martedì 12 dicembre 2006



BLACK DAHLIA(The Black Dahlia,USA 2006)
DI BRIAN DEPALMA
Con JOSH HARTNETT,Scarlett Johansson,Aaron Eckhart,Hillary Swank.
THRILLER
Della versione in film di "Dalia nera",è stato scritto maluccio,per lo più:come per molti romanzi celebri e già di culto,una trasposizione è sempre cosa difficile,tanto che sono sempre molti i registi che si avvicendano nel tentativo di firmarne le versioni su celluloide.Dopo la fuoruscita di David Fincher,il progetto è passato nelle mani di Brian DePalma:in una pellicola con diversi ed evidenti difetti(su tutti,le attrici principali piuttosto fuori parte,e una sceneggiatura che ogni tanto dà accelerate vistose per far tornare una trama molto intrecciata e per esigenze di cinema accorciata),la mano di un autore di grande esperienza come quella di chi ha realizzato "Carrie",riesce a coprire varie smagliature e aggiungere eleganza al risultato finale."Dalia nera" è un romanzo molto bello,avvincente,scritto con avvinghiata passione romanziera e con personaggi di una complessità psicologica straordinaria:come già per "L.A.Confidential",logico che il plot conoscesse una sostanziosa scrematura,e che alcuni passaggi particolarmente cruenti(le descrizioni delle torture subite dalla ragazza a cui ruota attorno l'intrigo sono a un passo dall'insostenibilità) venissero modificati.DePalma è bravo,soprattutto, a imprimere al racconto una fluidità che lascia desto l'interesse dello spettatore,e una cura particolare nel descrivere ambienti e dinamiche tra i personaggi.Certo,chi ha amato il linro rimarrà un pò deluso da certe cose tirate un pò via,e il movente del delitto spiegato in maniera un pò frettolosa,ma si torna al solito discorso dell'inizio,con la dissintonia tra quello che ci siamo immaginati leggendo,e il film,per forza di cose più "definitivo".


TOP GUN
(Top Gun,Usa
1986)
DI TONY SCOTT
Con TOM CRUISE,Kelly McGillis,Anthony Edwards,Val Kilmer.
A mio avviso,uno dei più grandi successi commerciali coincidenti con una delle peggiori regie di tutti i tempi:se il lavoro di Tony Scott dovesse essere giudicato da questo film,ci sarebbe da salvarlo dall'accalappiacani...Per fortuna il fratello di Ridley con gli anni ha fatto qualche passo in avanti (sempre pronto a regredire,però,vedi l'ignobile "Man on fire") e ha confezionato qualche pellicola spettacolare di discreto intrattenimento.Tornando a "Top Gun",che lo lanciò come creatore di blockbusters,non c'è tanto da stare allegri:la storia è esile e gonfiata con il testosterone,le immagini sono flou o insignificanti,i personaggi sono di un'antipatia avvilente,le scene d'azione improbabili(un aereo che si pone in volo capovolto a pochi metri da un altro) o girate proprio male(ma ci capite qualcosa voi nelle battaglie?Chi spara a chi?E chi vince?Va beh,questa era una domanda retorica...):il tutto mosso da una netta ispirazione rea(gan)zionaria da far rabbrividire.Si salva la colonna sonora,ben assemblata,con un paio di pezzi da hit parade,ma il film ,che vanta le peggiori prove sia di Tom Cruise,che di Val Kilmer,merita una garantita candidatura nella sezione "Bidonata d'oro" per la categoria anni Ottanta.


MARIE-ANTOINETTE (Marie-Antoinette,USA 2006)
DI SOFIA COPPOLA
Con KIRSTEN DUNST,Jason Schwartzman,Rip Torn,Judy Davis.
DRAMMATICO/STORICO
Quando uscì "Il giardino delle vergini suicide",baciato da un certo insuccesso di pubblico,mi parve l'inaspettata esplosione di un talento nuovo,capace di donare una sensibilità acutamente femminile a ciò che faceva,riuscendo a rendere la meraviglia di una psiche adolescenziale,con tutte le contraddizioni del caso,le purezze e i problemi nel relazionarsi con il mondo fuori:Sofia Coppola,bocciata senza rimandi come attrice nel terzo "Padrino"(ma anche quella prova non era del tutto indecorosa),aveva saputo meritare rispetto come autrice di cinema,basandosi,evviva,anche su sceneggiature sapide e costruzione di situazioni e personaggi ben elaborata."Marie-Antoinette" ,annunciatissimo,progetto molto particolare,è uno sfarfallare di colori,fastosità e ricchezza di allestimento,ma se ogni autore vero ha diritto a un film sbagliato,questo è tale nella carriera ancora breve della Coppola.I primi venti minuti inquadrano bene l'assurda rigidità dei rituali di corte,il disagio della regina giovanetta studiato da vicino dalla macchina da presa: poi,ancor più ingiustificabile se si pensa che la stessa regista è anche sceneggiatrice unica,il film procede a balzelli,perdendosi in un'estetizzazione a lungo andare nociva per la stessa pellicola,attardandosi per minuti interminabili su fiori e l'aprir d'ali di una coccinella,tralasciando di approfondire avvenimenti-chiave per il personaggio principale( la morte del secondogenito,il trapasso del re di Francia per vaiolo,la passione per un generale-amante).Kirsten Dunst,che gode di una simpatia spontanea da parte dell'occhio della cinepresa,esprime la bambinesca fragilità di Maria Antonietta finchè il copione non la costringe a bruschi cambiamenti senza troppe giustificazioni;infine,l'ora e cinquanta di proiezione appare piuttosto tediosa,senza alcun ritmo o spinta impressa a una prolissità della narrazione che difficilmente collocherà questo film tra quelli che viene voglia di rivedere due o tre volte almeno.


ANPLAGGHED-AL CINEMA
(I,2006)
DI VALERIO BARILETTI E RINALDO GASPARI
Con ALDO,GIOVANNI E GIACOMO,Silvana Fallisi.
COMICO
Il successo eclatante arriso alla tournèe teatrale "Anplagghed" ha convinto il trio comico più celebre di questi anni a trarne una versione da riproporre nelle sale cinematografiche,per vedere se l'operazione potesse rivelarsi fruttuosa,e contemporaneamente,arrivare dove lo spettacolo ,per motivi soprattutto pratici,non è potuto arrivare.Può darsi che,come ha asserito Claudio Bisio,l'esperimento ,se "sfonda",potrebbe risultare un felice viatico di far apprezzare i teatranti presso un pubblico ancor più vasto:però,se il cinema si proietta su uno schermo e il teatro si recita sul palco,una qualche ragione ci deve pur essere.Assistendo ad "Anplagghed-Al cinema",si ride,e diverse volte,negarlo sarebbe una bugia:ma l'emozione diretta della scena aperta innanzi allo spettatore è diversa,così come un film è diverso da questo tentativo,commercialmente riuscito(parlano i buoni incassi delle prime due settimane di programmazione,anche se i numeri degli altri titoli "aldogiovanniegiacomiani" sono ben più altisonanti),di miscelare il recital al fare cinema.La formula collaudata dei tre uomini più una funzionale compagna di scena si ripresenta ,cambiando l'elemento femminile,praticamente immutata,gli spunti si somigliano,pure se la verve dei commedianti è briosa:da cinefilo ,pur se abbastanza divertito,lasciatemi essere perplesso.

lunedì 11 dicembre 2006



LA GRANDE FUGA
(The great escape,USA 1963)
DI JOHN STURGES
Con STEVE MCQUEEN,JAMES GARNER,RICHARD ATTENBOROUGH,Charles Bronson.
AVVENTURA/GUERRA
Regista operante nell'ambito del cinema di genere,ma che meriterebbe una seria riconsiderazione,per come sapeva gestire storie narrate e spettacolo,è John Sturges,responsabile di alcune pellicole di grande successo tra gli anni Cinquanta e Sessanta.Sia "I magnifici sette",che "Sfida all'Ok Corral",compreso questo "Great escape",senza dimenticare quel "Giorno maledetto" con l'eroe maenomato di un braccio Spencer Tracy,sono film di intrattenimento con una componente umanistica di valore,e con personaggi,tolta qualche obbligata dai tempi ingenuità,curati e resi con spessore."La grande fuga",ispirato a una storia vera,è un meccanismo spettacolare che raggiunge le tre ore di durata,presentando molti personaggi alle prese con un'impresa epica come l'evasione multipla da un campo di prigionia in Germania durante la seconda guerra mondiale.Si dirà che l'atmosfera regnante nel lager ,specialmente nella prima parte,ricorda un pò troppo "Gli eroi di Hogan",serie tv brillante con ambientazione analoga,e che forse la parte introduttiva è troppo lunga,però il film ,a quarant'anni e passa dalla sua uscita,risulta sempre avvincente.C'è da complimentarsi con gli sceneggiatori e il regista per aver saputo creare personalità così sfaccettate con pochi tratti,e una trama che divide il racconto in tre spezzoni:la prigionia e l'organizzazione dell'evasione,la fuga vera e propria,e le conseguenze,con molti dei fuggiaschi che verosimilmente rimangono uccisi quasi tutti,tranne qualcuno.Indimenticabile la corsa in moto del ribelle testardo Steve McQueen,individualista sfrenato e generoso,inseguito da decine di soldati tedeschi;e nei momenti in cui tutti i fuggitivi sembrano aver raggiunto la salvezza,il film fa percepire la ricerca della libertà come obbiettivo necessario per chiunque.

domenica 10 dicembre 2006



A CASA NOSTRA (I 2006)
DI FRANCESCA COMENCINI
Con VALERIA GOLINO,LUCA ZINGARETTI,Giuseppe Battiston,Laura Chiatti.
DRAMMATICO
"Ma come vi permettete?E' anche casa nostra!",strilla in faccia all'intrallazzatore in denaro Luca Zingaretti l'ufficiale della Finanza Valeria Golino,che la donna tallona da tempo:il nuovo film di Francesca Comencini è una di quelle pellicole che probabilmente rivelerà tutto il suo peso e la sua importanza tra qualche anno,dato che fornisce uno spaccato dell'Italia attuale dolorosamente vero.In una Milano non più da bere,davanti ai nostri occhi di spettatori si dipanano le vite di un benzinaio avente un passato in carcere che si innamora di una ragazza russa che fa la vita,della suddetta finanziera che alterna a una professionalità rigorosa una inquieta fragilità sentimentale,dello squalo arrivista che ha una pericolosa relazione extraconiugale con una modella dedita alla cocaina,e di questa,che ha una storia con un ragazzo di bell'aspetto,sposato e improvvisamente ritrovatosi in un giro rischioso.A un certo punto il film sembra raccontare cose poco attinenti l'una all'altra,ma la sceneggiatura ricompone il tutto prima della conclusione,mettendo in risalto i punti in comune tra tutti i personaggi,facce diverse ma collegate di un'Ialia per niente bella,a bassa tenitura morale,impelagata tra troppe ambizioni e nessuna etica.Gli attori ,molto in parte,servono il disegno della regia calzando a dovere i ruoli assegnati,e si esce dal cinema con la consapevolezza,e la non segreta speranza,che un paese così ha solo bisogno di migliorare, a partire dalla testa e dai comportamenti dei suoi abitanti.


FLAGS OF OUR FATHERS (Flags of our fathers,USA 2006)
DI CLINT EASTWOOD
Con RYAN PHILIPPE,ADAM BEACH,Barry Pepper,Paul Walker.
DRAMMATICO/GUERRA
Tanta l'attesa per la nuova doppia fatica di Clint Eastwood,dopo il secondo Oscar vinto da regista per "Million dollar baby":progetto azzardoso e ingegnoso insieme,il duplice lavoro sull'epica battaglia di Iwo Jima tra americani e giapponesi,già portati sullo schermo cinquant'anni fa da John Wayne(uno dei pochi film in cui non arrivava vivo ai titoli di coda) è un discorso sulla guerra visto da due versanti opposti e nemici.Accuratissimo nelle scene che riguardano lo scontro interminabile e violentissimo sulla spiaggia dell'isola,"Flags of our fathers",com'era possibile prevedere,dato anche il momento storico in cui esce,con una credibilità degli USA ai minimi termini come potenza,si è attirato più di una bocca storta dal pubblico,che non è accorso con particolare entusiasmo a vederlo,considerando i non formidabili incassi raggiunti;per quanto riguarda le parti ambientate nel dopoguerra,c'è una raffigurazione dell'epoca molto classica,ma Eastwood azzarda ancora di più,narrando tutto su tre piani temporali,la guerra,il dopo e l'oggi.In un risultato filmico che sta tra "Salvate il soldato Ryan"( e in effetti Spielberg qui è coproduttore),e "La sottile linea rossa"(specie in quell'immagine finale dei soldati che si tuffano in mare,in un un momento utopico in cui elmetti e fucili sono solo di peso),il regista sta sempre un passo distante dalla retorica,che qualcuno invece gli ha erroneamente attribuito.La sincerità "senza pelle",con cui questo progetto è stato messo su è testimoniata dall'imminente altro versante "nipponico" del fronte,che uscirà l'anno venturo.Per dirci che in fondo ogni guerra è simile alle altre,che dietro la propaganda politica e gli interessi di stato miriadi di ragazzi condannati a uno scempio fisico e morale,l'inarrestabile e coriaceo Clint,ha dato vita a uno dei suoi lavori più impegnativi.Non il film che ci aspettavamo,forse,ma riparliamone tra qualche anno,o tra qualche mese,quando verrà probabilmente candidato a diversi Oscar.