domenica 10 dicembre 2006



A CASA NOSTRA (I 2006)
DI FRANCESCA COMENCINI
Con VALERIA GOLINO,LUCA ZINGARETTI,Giuseppe Battiston,Laura Chiatti.
DRAMMATICO
"Ma come vi permettete?E' anche casa nostra!",strilla in faccia all'intrallazzatore in denaro Luca Zingaretti l'ufficiale della Finanza Valeria Golino,che la donna tallona da tempo:il nuovo film di Francesca Comencini è una di quelle pellicole che probabilmente rivelerà tutto il suo peso e la sua importanza tra qualche anno,dato che fornisce uno spaccato dell'Italia attuale dolorosamente vero.In una Milano non più da bere,davanti ai nostri occhi di spettatori si dipanano le vite di un benzinaio avente un passato in carcere che si innamora di una ragazza russa che fa la vita,della suddetta finanziera che alterna a una professionalità rigorosa una inquieta fragilità sentimentale,dello squalo arrivista che ha una pericolosa relazione extraconiugale con una modella dedita alla cocaina,e di questa,che ha una storia con un ragazzo di bell'aspetto,sposato e improvvisamente ritrovatosi in un giro rischioso.A un certo punto il film sembra raccontare cose poco attinenti l'una all'altra,ma la sceneggiatura ricompone il tutto prima della conclusione,mettendo in risalto i punti in comune tra tutti i personaggi,facce diverse ma collegate di un'Ialia per niente bella,a bassa tenitura morale,impelagata tra troppe ambizioni e nessuna etica.Gli attori ,molto in parte,servono il disegno della regia calzando a dovere i ruoli assegnati,e si esce dal cinema con la consapevolezza,e la non segreta speranza,che un paese così ha solo bisogno di migliorare, a partire dalla testa e dai comportamenti dei suoi abitanti.


FLAGS OF OUR FATHERS (Flags of our fathers,USA 2006)
DI CLINT EASTWOOD
Con RYAN PHILIPPE,ADAM BEACH,Barry Pepper,Paul Walker.
DRAMMATICO/GUERRA
Tanta l'attesa per la nuova doppia fatica di Clint Eastwood,dopo il secondo Oscar vinto da regista per "Million dollar baby":progetto azzardoso e ingegnoso insieme,il duplice lavoro sull'epica battaglia di Iwo Jima tra americani e giapponesi,già portati sullo schermo cinquant'anni fa da John Wayne(uno dei pochi film in cui non arrivava vivo ai titoli di coda) è un discorso sulla guerra visto da due versanti opposti e nemici.Accuratissimo nelle scene che riguardano lo scontro interminabile e violentissimo sulla spiaggia dell'isola,"Flags of our fathers",com'era possibile prevedere,dato anche il momento storico in cui esce,con una credibilità degli USA ai minimi termini come potenza,si è attirato più di una bocca storta dal pubblico,che non è accorso con particolare entusiasmo a vederlo,considerando i non formidabili incassi raggiunti;per quanto riguarda le parti ambientate nel dopoguerra,c'è una raffigurazione dell'epoca molto classica,ma Eastwood azzarda ancora di più,narrando tutto su tre piani temporali,la guerra,il dopo e l'oggi.In un risultato filmico che sta tra "Salvate il soldato Ryan"( e in effetti Spielberg qui è coproduttore),e "La sottile linea rossa"(specie in quell'immagine finale dei soldati che si tuffano in mare,in un un momento utopico in cui elmetti e fucili sono solo di peso),il regista sta sempre un passo distante dalla retorica,che qualcuno invece gli ha erroneamente attribuito.La sincerità "senza pelle",con cui questo progetto è stato messo su è testimoniata dall'imminente altro versante "nipponico" del fronte,che uscirà l'anno venturo.Per dirci che in fondo ogni guerra è simile alle altre,che dietro la propaganda politica e gli interessi di stato miriadi di ragazzi condannati a uno scempio fisico e morale,l'inarrestabile e coriaceo Clint,ha dato vita a uno dei suoi lavori più impegnativi.Non il film che ci aspettavamo,forse,ma riparliamone tra qualche anno,o tra qualche mese,quando verrà probabilmente candidato a diversi Oscar.

mercoledì 22 novembre 2006



LO SQUALO (JAWS,USA 1975)
DI STEVEN SPIELBERG
Con ROY SCHEIDER,ROBERT SHAW,RICHARD DREYFUSS,LORRAINE GARY.
DRAMMATICO/AVVENTURA
A metà degli anni Settanta spazzò via ogni precedente record di incasso.superò in qualità il non eccelso libro di Peter Benchley da cui è tratto,e impose il nome di Steven Spielberg."Jaws" fu un vero e proprio fenomeno,che lanciò il merchandising di magliette e ammennicoli vari,rielaborò il concetto di "film di mostri",e,quasi trent'anni dopo,rimane uno spettacolo entusiasmante.Diviso in due parti,di cui la prima è una introduzione della storia,un quadro della ridente Amity,con dosati colpi di scena e rapide incursioni nell'orrore,e la seconda è una cronaca densa di citazioni letterarie della caccia al Mostro,"Lo squalo",in una escalation della paura(le vittime del pescecane fanno una fine progressivamente più atroce,o meglio,ci viene mostrato sempre di più cosa fa la belva marina a chi le capita tra le fauci) contenendo splendide pagine di cinema d'avventura.Per arrivare al tiratissimo finale(un pò improbabile,diciamolo,visto che una bombola di ossigeno rimane difficilmente incastrata tra i denti di uno squalo bianco,ma pazienza),Spielberg procede in un crescendo di tensione da grande conoscitore del mezzo-cinema,costruendo su tre caratteri diametralmente diversi come Brody,Quint e Cooper(l'Uomo Qualunque,il Veterano e l'Uomo di Scienza),tre modi di affrontare il Male ,rappresentato emblematicamente da un Leviatano che si mostra con parsimonia,per presentarsi interamente solo verso la fine della vicenda.Eppure,per paradosso,le scene più belle,in un film di grande spettacolarità come questo,si svolgono attorno a un tavolo:quelle in cui il bimbo piccolo di Brody imita il padre assorto,e quella tra i tre uomini in barca in attesa dell'attacco finale dello squalo,tra ricordi e canzoni ubriache.

N(Io e Napoleone) (I 2006)
DI PAOLO VIRZì
Con Elio Germano,Daniel Auteuil,Sabrina Impacciatore,Monica Bellucci.
COMMEDIA
Per stessa ammissione di Paolo Virzì,questo Napoleone da lui rivisto fa riferimento a Berlusconi:il furbo imperatore in esilio ,che si tinge la non più folta chioma con la matita,si finge amico fraterno del prossimo e sa trovare il modo di mettersi in sintonia con tutti,confinato all'Elba e poi abilmente fuggitone,sembra quasi la trasposizione in immagini della canzone "Grande figlio di puttana",degli Stadio,per chi ne conosce l'ironico testo.Da par suo,l'autore di "Ovosodo" narra qui la storia di un intellettuale anarchico del tempo,che si ritrova con l'inaspettata occasione di trovarsi solo e a tu per tu con colui che reputa la più grande sciagura vivente,reo di migliaia di morti per rafforzare il proprio potere."N" è un film malinconico ben girato,recitato ottimamente da un cast eterogeneo e convincente ( i tre fratelli elbani interpretati dai romani Germano,Impacciatore e Mastandrea sono un punto a vantaggio della pellicola),però in questo settimo film del regista livornese c'è fors'anche troppa accademia,e così viene a mancare quella spontaneità sempre abbondata nelle sue commedie amare.Certo,ci sono aperture da gran commedia all'italiana nell'accesa atmosfera a casa del protagonista:ma,curiosamente,nonostante il felice calarsi nella parte di Auteuil,è proprio il Napoleone gaglioffo proposto che risulta forse troppo ingombrante per il racconto,e il film imbocca a un certo punto una china drammatica che toglie forza alla rappresentazione umanizzante ma critica di un uomo di potere dalle ambizioni sconfinate.E si giunge a una riflessione,confermata dall'ultima sequenza e dalla scritta finale,sulle occasioni perse dall'individuo rispetto alla Storia(includendo gli inglesi,che,forse sottovalutando il corso,lo sesiliarono troppo vicino per non potersi aspettare una mossa del cavallo).Un film di buona fattura,ma che purtroppo poteva essere ben più responsabile e acuminato.


RADIO AMERICA ( A Prairie Home Companion,USA 2006)
DI ROBERT ALTMAN
Con MERYL STREEP,KEVIN KLINE,Lindsay Lohan,Garrison Keilor.
COMMEDIA
Dall' ottantunenne Robert Altman fu piacevole ricevere un lavoro che ne testimonia la verve sempre arguta di illustratore della società americana:come in uno dei suoi film più celebri,e celebrati,il "Nashville" che a metà anni Settanta scatenò ampio interesse e dibattiti culturali, l'autore di "Mash" ambienta un ritratto di certi aspetti della mentalità statunitense su uno sfondo musicale. E' di scena una stazione radio al suo ultimo giorno di vita,prima di essere smantellata da nuovi acquirenti: pur dispensando una buona dose di malinconia,Altman dà un tono da commedia umana cui non manquano sequenze esilaranti, come quasi tutte quelle riguardanti il detective scemo Kevin Kline.L'edizione italiana,traducendo in sottotitoli i testi delle canzoni,la linearità tradizionalistica e sempliciotta dello stile country,musica da e per gente non complicata,tendente al conservatore;meno polemico di altre volte,Altman si conferma gran conduttore di attori,sapendo scegliere i ruoli da abbinare a volti e stili recitativi.Ancora una volta,complimenti,grande,vecchio Bob.

martedì 21 novembre 2006



MIAMI VICE (Miami vice,USA 2006)
DI MICHAEL MANN
Con COLIN FARRELL,JAMIE FOXX,Gong Li,Naomie Harris.
A distanza di vent'anni dalla serie TV,lo stesso creatore,Michael Mann,che ne fece il trampolino di lancio per la successiva e ragguardevole carriera d'autore cinematografico,torna a realizzare "Miami Vice" ,cambiandone toni e stile narrativo: è tutto più cupo,la violenza accennata nei telefilm ,è di quelle feroci,e se i delinquenti sono particolarmente efferati,i poliziotti non fanno carezze.Ambientato tra una Miami notturna e coperta da una coltre tempestosa di nuvole nere,e un centro-sud America più luminoso e rumoroso.,il film è un'ulteriore conferma del talento di Mann,capace di realizzare pellicole lunghe due ore e passa,mettendoci non più di due o tre grandi scene d'azione,sfruttando appieno le tensioni venute dalle dinamiche tra i personaggi,approfondendo la personalità degli stessi.Si spara a bruciapelo dopo attese sfiancanti,con sangue che spruzza come nebulizzato dall'impatto delle pallottole sui corpi:contrassegnato da una colonna sonora trascinante e ben assemblata,come sempre nei film del suo autore,"Miami Vice"-film è un thriller poliziesco pieno zeppo di dettagli di grande cinema , e si giunge al fatidico scontro finale tra poliziotti che paiono moderni marines ultratecnologizzati e narcotrafficanti armati all'ultima moda omicida con il dovuto pathos.Michael Mann non è un ottimista spontaneo,e non credendo in un lieto fine che banalizzerebbe un pò il lungometraggio,chiude su una speranza allineata a una presa di coscienza che là fuori è durissima,e già sopravvivere è un accettabile traguardo.


IL DIAVOLO VESTE PRADA
(The devil wears Prada,USA 2006)
DI DAVID FRANKEL
Con ANNE HATHAWAY,MERYL STREEP,Stanley Tucci,Emily Blunt.
COMMEDIA
Il battage su carta stampata e tv è di quelli imponenti,la rapidità con cui il best-seller omonimo è diventato film testimonia la fiducia dei produttori nel successo dell'operazione,gli incassi USA hanno passato di gran lunga il "tetto" dei 100 milioni di dollari(e per una commedia,di questi tempi,è considerevole), e qui in Europa gli Euro pure sono volati in cassa:solo che "Il diavolo veste Prada" è una commedia che dovrebbe esser perfida,ma che non vale la metà di un film già ambiguo di suo,ma comunque più coerente come "Una donna in carriera".E' il classico caso in cui si ha modo di notare la cura con cui viene allestito un prodotto(un film è un'altra cosa,eh sì),si ammira la professionalità del casting e delle buone prove degli interpreti,ma si arriva in fondo e si fatica a conoscerne il sapore,come quei gelati ultramontati,che ,belli a vedersi,non sanno neanche di zucchero.Il ruolo della cinica direttore di testata di moda,benchè reso con abilità e aderenza,non aggiunge niente di particolare alla straordinaria carriera di Meryl Streep,Anne Hathaway ha qualcosa di Julia Roberts,ma più sensuale,l'annunciato "Eva contro Eva" in versione modaiol-giornalistica ,in una sala dove nessuno si fa due risate due,si rivela un bluff strombazzato all'ennesimo decibel da periodici le cui redazioni ricordano,forse,a chi vi scrive,gli ambienti descritti nel film.Quindi,niente graffi,troppe griffes.