lunedì 4 agosto 2008

SWEENEY TODD ( Sweeney Todd,the demon barber of Fleet Street, USA/GB 2007)
DI TIM BURTON
Con JOHNNY DEPP, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Timothy Spall.
GROTTESCO/HORROR/MUSICALE

Da un musical desunto da una leggenda sanguinaria britannica, portato sui palcoscenici a fine anni Settanta, Tim Burton realizza il suo primo e autentico film musicale, in cui le canzoni imperversano e rappresentano il corpo del racconto, salvo qualche rado intermezzo in dialoghi: in Usa il progetto è piaciuto , gli incassi sono andati oltre i 50 milioni di dollari, che per un film truculento come questo non sono pochi, da noi,nonostante le numerose candidature agli Oscar dopo la prima settimana la nuova collaborazione Burton-Depp è andata giù. Dispiace quasi doverlo dire, perchè l'allestimento è notevole,costumi,scenografie e fotografia sono bellissimi, ma è forse il titolo dell'autore di "Big fish" meno convincente. Le musiche , testi compresi, non sono mirabolanti, il tema della vendetta , oltre che ossessivo, rende il film tendente al monotono, il ricorrere a un orrore da teatro del grand-guignol non fa di "Sweeney Todd" il capo d'opera che ci si aspettava, e in un cinema stilizzato e particolare, al quale l'ironia, per quanto inzuppata di umor nero non è mai mancata, il vivere esclusivamente di atmosfere angosciose non giova molto. Johnny Depp impersona il vendicatore al rasoio con la dovuta cupezza , mentre gli altri intepreti stanno troppo tra il buffonesco e l'istrionico per essere apprezzati: e l'avvitamento al liquido rosso e appiccicoso che nell'ultima parte costituisce la narrazione manca della progressione drammatica necessaria, anzi ripetendosi ad libitum in una meccanica presentazione di rasoiate e delitti assortiti che questo film livido,fosco, colto e senza fiducia alcuna nell'umanità dispone a cottimo.
LINEA MORTALE ( Flatliners, USA 1990)
DI JOEL SCHUMACHER
Con KIEFER SUTHERLAND, JULIA ROBERTS, KEVIN BACON,WILLIAM BALDWIN.
FANTASTICO
Ogni tanto esce un film con un gruppo di giovani attori che per la maggior parte diventeranno star o interpreti di riguardo: è successo per "Quella sporca dozzina", "I magnifici sette", "Breakfast Club" e anche "Top gun" se si vuole, e vi si può includere pure questo "Linea mortale" diretto da Joel Schumacher, successo consistente in patria alla sua uscita. Lo spunto, interessante, è che un gruppo di laureandi in medicina genialoidi e azzardosi voglia sperimentare su loro stessi una sorta di coma guidato, per avere una testimonianza di cosa accade alla mente nel momento in cui cessa di arrivare ossigeno al cervello: peccato che Schumacher non sfrutti le grosse potenzialità del racconto , e stia in superficie sulle paure e sugli spazi mentali dei giovani protagonisti, riducendo il film ad un thriller con spunti fantastici oltretutto con l'handicap di dover trovare per forza una soluzione consolatoria e un nuovo modo di affrontare le cose (circostanza però attenuata dal fatto che agli inizi degli anni Novanta il "ritrovare se stessi" era contenuto in metà delle sceneggiature hollywoodiane). Qualche momento di vera tensione non basta a far annoverare il film tra i migliori del genere fantastico dell'epoca, pur riconoscendogli qualche buona idea.

domenica 3 agosto 2008

ACAPULCO PRIMA SPIAGGIA...A SINISTRA( I, 1983)
DI SERGIO MARTINO
Con ANDREA RONCATO, GIGI SAMMARCHI, Anna Kanakis, Gegia.
COMICO

Un film da protagonista non si nega a nessun comico che trovi un pò di successo sui teleschermi, ed ecco la coppia Gigi e Andrea a scatenarsi ( diciamo così) sulle spiaggie romagnole per cercare di rimorchiare : mogliettine sole al mare, signore annoiate, belle figliole varie, ovviamente con la costante di andare in bianco, e fare figuracce come piovessero. Sergio Martino, che si è speso con tanti comici, dà spesso l'idea di avere i tempi stretti per l'aura raffazzonata che hanno le tante scenette combinate insieme ,unici punti a favore del film una sostanziale assenza di volgarità pesante, e l'onesta frenesia del duo che a modo suo dà ritmo alla puerile sceneggiatura. I due rintronati eroi della spiaggia collezionano una compilation di dinieghi e brutte sorprese da meritare nel finale una rivincita "casareccia" con partner impensabili: se ci arrivate, dopo un bel pò di sbadigli, vedrete.
IL SEME DELLA VIOLENZA (The blackboard jungle, USA 1955)
DI RICHARD BROOKS
Con GLENN FORD, Sidney Poitier, Anne Francis, Vic Morrow.
DRAMMATICO

Quanti potenziali rifacimenti ha generato "The blackboard jungle" ( "La jungla della lavagna", letteralmente) di Richard Brooks, che fu tra i film che maggiormente contribuì a fare accorgere al pubblico americano che stava montando un disagio giovanile ( oggi infatti non così considerato, e si vede) innescato dalla divisione in classi della società, la fine ancora fresca di una guerra di proporzioni mondiali, e conflitti generazionali finalmente esplosi: diretto da un regista fieramente liberal, che ha accomunato nella propria opera un'ottima mano da direttore di attori e un accostarsi a tematiche urgenti e critiche, "Il seme della violenza" risente di una parziale retorica (la bandiera americana decisiva nell'abbattere l'ultimo sussulto di delinquenza nella classe difficoltosamente gestita dal professore Glenn Ford, il commento inutile dei titoli di coda nella versione italiana) ma è encomiabile per come cerca di abbattere barriere razziali, e sfuggire a soluzioni facili, rozze e violente, come anni dopo è capitato a "Classe 1984" e "L'ora della violenza": recitato con modernità dagli interpreti, il film di Brooks , oltre mezzo secolo dopo, è ancora valido per la volonterosità e la passione con cui fu realizzato. Lanciò inoltre la canzone-mito "Rock around the clock" di Bill Haley and his Comets, e dico poco....
ANCHE GLI ANGELI MANGIANO FAGIOLI( I, 1973)
DI E.B.CLUCHER
Con GIULIANO GEMMA, BUD SPENCER, Robert Middleton , Bill Vanders.
COMMEDIA/AZIONE

Resta Enzo Barboni alla regia, ma accanto a Bud Spencer viene messo Giuliano Gemma al posto di Terence Hill:l'ambientazione è quella dell'America dei gangsters degli anni Trenta, il succo è analogo ai film della premiata ditta "Trinità & C.", le sventole per i gaglioffi ci sono, e il lieto fine è più che certo.Buoni, nonostante la defezione del biondo compare abituale del barbuto Spencer, gli incassi ,tanto da far preparare un secondo film con la coppia novella riabbinata ancora, "Anche gli angeli tirano di destro":si sorride leggermente in qualche caso, si rimane sempre ad un livello mentale da prima media.
GRIZZLY MAN( Grizzly man, USA 2005)
DI WERNER HERZOG
DOCUMENTARIO

Tredici anni tra i giganteschi orsi nordamericani, come Diane Fossey tra i gorilla, e come per la studiosa interpretata sullo schermo da Sigourney Weaver nel film di Michael Apted, fine tragica anche per Timothy Threadwell: se però per la donna furono gli infami cacciatori di frodo a massacrarla , per l'ecologista che dal 1990 al 2003 si immerse nella natura fascinosa e impervia fu proprio un esemplare della specie da egli amata a porre fine alla sua esistenza. Costruito incrociando i videotapes girati dallo stesso Threadwell, spesso seduto a un paio di metri da un colosso di pelo, muscoli e zanne mentre conversa con la telecamera, e le testimonianze delle persone a lui vicine registrate dopo la sua scomparsa, "Grizzly man" è stato salutato come il ritorno di un autore europeo importante nel novero del grande cinema.Apprezzandone l'onestà di fondo nell'aver volutamente evitato di puntare sull'impatto dell'ultima registrazione dello studioso, che purtroppo registrò l'attacco mortale del grizzly che lo uccise, c'è da dire che lo sguardo di Herzog è rapito dalla possanza di un quadro naturale splendido, ammaliante , e dalla considerazione del protagonista, fatta propria anche dalla pellicola, che ciò non si basa su una ricerca di un'armonia universale, ma da un moto di lotta per la sopravvivenza incessante, e che come regala momenti di empatia meravigliosi con il creato, è altrettanto pronto a accettare morte e violenza nelle regole del gioco. E' una delle poche cose che l'Uomo non ha saputo modellare a suo piacimento( e meno male), e ciò che ha portato Timothy Threadwell alla morte non è scelleratezza, bensì aver ingenuamente considerato di potersi muovere in un ambiente sfuggente appunto ad ogni regolamento conosciuto a noi con un atteggiamento senza difese. Avrebbero giovato al film forse una decina di minuti di meno, ma vengono compensati dalle scene della ricerca armonica di un uomo forse un pò folle, che viene seguito da volpi ed orsi, frammenti di poetica magia.
BLACK BOOK (Zwartboerk, NL/GB/D,2006)
DI PAUL VERHOEVEN
Con CARICE VAN HOUTEN, Sebastian Koch, Thom Hoffman, Halina Rejin.
THRILLER/DRAMMATICO

Il "libro nero" del titolo è la chiave di risoluzione dell'intrigo in cui si trova la bellissima Rachel Stein, e , come accadeva alla Sposa di "Kill Bill", rappresenta insieme il motivo della vendetta che la protagonista intende compiere, e l'inesorabilità del destino che si è scelta. Al centro di numerose polemiche al momento della sua uscita, il film è anche il ritorno in patria di Paul Verhoeven, abituato a sollevar vespai per la violenza del suo cinema, e per il suo frugare nel torbido: ciò che qui ha scatenato la rissa polemica è l'atteggiamento definito dai più ambiguo del soggetto verso ipotetici traditori ebrei, e la spietatezza dei non nazisti,non meno crudeli dei soldati di Hitler. Direi che la cosa è forzata, perchè in uno stato di guerra avere un giudizio netto delle cose è sguazzare nel manicheismo, e tuttavia l'eroina è ebrea: semmai, ciò che frena dal giudicare "Black book", che è impaginato benissimo, e conserva un tono melodrammatico che non stona avvincendo lo spettatore, un bel film, sono certi eccessi del regista, che ,come accadde alla Cavani de "La pelle", continua a dar pugni allo stomaco del pubblico anche quando l'orrore di un conflitto e le sue conseguenze strazianti nella vita quotidiana delle persone sono già belli maiuscoli. Carice Van Houten, sensuale e avvenente, si rivela attrice intensa, ed è uno dei punti di maggior valore di un lungometraggio che conferma le grandi doti visive di un regista che se non è diventato un grandissimo pianga solo se stesso.