giovedì 2 agosto 2007

LA FAME E LA SETE ( I, 1999)
DI ANTONIO ALBANESE
Con ANTONIO ALBANESE, Lorenza Indovina, Aisha Cerami, Rosa Pianeta.
COMMEDIA

"Uomo d'acqua dolce", pur sbalestrato nei tempi cinematografici, discontinuo e ingenuo, fu un successo piacevole, che permetteva ad un talento comico comprovato come Antonio Albanese ( bravo anche quando si è trattato di interpretare personaggi più malinconici) di concedersi uno spazio tutto suo, con una storiella esilina quanto si vuole, ma che alla fine funzionava; per la sua seconda regia, l'attore-regista si propone in tre ruoli che lo hanno portato al successo sui palchi teatrali e sotto le telecamere televisive, dal timidissimo Epifanio, al lombardo "aléghér,aléghér", fino al siculo e incazzatissimo Alex Drastico, in un'altra storia pretestuosa, ponendo i tre come fratelli. Al di là di qualche sparata del meridionale Drastico, che veste sempre di rosa e nero in omaggio alla squadra del Palermo, "La fame e la sete", nonostante la collaborazione di Cerami & Piovani, venuti dalla zona Oscar de "La vita è bella", funziona a singhiozzo, con lunghe pause tra le parti riuscite: Albanese, generosissimo interprete, pare in difficoltà a gestire una sceneggiatura già di per sè difettosa, e il filmettino ,seppur non ignominioso, non diverte moltissimo.

mercoledì 1 agosto 2007

MILANO VIOLENTA ( I, 1976)
DI MARIO CAIANO
Con CLAUDIO CASSINELLI, Vittorio Mezzogiorno, Elio Zamuto, Silvia Dionisio.
POLIZIESCO/AZIONE

Probabilmente in risposta a "Roma a mano armata" e "Roma violenta", ecco una storiaccia di sparatorie e violenza varia ambientata a Milano e dintorni, con una gang sconclusionata di malviventi che non fanno di certo la rapina perfetta, visto che la situazione scappa di mano, e causa morti a tutto spiano. Diretto da Mario Caiano, meno conosciuto di altri specialisti del genere quali Castellari, Massi e Corbucci, il film potrebbe essere una variazione sul tema del poliziottesco all'italiana, ma ha una sceneggiatura completamente sconclusionata, che gli fa perdere credibilità e nerbo via via che scorre la pellicola: Claudio Cassinelli, come sempre , è ben oltre il dignitoso, ma il resto del cast, compreso un Vittorio Mezzogiorno sopra le righe perennemente, non fa granchè per essere ricordato. Finale ,forse, richiamante un classico del gangster-movie come "Rapina a mano armata", ma solo per via dell'ambientazione in aperta campagna. Uno di quei film che, tra quando ancora non si sono visti e il momento in cui si vedono, manifestano ben poche differenze. In sostanza, lasciano il tempo che trovano.
CALIFORNIA SUITE ( California Suite, USA 1978)
DI HERBERT ROSS
Con JANE FONDA, WALTER MATTHAU, MAGGIE SMITH, RICHARD PRYOR.
COMMEDIA Neil Simon è stato per oltre un decennio la firma più prestigiosa rintracciabile sui cartelloni di Broadway,e grandi attori e attrici hanno interpretato con successo le pièces scritte dall'illustre commediografo;per "California Suite" Simon scrisse l'intera sceneggiatura, cucendo assieme quattro storie che si svolgono nel fine settimana della consegna degli Oscar a L.A. : però, dei quattro episodi incrociati, quello con le coppie di medici neri in vacanza interpretato da Richard Pryor e Bill Cosby ha poco mordente, e nonostante la tagliente eleganza dei dialoghi, e la bravura degli interpreti, anche quello con la coppia di divorziati Jane Fonda e Alan Alda non lascia comprendere dove stia la parte interessante.Molto più sapidi il segmento con l'attrice Maggie Smith sconfitta agli Oscar e il marito omosessuale Michael Caine, e quello farsesco con Walter Matthau marito fedifrago imbranato:in quest'ultimo si ha modo di ammirare una volta di più la maschera e la gestualità di un comico di razza,nell'altro , tra stoccate all'acido muriatico e vecchi rancori c'è lo spessore che manca al resto del film.Che, condotto con scioltezza e garbo dal veterano Herbert Ross, non riesce a nascondere la propria natura di esercizio di stile, decisamente fine a se stesso.
LA MACCHINA NERA ( The black car, USA 1977)
DI ELLIOTT SILVERSTEIN
Con JAMES BROLIN, Kathleen Lloyd, Ronny Cox.
FANTASTICO
Chi c'è dentro quella berlina nera dai cristalli oscurati che mette sotto chiunque le si pari davanti?Nel periodo di maggior tiraggio del cinema fantastico-orrorifico, ci fu posto pure per un'autovettura invasata (ma le sono parenti i trucks di "Duel" e "Brivido", e "Christine" di Carpenter) che su quattro ruote realizzava un disegno maligno e assassino.Il film di Silverstein, già regista di "Un uomo chiamato cavallo", è un b-movie completo di difetti e approssimazioni narrative, lascia spazio a diverse ovvietà, ma fa il suo mestiere di intratteni-pubblico con semplicità e ha almeno una scena curiosa:quella in cui , nel finale, la distruzione dell'automezzo indemoniato lascia intuire una presenza malvagia tra le fiamme che si ergono di fronte al lacero sceriffo James Brolin.Normale amministrazione di un film da drive-in, con qualche preoccupazione circa il ritorno a casa...
AMERICAN GRAFFITI ( American Graffiti, USA 1973)
DI GEORGE LUCAS
Con RICHARD DREYFUSS, PAUL LE MAT, CHARLES MARTIN SMITH, RON HOWARD.
COMMEDIA
C'è chi , oggi, lo definirà un pò datato, ma "American Graffiti", primo grande successo di George Lucas, e unico suo lavoro da regista fuori dal genere fantascienza, resta uno dei non moltissimi film che sanno esprimere qualcosa di onestamente vero sulla giovinezza e sul suo aspetto irripetibile ; cronaca di una nottata prima di un momento importante per quattro ragazzi, il film racconta, incrocia, tergiversa, per collegare in un'alba che rischierà di divenire tragica le storie che presenta. Lucas , e questa è la forza della sua pellicola, rende bene la grande potenzialità di un adolescente, che sommando le proprie aspirazioni ai propri sogni e al peso del tempo a relativa disposizione, potrebbe sentirsi invincibile, nonostante la sfortuna e la ristrettezza degli ambienti che rappresentano il suo mondo: una colonna sonora-capolavoro, composta da molte delle più belle canzoni pop degli anni Cinquanta punteggia la scorribanda dei quattro giovani di provincia, tra disavventure amorose, gare in auto, la scoperta che un Mito radiofonico è solo un omone goloso di gelati che all'occorrenza abbandona la propria disillusione per fornire uno sprazzo di filosofia, e il passo d'avvio per il futuro. Le didascalie che chiudono la proiezione , come rilevò Kezich, giustamente, stanno lì a ricordare la perdita delle illusioni, a confermare che "American Graffiti" è un film cui ci si può impudicamente affezionare.
HOLOCAUST 2000 ( I/GB, 1977)
DI SERGIO MARTINO
Con KIRK DOUGLAS, Simon Ward, Agostina Belli, Anthony Quayle.
HORROR/FANTASCIENZA
Coprodotto da Italia e Inghilterra,"Holocaust 2000" fu un tentativo,supportato dal peso di una star internazionale come Kirk Douglas, di realizzare un prodotto di genere che trovasse un mercato ampio all'estero:De Martino, già autore di thriller erotici, gira, con certa disponibilità di mezzi, un assemblamento dei motivi de"Il presagio","La classe dirigente", e "Rosemary's baby", ma il gioco non gli riesce granchè bene.L'immissione di alcune morti spettacolari, espediente molto in voga in quel periodo,servono a coprire la vacuità di una sceneggiatura armata di molte buone intenzioni, in cui il messaggio anti-nucleare è gridato ai quattro venti, e , catalogato come horror, questo film di sicuro non lo è.Tra gli interpreti, atletico Douglas, sentitamente inespressivo Simon Ward nel ruolo del figlio "maledetto" Angel.
ANNI 90 ( I, 1992)
DI ENRICO OLDOINI
Con MASSIMO BOLDI, CHRISTIAN DE SICA, ANDREA RONCATO, EZIO GREGGIO.
COMICO
Ma l'avete visto il manifesto di questo film?Più eloquente di così... Ci troviamo di fronte alla consueta esibizione di humour leggiadro,quasi impalpabile, di una finezza quasi britannica, con interpreti di gran classe e misura, diretti con competenza e perfetti tempi registici...Ovviamente sto cercando di essere ironico, non so proprio come definire un film così becero, malamente scritto, peggio recitato, e messo insieme letteralmente con la colla scaduta.Un' escalation di tristezza nello spettatore mediamente intelligente è quasi automatica.