giovedì 7 gennaio 2010

JULIE & JULIA (Julie & Julia, USA 2009)
DI NORA EPHRON
Con MERYL STREEP, AMY ADAMS , Stanley Tucci, Chris Messina.
COMMEDIA

Commedia a due piani narrativi che si alternano, tra passato e presente, su due donne che trovano nella cucina un nuovo stimolo di vita o anche un'estensione di sè:lo spunto interessante, e ancor più dato che la direzione è affidata ad una regista tra le più capaci di sbancare i botteghini negli ultimi quindici anni,non basta a far sì che "Julie & Julia" sia una commedia riuscita. Se la parte con Meryl Streep ambientata in una Francia post-guerra mondiale, con qualche (tenue) riferimento al maccartismo ha qualche motivo d'interesse,nonostante la pur sempre grande interprete di "I ponti di Madison County" doppiata risulti come sbronza, e comunque gigioneggia non poco in quest'occasione, quella "moderna" dice davvero poco,ambientata quasi esclusivamente nell'appartamento della protagonista, con molto senso di rivalsa. Se il senso dell'operazione poggiava sul sempiterno sogno americano, che non si deve mai smettere di sognare eccetera, emerge invece tanta voglia di successo a tutti i costi, e di humour nemmeno a parlarne. La Ephron, benchè abile a lavorarsi il box-office, non è mai stata gran cosa, al di là di una diligente conduzione attoriale: "Julie & Julia" poteva esser meglio, come ha osservato qualcuno, con un'interprete francofona al posto della Streep. Ma una Ardant od una Azèma erano forse troppo fuori dall'ottica molto "all american" della pellicola.

mercoledì 6 gennaio 2010

URBAN COWBOY ( Urban cowboy,USA 1980)
DI JAMES BRIDGES
Con JOHN TRAVOLTA, DEBRA WINGER, Scott Glenn, Madolyn Smith.
DRAMMATICO
Dopo due successi mondiali come "La febbre del sabato sera" e "Grease", la carriera divistica di John Travolta conobbe un contraccolpo robusto con "Attimo per attimo", e si riscattò per un pò con "Urban cowboy":da noi fece poco furore, anche per via della forte connotazione tutta americana di storia ed ambientazione, ma in patria rimise la giovane star sugli allori, almeno per qualche tempo. Diretto da un regista nè autore nè dichiaratamente per il botteghino come James Bridges, il film è troppo lungo, arrivando ad un minutaggio di due ore ed un quarto francamente stiracchiate, e il contenzioso sentimentale tra il giovanotto venuto dalla campagna Bud e la ragazza Sissy, con tiramolla e ingresso di nuovi partners nel mènage suscita un interesse alla lunga di decrescente interesse; in più, la risoluzione finale tra i rivali in amore Travolta e Glenn sa un bel pò di sceneggiata virata al chili, con rivelazione davanti a tutti della cattiva natura del cowboy più anziano e macho. Però a livello antropologico il film ha qualche merito, descrivendo rituali e particolari di una mentalità molto profondamente americana che risulteranno difficili sia da comprendere che da condividere a noi europei, ma illustrano meglio di articoli giornalistici o speciali televisivi ceppi ed una fetta di società (che molto probabilmente ha votato Bush II con convinzione e fierezza, penso) spesso invisibile nel cinema mainstream. Sostituendo l'altra promessa Michelle Pfeiffer, Debra Winger qui ebbe il suo primo ruolo importante: ed è la migliore del cast.


domenica 3 gennaio 2010

AFFARI SPORCHI( Internal Affairs, USA 1990)
DI MIKE FIGGIS
Con ANDY GARCIA, RICHARD GERE, Nancy Travis, Laurie Metcalf.
THRILLER
Due sbirri l'un contro l'altro armati, uno che lavora per il buon nome della Polizia ed è visto con sospetto quando non con odio da chi all'interno del corpo non è pulito, l'altro abilissimo a costruire una rete ramificatissima di corruzione e favoritismi, pronto ad uccidere senza problemi per mantenere l'alto tenore della propria famiglia allargata. Mike Figgis conquistò attestati di stima all'epoca dell'uscita di questo thriller polizieco metropolitano, salvo essere ridimensionato notevolmente negli anni successivi, anche per una certa pretenziosità nello scegliere temi e soggetti:il difetto maggiore imputabile ad "Affari sporchi" è la forte identificabilità nel periodo in cui è stato girato, nel senso di musiche, modo di narrare ed ambientazione, molto tipici di una fase in cui il cinema americano di genere strizzava troppo l'occhio alle serie tv per rinnovarsi. Però il confronto tra i due antagonisti ha spessore psicologico da vendere, certi personaggi sullo sfondo sono meglio tratteggiati di quelli in altri titoli analoghi, e la forza del personaggio negativo, che offre motivazioni concrete benchè condannabili è di quelle che rimangono impresse. Rilanciò la carriera di Richard Gere, da qualche anno semiappannato e qui redivivo, con capelli brizzolati e grinta sinistra sempre tenuta a freno prima.

sabato 2 gennaio 2010

IL "GRINTA" ( True Grit, USA 1969)
DI HENRY HATAWAY
Con JOHN WAYNE, KIM DARBY, Glen Campbell, Robert Duvall.
WESTERN
I fratelli Coen ne hanno annunciato il remake, che vedrà Jeff Bridges nel ruolo dello sceriffo con benda sull'occhio, sbevazzone e dai modi trogloditi Rooster Cogburn: unico ruolo ad aver assegnato l'Oscar ad un già anziano John Wayne, quello de "Il Grinta" trovò posto anche in un seguito che fu tra le ultime pellicole girate dal Duca.Però pur se la firma è di quelle che hanno fatto grande il western e la collaborazione con una delle colonne del genere lasciava presagire un film di buon livello, "True Grit" nasce già vecchio per tempi narrativi, dialoghi e morale vagamente retrograda di fondo: in più, di prove superiori a questa Wayne ne ha fornite perlomeno una quindicina, mettendoci mestiere e poco più. Tra gli interpreti secondari spiccano due nomi importanti di lì a poco come Dennis Hopper e Robert Duvall, mentre Kim Darby sembrava avviata ad una carriera più sostanziosa. Hataway, altrove denso e capace di grandi sequenze, sembra esser messo totalmente al servizio dell'attempata star:e soprattutto, a convincere poco, è il sentimentalismo, non esattamente di prima qualità, che nel finale impazza quasi fossimo in un film di produzione disneyana del periodo, ma di quelli con gli attori, non i classici animati.

NIGHTMARE 5-Il mito ( A nightmare on Elm Street:the Dream Child, USA 1989)
DI STEPHEN HOPKINS
Con LISA WILCOX, ROBERT ENGLUND, Erika Anderson, Michael Ashton.
HORROR Tempo fa mi chiesi perchè non avevo terminato di visionare tutta la serie di Freddie Krueger: quando uscì il primo "Nightmare" (di cui uscirà tra non molto un remake, in linea con operazioni analoghe come va oggi di moda) mi fece molta impressione l'idea di un mostro che operava tra Reale ed Irreale, che emergeva dall'Inconscio per far strage nel mondo di esseri umani in carne ed ossa. Però già al quarto capitolo, che pur ebbe un forte successo, soprattutto in patria, la serie sull'assassino redivivo in maglione a righe bruciacchiato ed artigli di lama cominciò a lasciare a desiderare e mostrare segni di stanchezza buttandola sulla burla nemmeno tanto originale. Affidato ad un regista senza colpi d'ala come Stephen Hopkins, il quinto capitolo evidenzia ancor di più la fiacchezza con cui gli sceneggiatori riesumano Freddie, e nonostante lo spunto non peregrino di un erede del malvagio(contaminazione con il filone demoniaco, ma poteva essere valida), siamo alle solite scene di massacri virati su un'ispirazione giocosa piuttosto forzata, con Englund che starnazza continuamente quando è in scena senza far più paura a nessuno al di fuori dello schermo. La sequenza sulle scale capovolte non è male, ma il resto è noia pura.
I GIORNI DEL CIELO (Days of heaven, USA 1978)
DI TERRENCE MALICK
Con RICHARD GERE, BROOKE ADAMS, Linda Manz, Sam Shepard.
DRAMMATICO
Secondo titolo della scarnissima filmografia di Terrence Malick, cineasta insolito ed oggetto di studio per studenti di cinema e storici, "I giorni del cielo" è un'epopea rurale ed amara su un triangolo amoroso, o meglio, su una truffa sentimentale destinata a finire in tragedia. Dipinto dalla luce straordinaria che un magnifico operatore come Nestor Almendros gli ha fornito, commentato elegantemente da una delle composizioni meno famose ma non per questo dimenticabile di Ennio Morricone, il cinema di Malick contempla le imprese e miserie umane come usa fare mettendole a confronto con il mondo animale che manifesta indifferenza a coscienze ed incoscienze della nostra specie. Se c'è un appunto da fare è, paradossalmente, proprio sulle svolte nel dramma vero e proprio, che difettano in progressione emotiva:però il discorso sulla natura irrefrenabilmente violenta di un paese come gli Stati Uniti, colti qui in un momento della loro Storia particolare e non ricordatissimo dal cinema, ma imprescindibile, è di una certa forza, la messa in scena vibrante e la recitazione di un cast giovane e talentuoso rimarchevole. Un film bello e da recuperare.

venerdì 1 gennaio 2010

LA PRINCIPESSA E IL RANOCCHIO (The princess and the frog,USA 2009)
DI JOHN MUSKER e RON CLEMENTS
ANIMAZIONE
FIABA/COMMEDIA/MUSICALE

Curioso ed in un certo senso anche geniale il fatto che uno dei maggiori artefici dell'ondata "tridimensionalista" come la Disney compia un'operazione che è insieme un passo indietro e un ribilanciamento delle proprie capacità tecnologiche. Una fiaba non celebre come"La bella e la bestia " o "Biancaneve" fa da spunto ad un film moderno per la multietnicità dei suoi personaggi principali, visto che l'eroina è nera e il fidanzato di provenienza comunque non occidentale,anche se per buona parte del film sono entrambi del verde delle rane:in più, la protagonista presenta una grinta ed una capacità di andare oltre gli ostacoli assolutamente moderna per la major, molto maggiore di altre . Ci sono diversi riallacciamenti ad altri classici disneyani, soprattutto "Il libro della jungla" e "Bianca e Bernie", sia per le ambientazioni che per alcuni personaggi secondari, come l'alligatore jazzofilo che somiglia molto all'orso Baloo, e nella sostanza graficamente, per quanto ben fatto, non presenta novità:ma i numeri musicali sono notevoli, le fantasie di colori e allegorie sullo schermo denotano energia visiva ancora da sfruttare.