mercoledì 6 maggio 2009

L'APPARTAMENTO (The apartment,USA 1960)
DI BILLY WILDER
Con JACK LEMMON, SHIRLEY MACLAINE, Fred McMurray, Ray Walston.
COMMEDIA
Unico film di Billy Wilder ad aggiudicarsi l'Oscar come miglior lungometraggio, "L'appartamento" è una commedia in cui il versante drammatico di una vicenda urbanissima è presente lungo tutto il racconto:il travet C.C.Baxter è un impiegato che non conta granchè su se stesso e ancor meno sulle sue doti professionali all'interno di un'agenzia assicurativa-alveare, e per avanzare di grado ha avviato una forma di compiacenza notevole,facendo sì che il proprio appartamento da scapolo funga da "scannatoio" per i suoi superiori, organizzando così una vera e propria agenda di sfruttamento delle quattro mura(e un letto, soprattutto).Finchè l'ometto, con uno scatto di orgoglio, e spinto da quella cosa che da sempre infine tutto muove, come diceva il poeta, manda a farsi fottere il massimo dirigente e si riprende un pò di dignità:di pari passo, giungerà una possibilità di felicità. Di fronte ad un carrierismo indissolubile compare e servo del Potere, l'autore di "A qualcuno piace caldo" costruì la sua personale critica, rivestendola di commedia ma fornendo le adeguate lame all'interno:Jack Lemmon, Shirley MacLaine, Fred McMurray sono interpreti di maiuscola bravura, la sceneggiatura non perde un colpo, si termina la visione riflettendo su molte cose, e una volta di più si considera quanto bello possa essere il cinema, e che bella invenzione siano stati i film.Mica scherzi.

ROTTA VERSO LA TERRA (Star Trek IV:The voyage home, USA 1987)
DI LEONARD NIMOY
Con WILLIAM SHATNER, LEONARD NIMOY, DEFOREST KELLEY,Catherine Hicks.
FANTASCIENZA
Il rilancio della serie cinematografica (della prima, perchè si sta per ripartire da zero a giorni con nuovi attori per antichi personaggi, a raccontare l'origine dell' "Enterprise" e l'incontro tra Kirk e Spock) avvenne nel 1987, con l'episodio "Rotta verso la Terra",che ottenne incassi che lo posero tra i maggiori successi dell'annata, mentre da noi, mai troppo amichevoli verso le avventure delle creature di Gene Roddenberry, e mi ci metto anche io, ma lentamente sto recuperando un pò, fece un'uscita semiclandestina nell'Agosto di quell'anno con prevedibile poca fortuna. L'impronta che dà un impulso di novità è il forte gettito di ironia nei dialoghi e nelle relazioni tra i personaggi, che guadagnano ulteriormente in simpatia per la svolta "verde":infatti Kirk e compagni ritornano al ventesimo secolo per prendere due balene megattere, estinte nel loro tempo, e portarle nell'oceano del 2200, facendo sì allo stesso tempo che la specie rinasca e che una sonda aliena che lancia segnali nel loro linguaggio faccia marcia indietro e non investa la Terra. Il film, che ripresenta la "Enterprise", distrutta nell'episodio precedente, solo nella sequenza finale, conta meno sugli effetti speciali, comunque di buon livello, e più sul lato umanistico:affiatati e abili nel darsi spazio e battuta, Shatner,Nimoy,Kelley danno vita a spezzoni da commedia. Da interpreti, è più difficile che fare solo gli eroi.

martedì 5 maggio 2009

PIANO...PIANO,DOLCE CARLOTTA
(Hush,hush Sweet Charlotte, USA 1965)
DI ROBERT ALDRICH
Con BETTE DAVIS, Olivia De Havilland, Joseph Cotten, Victor Buono.
THRILLER/DRAMMATICO

La sequenza d'apertura, sudata, malaticcia e intrisa del disincantato cinismo del pragmatismo pratico di chi programma la vita degli altri per interesse è una delle cose migliori del film, costruita con l'abilità tipica di Aldrich:un confronto duro tra due uomini, prima di una festa in cui uno dei due verrà ucciso con una violenza inaudita per una pellicola uscita a metà anni Sessanta. Girato sull'onda dell'affermazione del cultissimo "Che fine ha fatto Baby Jane?", e per molti scambiato per un mezzo sequel di tale film, questo è un thriller psicologico dalle atmosfere grevi, con un paio di colpi di scena ben posti e una più netta propensione al delirio, narrativamente parlando. Sprazzi orrorifici non mancano, però per essere all'altezza del film citato,in questo lavoro stridono il finale quasi edificante, sembrano anche troppo azzeccate le congetture di chi ha elaborato il complotto messo in atto per fare impazzire la povera protagonista e infine, lascia non poco perplessi il fatto che per organizzare tutta la faccenda siano stati fatti passare quasi quarant'anni, troppo tempo per qualcuno che punta a godersi i denari di altre persone. Bette Davis, pur alle prese con un personaggio meno sfaccettato di Baby Jane, rende comunque eccezionalmente la luce forse folle, forse solo in preda ad una paura mai sopita:le fanno discreta corona sia Olivia DeHavilland che Joseph Cotten, ambigui fino al sottofinale.Non tra i più bei titoli di un regista notevole, comunque.

lunedì 4 maggio 2009

CHE:GUERRILLA(Che part two, USA 2008)
DI STEVEN SODERBERGH
Con BENICIO DEL TORO, Emidio Cabrera, Franka Potente, Joaquim DeAlmeida.
DRAMMATICO/STORICO
La parte più oscura della leggenda guevariana, o se si vuole, l'aspetto più negativo della straordinaria avventura umana di Ernesto Guevara detto il "Che", è narrata nella seconda parte del dittico messo in scena da Steven Soderbergh: se la prima si concludeva con il condottiero argentino sulla strada dell'Avana, vittorioso ma determinato a mantenere i propri principi, questa si apre con lui che sceglie un nuovo paese da sovvertire e spingere alla revoluciòn, la Bolivia,e per questo rifugge incarichi governativi a Cuba.Ma nell'aspro ambiente boliviano incontrerà poco consenso, una crescente sensazione di isolamento e una morte decisa a priori da forze ostili che per tempo si mossero e chiesero aiuto agli USA, più organizzati,potenti e determinati a stroncare ogni possibilità di un nuovo caso-Castro nell'America Latina. Rispetto al primo segmento, Soderbergh rende volutamente meno appetibile l'impresa disperata che portò Guevara a venire ucciso dai regulares:scarno nei dialoghi, reso con una luce realista che smeriglia l'effetto visivo ma lo asciuga di ogni tentazione epica, "Guerrilla" è un documento denso, che come tutti i film consapevoli di narrare l'avventarsi dell'ottusità impietosa del Potere su una figura eroica tende a mandare a casa di cattivo umore lo spettatore.L'interpretazione di Benicio Del Toro rimane straordinaria, ed il progressivo complicarsi della salute del Che,che si unisce al lento sgretolamento di un gruppo di rivoluzionari sempre più sparuto e attanagliato dall'indifferenza del "pueblo" stesso che avrebbe dovuto invece sollevarsi contro l'oppressione governativa porta alla splendida scena dell'esecuzione, resa in soggettiva dalla parte di chi muore. Ovviamente in piedi, come capita agli uomini veri.

AUSTRALIA (Australia, AUS 2008)
DI BAZ LUHRMANN
Con NICOLE KIDMAN, HUGH JACKMAN, David Wenham, Bryan Brown.
DRAMMATICO/SENTIMENTALE
Colosso dalle proporzioni inedite per la produzione oceanica, "Australia" si è risolto in un sostanziale successo mancato: dei milioni di dollari sono stati incassati, per carità, ma non quanti Luhrmann & Co.avevano probabilmente prospettato, il nuovo "Via col vento" tale non è stato, e il pubblico non si è infervorato per le avventure della bella ereditiera e del prestante mandriano impersonati da Nicole Kidman e Hugh Jackman. Punteggiato da "Over the rainbow", che commenta in varie versioni i momenti salienti della vicenda, ambientata appunto in terra d'Australia a ridosso del coinvolgimento della stessa nella II Guerra Mondiale, con un finale che vedrà giungere le bombe degli invasori nipponici, il lungo film non ha la magnificenza dei classici d'antan, perchè, non senza logica, usufruisce di effetti digitali che stonano se accostati con una messa in scena così in tono con i classici della Hollywood più classica (e vetusta). Fotografato con dorate influenze, il lungometraggio punta a mandare di giri il pubblico femminile( o comunque chi ne fosse attratto,si capisce) esaltando la scultorea mascolinità del divo Jackman, presente al posto di Russell Crowe,che in simpatia vince su una Kidman sempre più in fase di stallo a livello attoriale, e lo dico con rammarico. Stucchevole come una cartolina più cerimoniosa del dovuto, si lascia vedere, ma anche, e altrettanto in maniera pratica, dimenticare.

sabato 2 maggio 2009

LARRY FLYNT:OLTRE LO SCANDALO
(The people versus Larry Flynt, USA 1996)
DI MILOS FORMAN
Con WOODY HARRELSON, Courtney Love,Edward Norton, Brett Harrelson.
DRAMMATICO

Il manifesto originale presentava Woody Harrelson come crocifisso in mezzo a due cosce femminili, quello italiano lo stesso attore con la bocca tappata da una bandiera americana:per raccontare la storia di Larry Flynt, personaggio imbarazzante degli anni Settanta, inventore della rivista "Hustler", che rappresentò una nuova caratterizzazione del porno, con un senso della provocazione inedito, Milos Forman tornò dopo tanti anni ad un'ambientazione nel Ventesimo secolo trattando, lui proveniente dall'Est europeo, una storia molto americana. Il film, girato come una commedia drammatica con una lunga parte ambientata durante il processo a Flynt, passa dai fasti del successo incredibile arriso all'editore all'attentato che paralizza l'uomo.eseguito da un fanatico della morale ,via la morte per overdose della moglie: la vicenda, che vede tra l'altro il vero Larry Flynt nella piccola parte di un giudice particolarmente accanito contro il protagonista, è filtrata dall'ironia di Forman verso la sua nuova patria, della quale non ha mai accettato le enormi contraddizioni. Ottimi gli interpreti, con un Woody Harrelson di buona intensità, un Edward Norton in crescente affermazione e una Courtney Love che ha probabilmente messo nel personaggio della moglie disastrata e destinata a rimaner vittima dei propri eccessi un pò di sè.
LOLITA (Lolita, GB 1962)
DI STANLEY KUBRICK
Con JAMES MASON, Sue Lyon, Shelley Winters, Peter Sellers.
DRAMMATICO
Fu il primo film che Kubrick girò in Gran Bretagna, e il punto di svolta della sua carriera:infatti, per ragioni censorie legate a questo progetto, il regista abbandonò gli Stati Uniti e prese poi la decisione di andare a vivere in Inghilterra. Tratto dal discusso libro di Vladimir Nabokov, "Lolita" è una pellicola dichiaratamente torbida, che presenta personaggi di un cinismo assoluto, e soprattutto mette in evidenza due laidezze di stampo maschile, diverse ma accomunabili. Oggetto dei desideri è la giovanissima Lolita, pigra detentrice di una sensualità acerba eppure incisiva, che sia il professor Humbert H.Humbert, racchiuso in una particolare,statica banalità fin dal nome che il ricco e cialtronissimo commediografo Quilty vogliono concupire, l'uno per una passione morbosa e senza limiti, l'altro come imperdibile sfizio. L'impronta del genio è nell'apertura che in realtà è il finale della vicenda, e la cupezza progressiva del racconto illustra come inesorabilmente la vicenda scivoli in un versante tragico.Detto questo, è forse il film di Kubrick che amo di meno, probabilmente per le dimensioni un pò elefantiache della durata:concisione mancata a parte(qui mi sono sembrati decisamente troppo dilatati i tempi), il film rimane un'opera interessante, straordinariamente interpretata da un James Mason di altezzosa ipocrisia, da una Sue Lyon poi apparsa molto in tv e poco al cinema, da una Shelley Winters che lascia intuire tutta la fragilità del suo personaggio, e da un Sellers che si preparava al gran numero de "Il dottor Stranamore".Storia di passioni malate, di perdizione conscia dentro il vizio della propria stupidità, ha avuto un remake caduto presto nel dimenticatoio, forse per eccessiva ambizione.