sabato 27 gennaio 2007

LADY HENDERSON PRESENTA (Lady Henderson presents, GB 2005)
DI STEPHEN FREARS
Con JUDY DENCH,BOB HOSKINS,Will Young, Kelly Reilly.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Prima o poi dovranno spiegarcelo, come mai a tanti autori " prelevati" dai loro paesi d'origine, viene la voglia di scappare dal frastornante mondo di Hollywood, e tornare a girare film in patria, magari con tanti soldi in meno a disposizione : Stephen Frears, che ha diretto star e set piuttosto ingombranti, ha optato per realizzare di nuovo i suoi film nella natìa Inghilterra. "Lady Henderson ..." è un film che rischia, e non poco, l'affondamento nel calligrafismo smaccato, per intendersi, alla Ivory ultima maniera ; ma Frears, forte di due interpreti di gran classe ed esperienza, con una Judy Dench entusiasmante, realizza il suo lavoro come fosse su un palco teatrale, si veda ad esempio quella danza finale sulla terrazza con lo scenario del cielo sotto i bombardamenti, come fosse uno sfondo operistico. Anche grazie ai filmati di repertorio, l'aria del momento più drammatico nella storia recente di Londra, se si esclude i vicini attentati di Al Qaeda, l'attacco aereo nazista, è ben resa : nonostante il tono, spesso eggero e sorridente del film, si evince una reazione profonda, umana, di speranza vera, al folle orrore della guerra. E il cast intero che rincuora la platea impaurita ma assetata di domani, rimanda al lubitschiano, e anch'esso criticato alla sua uscita, "Vogliamo vivere!", monito e grido più forte di ogni cosa.
ROCKY BALBOA ( Rocky Balboa, USA 2006)
DI SYLVESTER STALLONE
Con SYLVESTER STALLONE,Burt Young, Geraldine Hughes, Milo Ventimiglia.
"Mio padre sul ring cambiò le regole,non accettò di perdere l'incontro. Morì, ma mi insegno cos'è un uomo."Dice in un vecchio fumetto di Frank Miller, Devil al nemico Bullseye.Trent'anni tra le luci soffuse,i cazzotti sui corpi sudati su un ring per dilettanti e le rose fresche lasciate su una tomba : la saga di Rocky Balboa sta tutta nel mezzo, longeva e spettacolare, con qualche caduta,unica serie sul pugilato del cinema, compreso questo ritorno ai guantoni per il suo creatore Sylvester Stallone, che è tornato al successo di pubblico proprio con il suo personaggio più amato, dopo anni di black-out e progetti saltati.E'un film semplice,"Rocky Balboa", molto più della media dei lungometraggi che escono oggi, qualcuno dirà addirittura troppo sentimentale ; ma se il cinema è anche e soprattutto emozione, questa sesta avventura del boxeur più celebre dello schermo è una tra le migliori, e più coinvolgenti. Sly Stallone ci ha messo dentro molto del suo vissuto, è evidente il suo debito nei confronti del ruolo, dopo pochi minuti lo spettatore si è già riaffezionato al robusto pugilatore dalle movenze sconnesse al di fuori del ring, e l'ondata di affetto che investe nel finale Rocky si riversa anche al di qua dello schermo del cinema, lo dicono le persone che ,spinte da un moto emozionale, si mettono ad applaudire commosse.Il film è il racconto di un uomo che vuol dimostrare a se stesso di non essere finito, e che in un mondo immunizzato dal pathos una mano che ne stringe un'altra può salvare la vita, almeno quella del cuore ; e la lezione morale impartita al figlio e al giovane rivale è fatta di regole di vita ,che possono pure sembrare banali, ma necessarie. La vulnerabilità di Rocky è pari solo al suo coraggio di andare a testa bassa,nonostante tutto gli giochi contro, con la dignità dei propri limiti, e qui sta il bello e la forza del film: nell'affermare che nella vita essere valutati vincenti conta poco,che i punteggi possono rimanere sullo sfondo,ma solo chi regge a tutti i colpi senza abbattersi è quello forte.
ALIEN (Alien, GB 1979)
DI RIDLEY SCOTT
Con SIGOURNEY WEAVER,TOM SKERRITT ,Yaphet Kotto, Ian Holm.
FANTASCIENZA
La fantascienza si mescola all'horror, e i lindi e asettici corridoi dell'astronave "Nostromo" si tingono di sangue : Ridley Scott realizzò il suo primo grande successo mondiale con "Alien", terrorizzando le platee e facendo provare più di un momento d'inquietudine con le sporadiche apparizioni del mostro spaziale che elimina quasi tuto l'equipaggio del cargo. Scenografie geniali, in grado di escogitare l'organicità della tecnologia aliena,e la naturale imperfezione di quella umana, anche se molto elaborata, musiche molto adatte a creare tensione, fotografia pallida,lattiginosa e bellissima, "Alien" è il capitolo iniziale di una delle serie più belle del cinema fantastico, e che sa rinnovarsi a ogni nuovo episodio, forte anche dell'idea di piazzare sempre un cineasta dalla personalità spiccatamente diversa ogni volta ( ma non dimentichiamo che dietro tutto ciò c'è un altro maestro del cinema come Walter Hill). Di fronte a umani che ormai sono talmente progrediti da fare viaggi mercantili nel cosmo, e che in mezzo a tanto avvenirismo utilizzano ancora attrezzi dall'aspetto rozzo, l'alieno che ha come unico impulso vitale l'annientare altre forme di vita e utilizzarle per far progredire la propria specie (una metaforadel capitalismo?) ha la forza dell'imprevisto, e la scaltrezza del predatore naturale. Orrori si susseguono ben calibrati, si arriva al finale con affanno reale, solo l'intelligenza della protagonista avrà ragione delle grinfie del mostruoso extraterrestre ; eppure, dopo averlo visto almeno una decina di volte, mi fa ancora sobbalzare.

venerdì 26 gennaio 2007

ECCEZZZIUNALE VERAMENTE...CAPITOLO SECONDO...ME (I 2006)
DI CARLO VANZINA
Con DIEGO ABATANTUONO,Sabrina Ferilli, Anna Maria Barbera, Luigi Maria Burruano.
COMMEDIA

Ventiquattro anni dopo il debordante successo del primo capitolo , ecco il seguito di "Eccezzziunale...veramente", con Abatantuono di nuovo impegnato con i tre personaggi donato, Franco e Tirzan, e i fratelli Vanzina alla sceneggiatura e regia : il sequel, al di là di meriti e demeriti artistici, ha fatto un discreto botto al botteghino, perchè in molti sono accorsi a sentire le nuove sparate del "terrunciello". Siamo alle solite, gli spunti degli episodi sono rubacchiati alla commedia all'italiana classica, come "Il letto a tre piazze", "Mafioso" e "Totò, Peppino e la dolce vita", spesso le storielle hanno il fiato corto e Diegone si sobbarca sulle capaci spalle il più dell'operazione, con invenzioni proprie, gergali e basate sul vitalismo rozzo e intrinseco dei personaggi. Curioso, semmai, che proprio l'episodio non fondato sulla parlata stralunata che ha portato al successo l'attore de "I fichissimi",sia quello più brillante e meglio allestito narrativamente, che vede Franco il tifoso interista che si ritrova a doversi inventare killer di Cosa Nostra. E non va dimenticato il lavoro dei comprimari, tutti (anche se continuo a chiedermi Anna Maria Barbera chi faccia ridere,abbiate pazienza per la mia ottusità), che negli anni d'oro del genere erano il valore aggiunto dei gran numeri dei comici. Sì, il film è altalenante, ci sono non poche cose che non vanno, ma per tornare a un cinema medio che rimpingui le ansanti casse degli esercenti, l'imbocco della strada non è sballato, si potrebbe insistere.
LE TRE SEPOLTURE (The three burials of Melquiades Estrada, USA/F 2005)
DI TOMMY LEE JONES
Con TOMMY LEE JONES , Barry Pepper, January Jones, Julio Cesar Cedillo.
DRAMMATICO
Ecco un altro attore che fa il passo difficile di diventare regista,da Clint Eastwood a George Clooney, passando per Redford,Nicholson,Penn,lo hanno fatto in tanti, con risultati più o meno interessanti: Tommy Lee Jones ha realizzato un esordio western-esistenzialista, progetto covato per una decina d'anni, ambientando il film sul confine tra Stati Uniti e Messico (dove Bush aveva intenzione di erigere una muraglia). Scritto dallo sceneggiatore di "21 grammi", il film tiene conto senz'altro del cinema di Sam Peckinpah, per l'atmosfera violenta e disperata, e l'ambientazione tra la polvere delle strade e la desolazione dei luoghi, e di tal cinema mantiene l'andatura, senza accelerazioni, procedendo coerentemente verso un finale dove ciascuno dovrà dare una risposta al proprio essere sperso. Intendiamoci, "Le tre sepolture" è un'opera prima che ha il pregio di non cercare spiegazioni assolute, percorre a sprazzi la non facile strada del grottesco (le scene per la "manutenzione" del cadavere) e assume sulle proprie spalle la malinconia forte di un coro di reietti, persone indolentemente sospese in un limbo che contempla lo squallore di ore vuote,la determinazione di chi vuol comunque sopravvivere, l'aridità di una consunzione interiore che sfinisce. Jones ha il coraggio di dipingere un'umanità in cui nessuno è veramente cattivo, solo qualcuno più vile degli altri. E la parte che rimane più impressa è la sosta ristoratrice dal vecchio cieco e abbandonato : a me ha ricordato la canzone di DeAndrè "Il pescatore",chissà se chi l'ha pensata l'ha mai sentita.

mercoledì 24 gennaio 2007

ATTRAZIONE FATALE ( Fatal attraction, USA 1987)
DI ADRIAN LYNE
Con MICHAEL DOUGLAS, GLENN CLOSE, Anne Archer, Stuart Pankin.
THRILLER

Successo ampio della stagione 87/88 (da noi solo i nove Oscar assegnati a" L'ultimo imperatore" ne ebbero ragione), "Fatal attraction" è un thriller intinto nell'erotismo (ma non troppo), che pone una questione atta a mandare in crisi il maschio tradizionale : e se l'avventura di una notte non volesse rimanere tale? portando alle estreme conseguenze la risposta, Lyne illustra, non senza bravura, come una donna corrosa da una passione esagerata divenga una vera mina vagante per l'esistenza di un uomo sposato e fedifrago, che ha approfittato dell'assenza di moglie e figlia per una storia di sesso, da lui concepita come senza seguito. Glenn Close è bravissima a tratteggiare questo quadro di femmina folle, che , in un delirio sempre più accentuato, diventa sempre più crudele con l'amante che l'ha degnata di così poca considerazione. Peccato che alla fine il film, per esigenza di piacere alle platee dei grandi numeri, si risolva in una celebrazione della famiglia unita contro le minacce esterne, facendo morire la folled dopo una colluttazione con l'ex-amante e la di lui moglie.Ma c'è una buona tensione d'insieme.
I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN ( Brokeback mountain, CAN 2005)
DI ANG LEE
Con HEATH LEDGER, JAKE GYLLENHAAL, Anna Faris, Anne Hataway.
DRAMMATICO
Quant'è curioso il cinema... Ang Lee, messo alla guida di un kolossal tratto dai comics, pur toccando i cento milioni di dollari d'incasso con "Hulk", ha ottenuto più riserve che apprezzamenti, mentre con questo film che racconta una storia d'amore gay tra due cowboys, come dire una scommessa ardua, quasi a creare un'antitesi del Mito americano per eccellenza, ha ottenuto premi, e, in proporzione, buoni incassi. Premiato con il Leone d'Oro a Venezia, giunto alla scorsa edizione degli Oscar come il maggior favorito , "Brokeback Mountain" non è un film straordinario, e, cinematograficamente parlando, non dice cose nuovissime ; però è un lavoro interessante, e degno di considerazione per come narra una relazione lunga vent'anni, proibita, tra uomini veri, coriacei, e di nessun talento particolare, che sacrificano la realizzazione dei propri sentimenti per le convenzioni anche violente del mondo in cui vivono. Lee, con passo lento e descrittivo, guida due interpreti capaci ( tra i due forse qualche spanna sopra Ledger, che mi ricorda un giovane James Caan) in un film drammatico che ha il pregio della verosimiglianza, e la cadenza di una ballata malinconica.