia nazista. Con un cast come si ritrova, poteva uscirne un capolavoro , ma la sceneggiatura di David Franzoni e Steve Zaillian non elabora al massimo i personaggi, e ne lascia qualcuno indefinito in modo colpevole, come il nero integrato Morgan Freeman, un pò sprecato, e, pur con qualche bel momento drammatico( le prime parole in inglese del leader della rivolta Cinque, un espressivo Djimon Honsou),"Amistad" soffre un pò di didascalismo, inzuppandosi di retorica nel finale , con un proclama di eroismo democratico degli Stati Uniti d'America in lotta per debellare gli schiavisti. Dobbiamo ancora una volta ricordare come vennero schiacciati dai nascenti statunitensi gli indigeni d'America?Comunque realizzato in buona fede da Spielberg, questo colosso è fatto di discreto cinema e credo democratico un pò ingenuo.
UN SOGNO LUNGO UN GIORNO ( One from the heart, USA 1982)
DI FRANCIS FORD COPPOLA
Con FREDERIC FORREST, TERI GARR, Raul Julia, Nastassja Kinski.
MUSICALE

A poco servono Oscar vinti, record di incassi infranti, lanci e rilanci di star importanti: a Hollywood basta un fiasco e la carriera va a picco, o perlomeno è rimessa fortemente in discussione.Francis Ford Coppola, dopo aver girato nel decennio 1970-80 quattro tra i titoli più importanti della cinematografia moderna, volle realizzare un musical costosissimo, a modo suo, scommettendo sul peso del proprio nome e del proprio prestigio:musical anomalo, in cui i personaggi principali non cantano, ma si muovono sulle note di Tom Waits,"One from the Heart" si rivelò un insuccesso dalle proporzioni epiche, incassando pochissimo, provocando la rovina della Zoetrope Productions, casa dello stesso Coppola.Il soggetto non è dei migliori portati sullo schermo dal regista di "Apocalypse now", ma lo spettacolo è notevole:in uno sfarfallare di luci e colorazioni,il musikolossal è un caleidoscopio smagliante, con soluzioni visive stupefacenti,una rapsodia visiva sfortunata e in alcuni punti meravigliosa.Perde un pò di colpi nel finale in cui azzarda un pò troppo, comunque preconizzando tempi e stili da "videomusic", ma per chi ama il Cinema non è da perdere.
LE COLLINE HANNO GLI OCCHI ( Hills have eyes, USA 1977)
DI WES CRAVEN
Con SUSAN LANIER, ROBERT HOUSTON, Dee Wallace, Martin Speer.
HORROR
Primo film diretto da quello poi considerato uno dei maestri dell'horror,Wes Craven, rientra nel filone delle famiglie tarate dalla follia omicida che massacrano i malcapitati turisti avventuratisi in zone ingannevolmente innocue.Qui, in realtà, è quasi un conflitto di famiglie vittime e carnefici con ruoli alterni, considerato che la numerosa banda di ignari viaggiatori che si ritrova appiedata in pieno deserto americano viene presa di mira e decimata sanguinosamente da una stirpe troglodita e mentecatta,e pure cannibale;considerato un cult oggigiorno,"Le colline hanno gli occhi" ha qualche traccia di collocazione sociologica , ma, a parte l'indecente versione italiana che ha dialoghi a tratti ridicoli e un doppiaggio indecoroso, è difficile riconoscere la mano di un autore destinato a lavori molto interessanti in una pellicola sciatta, che a tratti presenta le caratteristiche realizzative di un porno di serie B dell'epoca, recitato in modo dilettantesco e tutto sommato improntato a una gratuita e poco sensata ricerca dell'effetto shock.Più che altro,banale.
L'ISOLA PERDUTA ( The island of dr.Moreau, USA 1996)
DI JOHN FRANKENHEIMER
Con DAVID THEWLIS, MARLON BRANDO, Val Kilmer, Fairuza Balk.
FANTASCIENZA
In un'era in cui la manipolazione genetica non è più fantascienza, una rivisitazione del celebre romanzo di H.G.Wells, più volte portato sullo schermo( la penultima con Burt Lancaster nel '77), recava con sé motivi d'interesse consistenti, questo film di Frankenheimer li ha persi per strada:sembri che al regista di "Và e uccidi", importi più che altro di esibire i trucchi di Stan Winston, pluripremiato tecnico degli effetti speciali.Il regista tira "a far ciccia", e banalizza la storia in un condensato di horror, film d'azione e fantascienza che assume spesso involontari toni parodistici.E se il nevrotico Thewlis, dalla gestualità sconnessa, è un clamoroso errore di casting,Val Kilmer è svogliato e fuori fuoco in una blanda parte di cattivo:ma la cosa che fa più tristezza è vedere il grande Marlon in una ridicola pagliacciata, truccato come un Pierrot extralarge, trasformando Moreau in una derivazione ilare del colonnello Kurtz di "Apocalypse now".Un film di una mediocrità insostenibile.

mercoledì 23 maggio 2007

DREDD-La legge sono io ( Judge Dredd, USA 1995)
DI DANNY CANNON
Con SYLVESTER STALLONE, Armand Assante, Diane Lane, Rob Schneider.
FANTASCIENZA/AZIONE
Un fumetto-cult come "Judge dredd" meritava altra sorte.Può passare per sostanzialmente reazionario, ma in realta'il fumetto di Alan Moore è sottilmente sarcastico verso i supertutori dell'ordine. Disegnato con gran classe, doveva già diventare film nell'85, per la regia di Ridley Scott e con Harrison Ford nel ruolo di Dredd, ma i rapporti tra regista e protagonista di "Blade runner", in realtà , non erano dei più buoni, la produzione lesinava sulla progettazione dei costi, e l'iniziativa saltò.Passato a Sylvester Stallone, il progetto è diventato un film fallimentare al botteghino, curato negli effetti speciali e nei costumi, ma scarso d'umorismo, spettacolare ma non troppo, e il regista Danny Cannon, che si era ritrovato una grande occasione tra le mani, sperpera il tutto, condannando la sua carriera.Balzano e stolido,"Dredd"- film non dice niente di nuovo.