domenica 1 febbraio 2009

BACIAMI PICCINA ( I, 2006)
DI ROBERTO CIMPANELLI
Con VINCENZO SALEMME, NERI MARCORE', Elena Russo, Marco Messeri.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Secondo film in dieci anni per Roberto Cimpanelli, di cui parlarono benino nel '96 quando realizzò "Un inverno freddo freddo", ma pochissimi andarono a vederlo, e notevoli stroncature invece gli sono giunte per quest'opera seconda, neanche questa troppo baciata da una fortuna commerciale. Il film non è di quelli proprio indimenticabili, si ruba molto nel finale a "La grande guerra"( ma anche "I due marescialli", se si vuole) con una svolta improvvisamente drammatica a imprimere una chiusa poco allegra ad una storia che del picaresco ha l'errare dei personaggi principali, costretti a far di necessità virtù e quindi allearsi per sopravvivere durante i rastrellamenti tedeschi che seguirono l'8 settembre 1943;l'idea non nuova di un carabiniere e un ladro costretti a stare fianco a fianco e senza dirselo cominciare a non dispiacersi funziona a fasi alterne, e Cimpanelli a volte tradisce la soggezione di fronte alla commedia italiana più classica. Il duo Salemme-Marcorè non dispiace, e il primo ha qualche soprassalto istrionico , soprattutto quando il racconto volge alla tragedia appena prima di terminare. Ora, viene da domandarsi, sia quel che sia il giudizio su questo film: ma Cimpanelli il prossimo suo lavoro lo farà uscire nel 2015?

SOGNI MOSTRUOSAMENTE PROIBITI ( I, 1982)
DI NERI PARENTI
Con PAOLO VILLAGGIO, Janet Agren, Alessandro Haber, Alida Valli.
COMMEDIA Il modello, anche se non era specificato così smaccatamente dal titolo, era "Sogni proibiti" con Danny Kaye, visto che il goffo fumettista Paolo Coniglio sembra vivere una vera e propria vita parallela quando si abbandona ai sogni in cui vede realizzarsi ogni rivalsa, ogni ribaltamento di una vita non tanto piacevole, e naturalmente lì veder realizzarsi l'aspirazione sentimentale di conquistare la bella bionda impersonata da Janet Agren. Girato nei primi anni Ottanta, in cui Paolo Villaggio lavorava anche in tre o quattro film a stagione, "Sogni mostruosamente proibiti" non è uno dei suoi lungometraggi più divertenti, visto che si ride pochino, e la sceneggiatura sta molto lontana dal cogliere le potenzialità comiche di un soggetto del genere. Gli affezionati del comico genovese troveranno qualche motivo di interesse in una pellicola tuttavia non sguaiata, ma la portata è insipida, e non poco.
CONFLITTO D'INTERESSI (The gingerbread man, USA 1998)
DI ROBERT ALTMAN
Con KENNETH BRANAGH, Embeth Davidz, Robert Downey jr., Robert Duvall.
GIALLO
Il titolo italiano può andar bene, ma quello originale rimanda ad una fiaba tradizionale, "L'uomo di panpepato". Da un racconto lungo di John Grisham, ecco un giallo tradizionalissimo, a un passo dal noir, a molti parve un lavoro su commissione per Robert Altman, che però non disdegnava le crime-stories come metafore sui vizi del mondo e la natura imperfetta degli uomini. Il cast è da grandi occasioni, visto che oltre al protagonista Kenneth Branagh annovera Daryl Hannah, Robert Downey jr., Tom Berenger, Robert Duvall, e il film è tutto sommato godibile: certo, non siamo di fronte a uno dei più bei film dell'autore di "Un matrimonio", e forse un giallo così classicista può parere fuori tempo in una decade di thriller erotici e patinati che coinvolgevano star famose o in procinto di diventarlo, però questo suo essere demodè risulta infine uno dei punti a favore di "Conflitto d'interessi". Intendiamoci, niente di che, ma probabilmente è di fronte ad un lavoro così , corretto ma non imperdibile, però palesemente ben condotto, recitato ed allestito con abilità di chi il cinema lo sa fare che si nota quanto possa esser grossolano un film analogo ma in cui non c'è la medesima professionalità e nemmeno la stessa cura.

LE STRADE DELLA PAURA (Cohen and Tate,USA 1988)
DI ERIC RED
Con ROY SCHEIDER, ADAM BALDWIN, Harley Cross, Cooper Huckabee.
THRILLER A seguire il thriller "The hitcher", lo sceneggiatore Eric Red passò alla regia dirigendo un drammatico film in cui la suspence era l'elemento primario, e ci fu chi pronosticò per lui un notevole avvenire nel genere: ciò non è avvenuto, anche per l'insuccesso commerciale del suo esordio, ma "Le strade della paura" è un discreto film. Concepito anche questo come un road-movie, si dipana nell'alleanza di due personaggi violenti che rapiscono un bambino, e tra i due criminali ci sono discrepanze che li mettono più di una volta in contrasto. La tensione che monta nello spettatore è nel vedere quanto l'accordo criminoso tra i due banditi tenga, e le caratterizzazioni di Roy Scheider (qui in uno dei suoi migliori ruoli, delinquente sordo e più intelligente del compare) e Adam Baldwin sono di buon livello, rendendo le caratterizzazioni interessanti: il finale, in un film in cui il buio e la strada la fanno da padroni, chiude la pellicola con la giusta misura di adrenalina, nonostante la scarsità di risorse di budget.
MALICE-Il sospetto ( Malice, USA 1993)
DI HAROLD BECKER
Con NICOLE KIDMAN,BILL PULLMAN, Alec Baldwin, George C.Scott.
THRILLER

C'è un punto in cui lo spettatore che sta assistendo a "Malice" si chiede se agli sceneggiatori e al regista del film non abbia dato completamente di volta il cervello: è quando realizza che la vicenda del maniaco che violenta e uccide studentesse, per cinquanta minuti motivo portante della storia, smette di entrarci qualcosa con il resto della trama.E qui "Malice" crolla miseramente su se stesso, insipido tentativo di ricreare le atmosfere torbide di altri thriller di grande successo(c'è pure la passeggiata a due su una spiaggia deserta come in "Basic instinct"). Becker non regala al film nemmeno un minuto di vera suspence, le conclusioni sono affrettate, e tutta la pellicola assomiglia tristemente quei filmucoli di serie B o C comprati a pacchetti dalle nostre tv e propinati via tubo catodico.E degli interpreti, Pullman rinnova il mito del marito becco, Baldwin sembra più che altro intento a mostrare il torace villoso, e la Kidman è molto meno convincente del solito.
W. (W., USA 2008)
DI OLIVER STONE
Con JOSH BROLIN, Elizabeth Banks, James Cromwell, Richard Dreyfuss.
GROTTESCO/BIOGRAFICO
Vergognosamente boicottato dalle case di distribuzione italiane, è stato trasmesso praticamente in prima assoluta su La7 ( appena prima è uscito in qualche città capozona in sporadiche sale, ma che cosa ridicola...), è giunto questo biopic lampo , uscito in USA quando ancora le recenti elezioni presidenziali non si erano tenute: ovviamente non autorizzato, visto il quadro poco felice che dà non solo di George W. Bush, il film di Stone ha convinto fino ad un certo punto gli spettatori, ma curiosamente, non ha diviso nettamente i detrattori dagli estimatori, come spesso è capitato ai suoi lavori. Mettiamola così: quello che si è visto è il ritratto di un cretino di un successo spropositato, tale da farlo rieleggere convintamente dopo l'elezione rubata del 2000, ma la cosa rilevante è che tutto sommato non era nemmeno il peggiore della propria cricca, considerando Cheney e Rumsfeld( personaggio alquanto sinistro, cui non è stato dato molto spazio qui). L'autore di "Platoon" racconta un immaturo naturale in perenne conflitto e competizione con l'ombra paterna, già presidente prima di lui, una sorta di Forrest Gump storico e politico che ha ottenuto più crediti di quanti ne abbia mai meritati, un presidente oggi già rimosso culturalmente, ma che purtroppo ha segnato la storia mondiale degli ultimi otto anni, applicando un'arroganza clamorosa ( ma il deprecabile silenzio con cui si si è accettato tutto ciò è stato altrettanto clamoroso, e due guerre scatenate per sfacciatissimo tornaconto di Stato adducendo la scusa del colpo subito è troppa roba,signori miei) nell'esercizio del Potere facendo assomigliare gli Stati Uniti all'Impero Romano, neanche al suo meglio. Molto bravo Brolin, uno dei migliori talenti emersi negli ultimi anni, nel ruolo di W., e tra gli attori di contorno spiccano il Bush padre di James Cromwell e il Cheney viscido di Richard Dreyfuss.Ultima considerazione, il quivi descritto (non a torto) cretino comunque dileggiò l' "amico" Berlusconi che si prodigava in complimenti in un inglese bisognoso di ampie ripetizioni, è rintracciabile su Youtube.

2001:ODISSEA NELLO SPAZIO (2001 : A space odissey, GB 1968)
DI STANLEY KUBRICK
Con KEIR DULLEA, Gary Lockwood, William Sylvester, Leonard Rossiter.
FANTASCIENZA
Prendendo spunto dal racconto "La sentinella" di Arthur C.Clarke ( che dopo egli stesso tramutò nel romanzo di fantascienza "2001", di ottimo livello), Stanley Kubrick realizzò uno dei titoli di maggior culto della storia del cinema, con un arco temporale che congiunge il principio della storia umana a un imminente futuro, che forse la tramuterà in qualcos'altro: si sa, Kubrick era marchiato come un "lucido pessimista" circa la razza umana, ma a mio avviso questa era una lettura superficiale della sua opera. E'verissimo che il primo ragionamento delle scimmie nel prologo, appena prima di avviarsi all'evoluzione che farà nascere l'Uomo, coincide con la concezione delle armi e di un assassinio, però "2001" è anche un viaggio attraverso e verso l'Infinito, spinto in primis dalla Curiosità, molla indispensabile per l'evoluzione e la conoscenza di altro. E' un film di fantascienza senza precedenti questo, che concepisce l'incommensurabile silenzio del cosmo, la logica senza inflessioni di una macchina dall'Uomo costruita, e che per troppa perfezione inizia ad assomigliargli troppo e assumerne i peggiori aspetti, la luce senza fine che comporta un'altra dimensione e giustamente si chiude senza materializzare cosa c'è oltre Giove. Commentato in larga parte da musiche senza tempo di Jonathan e Richard Strauss, rivedendolo mi è sembrato tanto meno lento di come lo ricordassi, e anche più corto, o perlomeno la parte con gli astronauti: rimane un capo d'opera difficilissimo da decifrare, e come le vere opere d'arte, per quanto sviscerate, esplicate, analizzate da studiosi di gran cultura, ognuno può trovarvi le domande, le risposte e le considerazioni proprie.