venerdì 23 maggio 2008

THE HUNTING PARTY ( The hunting party, USA/HR 2007)
DI RICHARD SHEPARD
Con RICHARD GERE, Terrence Howard, Jesse Eisenberg, James Brolin.
DRAMMATICO

Quest'anno è accaduto in più di un caso, che un film presentato ad un festival , oppure uscito su altri mercati mesi e mesi prima che da noi, a mio avviso fattore che ha nuociuto anche alle riuscite commerciali di siffatte pellicole. E' stato così anche per "Juno", ma anche per "Next" e questo "The hunting party", che se per qualche recensore è stato addirittura la rinascita di Richard Gere, mentre invece altri si sono inviperiti per la mescolanza di toni da commedia all'argomentazione di una tragedia storica recente come la guerra nella ex-Jugoslavia, che insanguinò le cronache estere degli anni Novanta. Su questo si può ovviamente dibattere e non tutto fila bene nel film di Shepard, c'è qualche superficialità di troppo a snodare situazioni-chiave del racconto ( i due deus-ex-machina che salvano la pelle al trio di protagonisti sanno un pò di posticcio), ma nel piattume di commedie che funzionano solo a casa loro, colossi ultratecnologici che non saziano la voglia di fantasia dello spettatore nonostante il dispendio di mezzi, "The hunting party" è un dramma avventuroso con un'intonazione spesso brillante, che merita almeno il riconoscimento di un approccio non banale e il coraggio di proporre ad un pubblico purtroppo sempre più rincoglionito da reality di ogni categoria purchè infima, un pezzo di Storia appena passata che sembra essere rimosso.Gere ci mette comunque grinta e si spende lungo tutto il film, ben corrisposto dal massiccio Terrence Howard e dallo smilzo Jesse Eisenberg. Se delinquenti feroci come Karadzic e Mladic fossero stati messi dietro le sbarre, pur con l'ambiguità ideologica del suo finale, "The hunting party"ne sarebbe stato un potenziale resoconto romanzato.

giovedì 22 maggio 2008

IRON MAN ( Iron Man, USA 2008)
DI JON FAVREAU
Con ROBERT DOWNEY Jr., Gwyneth Paltrow, Terrence Howard, Jeff Bridges.
AVVENTURA/FANTASTICO


A questo punto mancano all'appello, ormai, ben pochi tra i supereroi di casa Marvel: Tgor, She-Hulk, Sub-Mariner e Capitan America, anche se quest'ultimo nei comics è defunto ultimamente, per rimanere alle star. Le avventure volanti del miliardario playboy e un pò troppo avvezzo alla bottiglia Tony Stark che si trasforma in un paladino della giustizia foderato da un'armatura rossaoro che funge da minijet, diventando Iron Man, vessillo USA dell'anticomunismo asiatico ai tempi della sua creazione, oggi figura spesso ambigua ideologicamente ( e infatti nell'ultimo ciclo bushiano è il maggior responsabile della dipartita del "collega" Capitan America): prima produzione per il cinema targata Marvel, questo colossal fantastico-avventuroso, affidato al Jon Favreau di "Elf" è piuttosto riuscito, e il pubblico gli ha tributato un successo forse al di là delle previsioni. La scelta di un attore interessante e duttile come Robert Downey jr., per il ruolo principale è una mossa indovinata, il ritmo , pur essendo il minutaggio piuttosto robusto ( si passano le due ore), non fa difetto alla pellicola, e l'idea di fare una trilogia delle imprese dell'Uomo di Ferro non ci fa avviluppare dallo sgomento, almeno per ora. Inoltre, l'assunto è tendenzialmente critico verso il business sanguinario delle armi, del quale, inizialmente, Stark è uno dei maggiori artefici, per ravvedersi poi, in contrapposizione al cattivo del film, un Jeff Bridges in versione testa rasata e barba fluente che sfuma con abilità il ruolo senza sovraccaricarlo.Giunto appena prima dei nuovi capitoli di Hulk e Batman, il film sul supereroe giallo e cremisi è un gustoso e godibile primo piatto.

mercoledì 21 maggio 2008

SHAMPOO ( Shampoo, USA 1975)
DI HAL ASHBY
Con WARREN BEATTY, Julie Christie, Goldie Hawn, Jack Warden.
COMMEDIA


Si svolge il 4 Novembre 1968, vigilia delle elezioni presidenziali USA che premiarono Richard Nixon, ma "Shampoo" è una delle commedie più ricordate della cinematografia americana della decade appena successiva: nel mirino della sceneggiatura di Robert Towne e Hal Ahby c'è il jet set californiano che, molto prima dell'edonismo di Ronald Reagan( del quale è presente una premonitrice gigantografia ad un party), balla tra corna, sesso, sperpero di denaro sull'orlo di un baratro morale . Il parrucchiere per signora belloccio e corteggiatissimo George ( Beatty), è assai conteso dalle donne della vicenda, ma se le sue ambizioni professionali vengono puntualmente cassate dall'ambiente circostante, la sua immaturità sentimentale lo avvia a un futuro di solitudine. Graffiante e intonata, nonostante i toni falsamente pacati, questa satira ben tratteggiata di un bel mondo solennemente fatuo e inconsapevolmente ridicolo ricorda purtroppo da vicino l'Italia che viene riversata attualmente dagli schermi televisivi sui nostri tavoli da cucina: visto che questa era l'America che si consegnava a uno dei peggiori presidenti della sua Storia, le analogie che saltano fuori autorizzano preoccupazione...

martedì 20 maggio 2008

PIEDONE LO SBIRRO ( I, 1973)
DI STENO
Con BUD SPENCER, Adalberto Maria Merli, Raymond Pellegrin, Enzo Cannavale.
COMMEDIA/AZIONE
Sebbene gli incassi dei film assieme fossero in pieno vigore, Bud Spencer e Terence Hill ebbero modo di girare progetti separati fino dal dopo "Trinità"; la quaterna del poliziotto napoletano Rizzo, detto "Piedone", ebbe notevole successo, tanto che i primi tre capitoli furono tra i film italiani di maggior introito nelle stagioni in cui uscirono. Diretto dallo specialista per grandi platee Steno, il film è una commedia d'azione introdotto dal celeberrimo motivo che ritornerà nei capitoli seguenti: avvezzo più a risolvere le cose con pugni e buon senso che con la pistola, Piedone-Rizzo è un piedipiatti umano e sagace, nel titolo migliore della serie, che è appunto questo primo, guadagna in simpatia quello che poi la sceneggiatura disperde con camorristi dipinti come nemici del traffico di narcotici, una diffusione di una non meno specificata "droga", qualche soluzione narrativa alla buona. Qualche caratterizzazione non malvagia contribuisce a rendere il film comunque dignitoso e , benchè facilone, almeno piacevole nello scorrimento.

lunedì 19 maggio 2008

PRIMO AMORE ( I, 1978)
DI DINO RISI
Con UGO TOGNAZZI, ORNELLA MUTI, Mario Del Monaco, Caterina Boratto.
COMMEDIA

E' un film fatto di citazioni, zuppo addirittura di riferimenti ad altre pellicole: quello più palese, ed ovvio, nonchè ammesso, è quello de "L'angelo azzurro" , con tanto di "chicchirichì" strillato dall'anziano reso folle dall'amore e dal desiderio per una bellissima e poco sensibile fanciulla. Ambientato per metà in una casa di riposo per artisti in disarmo, "Primo amore" vede per la terza volta assieme Ugo Tognazzi ed Ornella Muti, dopo due grandi successi quali "Romanzo popolare" e "La stanza del vescovo". Se nel primo la Muti aveva una sensualità ruspante e nel secondo il suo fascino era ammantato di torbido, qui si trova impigliata in un personaggio di provincialotta scaltra e fasulla che non seduce lo spettatore e comunque è un clichè, mentre Tognazzi mescola gigioneria a patetismo, generando una delle sue caratterizzazioni meno felici. Le colpe maggiori, tuttavia, sono da attribuire a regia e sceneggiatura, di un film mortuario, vetusto e spesso desolante. Praticamente, qui comincia il vero e proprio declino artistico di un grande e arguto illustratore dell'Italia dagli anni Cinquanta in poi, analizzatore senza pietà del costume e del malcostume, più che altro, che fu tra quelli che insegnarono agli italiani a ridere di se stessi.

domenica 18 maggio 2008

IL LABIRINTO DEL FAUNO ( El laberinto del fauno, ES/MEX/USA 2006)
DI GUILLERMO DEL TORO
Con IVANA BAQUERO, Sergi Lòpez, Maribel Verdù, Ariadna Gil.
FANTASTICO

La tradizione del fantasy nella cinematografia europea non è foltissima : nonostante qualche kolossal di successo, come per "La storia infinita" venti e più anni fa, anche per via della miglior tecnologia a disposizione e delle possibilità di servirsi di più mezzi, il riferimento per gli appassionati è sempre stato il versante hollywoodiano. Coprodotto tra Messico e Spagna ( con partecipazione USA) , ecco un interessante tentativo di realizzare un film fantastico con venature fiabesche che si è fatto onore agli Oscar 2007: "Il labirinto del fauno" è una favola da non far vedere ai bambini, per via di atmosfere angosciose, particolari violenti, eppure la tradizione novellistica dei Grimm, di Perrault e di Andersen pullula di crudeltà , destini infami che infieriscono su innocenti, e momenti di orrore vero e proprio. Ambientato durante la Guerra civile di Spagna , il film di Del Toro divide la narrazione l'impietosa descrizione di un ambiente cattivo che vede nel Capitano-padre adottivo della piccola protagonista Ofelia un regnante iniquo e profondamente malvagio, e il mondo favoloso e cupo che si prospetta alla bambina, introdotto da un saltellante e vagamente inquietante fauno. La fuga dal reale non manda in un universo grazioso, la fantasia sotto l'oppressione e la violenza autorizza incubi spaventosi ( la scena della creatura con gli occhi sulle mani è onestamente da brividi), il film è stato amato più in terra d'America che qua, ma possiede una potenza visiva di un certo peso, e se si riesce a porvisi davanti con la curiosità e la freschezza mentale dell'infanzia, è rintracciabile una poetica aguzza e deragliante.
SHINE A LIGHT ( Shine a light, USA/GB 2008)
DI MARTIN SCORSESE
Con MICK JAGGER, KEITH RICHARDS, CHARLIE WATTS, RON WOOD.
DOCUMENTARIO/ MUSICALE

Quarant'anni biologicamente non sono gran cosa, ma nel mondo del rock'n'roll sono un'era geologica;dal 1965, anno di "Satisfaction" i Rolling Stones hanno cantato e suonato per generazioni a rotazione, con la medesima grinta , voglia di stupire e una sana ironia di fondo a condire il tutto. Come prima di lui Godard e Ashby, Martin Scorsese ha girato non il film "sugli" Stones, bensì un lavoro che parla del loro mondo, ce li mostra tra il palco e la loro realtà, con la scusa-motivo di un concerto tenutosi un paio d'anni fa, per la fondazione di Bill Clintone e frammenti di vecchie interviste cucite tra un brano e l'altro.Jagger, Richards, Watts e Wood, con co0rredo di ospiti giovani e non, tengono botta con ruvida classe, sapido mestiere e scafato talento: parte della critica si è lamentata per le non eccessive "personalizzazioni" della macchina da presa scorsesiana, ma le migliori regie non erano quelle in cui l'occhio del "director" non si avvertiva qusi? Chiosa con la luna che si tramuta nel simbolo delle Pietre Rotolanti, in un'accelerata luminosa, per un film che manda a casa con la voglia di riscoprire altri pezzi della veneranda band. Come i concerti più belli e sentiti dell' adolescenza.