giovedì 1 febbraio 2007

LA TELA DELL'ASSASSINO (Twisted, USA 2004)
DI PHILIP KAUFMAN
Con ASHLEY JUDD,Andy Garcia, Samuel L.Jackson, David Strathairn.
THRILLER

L'arte del thriller è mica troppo facile da esercitare, nemmeno per il cinema americano che pure ne ha sfornati a bizzeffe, di ottimi, buoni o perlomeno interessanti. Che dire di un giallo senza nerbo nè alcuna originalità come questo "La tela dell'assassino", con una protagonista con patemi a sfare, il vizio di perdersi nei bicchieri di oblio alcoolico, e una compulsiva frenesia amatoria, con un serial killer che si diverte a scannare ex-amanti della stessa, e sempre lei ispettore di polizia che continua a condurre le indagini nonostante che non paia proprio il caso che sia la medesima a farlo,vista la innegabile attinenza con le vittime? Un tempo si diceva che di un film girato in maniera mediocre e pressochè tirato via, fosse "televisivo", ma a confrontare la professionalità e l'abilità con cui sono congegnate serie di successo quali "CSI" e "24", la questione è improponibile. Ashley Judd presta il suo viso di porcellana a un personaggio senza sostanza, si indovina assai prima degli investigatori chi commette i delitti, e si constata con rassegnazione l'alta improbabilità di un copione scritto davvero tra uno sbadiglio e l'altro .
GHOSTBUSTERS-Acchiappafantasmi ( Ghostbusters, USA 1984)
DI IVAN REITMAN
Con BILL MURRAY, DAN AYKROYD, SIGOURNEY WEAVER, Harold Ramis.
FANTASTICO/COMMEDIA
Parodia dei supereroi pensata da quelli del "Saturday night live", Dan Aykroyd e Harold Ramis, realizzata con begli effetti speciali per l'epoca e con la giusta dose d'ironia, anche se l'uscita sull'ecologista dipinto come un noioso cretino se la potevano risparmiare . Il trio che diventa un quartetto, come nei "Tre moschettieri", la bella concupita dai demoni, lo scemo che diventa un servo del Male, tutti ingredienti che non sono troppo originali,ma che servono alla miscela di horror e commedia di Reitman, ben coadiuvato dai bravi interpreti. Ci sono anche le prese in giro di "King Kong" e "L'esorcista", i numeri comici migliori sono gli scambi di battute tra Murray e Aykroyd, e il delirio demenziale di Moranis. Certo che a rivederlo oggi appare molto datato...
BROKEN FLOWERS ( Broken flowers, USA 2005)
DI JIM JARMUSCH
Con BILL MURRAY , Jessica Lange, Sharon Stone, Tilda Swinton.
COMMEDIA
Di "Broken flowers" colpisce il titolo, conferma la propria maschera attonita e ironica Bill Murray, ed è divertente il reincontro con la sciroccata Sharon Stone & figlia : per il resto, Jarmusch si affida agli stacchi tipici del suo cinema, perde per strada lo stimolo all'interesse di una storia con buone potenzialità come questa, e lascia che il film si riveli, in definitiva, inconcludente come il suo protagonista, cinquantenne agiato che forza la propria indolenza per capire chi possa essere un figlio di cui non sapeva niente, e con chi averlo procreato. La lentezza con cui il regista di "Daunbailò" elabora la narrazione fa sembrare tre ore e mezza i cento minuti scarsi di proiezione, e l'inadeguatezza alla Donna da parte degli uomini presenti nel film non è resa come forse nelle intenzioni. So di trovarmi in netta minoranza a stroncare questa commedia per la quale si sono levati alti lai recensori, ma il dubbio, a questo punto, è da porsi : risulta tanto preconfezionato e senza qualità il cinema di oggi, per far sì che si elevino per principio le cose diverse?
CRASH - Contatto fisico ( Crash, USA 2005)
DI PAUL HAGGIS
Con MATT DILLON, RYAN PHILIPPE, THANDIE NEWTON, SANDRA BULLOCK.
DRAMMATICO
Esordio in età non verdissima per Paul Haggis, sceneggiatore degli ultimi film di Clint Eastwood,"Crash" è stato accolto con recensioni pressochè positive dalla stampa internazionale,ed era uno dei titoli indipendenti più attesi della stagionepassata . Cronaca di un tempo strettissimo nel caos disumanizzante di Los Angeles, il film assembla una manciata di storie che fanno incrociare le vite dei personaggi , dei ceti più disparati : il modello è chiaramente, anche per stessa ammissione del neoregista, Robert Altman, e la chiave scelta per narrare i profili dei caratteri è l'ambiguità comportamentale di ognuno, passando dalle bassezze più indegne a gesti di inaspettata solidarietà nel lasso di poche ore. Però la sensazione che Haggis, nel ritrarre la fauna umana losangelina in stato confusionale e sostanzialmente aggressivo è che scopra un pò l'acqua calda, e il film procede tra affondi efficaci e conclusioni anche troppo ovvie, il buon lavoro d'attori non sempre compensa alcuni pressapochismi di uno script anche troppo ambizioso. E quanti , troppi finali, fino a una leggera forma di saturazione per lo spettatore, prima degli effettivi titoli di coda . L'Oscar per il miglior film pare eccessivo, anche per una stagione non fulgida come il 2005/06.
L'UOMO CHE VOLLE FARSI RE ( The man who would be king, USA 1975)
DI JOHN HUSTON
Con SEAN CONNERY, MICHAEL CAINE, Christopher Plummer, Seed Larbi.
AVVENTURA
Forse il regista più hemingwayano tra quelli americani, John Huston, trasse da una novella di Rudyard Kipling questo classico del cinema d'avventura, non molto fortunato al botteghino, ma capace di intrattenimento di alta qualità, sul tema del mediocre che riveste ruoli al di là della propria immaginazione, e , cambiato dall'investitura, assume proporzioni eroiche : è , a grandi linee, anche la base di "Kagemusha", e di altre storie . I due gaglioffi Connery e Caine , soldati dell'Impero Britannico più per convenienza che per altro, riescono a ricoprire, in una comunità lontana da tutto, ruoli facoltosi,addirittura regali il primo : ma la sorte riserva loro un tragico finale. Il colpo di genio del film è far sì che Kipling divenga un vero e proprio personaggio della storia, al quale il sopravvissuto del duo racconterà la vicenda : e , oltre a sequenze di forte impatto spettacolare, e un'ironia di fondo molto azzeccata, Huston traccia una parabola scettica sulla caducità del Potere, e del lesto mutare delle popolazioni verso i propri leader. Se Plummer è un pacato Kipling, è di Connery e Caine uno dei meriti maggiori della pellicola, nella loro sapida recitazione, rendono convincente un'amicizia virile sincera fino alla fine, nella bella interpretazione dei due grandi attori britannici .
DOWN WITH LOVE-Abbasso l'amore ( Down with love, USA 2003)
DI PEYTON REED
Con RENEE ZELLWEGER, EWAN MCGREGOR, Sarah Poulson, Tony Randall.
COMMEDIA
Concepito come rivisitazione e omaggio dichiaratissimo verso le commedie sentimentali hollywoodiane dei primi anni Sessanta,"Down with love" mette in scena una guerra dei sessi "à la manière de"i classici prodotti a bizzeffe in quel periodo : Ewan Mc gregor e Renee Zellweger si sfidano, punzecchiano, flirtano e si scontrano in un trionfo del décor caramelloso e stracolorato tanto in voga in quelle pellicole di cui si è parlato sopra. Però, il giochino è caruccio i primi venti minuti, e ci si stanca ben presto : futile e insulso nei dialoghi, il film è curatissimo nella messa in scena, ha tempi scattanti e una forma di pignoleria citazionistica nell'allestimento. Ma, invece di procurare un affettuoso divertimento allo spettatore, non è che una riproposizione meccanica e vuota, con dialoghi di incontenibile insulsaggine, del genere che si voleva omaggiare.Uno degli esempi più eclatanti di come , in buona fede, si possa sbagliare clamorosamente obbiettivo al cinema.
HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO ( Harry Potter and the goblet of fire, USA 2005)
DI MIKE NEWELL
Con DANIEL RADCLIFFE , Emma Watson, Rupert Grint, Timothy Spall.
FANTASTICO
Quarto capitolo per il caso letterario più venduto a livello mondiale degli ultimi dieci anni,la saga del mago infante Harry Potter, scolaro dell'accademia Hogwart e alle prese con creature di ogni tipo e dimensione: terzo cambio di regia, con l'inglese Mike Newell di "Quattro matrimoni e un funerale" a dirigere la grossa produzione, e i ragazzi un pò più grandi. Pur ammettendone la forte spettacolarità,"Harry Potter e il calice di fuoco" è magniloquente ma un pò ansante nella sceneggiatura, farraginoso nella storia e qua e là omette qualche spiegazione di snodi, che per chi non ha letto i romanzi possono risultare abbastanza misteriosi. Benchè il clima si sia fatto più cupo e meno da "bambini", la saga ha effettivamente elementi a suo favore, ma questo è forse l'episodio meno coinvolgente e più pesante da digerire, nonostante l'entrata in scena del Cattivo dei cattivi, il mefitico Lord Voldemort, cui Ralph Phiennes presta una furente pervicacia, anche se solo per poche scene .