domenica 1 luglio 2007

SOTTO ACCUSA ( The accused, USA 1988)
DI JONATHAN KAPLAN
Con JODIE FOSTER, KELLY MCGILLIS, Ann Hearn, Bernie Coulson.
DRAMMATICO
In anni in cui, per esempio in Italia, lo stupro era ancora considerato un reato contro la morale, e non contro la persona(meno male che adesso le cose sono cambiate), il tema della violenza carnale è stato spesso al centro di film di denuncia, spesso volenterosi ma non imperdibili,a volte seri e di buon valore cinematografico."Sotto accusa" ha la propria forza nelle interpreti principali, Jodie Foster e Kelly McGillis:la prima si portò a casa un meritato premio Oscar, per il ruolo della ragazza un pò sbandata che subisce una tripla violenza dentro a un bar.Rispettabile dato che pone un problema degno della massima attenzione,"The accused" non è però un grande film, spesso si perde in troppe parole e ci mette troppo a giungere alle conclusioni che si è prefisso.E poi, c'e'la questione della scena dello stupro, molto lunga e insistita, che a mio avviso, forse andava mostrata così per mostrarne in totale l'empietà.Però, se posso dirlo, non riesco a sopportare scene di questo genere, mi inorridiscono peggio ancora dello splatter e delle peggiori scene di scontri violenti.E sopportare più o meno un quarto d'ora nel vedere una ragazza gettata su un flipper e più volte violentata, non è nelle mie possibilità nè emotive, nè visive.
1975: OCCHI BIANCHI SUL PIANETA TERRA
( The Omega man, USA 1975)
DI BORIS SAGAL
Con CHARLTON HESTON, Anthony Zerbe, Rosalind Cash, Paul Koslo.
FANTASCIENZA "Io sono leggenda" , romanzo breve di Richard Matheson, è da condiderarsi una pietra miliare nella letteratura moderna della fantascienza, un racconto toccante, scritto con una sensibilità destinata a rimanere impressa;questo adattamento per lo schermo è di discreta fattura, anche se certi passaggi sembrano quasi schizofrenici, ondeggiando tra un progressismo modernissimo(l'eroe che si innamora di una nera, la fiducia nell'Uomo, pur tenendo presente tutti i difetti, leggeri o gravi, della specie) e qualche sprazzo di retorica all'americana(ovviamente la devastazione descritta nel film è stata avviata da una guerra nucleare tra paesi comunisti,URSS e Cina). Heston si conferma uno dei più adatti a impersonare un personaggio prode ma vulnerabile, e , pur probabilmente con una capacità di mezzi non infinita, Boris Sagal rende molto bene l'idea di una città desolata e desertificata da un morbo che ha reso quasi tutti delle creature vampiriche.Non è all'altezza dello spunto letterario, ma un film di fantascienza "possibile" degno di interesse e riflessivo.
SONO "AFFARI DI FAMIGLIA" ( Family business, USA 1989)
DI SIDNEY LUMET
Con DUSTIN HOFFMAN, SEAN CONNERY, MATTHEW BRODERICK.
Mi ricordo Cecchi Gori quando tra i suoi titoli uscenti nella stagione 89/90 indicava "Family business" come una delle punte di diamante del suo listino in distribuzione.Ma già dalla trama mi pareva un film vecchio e poco originale.E, una volta dopo averlo visto, la sensazione ha trovato conferma:nè commedia, nè dramma intimista,"Sono affari di famiglia" riunisce tre attori di valore( i due anziani ancora di più) come Sean Connery, Dustin Hoffman e Matthew Broderick, li affida a un veterano del cinema americano,Sidney Lumet, completamente fuori registro alle prese con la sceneggiatura di una commedia, e li inserisce in una vicenda di conflitti familiari e "vizi" inestinguibili.Quando poi il film vira al patetico sottofinale, con una morte e riconciliazioni di prammatica, siamo a posto.Una delusione?No, prometteva già poco, semmai un brodino insapore.
IL NOME DELLA ROSA ( Der namen der rosen, F/I/D 1986)
DI JEAN-JACQUES ANNAUD
Con SEAN CONNERY, Christian Slater, F.Murray Abraham, Valentina Vargas.
GIALLO/ STORICO
Da un caso come "Il nome della rosa", libro italiano vendutissimo in tutto il mondo, secondo solo a "Pinocchio", venne tratto un kolossal di produzione franco-italo-tedesca, affidato al francese Jean-Jacques Annaud, non ancora visto di traverso dalla critica.Un romanzo interessantissimo, complesso e ricco come quello di Eco(se vi capita, leggete anche "Il pendolo di Foucault", che pur sciupandosi un pò nel finale, appassiona e tesse una trama elaboratissima), era difficile da adattare a una sceneggiatura e ad un film, e va bene; si è optato per privilegiare la parte dell'indagine di Guglielmo da Baskerville, dato che è la più accattivante per il grande pubblico, e si è scelto un interprete di sicuro fascino come il sapido Sean Connery per vestire il saio del frate-detective sagace e temerario.Con tutte queste concessioni,"Il nome della rosa"-film è stato avversato dai puristi che lo avevano amato e consigliato in libreria:e, a parer mio, a torto.Perchè lo spettacolo è corposo,tetro ma affascinante, il conflitto clericale che alla fine è il vero cuore dell'opera è reso in modo non approfondito, ma d'altra parte al pubblico,in due ore e poco oltre, non sarebbe stato possibile apprendere di più su una tale pagina della Storia. E la metafora adoperata da Eco, che parlando di domenicani, francescani e dulciniani( da Dulcino, religioso a capo di un'ala integralista nel sostenere la necessità della povertà nel clero, convinta fino all'eccidio), intendeva riferirsi a democristiani, comunisti e brigatisti, da lettore l'ho percepita, da spettatore forse posso appena avvertirla.Annaud impagina con qualche ingenuità un kolossal lugubre e dal buio coprente la luce, regalando una figura mostruosa e indimenticabile come il frate folle e deforme Salvatore, interpretato con vivace repellenza dall'ottimo Ron Perlman.
HARRY A PEZZI ( Deconstructing Harry, USA 1997)
DI WOODY ALLEN
Con WOODY ALLEN, Kirstie Alley, Billy Crystal, Elizabeth Shue.
COMMEDIA

Woody e il sesso, Woody e gli attori, Woody e la psicanalisi, Woody e il cinema, Woody e lo scrivere, Woody e mr.Konigsberg.Capace di humour graffiante molto efficace, bravissimo nell'ottenere note di eccezionale spontaneità dagli interpreti scelti, Allen presenta qui una versione distorta di se stesso e del suo mondo tuffando il suo personaggio in situazioni imbarazzanti, enfatizzandone i lati peggiori.Il succo?Un erotomane misogino, con poco rispetto per il prossimo, cinico.E se verso la fine Harry fa una capatina all'Inferno, è per svignarsela a ritrovare in una parodia-omaggio a "Otto e 1/2", tutti i personaggi della sua vita.Quanto "La dea dell'amore" e "Tutti dicono : i love you" erano film ottimisti, quasi rassicuranti, gli specchi di un uomo che si guarda intorno e si accorge che comunque c'è qualcosa per cui valga vivere,"Harry a pezzi" è un' opera più pessimista, con momenti di grande ilarità, forti incursioni nel grottesco,piccolo apologo sull'artista-cannibale di ciò che vive.E se è vero che le numerose cadute nella scurrilità verbale, quasi un'elogio del sesso orale a volte vanno sul pesante, ciò viene riscattato dall'acutezza di molte battute.
BASIL L'INVESTIGATOPO ( The great mouse detective, USA 1986)
DI RON CLEMENTS, DAVID MICHENER, BURNY MATTINSON
ANIMAZIONE
GIALLO/COMMEDIA
Dietro alla creazione di questo lungometraggio, che è uno di quelli realizzati nel decennio più opaco della Disney , c'è Ron Clements("Il re leone", tanto per citarne uno) : effettivamente, "Basil" è uno dei titoli di minor successo tra i cartoon disneyani, eppure aveva tutte le carte per diventare un piccolo classico.Divertente, pieno d'ironia, scherzo sul mito di Sherlock Holmes con una buona trama e un vago alone "dark" che lo rende più sapido, il film scorre benissimo e magari strizza l'occhio ad un pubblico più adulto, ma solo per le implicazioni letterarie che comporta.
IL POSTO DELL'ANIMA ( I, 2002)
DI RICCARDO MILANI
Con SILVIO ORLANDO, MICHELE PLACIDO, CLAUDIO SANTAMARIA, Paola Cortellesi.
COMMEDIA/DRAMMATICO
Il cinema operaio di rado è stato prodotto in Italia. Sono pochi, infatti, i titoli dedicati al mondo del lavoro in fabbrica nella storia della nostra cinematografia.Un insuccesso di pubblico molto amato dalla critica è stato "I compagni" di Monicelli, ambientato all'inizio del secolo scorso, sempre citato quando si tratta di film di ambiente operaio.Riccardo Milani svolge questa sua commedia dai toni amari in uno stabilimento in procinto di essere chiuso dalla grande casa americana che ne è diventata padrona:"Il posto dell'anima", in un Abruzzo denso di colori, narra la lotta anche buffa e mai disperata di un terzetto di lavoratori che affronta la situazione ognuno a modo suo, ma anche coesi in difesa del posto.Civilissimo, ben scritto , il film di Milani risulta anche toccante in più di un'occasione:e credibili e bene in parte sono un pò tutti gli attori. E lo sputo in faccia del personaggio di Orlando allo sprezzante dirigente che sta minacciando di mandare tutti a casa, dichiarandosi estraneo alle morti dei colleghi in fabbrica, è un appello alla dignità umana di effetto coinvolgente.Un film fatto di passione civile, di problemi reali raccontati spesso con un sorriso cosciente:un modo intelligente di parlare al pubblico di drammi che esistono davvero, di realtà più vicine di quanto possa sembrare, e di riscuoterne l'attenzione.