venerdì 18 marzo 2011

IL RITO (The rite,USA 2011)
DI MIKAEL HAFSTROM
Con ANTHONY HOPKINS,TOBY JONES,Alicia Braga,Ciaran Hinds.
HORROR

Da un libro scritto da un giornalista,Matt Baglio,su eventi dichiarati "realmente accaduti",come cita anche in apertura la pellicola,un film ambientato a Roma su un esorcista che ha combattuto contro i demoni in abbondanza,visto dalla parte di un seminarista poco convinto della propria vocazione,che,al cospetto della carismatica figura di padre Lucas,comincia a ricredersi sui propri dubbi. Il film "Il rito",diretto da Mikael Afstrom,che dette buona prova di sè con il thriller paranormale "1408",tratto dalle pagine di Stephen King, ha tra i suoi pregi l'evitare di ricorrere a plateali scene ributtanti ed insistiti dettagli splatter,costruendo una storia che analizza anche il lato psicologico della pratica dell'esorcismo,o perlomeno l'approccio più "medico" alla cosa,ed oltretutto la Roma descritta non è baracconesca come quasi sempre figura l'Italia raccontata dai film americani. Però,se questi meriti vanno ascritti al film,di tensione ce n'è il giusto,l'interpretazione di Hopkins è certo meno mercantile ad esempio di quella fornita in "Wolfman",ma neanche tra le sue più memorabili,ed il risvolto verso il finale,che dovrebbe risultare sulla carta spiazzante,è largamente prevedibile. Giocato quasi del tutto in un'oscurità che dovrebbe alimentare l'inquietudine nel pubblico,si lascia vedere,ma a luci che si riaccendono in sala viene da chiedersi dove stia il succo di tale operazione,che appunto nè sbraca in immagini schifose ad oltranza,nè sposa appieno la suspence psicologica.

mercoledì 16 marzo 2011

LA BELLA SOCIETA' (I,2009)
DI GIAMPAOLO CUGNO
Con DAVID COCO,MARCO BOCCI,Maria Grazia Cucinotta,Giancarlo Giannini.
DRAMMATICO
Per il suo esordio Giampaolo Cugno ha voluto proporre,come sfondo alla vicenda di due fratelli siciliani che attraversano,come tanti loro conterranei all'epoca,l'Italia,fino a Torino,per fare operare agli occhi uno dei due che rimase ferito da bambino in un incidente forse non del tutto tale,momenti topici della nostra Storia recente.Prodotto da Maria Grazia Cucinotta,che ha per sè il ruolo della madre dei due ragazzi,"La bella società" ha un cast altisonante,visto che comprende Enrico Loverso,Raoul Bova,Giancarlo Giannini,ma non azzecca una cosa che sia una nel descrivere protesta popolare,mafia,disagi di meridionali al Nord,e nemmeno le dinamiche tra personaggi,che risultano infine forzate quando non addirittura patetiche.Infarcito di una pretenziosità raramente vista al cinema in un esordio,procede scombinato e vacuo,nonostante le intenzioni "alte" del regista,che sembra essersi preso molto sul serio,scomodando la tragedia greca,le annotazioni di costume,e lo sguardo descrittivo di aspetti salienti di un paese dalla Storia complessa come il nostro.

PANDORUM-L'universo parallelo ( Pandorum, USA/D 2009)
DI CHRISTIAN ALVART
Con BEN FOSTER,DENNIS QUAID, Antje Traue,Cam Gigandet.
FANTASCIENZA/HORROR

Una coproduzione americano-tedesca,in cui il nome di maggior richiamo,non del tutto a sorpresa,rileva la seconda parte più importante del racconto:infatti il vero protagonista è il giovane Ben Foster,già visto in "30 giorni di buio" e "Quel treno per Yuma",mentre per Dennis Quaid c'è il ruolo del coprotagonista. Su un'astronave spersa nello spazio,due uomini si risvegliano dall'ibernazione,senza alcuna memoria,per scoprire successivamente che non sono soli sul mezzo spaziale,e che la realtà è molto più terribile di quanto si possa paventare,mettendo addirittura a rischio l'intera razza umana. Combinando la claustrofobica tensione di "Alien" con delle venature orrorifiche mutanti come in "Leviathan",l'esordiente alla regia Christian Alvart gira una pellicola che richiama anche il non eccelso "Punto di non ritorno",in cui il diavolo metteva le corna in una vicenda fantascientifica:ma se la storia è spesso risaputa,le sferzate sanguinarie che dovrebbero inquietare lo spettatore risentono delle carnevalate di trucchi e make-up vari discretamente dozzinali,con il gruppo dei personaggi che cercano di scampare a fine orrenda sempre più ridotti dalle incalzanti orde di mostri che li braccano. Foster non pare avere carisma a sufficienza per un ruolo di protagonista,e Quaid è ormai un comprimario de luxe,che interpreta spesso ruoli balzani in film non indimenticabili,in cui il suo nome sui manifesti ha ancora un certo peso:ma il peggiore è il regista,incapace di elaborare un minimo gioco di suspence in un film che si dimentica appena scorrono via i titoli di coda.

lunedì 14 marzo 2011

I RAGAZZI STANNO BENE (The kids are all right,USA 2010)

DI LISA CHOLODENKO

Con ANNETTE BENING,JULIANNE MOORE,Mark Ruffalo,Mia Wasikowska.

COMMEDIA


Apprezzatissimo all'ultimo Sundance Festival,contraddistinto da nominations importanti agli Oscar come quella per Annette Bening come miglior protagonista (ma alla brava attrice la statuetta è sfuggita ancora una volta...),esce anche da noi la commedia adulta "I ragazzi stanno bene",che in originale nel titolo si riallaccia,come del resto fa la colonna sonora,a certo rock ancora graffiante anni Settanta. Diretto da una regista già giunta alla quarta pellicola,il film esibisce un taglio non da produzione mainstream,con attenzione ai dialoghi ed un montaggio che non ha paura di inquadrature prolungate o di certi silenzi difficili da pescare nelle produzioni hollywoodiane.Diario di una famiglia "particolare",che subisce una sbandata da parte dei propri componenti,salvo ricomporsi dolorosamente dopo che una presenza "intrusa" maschile,il film della Cholodenko tende a far sorridere,ma include anche pagine amare,riguardo la non facile esperienza di tenere insieme un nucleo familiare costruito negli anni e il tentativo di proteggerlo da interventi esterni,sebbene due donne mature che infine sono due madri,anche se una delle due ha funzione più o meno paterna,non siano propriamente un concetto "classico". Ben recitato da tutto il cast,ha magari il difetto di un minutaggio troppo esteso,ed un'ultima parte che traccheggia più del necessario prima di arrivare alla conclusione:però se lo scioglimento è prevedibile,è da apprezzare un racconto che si occupa appunto del più "basico" aspetto della società,descrivendone una che può essere normale anche se non canonica.

venerdì 11 marzo 2011

THE FIGHTER (The fighter,USA 2010)
DI DAVID O.RUSSELL
Con MARK WAHLBERG,CHRISTIAN BALE,Amy Adams,Melissa Leo.
DRAMMATICO

Da una storia vera, ambientata in un'America marginale e "senza importanza",la storia di due fratelli cresciuti con la boxe nel sangue,uno arrivato ad un passo dal traguardo e bruciatosi con una vita sbandata e consumata dagli eccessi,l'altro al contrario dichiaratamente fuori da certe vie travianti,che soffre però l'enorme peso di una famiglia borderline,composta da una madre dispotica e sette Erinni per sorelle,rissose ed ottuse. Il richiamo a "Lassù qualcuno mi ama" è più evidente di quello alla saga di "Rocky",nel film di Russell,con un boxeur che la sorte sembra sgambettare a più riprese,quasi impedendogli la consacrazione definitiva,con un amore che lo porterà alla maturazione come uomo e come sportivo:e giustamente,la donna che porterà il protagonista ad affrancarsi da una condizione opprimente permettendogli una volta per tutte di mettere le cose in chiaro con i familiari e di riuscire e a reimpostare i rapporti con i consanguinei.Vincitore di due Oscar per gli attori non protagonisti Melissa Leo e Christian Bale (meritatissimi entrambi,ma non è meno al centro del racconto il personaggio del fratello tossicodipendente interpretato dalla star di "Batman begins"),"The fighter" racconta sia del confronto sportivo,ma come realizzazione ultima delle aspirazioni di un ragazzo cresciuto a rimpianti e bocconi amari buttati giù,che di un confronto infine risolto tra due fratelli che sono legatissimi,ma sui quali incombono differenze di approccio alle cose,la disparità di trattamento in famiglia e fuori, e la rabbia in corpo che solo uno dei due riesce a canalizzare in energia che lo porterà a vincere la sua personale partita con le cose. Non perfetto,ma efficace e forte di una onesta tensione che non cerca l'effetto-commozione a tutti i costi,"The fighter" ha dalla sua un realismo sano che non lo fa affatto dispiacere.


mercoledì 9 marzo 2011

IL BURBERO ( I,1986)
DI CASTELLANO & PIPOLO
Con ADRIANO CELENTANO,DEBRA FEUER, Angela Finocchiaro,Jean Sorel.
COMMEDIA
Penultimo film per Adriano Celentano,prima di "Jackpot" girato sei anni dopo questo,ma effettiva dèbacle per la sua carriera di re degli incassi per un decennio,nonostante si fosse riformata la premiata associazione tra il cantante-attore ed il duo registico Castellano & Pipolo. Qua si tenta di giocare la carta del giallo-rosa,con ambientazione toscana,tra Siena e dintorni,con il protagonista nei panni di un avvocato scorbutico che si ritrova invischiato in un affaire con una bionda americana rimasta vedova di un uomo facoltoso sulle cui tracce sono un gruppo di gaglioffi male intenzionati. Lo stile delle battute secche di Celentano qui pare aver fatto il proprio tempo,Debra Feuer come partner non è granchè,la sceneggiatura,oltre a presentare momenti di gran stanca,con una citazione piuttosto impropria di "Intrigo internazionale",non è corredata da alcuna idea brillante,la regia è nulla,e sulla confezione ci sarebbe molto da ridire,con scene fatte malissimo,una recitazione dilettantesca,ed un ritmo praticamente assente. Il pubblico,che aveva fatto avere incassi importanti alle precedenti pellicole con il Molleggiato,si scopre stanco del solito filmetto messo insieme per essere cucito addosso alle svirgolate del divo,e fa sì che "Il burbero" sia un fiasco.Di qui,la conclusione dell'avventura sul grande schermo di un personaggio di talento,magari non sempre sfruttato bene.

giovedì 3 marzo 2011

IL CIGNO NERO ( Black swan,USA 2010)
DI DARREN ARONOFSKY
Con NATALIE PORTMAN,Vincent Cassel,Mila Kunis,Barbara Hershey.
DRAMMATICO/HORROR

Di quanta fatica,sacrifici,dolore fisico e timori siano dietro alle splendide movenze delle ballerine classiche è risaputo,ma chissà perchè il cinema ha sempre individuato una natura sinistra nel mondo della danza sulle punte,un caso per tutti "Suspiria". Il nuovo film di Darren Aronofsky,"Il cigno nero",che ha fatto guadagnare alla sua protagonista Natalie Portman l'Oscar come miglior protagonista in quest'ultima edizione,esplora il mondo inquieto della giovane Nina,la quale sente sia la paura che l'attrazione per la rivale più agguerrita,sente una fascinazione corrisposta per il regista Tomas,e vive in conflitto perenne con la madre,che aveva ambizioni di palcoscenico anch'essa:il tutto sempre più segnato,via via che la sera della prima si avvicina e la storia si dipana,da visioni inquietanti,ed un'identificazione sempre maggiore con il lato oscuro,il Cigno Nero,della fantastica musica di Tchaikovskji. Benchè si affidi a simbolismi anche troppo insistiti (specchi come piovessero,integri ed infranti) e voglia far fin troppo carico psicologico sul suo film,rischiando di mettere anche troppa carne al fuoco,ad Aronofsky va riconosciuto di realizzare un cinema che apre varchi di irrequietezza nello spettatore:così come per "The wrestler",anche "Il cigno nero" è un film che ti porti dentro anche il giorno dopo averlo visto,così come per il film che rilanciò Rourke,si racconti di un personaggio che fa del suo corpo e dei suoi sogni il proprio mestiere e la massima ragion di vita,soffrendo e martirizzandosi. Novella Alice che sta ai due lati della superficie dello specchio,Nina troverà il proprio culmine appunto in un'estensione di sè di cui non ha più controllo,e abbraccerà il sogno di una vita a carissimo prezzo:la Portman riporta sul suo bellissimo volto la fragilità furibonda di un'anima divisa e affronterà ogni conflitto,compreso quella con una madre che l'ha ingabbiata con una protettività sospetta,per giungere alla Verità. A due passi dal finale,il film si tramuta in un horror vero e proprio,con una sequenza almeno da antologia:quella dei disegnini in camera della protagonista che lasciano esplodere finalmente la loro negatività.Imperfetto ma urticante,sovraccarico ma intenso,il cinema di Aronofsky è materia delicata,sia pur nella sua naturale irruenza.