giovedì 26 aprile 2007

LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
( Cat on a hot tin roof, USA 1958)
DI RICHARD BROOKS
Con PAUL NEWMAN, ELIZABETH TAYLOR, Burl Ives, Jack Carson.
DRAMMATICO
Di Tennessee Williams, sfruttatissimo all'epoca di un cinema americano famelico di melodramma e ansioso di poter andare oltre i picchetti del codice Hays( il codice censorio che limitava moltissimo soggetti , immagini e dialoghi per la "morale"), molto è stato portato sullo schermo:Richard Brooks, regista bravo soprattutto nella gestione degli interpreti, trasse dal dramma teatrale "La gatta sul tetto che scotta", questo lungometraggio quasi tutto ambientato nella grande casa in cui vive la coppia protagonista Newman-Taylor, racconto di drammi familiari e cose non dette in un contesto di conflitti per interessi e rancori malcelati. Brooks sopperisce alla staticità dell'ambientazione,di chiarissima provenienza teatrale, con una eccellente conduzione del cast, nel quale brillano particolarmente un Newman rabbioso, una Taylor appassionata e un Burl Ives magnifico , sapidissimo interprete che si "lavora" la parte come solo un grande attore sa e può fare.Certo, i dialoghi a volte rischiano di far apparire il film datato, ma si consideri che tra le righe si suggerisce di rapporti omosessuali ( all'epoca fuori discussione nei soggetti), strane gelosie e passioni sottopelle, in modo molto "avanti" per la fine degli anni Cinquanta.
LA MASCHERA DI FRANKENSTEIN ( Curse of Frankenstein, GB 1957)
DI TERENCE FISHER
Con PETER CUSHING, CHRISTOPHER LEE, Hazel Court, Robert Urquhart.
HORROR

La casa inglese Hammer, ormai divenuta leggendaria per la sua proposta di horror dai colori sanguigni e (per l'epoca), le notevoli spinte in avanti di erotismo e ricorso al grand-guignol, riuscì a rielaborare tutti i classici dell'orrore, con Dracula in primis: qui uno degli storici interpreti del conte dalle zanne aguzze ,Christopher Lee , interpreta invece la creatura di Frankenstein, mentre lo scienziato è invece il compare Peter Cushing.Non uno dei film migliori in assoluto sulla leggenda degli esperimenti maledetti del barone più famoso del mondo dell'horror, ma un discreto lungometraggio diretto in maniera abile da Terence Fisher.L'apparizione di Lee , con un trucco volutamente dissimile alla classica "testa quadrata" di Boris Karloff, è ben studiata e centellinata.Cushing , uomo religiosissimo e rigido, era solito pregare a lungo prima di interpretare le scene più ad alta tensione.

mercoledì 25 aprile 2007

LA RAGAZZA CON LA PISTOLA ( I, 1968)
DI MARIO MONICELLI
Con MONICA VITTI, Carlo Giuffré, Stefano Satta Flores, Stanley Baker.
COMMEDIA Grande successo al box-office sul finire degli anni Sessanta per questa commedia "londinese" di Mario Monicelli, che ,come aveva fatto con Gassman ne "I soliti ignoti", adoperò l'attrice e musa di Michelangelo Antonioni in vesti brillanti, contribuendo a farne una delle sicurezze della commedia all'italiana per una dozzina d'anni a venire.Sembra,vedendo questo film, che Monicelli abbia voluto quasi realizzare un controcanto al Germi di "Divorzio all'italiana" e "Sedotta e abbandonata", sulla mentalità meridionale legata al "delitto d'onore", ambientando la storia di questa ragazza siciliana che se ne parte con una pistola in borsa a intimare al proprio seduttore, il cialtrone Aldo Giuffrè a impalmarla o beccarsi una pallottola in corpo. Sceneggiato anche da Rodolfo Sonego, braccio destro del Sordi nazionale,"La ragazza con la pistola" risulta, visto oggi, abbondantemente datato, con qualche buona occasione di commedia "alta" non sfruttata a dovere, qualche clichè di troppo sulla swinging London, dovuto forse al fortissimo impatto di questa sull'immaginario collettivo dei tempi( anche un titolo come "Blow up" non ne è del tutto esente),con un'intonata Monica Vitti sempre in scena a sobbarcarsi praticamente gran parte del film.Però si sorride qualche volta, si apprezza comunque la qualità della scrittura del copione, ma non è una commedia divertente come altre dell'epoca.
IL LAUREATO ( The graduate, USA 1967)
DI MIKE NICHOLS
Con DUSTIN HOFFMAN, ANNE BANCROFT, Katharine Ross, Murray Hamilton.
COMMEDIA
Si respira aria di vigilia in questo cult di Mike Nichols, grandissimo successo che lanciò il quasi esordiente trentenne Dustin Hoffman, interprete perfetto( doveva essere Robert Redford il protagonista,meno male, perchè non avrebbe avuto lo stesso impatto) dell'indolenza e della maschera di nuovo cinismo posticcio messa da un giovane in procinto di fare il suo "ingresso" nella società. Benjamin Braddock è un' icona del pre-Sessantotto, gli americani ancora non avevano paura dello spettro del Vietnam, e la signora Robinson era una seducente vampira,ben conscia della propria meschinità di fondo.Il film fa sentire bene l'atmosfera di quegli anni, la bellissima colonna sonora composta in gran parte da Simon & Garfunkel consegna le immagini al Mito, la corsa incosciente e speranzosa di Ben verso la chiesa in cui la bella Elaine, figlia della sua amante-amica di famiglia, è stata un modello per tantissime altre fughe cinematografiche, e tutta la scena finale, in cui Ben strappa la bella dalle grinfie di un matrimonio combinato in una cornice borghesissima è veramente esaltante.Nichols, premiato con l'Oscar per questa prova, combina insieme echi di sperimentalismo,riprese audaci,esaltante conduzione d'attori: ottima( e sensuale) la Bancroft, incantevole la Ross, fuori dai canoni hollywoodiani ma incredibilmente carismatico Hoffman.
IL GIARDINO DEI FINZI-CONTINI( I,1971)
DI VITTORIO DE SICA
Con LINO CAPOLICCHIO, DOMINIQUE SANDA, Helmut Berger, Fabio Testi.
DRAMMATICO
Unica pellicola di casa nostra, insieme al di poco successivo "Amarcord", a vincere l'Oscar per il miglior film in lingua straniera negli anni Settanta, tra gli ultimi lavori di DeSica,"Il giardino dei Finzi Contini" è tratto dal romanzo celeberrimo di Giorgio Bassani:l'autore di "Ladri di biciclette" non è effettivamente ai suoi livelli migliori,la lettura che propone, sia del romanzo, che dell'epoca trista rappresentata( l'avvento del fascismo visto all'interno di una comunità ebrea benestante di Ferrara), benchè impaginata con mano esperta, sa troppo di accademico, e difficilmente coinvolge.Si avverte, in alcuni momenti, la difficoltà di un grande regista in età avanzata,di relazionarsi al modo di fare cinema in un'epoca diversa, come accadde in qualche sequenza anche al Visconti di "Gruppo di famiglia in un interno". Per cui, si apprezza la compostezza del racconto, si resta disgustati una volta di più per la "normalità" con cui i demenziali dettami di Mussolini divennero legge, ma "Il giardino dei Finzi Contini" non è un'opera che rimane dentro.
COMPAGNI DI SCUOLA ( I, 1988)
DI CARLO VERDONE
Con CARLO VERDONE, NANCY BRILLI, MASSIMO GHINI, CHRISTIAN DE SICA.
COMMEDIA
Le rimpatriate al cinema, si sa, presagiscono sempre bocconi amari per i personaggi sullo schermo: l'entusiasmo per il ritrovarsi, la nostalgia dei ricordi, lasciano presto spazio a confronti impietosi, rimpianti tardivi, constatazioni di fallimenti o buone condizioni. Carlo Verdone ha fatto "Il grande freddo" italiano, con un gruppo composito di ex-alunni di liceo ritrovatisi ad una festa, quindici anni dopo l'ultima riunione, molto cambiati, e molti con un bilancio in perdita o un nuovo cinismo da sfoggiare. Molto divertente all'inizio, ricca di battute e momenti comici da mandare a memoria, e progressivamente sempre più senza speranza e triste, la settima regia dell'autore di "Borotalco" è tra le sue più mature, il gioco corale riesce bene, anche se per forza di cose, alcuni personaggi sono piu'studiati, e ci si stacca dal film ammirando il finale che sa proprio di fine di una festa, con gli invitati rimasti su una spiaggia all'alba prima di tornare alla loro normalità.E lo sguardo un pò mesto, ma anche più onesto di Pietro Ruffolo detto "Er patata" che guarda in macchina da presa finalmente un pò più convinto di se stesso è il miglior finale che potesse avere.
IL ROMPISCATOLE ( The cable guy, USA 1996)
DI BEN STILLER
Con JIM CARREY, BEN MATTHEW BRODERICK, Leslie Mann, Amy Stiller.
COMMEDIA
Non è il peggior film interpretato da Jim Carrey.Semmai, è un film sostanzialmente sbagliato, una commedia che non fa ridere per niente, anzi, mette un senso di inquietudine addosso:è una commedia che parte come tale, ma ben presto si tramuta in una sorta di persecuzione paranoica, per diventare verso la fine quasi un thriller.Finale con anatema antitelevisivo, e peccato che sia curato in maniera alquanto frettolosa,"Il rompiscatole" rivela definitivamente la parte oscura della maschera multiforme di Carrey (che ha ricevuto ben 22 milioni di dollari, per questa interpretazione, decisamente troppi), già intravista nel terzo "Batman". Dotato di una buffoneria grintosa ed aggressiva, Jim Carrey si agita come un pazzo, dando fondo alla sua spettacolare mimica, quasi sempre sopra le righe, producendosi tra l'altro in una pregevole performance canora con una cover di "Somebody to love" dei Jefferson Airplane.