domenica 16 gennaio 2011

HEREAFTER ( Hereafter,USA 2010)
DI CLINT EASTWOOD
Con MATT DAMON,Cècile De France,Jay Mohr,Bryce Dallas Howard.
DRAMMATICO
Salutato con molte bocche storte al festival di Toronto,mentre qui da noi la stampa di settore gli ha rivolto in sostanza grandi plausi,l'ultimo film di Clint Eastwood ha suscitato interesse,buona risposta da parte del pubblico nei primi giorni di programmazione ed articoli a iosa sulla pretesa "svolta spiritualista" del cineasta americano. Per la verità,più che una riflessione sulla Morte,questo lungometraggio appare più un interrogarsi sulla Sorte:che in visione laica si riveste di casualità fortunate o meno,in un'ottica da credente attribuisce importanza a simboli o circostanze che cambiano le prospettive ed il destino delle persone. Perchè un cappello che cade e ritarda un ragazzino che perde un metrò,il quale esploderà dopo pochi minuti, a quelli che la vedono nel primo modo sopra indicato sembrerà un gran colpo di fortuna,ai secondi un segnale dal cielo,una "mano di Dio" che ha impedito una tragica sorte al bimbo.La forza di Eastwood è nel non voler fornire risposte definitive,e l'aver adottato un tono distaccato per parlare di tematiche profonde ma troppo portate ad interpretazioni personalissime,a seconda appunto di chi guarda, a rischio,in alcuni passaggi,di apparire anche troppo freddo. Non è tra le vette del cinema eastwoodiano,"Hereafter",va detto,ed a tratti emerge una sensazione di lavoro su commissione,o non così personale come le opere dell'ultima fase della carriera dell'attore-regista californiano:tanto vale,però,sottolineare pure certi tocchi delicati come il finale,che evita le scene madri,ma porta a compimento un disegno forse ultraterreno,forse semplicemente fortuito,che unisce le tre storie narrate dallo script,in uno scioglimento che ha dello speranzoso,e che riunisce od unisce esseri umani spersi nelle loro domande,con alle spalle esperienze dolorose. Un buon film,sopra la media di tanto cinema mainstream,anche se forse il vecchio Clint negli ultimi vent'anni ci ha abituato male:eppure è risaputo che non si può offrire un capolavoro ogni volta che un regista realizza un film,e poi con la prolificità di registi come lui o Allen,è proprio impossibile.

LA VERSIONE DI BARNEY ( Barney's version, CAN/I,2010)
DI RICHARD J.LEWIS
Con PAUL GIAMATTI,Rosamund Pike, Dustin Hoffman, Scott Speedman.
COMMEDIA/DRAMMATICO

Barney Panofsky è un uomo che ha un certo talento nello sbagliare donna da sposare,difatti dopo due matrimoni con le persone non giuste,ne troverebbe una veramente amata,con un padre poliziotto avvezzo alla parlata greve,diviene da artistoide squattrinato un producer televisivo di buon successo,ma contiene difficilmente il brutto carattere che ha e approda sventuratamente ad una terza età contraddistinta da fattori poco benevoli:la traduzione in film del best-seller "La versione di Barney",di Mordecai Richter,è coprodotta tra Canada e Italia,ed affidata ad un regista che finora aveva diretto solo la terza puntata di "Poliziotto a quattro zampe",e quindi certo,almeno per ora, non un autore di vaglia. C'è chi,tra i recensori,ne ha lamentato la diminuzione della vena caustica in sceneggiatura,ma senza aver letto il romanzo, il film è una commedia drammatica riuscita,anche e soprattutto per l'apporto attoriale in primis di Paul Giamatti,che offre il suo faccione da rana gigante ad un carattere contorto,zeppo di difetti,simpatico ma anche meschino,rissoso ma anche affettuoso,impulsivo e inaspettatamente sentimentale,ma anche del resto del cast,in cui spicca un Dustin Hoffman in un ruolo di composizione come quello del padre,cinque scene in tutto,che da tempo non vedevamo così in forma. La parabola di Barney,condita da elementi suspence (ciò che ruota attorno all'amico del cuore poi fedifrago sparito misteriosamente) e agrodolci (la parte sentimentale),si dipana in un'umanissima estensione di guai e gioie,errori e slanci,gesti stupidi e occasioni prese al volo. Da antologia la sequenza della "fuga" dal matrimonio a rincorrere sul metrò l'ospite che ha fatto scaturire nel protagonista il vero colpo di fulmine della sua esistenza,così come resta impressa la scena della morte del padre in un bordello,salutato da un'irrefrenabile risata da parte dell'antieroe al centro del racconto. Un film che porta in sè l'impronta ebraica di uno humour adulto,sottile e che spinge a non prendere assolutamente sul serio soprattutto i grandi temi come l'Amore,la Vita,la Morte,i legami tra esseri umani.Qua e là è avvertibile qualche traccia alleniana,rimane magari il leggero rimpianto di una storia simile in mano ad un autore più smaliziato e con una mano più personale:ma è sempre difficile adattare un romanzo che a tanti è piaciuto senza deludere nessuno.

venerdì 14 gennaio 2011

CHE BELLA GIORNATA (I,2011)
DI GENNARO NUNZIANTE
Con CHECCO ZALONE,Nabiha Akkari,Rocco Papaleo,Annarita Del Piano.
COMMEDIA

A seguire il rotondo successo della pellicola d'esordio del comico venuto da "Zelig" Checco Zalone,vero nome Luca Medici, preciso appena prima della fine delle feste comandate,il bis :"Che bella giornata",che tocca cifre d'incasso che hanno dell'incredibile,18 milioni di euro in un fine settimana,quasi un record assoluto da noi. Tra questo e il grande risultato di un'altra commedia italiana come "Benvenuti al Sud",in molti esultano per una "rinascita italiana":dato prezioso,ed è vero,ma è anche vero che questa è una stagione cinematografica tra le meno toniche che ci sia stato dato di vivere. Lungo lo spazio di un sospiro, il filmettino con Checco Zalone,che prende di mira pregiudizi e differenze anche religiose,ottiene il risultato-risata spesso,ma con meno vigore del lavoro precedente. E non di rado affiora una certa frettolosità nella sceneggiatura,che mette insieme una storiella escogitata per tenere insieme il talento gaffeur del comico,e qualche figura brillante di contorno (su tutti,il personaggio del padre,uno stralunato Rocco Papaleo):file al botteghino,il pubblico si dà di gomito ad assistere alle marachelle puntualmente salutate da risate in sala,però l'impressione finale è relativamente convinta. Zalone dovrebbe provare a variare,mossa sempre rischiosa per un comico di successo che si affaccia al grande schermo e riscontra buon seguito:si sa,non è semplice,ma quanto può durare la corrente positiva? Pieraccioni mostra la corda ormai da tempo,anche se tutto sommato ha ancora gente che va a vederlo,in pochi riescono davvero a distanziarsi da se stessi.Ma almeno provarci,sarebbe meglio...

martedì 4 gennaio 2011

LA BANDA DEI BABBI NATALE ( I,2010)
DI PAOLO GENOVESE
Con ALDO,GIOVANNI E GIACOMO, Angela Finocchiaro.
COMMEDIA

Venuti dalla tv come molti altri campioni del riso,Aldo,Giovanni e Giacomo giungono solitamente a Natale,dopo l'esordio fortunatissimo di "Tre uomini e una gamba" di tredici anni fa:nel non breve periodo,cinematograficamente parlando,hanno inanellato grandi successi e qualche scivolata,dando la sensazione progressiva di un opacizzarsi della loro vis comica,anche se è giusto dire che un film non riuscito come "Il cosmo sul comò" ha tuttavia totalizzato cifre confortanti,ed un tentativo non liscio di un altro genere di commedia come "La leggenda di Al,John e Jack" deluse nella sostanza i fans. Nella tradizionale battaglia del box-office con lìaltra "banda",quella di De Sica-Parenti, sembra addirittura che il trio la stia spuntando,segnale che il cinepanettone da due o tre edizioni stia lentamente declinando come polo d'attrattiva per il grande pubblico. A dirla tutta,la sensazione che A,G&G abbiano già dato il loro meglio è avvertibile anche qui,ma va anche specificato che il filmettino si svolge garbatamente,senza ricorrere a gratuite volgarità, con l'affiatamento ormai consolidatissimo che lega i tre comici,corredati da buone partecipazioni di scafati professionisti del cinema brillante italiano come la Finocchiaro.E tra i tre protagonisti,ancora una volta il migliore sia per tempi recitativi che per abilità d'interprete,il migliore risulta esser Giovanni,mentre Giacomo ha poche occasioni per suscitare la risata,e Aldo viaggia un pò troppo sopra le righe. Storiella quasi tutta giocata su flashback in una vaga,ulteriore messa in parodia del cinema di Tarantino (vedi anche la citazione netta di "Little green bag" da "Le iene"),"La banda dei babbi Natale" incontra,pare,positivamente i gusti del pubblico che si reca al cinema in cerca di distensione:vale a dire,compitino sufficiente,obbiettivo moderato divertimento raggiunto,e si cita anche le divertenti sigle delle trasmissioni anni Settanta di Vianello & Mondaini nella sequenza del sogno di Giacomo.Mossa questa di buon livello e intelligenza.

giovedì 30 dicembre 2010

LA BELLEZZA DEL SOMARO ( I,2010)
DI SERGIO CASTELLITTO
Con SERGIO CASTELLITTO,LAURA MORANTE, Marco Giallini, Enzo Jannacci.
COMMEDIA



Sei anni dopo il grande successo di "Non ti muovere",Sergio Castellitto si rimette dietro la macchina da presa, coadiuvato ancora dalla moglie Margaret Mazzantini,che ha scritto la sceneggiatura come per il film precedente. Questa volta il registro è quello di una commedia satirica su un nucleo di borghesia radical-chic riunita in una casa di campagna, a mò di alcuni dei film più riusciti di Scola,e sulla falsariga di "Io ballo da sola",ma in chiave molto più ironica:bizzarro film delle feste natalizie,dalle premesse interessanti, ma dallo svolgimento infine non felicissimo. C'è la figlia intelligente ma viziatissima della coppia Castellitto-Morante,lui professionista ben avviato,lei psicologa per la ASL,con l'abitudine di portarsi anche il lavoro a casa,la quale si porta un misterioso fidanzato al week-end con genitori ed amici,salvo rivelare che è un uomo molto più anziano;ci sono l'uomo d'affari che si confessa "vecchio comunista venduto al mercato",la preside di scuola che si proclama moderna ed in trincea ma è soggetta ad isteria,la giornalista tagliente ma che non sa stare con il prossimo,e via enumerando. Ad una prima parte tutto sommato briosa,che presenta i personaggi e gli incastri tra loro, ne segue una seconda che si avvita lentamente su se stessa,denunciando stanchezza d'ispirazione e alla lunga un umorismo blando e poco graffiante. Fa specie che,nonostante lo abbia scritto una donna,ci siano perlomeno tre caratteri femminili introdotti a forza e di poco peso narrativo,tutto sommato,e che ogni personaggio sia anche troppo caratterizzato,vedi quello di Imparato con l'auricolare indossato fisso, o quello della Bobulova con il biberon sempre con sè. Sergio Castellitto autoindulge anche troppo,regalando una performance gigiona,che stucca e non convince:di per sè passabile,"La bellezza del somaro" è difficile da prendere sul serio come onesta presa in giro,ma anche come lettura dei tempi e di come la sinistra assomigli sempre meno a se stessa.


sabato 4 dicembre 2010

INCONTRERAI L'UOMO DEI TUOI SOGNI
( You will meet a dark tall stranger,USA/ES 2010)
DI WOODY ALLEN
Con NAOMI WATTS,JOSH BROLIN,Maggie Jones, Anthony Hopkins.
COMMEDIA
Woody Allen ambienta a Londra il suo nuovo valzer dei sentimenti e delle relazioni, giocando tra sedute spiritiche,predizioni del futuro e svolte esistenzial-amorose:dopo l'apologo newyorkese di "Basta che funzioni",continua a rassicurarci sullo stato del suo pessimismo filosofico,sottolineando la caducità degli intenti umani,e smontando ad ogni occasione i propositi dei personaggi riguardo al loro lavoro,ai loro rapporti,alle loro vite. C'è la signora troppo avvezza al whisky che trova qualcosa cui attaccarsi nelle profezie da tavolo di cucina di una sedicente veggente,c'è il marito di lei che l'ha abbandonata e pretende di non sentire il passo dell'incipiente anzianità legandosi ad una sciroccata tutta rifatta e dalla virtù assai relativa,c'è la loro figlia che si dibatte in un matrimonio in secca con uno scrittore non più di successo:Allen dipana il filo delle loro sventure ridendosela con i voluttuosi balletti di aspirazioni andate in vapore e corteggiamenti sempre pronti a prender quota. Pur piacevole nello svolgersi,"Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni" è una commedia che di rado fa sbocciare il riso, mette insieme dialoghi tutto sommato risaputamente brillanti,e non va più in là di una generica gradevolezza d'insieme.In sostanza,un Allen minore,come gli è capitato più di una volta negli ultimi dieci anni,alternando un lavoro più compiuto ad un altro di transizione,dovuto anche al fin troppo elevato ritmo di lavoro che il comico e regista si è imposto da sempre. Molti degli spunti rimangono sospesi,alcune delle traiettorie delle storie raccontate non trovano adeguata conclusione,e da un film in cui ogni personaggio vorrebbe fare altro ed uscire da quella che è la sua vita normale, si esce dalla sala sorridendo appena,ma con un'ombra di delusione relativa. Tra gli interpreti,si distinguono per densità interpretativa Naomi Watts,per splendida fotogenia Freida Pinto,e per associata nevrosi all'autore Josh Brolin.

STANNO TUTTI BENE ( Everybody's fine,USA 2010)
DI KIRK JONES
Con ROBERT DE NIRO,Kate Beckinsale, Drew Barrymore,Sam Rockwell.
DRAMMATICO
Alla sua uscita,nel 1990,appena dopo la consacrazione agli Oscar del suo regista con "Nuovo cinema Paradiso", "Stanno tutti bene" registrò un sonoro insuccesso di pubblico,e un atteggiamento tra il deluso e il deprecante da parte dei recensori,che bollarono il film come vecchio,scontatissimo e zeppo di luoghi comuni. Ne producono un remake vent'anni dopo Vittorio Cecchi Gori e Gianni Nunnari,già soci una quindicina di anni fa,con Robert De Niro come protagonista in una storia che vede un uomo in pensione rimasto vedovo da poco,che decide di andare a trovare i figli sparsi per lo Stato,che egli crede felici e realizzati,ma che gli nascondono problemi di vario spessore e portata,e le loro insoddisfazioni. Diretto dall'inglese Kirk Jones,autore di un pugno di commedie, "Everybody's fine" ha suscitato l'entusiasmo di alcuni critici d'oltre Oceano,tanto da spingere qualcuno ad esaltare la prova di De Niro suggerendo di candidarlo all'Oscar:il film,che sconfina spesso nell'elegìaco e narra le pene sommesse di un brav'uomo troppo convinto che le cose abbiano un lato solo,è professionalmente diretto e recitato,da un protagonista che sceglie intelligentemente la chiave del misunderstatement per dipingere un personaggio che fa parte degli uomini comuni,e dal coro degli interpreti che danno vita ai figli,comparendo in realtà brevemente all'interno della pellicola. Però,se si apprezza il tono tutto sommato discreto della regia,si percepisce che la storia vorrebbe ad un certo punto farsi toccante,ma non ci riesce,se non per un pugno di secondi,nella scena del quadro prima della fine del film. Giocato su un ritmo non velocissimo ma tuttavia scorrevole,ha il merito,semmai,di riproporre in un ruolo vero un grande interprete negli ultimi anni troppo spesosi in filmetti utili solo a batter cassa.